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Vittorio Pasteris

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Mese: marzo, 2009

Paure e speranze nel futuro delle news

* 18 marzo, 2009 * Personale * 0 commenti

Bernardo Parrella su Apogeonline

Sull’onda di una super-crisi economica stavolta originata dall’interno, sembra procedere inarrestabile anche la caduta della stampa statunitense. Dal 1 gennaio 2008 si sono avuti circa 15.000 licenziamenti nelle redazioni, con ampia flessione di vendite, pubblicità e valori borsistici. Oltre alla dichiarazione di bancarotta per Tribune Co., che vanta testate quali Chicago Tribune, Los Angeles Times, Baltimore Sun, c’è il New York Times che ipoteca la propria sede, il palazzo realizzato da Renzo Piano a due passi da Times Square acquistato appena lo scorso anno, per rastrellare 225 milioni e far fronte a una parte dei propri debiti. Né se la passano meglio i quotidiani minori, con il Miami Herald tuttora in cerca di acquirenti e il San Francisco Chronicle in rosso per 50 milioni di dollari nel 2008, con rischio concreto di una prossima messa all’asta. Un paio di settimane fa, infine, hanno chiuso definitivamente battenti due testate locali in Pennsylvania e soprattutto l’indipendente Rocky Mountain News, quotidiano di Denver con quasi 150 anni e quattro premi Pulitzer alle spalle.

Tendenza confermata dal fresco The State of the News Media 2009, sesto rapporto annuale sullo stato dell’informazione americana, il cui sommario si apre con «alcune cifre da brivido: le entrate dalle inserzioni dei quotidiani sono calate del 23% negli ultimi due anni, uno su cinque giornalisti nelle redazioni oggi è stato licenziato, e il 2009 potrebbe rivelarsi un’annata ancora peggiore. Perfino nelle Tv locali lo staff giornalistico viene drasticamente ridotto e nel 2008, anno elettorale, si è avuto un meno 7% nelle entrate pubblicitarie, cosa mai sentita prima, mentre i rating sono in caduta o statici per l’intero pailinsesto».

Si tratta forse del canto del cigno? Non proprio, intanto perché in realtà la gente continua ad aver fame d’informazione confezionata professionalmente e, come conferma lo stesso rapporto di cui sopra, il pubblico consuma notizie in modi nuovi, soprattutto online, dunque l’industria tradizionale ha tuttora molte frecce al proprio arco. Il punto è semmai che il settore non ha fatto granché per (imparare al meglio come) convertire quest’interesse più attivo e dinamico in soldoni, letteralmente. Conversione che non potrà avvenire se non sperimentando variamente con le potenzialità del digitale, dei social media, del giornalismo partecipativo. Fatto di cui, al di là dei piagnistei sulla presunta morte dei giornali, oggi sembrano finalmente convinti sia i piccoli che i grandi nomi – a partire dallo stesso New York Times.

Prima con l’avvio sperimentale della versione “Extra” della propria homepage, che propone numerosi link ad articoli di diretti concorrenti quali Wall Street Journal, Boston Globe, BBC News, oltre che a una varietà di blog e testate (Huffington Post, Politico, Drudge Report ecc.). Chi volesse poi ulteriori approfondimenti, può saltare al volo su Blogrunner, news aggregator che fornisce la tecnologia per l’iniziativa e che dal 2005 fa parte della scuderia dello stesso New York Times. E poi con il fresco The Local, una partnership tra cittadini-reporter e i redattori della cronaca che ha lo scopo di investire sull’ambito iper-locale (due aree del quartiere di Brooklyn e tre zone residenziali del New Jersey, per cominciare), in collaborazione con la scuola di giornalismo di Jeff Jarvis.

In quest’ambito va segnalata la battaglia per occupare lo spazio dell’iperlocale nelle metropoli della East Coast, in primis proprio nell’affollato New Jersey, poi a Boston, con il concomitante lancio di Patch, progetto in cui è coinvolto addirittura Google. Oltre agli scetticismi e ai primi fallimenti, sono partire anche delle denunce, poi appianate, a riprova delle alte speranze risposte nei network di giornalismo locale – dove si spera di recuperare quegli introiti legati ai piccoli annunci “rubati” alle grandi testate dalla valanga delle Craigslist localizzate. Perché è chiaro che, comunque vada, inserzionisti e imprenditori dispositi a investire in aree o progetti così ristretti non sono certo molti.

