Mese: gennaio, 2009
Bollettino dello disastro finanziario del 19 gennaio
Il titolo della Royal Bank of Scotland precipita del 70% sul listino londinese dopo che la banca ha annunciato una perdita record di 28 miliardi di sterline (41 miliardi di dollari) nel 2008. Si tratta della perdita più grossa di ogni tempo in Gran Bretagna per quanto riguarda le grandi imprese ed è legata essenzialmente all’acquisizione della banca olandese Abn Amro. La perdita prima prima degli oneri straordinari legati alle acquisizioni è tra i 7 e gli 8 miliardi di sterline (11,9 miliardi di dollari). La banca fa sapere che gli oneri legati alle acquisizioni oscillano tra i 15 e i 20 miliardi di sterline. Intanto il governo britannico convertirà le azioni privilegiate della banca in azioni ordinarie, portando la sua partecipazione dal 58% al 68%.
Si attende effetto domino
Una città bloccata
Una diagnosi del “sistema Torino” da Vittorio Bertola
La cosa negativa, però, è stata la puzza di vecchio di tutto l’evento, a cominciare dalla presenza sul palco di un mostro sacro come Luciano Gallino, che ha esordito spiegando che “l’industria ICT non è solo software, perché ci sono anche quelli che montano e vendono i PC”: e davanti a siffatta comprensione delle cose, che vogliamo obiettare? Infatti, ha proseguito dicendo più o meno che l’ICT è economicamente irrilevante perché è fatta solo di microaziende da dieci persone o meno, e così il convegno è surrealmente proseguito orientandosi sulla centralità per lo sviluppo torinese, indovinate un po’, dell’industria dell’auto, su cui dobbiamo puntare per il nostro futuro.
Diavolo di un Facebook
Facebook è una rottura di scatole, ma sul fatto che sia diabolico …
Tra le insidie della rete, e soprattutto dei social network, primo fra tutti Facebook, c’è quello delle sette, che sfruttano la rete per conquistare nuovi adepti: lo ha detto il teologo Adriano Fabris durante un convegno della Cei dedicato alla presenza della Chiesa sui nuovi media. Mettendo in guardia dai pericoli della rete, che pure viene considerata dalla Chiesa cattolica una opportunità, Fabris ha affermato che «le sette approfittano di “luoghi virtuali” come Facebook per creare nuovi culti, non a caso a immagine e somiglianza delle grandi religioni, seminando confusione tra tante persone spinte dal silenzio e dalla solitudine a cercare contatti su internet».
Siamo nella Emme, oltre la Emme
Sergio Staino nella sua lettera ai redattori di Emme racconta la profondità della crisi dell’editoria

I conti che mi hanno presentato sono effettivamente assai poco allegri, e tutti gli sforzi dell’amministrazione sono puntati ad una riduzione delle spese che possa garantire la
sopravvivenza del giornale stesso. Insomma, tagli, lacrime e sangue. Situazione d’altronde condivisa con tutto il settore editoriale.In questi giorni la fortissima Repubblica ha chiuso i supplementi Viaggi e Salute, ha licenziato i quattro quinti dei grafici e ridotto del 30% i compensi dei propri collaboratori. La forte caduta del volume di pubblicità sul cartaceo, riflesso della più generale crisi economica, è alla base di questa drammatica situazione.
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Non basta Alitalia, ora tocca a Tirrenia. E noi paghiamo
Fabio Pozzo
Con il decreto anticrisi il governo finanzia la privatizzazione della Tirrenia con 65 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011. L’operazione, che rientra nel più ampio quadro della liberalizzazione del cabotaggio in Italia imposta dalla Ue, dovrebbe andare in porto nel 2012. Dovrebbe, perché «sulle prospettive del gruppo permane un clima di incertezza che non giova all’esigenza di definire in tempi rapidi» tale processo. Anzi, tutta la vicenda, compreso il passaggio alle Regioni delle quattro compagnie controllate, che coprono i collegamenti con le isole minori, «si trova in una situazione di stallo che non offre prospettive di possibile soluzione in tempi brevi».
A scriverlo è la Corte dei Conti, nella sua relazione sulla gestione finanziaria delle società per gli esercizi dal 2003 al 2007. Un documento che passa ai «raggi X» l’amministrazione dell’eterno Franco Pecorini, l’Ad che dal 1984 e 18 governi guida la compagnia pubblica, tra le più grandi d’Europa, controllata al 100% da Fintecnica. E quindi, dal Tesoro. La conclusione? «L’enorme esposizione debitoria, prevalentemente nei confronti degli istituti di credito, oltre a generare notevoli interessi passivi, dimostra scarsa potenzialità dell’impresa a creare risorse finanziarie per garantire nel tempo l’equilibrio di bilancio». Un equilibrio che probabilmente avrebbe già fatto «splash» se il governo non avesse lanciato la ciambella di salvataggio. «Il risultato d’esercizio non può non essere influenzato dai contributi erogati dallo Stato…» riconoscono i giudici contabili.
20 gennaio, 2009



Con il decreto anticrisi il governo finanzia la privatizzazione della Tirrenia con 65 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011. L’operazione, che rientra nel più ampio quadro della liberalizzazione del cabotaggio in Italia imposta dalla Ue, dovrebbe andare in porto nel 2012. Dovrebbe, perché «sulle prospettive del gruppo permane un clima di incertezza che non giova all’esigenza di definire in tempi rapidi» tale processo. Anzi, tutta la vicenda, compreso il passaggio alle Regioni delle quattro compagnie controllate, che coprono i collegamenti con le isole minori, «si trova in una situazione di stallo che non offre prospettive di possibile soluzione in tempi brevi».





















