Pensierini per l’anno 2009

Di   31 dicembre 2008
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edgar_morinMentre tutti temono il nuovo anno come una peste il luminare multidisciplinare Edgar Morin in una intervista a Repubblica ricorda che i momenti difficili sono portatori di mutazioni, metamorfosi, rinnovamenti, per crecere, per migliorare

Abbiamo finalmente l’occasione di ripensare alla nostra civiltà prima che sia troppo tardi. Per troppo tempo abbiamo creduto che o sviluppo tecnologico ed economico sarebbe stato la locomotiva della democrazia e del benessere. Oggi bisogna cambiare l’egemonia della quantità in favore della qualità e di beni immateriali come l’amore e la Felicità. La crisi economica è l’epifenomeno, il sintomo collaterale delle sfide che la nostra civiltà deve affrontare. Bisogna considerare i problemi come un “tutto” e non solo singole emergenze. Ci hanno insegnato a pensare per comportamenti fissi, a seconda delle specializzazioni e così manca un metodo per collegare le diverse conoscenze. Non si possono ad esempio, separare le riforme economiche da quelle sociali. Il nostro futuro si è fermato agli anni sessanta e settanta, con la fine delle ideologie. Non è il momento di tornare a vecchie ortodossie collettive: bisogna anzi avere un “pensiero complesso” capace di trovare soluzioni tagliate su misura all’esperienza dei singoli” Morin prevede la nascita di piccole e nuove utopie. Come il microcredito, il telelavoro, l’esodo da metropoli disumane verso la campagna, l’incremento della coltura biologica, la cura delle persone anziane. In una frase.

La cultura materialista, sentenzia il sociologo, avrà un declino inesorabile. Ci vorranno ancora anni, forse decenni. Ma prima o poi sarà sostituita dalla cultura dell’immateriale. “ E’ l’unico modo che ci rimane di consentire a tutti di vivere su questa Terra. Stiamo combattendo la battaglia più difficile: quella della sopravvivenza dell’umanità”.
“ Impossibile prevedere il nuovo guardando al passato. Un osservatore che fosse capitato sulla Terra quindicimila anni fa non avrebbe potuto immaginare la nostra civiltà industriale. E’ già successo che ciò che era ritenuto improbabile sia diventato realtà. Succederà ancora”.

Ora bisogna solo decidere da che parte iniziare a cambiare lo stato delle cose