C’è poi chi si affida definitivamente al web, percorso compiuto nei giorni scorsi da un’altra testata storica, il Seattle Post-Intelligencer della Hearst Corp., in vita da 146 anni e maggior quotidiano dell’intero Paese ad aver abbandonato la carta stampata. Il giornale tirava 117.000 copie quotidiane, rispetto alle 198.000 del suo rivale cittadino, The Seattle Times: com’è capitato al Rocky Mountain News di Denver, se lo spazio si restringe per due testate cartacee, l’online offre qualche soluzione. Tant’è che anche quest’ultimo s’appresta al rilancio solo in digitale, con 30 ex-redattori che stanno per dar vita a InDenver Times – purché entro il 23 aprile arrivino 50.000 abbonamenti a 4,99 dollari al mese, per un totale di 250.000 dollari a garanzia di stipendi e costi gestioniali, a cui si aggiugeranno gli investimenti di alcuni imprenditori locali.

Il fatto che la proposta decolli dipende prima di tutto dai cittadini: non solo per l’obolo obbligatorio, ma anche in virtù del loro diretto coinvolgimento nella produzione e condivisione di un’informazione variegata, diversificata, al passo con i tempi. Quei contenuti prodotti dagli utenti di cui le grandi testate non dovrebbero solo appropriarsi in modo gratuito, ma rispetto ai quali al contrario hanno l’opportunità di avviare un circolo virtuoso della compartecipazione e della disintermediazione a più levelli. Proprio come ribadiva un recente intervento di Jay Rosen: «Sistemi editoriali chiusi e aperti, la stampa e la sfera connessa, non sono entità separate ma altamente interattive l’una con l’altra nel mercato dell’informazione».

Un quadro complessivo ripreso dai concomitanti interventi di due critici culturali americani, Steven Johnson e Clay Shirky. Il primo, durante il South By Southwest Interactive Festival in corso in Texas, si concentra sul futuro dei media partendo da un passato neppure troppo lontano, quando per avere notizie e indiscrezioni ci si affidava ai colossi dell’editoria tradizionale (perfino nel campo high-tech, da MacWorld fino a Wired). Alla metà degli anni ’90 il boom di Internet ha stravolto tutto: «Il mondo dei media odierno è ben più vario e interconnesso, un sistema di flussi e rilanci completamente diverso da una catena di montaggio. Assai più vicino all’ecosistema del mondo reale nella cirolazione delle informazioni, al contrario dei vecchi modelli industriali dei mass media top-down».

Questo è vero anche in campi come l’informazione politica in rete: originale, autosufficiente e spesso in netto anticipo sui media tradizionali. Anziché versare lacrime di coccodrillo per l’attuale sorte dei quotidiani, suggerice Johnson, dobbiamo aprire gli occhi sul fatto che «il vecchio e il nuovo si integreranno in modi che per prima cosa taglieranno fuori quel potere che credevamo di avere nelle nostre mani, applicando quel darwinismo sociale che pensavamo potesse accadere solo agli altri e mai a noi stessi». E mentre il web non potrà mai sostituire il Village Voice (storico settimanale gratuito di New York City), un’iniziativa come New Assignment non ha più molto di simile a un tradizionale quotidiano. Ben più che del parassitismo di un settore sull’altro, dovremo aspettarci «più contenuti, non meno: più informazione, analisi, precisione, un’ampia gamma di nicchie emergenti».

Clay Shirky spiega che la crisi economica dei giornali deriva soprattutto dalle enormi spese per le rotative e per la gestione del cartaceo, e ancor più che il «business dei media è stato stravolto dai nostri nuovi ruoli e libertà. Non siamo più lettori, né ascoltatori o telespettatori. Non siamo clienti e sicuramente neppure consumatori. Siamo utenti». Di conseguenza, quel che conta è pensare a modalità innovative per fare informazione, non alla sopravvivenza o meno di giornali e riviste cartacee. «Dovremmo occuparci di nuovi modelli per rivitalizzare i reporter piuttosto che risuscitare vecchi modelli per foraggiare gli editori; più tempo perdiamo a fantasticare su soluzioni magiche per quest’ultimo problema, meno tempo abbiamo per trovare soluzioni concrete al primo». Ha senso, allora, preoccuparsi per il futuro dei quotidiani e, soprattutto, per come andremo a sostituirli? Meglio non mentire, insiste ancora Shirky, facendo finta di non trovarci nel mezzo di una rivoluzione oppure affermando che «il vecchio sistema non possa frantumarsi prima che ne nascano di nuovi e che gli antichi contratti sociali non siano in pericolo».

Non resta dunque che salvare il salvabile, come stanno facendo diversi attori mainstream statunitensi. Oppure buttarsi nella sperimentazione, come provano a fare altri. In un caso e nell’altro, nulla di buono potrà uscirne fuori senza la partecipazione diretta, fattiva, costruttiva di ciascuno di noi. Questo è poco, ma sicuro.

