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	<title>Commenti a: L’internet della crisi</title>
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		<title>Di: Albert Antonini Mangia</title>
		<link>http://www.pasteris.it/blog/2008/10/12/internet-della-crisi/comment-page-1/#comment-17708</link>
		<dc:creator>Albert Antonini Mangia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 09:49:22 +0000</pubDate>
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		<description>Ottima analisi veramente, anche se mi permetto di fare un&#039;osservazione personale. Concordo con i punti che invitano a sfruttare quanto possibile le risorse open sourse e i servizi di host di contenuti multimediali, ma mi chiedo se, in uno scenario di crisi, questi servizi continueranno ad esistere e a funzionare esattamente come ora. Nello scenario attuale (intendo quello pre-crisi) in cui i venture capitalist possono contare su un consistente capitale di rischio e in cui risulta conveniente investire in una impresa che genererà utili (forse) nel lungo periodo, la rete è ricca di servizi che vengono offerti gratuitamente con un modello di business centrato sull&#039;advertising (che però nel breve periodo non sempre rende abbastanza da coprire i costi) nella speranza di trovare un modello di business più remunerativo del tradizionale banner. In uno scenario di crisi invece questo non può accadere ancora per molto: i venture capitalist non hanno fondi a sufficienza per tutti e chi investe pretende di vedere utili nel medio se non breve periodo, in quanto le speranze per il futuro non sono più rosee. Probabilmente, se la crisi si rivelerà dura come leggo sui giornali in questi giorni, vedremo prima una selezione naturale (resteranno solo i grandi o chi ha dietro fondi a sufficienza) e quelli che resteranno dovranno fare utili subito il che probabilmente passerà per la strada del premium.
Questo per dire che l&#039;analisi è corretta, ma è fatta &quot;a bocce ferme&quot; e cioè considerando la rete così come la conosciamo ora. Credo, mio malgrado, che non sarà proprio la stessa...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottima analisi veramente, anche se mi permetto di fare un&#8217;osservazione personale. Concordo con i punti che invitano a sfruttare quanto possibile le risorse open sourse e i servizi di host di contenuti multimediali, ma mi chiedo se, in uno scenario di crisi, questi servizi continueranno ad esistere e a funzionare esattamente come ora. Nello scenario attuale (intendo quello pre-crisi) in cui i venture capitalist possono contare su un consistente capitale di rischio e in cui risulta conveniente investire in una impresa che genererà utili (forse) nel lungo periodo, la rete è ricca di servizi che vengono offerti gratuitamente con un modello di business centrato sull&#8217;advertising (che però nel breve periodo non sempre rende abbastanza da coprire i costi) nella speranza di trovare un modello di business più remunerativo del tradizionale banner. In uno scenario di crisi invece questo non può accadere ancora per molto: i venture capitalist non hanno fondi a sufficienza per tutti e chi investe pretende di vedere utili nel medio se non breve periodo, in quanto le speranze per il futuro non sono più rosee. Probabilmente, se la crisi si rivelerà dura come leggo sui giornali in questi giorni, vedremo prima una selezione naturale (resteranno solo i grandi o chi ha dietro fondi a sufficienza) e quelli che resteranno dovranno fare utili subito il che probabilmente passerà per la strada del premium.<br />
Questo per dire che l&#8217;analisi è corretta, ma è fatta &#8220;a bocce ferme&#8221; e cioè considerando la rete così come la conosciamo ora. Credo, mio malgrado, che non sarà proprio la stessa&#8230;</p>
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