Mese: marzo, 2009
Vittime del digitale: il reporter di guerra
Mimmo Candito su Lastampa.it ricorda che sta morendo un figura importante peruna corretta informazione. Per i repoter di guerra occrerà trovare prestissimo dei sostituti per evtiare che la percezione delle guerre sia totalmente “embedded”.
La geografia della guerra non si estinguerà, e però lentamente, inevitabilmente, a tracciarne i percorsi saranno sempre meno i reporter, con i loro occhi, le loro domande, le loro incursioni moleste, e invece ci saranno sempre più strutture mediatiche di confezionamento, che gestiranno i flussi informativi e consegneranno alle redazioni un materiale sapientemente organizzato della rappresentazione del conflitto. «È la stampa, bellezza», diceva Humphrey Bogart in una vecchia pellicola di Hollywood, quando i giornalisti frugavano irrispettosi tra le scorie della società; oggi quella frase dovrebbe dire, piuttosto, che è la tecnologia e l’elettronica, bellezza. Ma il cambiamento non è solo d’una strumentazione diversa o d’una diversa metodica di lavoro: no, no, ha il significato d’una autentica mutazione genetica.
Oggi che diciamo che questo è un mestiere che è morto, abbiamo anche la consapevolezza che era comunque una morte annunciata. Che l’agonia è stata lunga e drammatica, che la nostra tenacia è stata perfino coraggiosa, con i più di 200 di noi che sono finiti ammazzati in Iraq nel loro tentativo di dimostrare che si poteva e si doveva continuare a illudersi delle ragioni di un impegno praticato nel nome d’una dignità e d’una consapevolezza sempre più rare. I morti del giornalismo non sono eroi, quasi mai; sono soltanto i testimoni d’un comportamento assunto per rendere possibile un’idea – magari romantica, e però per molti reale, concreta – del giornalismo come strumento credibile di conoscenza. Un’idea possibile al di là dei condizionamenti, delle pastoie imbarazzanti, delle pressioni sottili (ma anche rozze, spesso) che gli vengono riservate nella sofisticatezza dei nuovi equilibri politici che la «società liquida» del nostro tempo impone alle vecchie strutture del sistema democratico.
La Cina chiude di nuovo Youtube
You Tube è inaccessibile dalla Cina.
Le ragioni della censura non sono note.
In passato i controllori delle rete cinese hanno bloccato singoli video.
Una lunga serie di blog cinesi ed americani sono inaccessibili, cosi’ come quelli filo-tibetani e qualsiasi altro sito sia ritenuto dannoso.
Il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang ha affermato di non essere al corrente della chiusura del sito.
UPDATE: Secondo la Bbc, Youtube sarebbe stato oscurato dopo la messa in rete di video che mostrano soldati cinesi pestare monaci tibetani indifesi.
Debora: she has a dream
Non sappiamo se è nata davvero una Obama italiana al femminile. Da tempo non si sentiva nel PD qualcuno che aveva il coraggio di dire cose ovvie in un mondo normale, ma terribilmente rivoluzionarie in un PD incasinato. Il tutto in faccia al segretario Franceschini e alla varia umanità dei notabili del partito, che parevano divertiti delle bordate, ma nel profondo non potevano non riflettere sulla forza delle parole.
Si chiama Debora Serracchiani, viene da Udine.
Una citazione fra le tante:
L’appartenenza al nuovo partito è stata sentita molto più dalla base piuttosto che dai dirigenti
L’intervento integrale: prima parte, seconda parte.
Il costo della gratuità
L’Economist ripone il classico problema
The idea that you can give things away online, and hope that advertising revenue will somehow materialise later on, undoubtedly appeals to users, who enjoy free services as a result. There is business logic to it, too. The nature of the internet means that the barrier to entry for new companies is very low—indeed, thanks to technological improvements, it is even lower in the Web 2.0 era than it was in the dotcom era. The internet also allows companies to exploit network effects to attract and retain users very quickly and cheaply. So it is not surprising that rival search engines, social networks or video-sharing sites give their services away in order to attract users, and put the difficult question of how to make money to one side. If you worry too much about a revenue model early on, you risk being left behind.
