Wired e la strana blogsfera

Di   14 novembre 2008
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Via Roberto Dadda

Ricordo come fosse oggi, anche se sono passati 15 anni. Ero seduto nella business class del volo United da New York a Milano e dal fascio delle riviste che mi ero comperato è uscita la nuovissima Wired.

Fu amore a prima vista, argomenti interessanti e insoliti, la grafica accattivante ed efficacie: leggerla divenne una gradevole consuetudine. Con il passare degli anni la cose si sono un poco raffreddate, negli ultimi tempi non riesco a non comperarlo, lo sfoglio, ma confesso che ne leggo pochissimi articoli. Wired ha perso almeno per me un poco del suo interesse ed è diventato un poco troppo modaiolo.

La reazione poi un poco spocchiosa e supponente di Chriss Anderson, il direttore, alle contestazioni mosse da studi accademici alla sua teoria della “coda lunga” (contestazioni piuttosto convincenti, ma quasi passate inosservata sui blog di casa nostra) mi ha molto deluso.

Quando ho letto in rete l’annuncio di Newhouse, capo della Condé Nast che nel 98 ha comperato la testata, del lancio della edizione italiana e inglese devo dire che sono rimasto un poco stupito. Lanciare su carta con tutti i costi e i rischi che comporta una rivista che vede nel suo target gente che nella rete si trova perfettamente a suo agio a me sembra un poco bizzarro.

Tra l’altro è di questi giorni l’invito che ci giunge proprio da un articolo di Wired: chiudete i blog, è un modo vecchio di comunicare, tutti su facebook e compagnia. In altre parole l’invito ad un allontanamento ancora più radicale dai tradizionali modi di comunicare.

Poi ho letto della colazione con i Blogger e vedendo nomi di gente che va avanti da anni dicendo che carta e addirittura televisione sono morte uccise dalla rete ho pensato “li faranno a pezzi!”. Carta, editore molto incline ai publi-redazionali (antitesi della libertà rappresentata dal giornalismo diffuso in rete), un direttore che viene dallo sport e non sembra avere alcuna esperienza in materia…

Questa mattina guardavo le reazioni in rete e devo dire che sono rimasto molto stupito: improvvisamente la carta sembra ridiventata una buona idea! Strana la blogosfera…

(N.D.B.) due giorni dopo la diretta della colazione da Wired attendiamo ancora su Mogulus la registrazione
UPDATE: ora c’è un video di registrazione di 4 minuti e 40

  • E’ solo che c’era la colazione e in più era un buon modo per farsi vedere e dire: c’ero, conto anch’io.

    E allora tutto fa brodo, anche la carta.
    (ps io non ci sono andata)

  • luca sartoli

    L’ateggiamento di buona parte degli ospiti della presentazione è stato orribile da veri venditori di fumo: prima per mesi o anni per strapparsi visibilita e consulenze parlavano di digitale, ora per avere il palchettto di opinionisti si lanciano in un revisionismo tipo viva la carta. Che succederà: loro collaboreranno per qualche mese con Wired prima che questo fallisca la sua idea impazita

  • lara lenti

    temo che le speranze del progetto Wired Italia finiranno nei giochi personale di un gruppo di persone che sperano di guadagnarsi finalmente dopo tante fatiche … un posto al sole. Peccato sarebbe stato bello aprire una idea come Wired al vero mondo della rete. Così durera poco. Secondo errore grave del progetto usare come benckmark la sola blogosfera

  • Pingback: Dissezione anatomica del primo Wired Italia | Webnews Blog()