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Vittorio Pasteris

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Il Web 2.0 per ora non è un business




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Via Downloadblog

Il Web 2.0 non genera soldi Il Web 2.0 non ha portato i guadagni che ci si aspettava. La carenza di entrate tra le reti sociali, i blog e tutti gli altri servizi di “informazione sociale”, dopo anni di sperimentazione, non hanno risposto positivamente a livello economico, generando un po’ di malumore negli Stati Uniti.

Secondo Roger Lee molte aziende del Web 2.0 potrebbero sparire nei prossimi due anni. Eppure il Web 2.0 non è mai stato così attivo come negli ultimi tempi, visti i continui movimenti, acquisizioni e spostamenti delle grandi aziende. Ma non sono della stessa idea gli analisti del settore.

Uno degli esempi più evidenti di questa crisi è quella che sta sconvolgendo Twitter, alla ricerca di fondi privati. Il cosiddetto “micro-blogging”, i cui utenti non possono postare messaggi più lunghi di un SMS, deve ancora trovare un modo per fare soldi.

* 29 maggio, 2008 * Senza categoria

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Commenti

Comment from Albert Antonini Mangia
Data e ora : 29 maggio 2008, 14:47

Ho inviato questo articolo di Downloadblog ad un amico che mi ha risposto così:
“[...] il paradosso economico del web 2.0: per la prima volta nella storia dell’uomo dai tempi della schiavitù delle persone non sono retribuite per il valore economico che producono. I siti di SN sono piattaforme vuote riempite dalla creatività degli utenti, il loro lavoro crea valore per le società che li mettono a disposizione, ma nemmeno una minima parte di questo valore, in nessuna forma se non sotto forma di una labile gratificazione personale, torna nelle tasche degli utenti, che quindi dopo un po’ inevitabilmente se ne vanno [...]”

Personalmente ritengo che la risposta è nel revenue sharing. Forse nella speranza di dividere i ricavi con queste “piattaforme vuote” la qualità dei contenuti inseriti dagli utenti sarà tale da generare il valore economico atteso dagli analisti? Forse al momento i contenuti creati con la buona volontà e autogratificazione degli utenti non sono sufficientemente validi al punto da generare traffico e i conseguenti ricavi che derivano dall’advertising? Oppure (come forse ritengono gli analisti) queste piattaforme sono refrattarie a qualsiasi forma di pubblicità o e ricavi derivanti dalla stessa?
Vittorio tu cosa ne pensi?

Comment from alex
Data e ora : 29 maggio 2008, 21:48

d’accordo conAlbert.
qualcuno ci prova (mahalo.com) a condividere con gli utenti 2 soldini… ma è ancora poco.
poi parliamoci chiaro il contributo utente deve essere gestito altrimenti diventa spam.
vedere la differenza tra wikipedia e dailymotion/youtube.

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