Rilanciato anche da Bernard Poulet su LSDI (consiglio leggere tutto il lungo post sul libro La fin des journaux et l’avenir de l’information)
Osservando la generalizzazione della gratuità online, Bernard Poulet sottolinea che niente è mai gratuito e che tutto si paga in un modo o nell’ altro. Ma, poiché il modello si sta imponendo in tutti i campi, non resta altro da fare che cercare, in maniera indiretta, i mezzi per finanziare i servizi e la produzione.
Nel campo dell’ informazione, egli osserva che il trionfo della gratuità è quello dell’ informazione low cost, e questo sia online che nella stampa scritta. Lo sviluppo di queste offerte gratuite contribuisce a deprimere sempre di più le offerte a pagamento, dirottando una parte dei ricavi pubblicitari.
Questa gratuità ha anche « un costo amaro » : « una buona parte dell’ informazione prodotta dai siti internet viene da giornalisti pagati col salario a livello di sussistenza o, più spesso ancora, da stagisti a cui a stento si pagano le spese. Il servizio non ha evidentemente la stessa qualità. »
La Torino da imbucarsi
Gli inquirenti hanno sequestrato, nell’agenzia di viaggio di Santa Rita, i borderò delle trasferte mondiali e locali; dal data-base dell’amministrazione sono stati estratti rendiconti e fatture di alberghi e di un prestigioso auto-noleggio di Torino per ricostruire anche questo aspetto. I regali e i «piaceri» personali di Soria a questa piccola legione di imbucati possono essere letti in vari modi, anche dal punto di vista penale. S’è aperto così il capitolo accompagnatori, tutti regolarmente al seguito delle trasferte estere e locali del Grinzane. Con molte sorprese. Per gli ospiti Vip, il presidente non badava a spese: suite in hotel cinque stelle (con i suoi collaboratori invece relegati nelle pensioni più modeste) e attenzioni particolari: regali più o meno costosi, escursioni e guide durante i premi all’estero, cene e pranzi nei locali più cari e prestigiosi, di Torino ma non solo. Altro che «benefit». Tra gli episodi più curiosi, un viaggio oltre-oceano di padre e figlio adolescente.
Coinvolti un po’ tutti. Politici, intellettuali e giornalisti. Sono state esaminate le liste dei vip. La maniacale precisione di Soria non lascia spazio a dubbi o a interpretazioni ambigue: a fianco del nome della personalità da ospitare nell’albergo X o nel ristorante Y c’è scritto se il «soggetto è accompagnato» o solo o se la presenza del coniuge o dell’amica è «incerta». Tra gli elementi sequestrati, migliaia di e-mail. Le ragazze dell’amministrazione chiedevano agli invitati i nomi e i numeri di passaporto degli accompagnatori. Che rispondevano nel modo più preciso e utile per gli investigatori della procura.
Un paio di assessori hanno già messo le mani avanti: «Le nostre mogli si pagavano i biglietti aerei». Ma anche gli alberghi e i ristoranti? È il dilemma che i detective della polizia tributaria stanno per sciogliere. Sono in ballo cifre rilevanti. Solo per il 2007, il conto spese di alberghi e altro, ha divorato più di 560 mila euro.
I dolori dell’advertising on-line
The expected drop in internet advertising revenues this year was neither unpredictable nor unpredicted, nor was it caused solely by the general recession and the decline in retail sales. Internet advertising will rapidly lose its value and its impact, for reasons that can easily be understood. Traditional advertising simply cannot be carried over to the internet, replacing full-page ads on the back of The New York Times or 30-second spots on the Super Bowl broadcast with pop-ups, banners, click-throughs on side bars.
…
Una transizione affannosa dell’informazione
E l’industria dell’informazione non sa—e ha fatto meno di quanto potrebbe per imparare—come convertire questo pubblico online più attivo in entrate economiche. Nei quotidiani, è sparita circa la metà degli annunci pubblicitari, in buona parte a causa di iniziative che avrebbero potuto realizzare in proprio. Gli addetti ai lavori prevedono che gli introiti per i piccoli annunci scenderanno a zero in cinque anni—o anche prima. Quando i dirigenti dei quotidiani hanno discusso, in un incontro dello scorso inverno, le modalità per consentire ai consumatori di creare i propri annunci, il dibattito si è concentrato sulle edizioni cartacee, non su quelle online. “Non hanno ancora capito niente”, ci ha riferito un dirigente irritato dietro le quinte.
Nell’ambiente crescono infatti i dubbi sul fatto che la generazione attualmente al timone abbia la visione e la forza necessari per reinventare l’industria. Non si sa, sostengono alcuni, quali possano essere i leader innovativi e troppe figure ben note hanno abbandonato il settore. In genere i manager prudentemente attestati sul presente non sono in grado di reinventare alcunché. Ciò spetta a chi vuole rischiare e tentare l’irragionevole, a chi è capace di vedere quel che gli altri non vedono, d’immaginare quel che manca e crearlo. Non è emerso granché di tutto ciò quando le cose andavano meglio. Ora i tempi si son fatti dur
La proliferazione abnorme della Qultura e del Principe
Luca Ricolfi propone una acuta analisi del pre e post Soria su Lastampa.it
Il caso del Grinzane Cavour, se proviamo a guardarlo con un briciolo di distacco, ci appare assai meno atipico di quanto vorrebbero farci credere i politici che ora si mostrano stupefatti, protestano di essere stati ingannati, o addirittura minaccano di costituirsi parte civile contro Soria. Ma come? Che esista, non solo in Italia ma in tutta Europa, una fiorente industria degli eventi culturali, fatta di premi, festival, rassegne, corsi, convegni, cicli di conferenze, tavole rotonde, talk-show, caffè, simposi, presentazioni, punti di incontro, è noto da almeno vent’anni. Così come è noto che il motore di questa vorticosa industria è un patto reciprocamente vantaggioso fra politici e uomini di cultura, dove i primi cercano instancabilmente di allargare il proprio consenso moltiplicando i «clienti» (operatori culturali e pubblico), mentre i secondi – gli uomini e le donne «di cultura» – sono ben felici di promuovere sé stessi e la propria immagine con armi improprie, ossia non solo mediante le loro opere bensì partecipando attivamente ad ogni sorta di manifestazione cui sia stata data, spesso audacemente, la patente di evento culturale. Che in questo vortice di eventi ci siano pranzi, cene, pernottamenti, itinerari turistici, tappe gastronomiche, generosi cachet, gettoni e rimborsi, ospitalità spesso estese a mogli, mariti, amanti si vede tranquillamente a occhio nudo, senza bisogno di improvvisarsi finanzieri, e non è certo un male solo italiano.
…
Quel che forse Popper non aveva visto, però, è che il grande circo aveva in serbo un’arma segreta: soddisfare l’eccesso di domanda non solo abbassando la qualità dell’offerta e ridefinendo come cultura qualsiasi stormir di fronde, ma anche cambiando alla radice il mestiere dei produttori di cultura. Oggi la maggior parte di coloro che fanno cultura, compresi quelli che anche con i severi criteri del passato sarebbero definiti degli studiosi o degli intellettuali, passano una frazione considerevole del proprio tempo a promuovere se stessi, viaggiando a destra e a manca per il mondo e spesso parlando di cose su cui non hanno alcuna competenza specifica. Vale per tutti, dai produttori di cultura più mediocri ai premi Nobel, questi ultimi sistematicamente invitati – in cambio di soldi, onori, e generose ospitalità turistico-gastronomiche – a tenere conferenze su temi generici, spesso ben poco attinenti al loro campo. È così, anche grazie alla complicità degli uomini e delle donne di cultura, che la politica ha compiuto il suo capolavoro: usare i produttori di cultura per allargare il proprio consenso, e farlo su richiesta dei produttori stessi, ben felici di ottenere premi, inviti, sponsorizzazioni, sostegno finanziario e morale.
Bye bye Six Nations
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L’Irlanda ha vinto il Sei Nazioni con un grandioso grande slam e con il gioco migliore del torneo.
L’Italia ha vinto il triste cuchiaio di legno non combinandone praticamente una buona.
Adesso ci vorrà un altro anno per arrivare a vedere il miglior rugby d’Europa.
E dal prossimo anno sarà pure a pagamento su Sky.
24 marzo, 2009
The expected drop in internet advertising revenues this year was neither unpredictable nor unpredicted, nor was it caused solely by the general recession and the decline in retail sales. Internet advertising will rapidly lose its value and its impact, for reasons that can easily be understood. Traditional advertising simply cannot be carried over to the internet, replacing full-page ads on the back of The New York Times or 30-second spots on the Super Bowl broadcast with pop-ups, banners, click-throughs on side bars.




