2000 esuberi per lo spezzatino eutelia

* 18 marzo, 2009 * Personale * 0 commenti

P.L.Tolardo su Zeus News

Cgil-Cisl-Uil si sono incontrati nei giorni scorsi con il Ministero delle attività produttive a proposito del piano di dismissione delle attività ICT del gestore telefonico Eutelia che comporta la mobilità e la cassa integrazione per circa 2.000 lavoratori. Eutelia non intende ritornare sui suoi passi. A questo punto le organizzazioni sindacali hanno chiesto che la gestione delle attività ICT sia sottratta alla famiglia Landi (maggiore azionista di Eutelia, i cui componenti ne costiuiscono anche il top management) perché si sarebbe dimostrata inadeguata e interessata solo all’aspetto finanziario.

Eutelia è considerata il quinto operatore telefonico italiano: negli anni scorsi aveva assorbito società come Getronics (ex Olivetti), che hanno importanti commesse pubbliche per le Poste e altri soggetti pubblici come l’Agenzia delle entrate. I sindacati chiedono che ora Eutelia venga affidata a un consorzio costituito dagli enti pubblici che sono committenti di tali progetti.

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La disperazione e lo schifo del premier

* 18 marzo, 2009 * Personale * 0 commenti

<b>Napoli, lo sfogo di Berlusconi<br/>"Fare il premier mi fa schifo"</b>Si dice “disperato”. E torna a ripere quanto il lavoro del politico gli “faccia schifo”. Serata di svago per Silvio Berlusconi al teatro Quirino di Napoli. Ieri sera tra il primo e il secondo atto il premier si concede un bagno di folla. “Sono otto settimane che non faccio un giorno di riposo” scherza nel foier con il pubblico. “Ma lei si diverte”, lo punzecchia una signora. “No, a me non piace quello che faccio – replica il Cavaliere – lo faccio solo per senso di responsabilità.

Mi fa schifo quello che faccio. Sono disperato…”.

“Sono abituato a lavorare – riprende Berlusconi sorridendo – pensi che per 21 giorni non ho mai dormito due notti consecutive nello stesso letto”. “E’ stata una tournee”, ribatte un signore. “No – risponde il Cavaliere – perchè in tourneè si recita sempre la stessa parte. Io ogni giorno devo invece cambiarla”.

Al setaccio i finanziamenti in cultura a Torino

* 18 marzo, 2009 * Diritti, Piemonte * 2 commenti

Da Lastampa

Grinzane, ma non solo. La Commissione Cultura del Consiglio regionale ha chiesto all’assessore Gianni Oliva, di conoscere i nomi di associazioni, fondazioni culturali e ricreative, enti locali, musei e biblioteche a cui sono stati assegnati contributi superiori a 100 mila euro. I consiglieri sono intenzionati ad approfondire le modalità e i criteri con cui sono stati erogati questi contributi. Un passo che si aggiunge alla volontà della presidente della Regione, Mercedes Bresso, di mettere sotto la lente di ingrandimento i contributi concessi non tanto a fondazioni ed enti locali ma soprattutto alle associazioni.

In alcuni casi si tratta di contributi legati ad accordi di convenzione. L’assessorato sta preparando nei dettagli i contributi del 2008 ma si può lavorare sui dati del 2007 che evidenziano una spesa di quasi 37 milioni di euro di contributi superiori ai 100 mila euro. Il 31,5 per cento di questi fondi regionali si concentra tra i 100 e i 250 mila euro. In tutto si tratta di 26 enti che si dividono 11,6 milioni. Sedici associazioni (il 24,7%) ricevono un sostegno tra i 250 e il mezzo milione per complessivi 9,1 milioni. Sei tra enti ed associazioni ricevono contributi fino ad 1 milione di euro per 10,5 milioni totali. Mentre 3 enti superano il milione e assorbono 5,6 milioni.

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Google Apps e Moodle a braccetto

* 18 marzo, 2009 * Internet, Multimedia * 1 commenti

googleappsGoogle ha annunciato l’integrazione di Google Apps Education e Moodle per dare vita una vera e propria piattaforma a supporto dell’apprendimento e insegnamento

Google Apps Education è offerta gratuitamente a istituzioni scolastiche e onlus ed è un insieme di applicazioni web che permette a studenti e docenti di lavorare insieme anche a distanza su documenti, elaborati, ricerche

Le funzionalità di Moodle, la piattaforma open-source più usata dalle scuole di tutto il mondo, permettono la creazione e organizzazione di corsi e lezioni on-line, con strumenti come forum, quiz, blog.

Google Apps vanta attivi oltre 80 mila account nelle università italiane. Pionieri nell’abbracciare la tecnologia sono state l’Università di Ferrara che ha attivato i servizi nel 2007 , l’Istituto Europeo di Design e la Johns Hopkins University di Bologna. A questi atenei, tra la metà del 2008 e l’inizio del 2009, si sono aggiunti l’Università di Torino, di Messina, di Sassari, di Camerino e lo Iuav  di Venezia.

Quando il talento è talento

* 18 marzo, 2009 * Personale * 0 commenti

Oggi si “magistralizza” il “grande” Mario (Ver)

Il giorno si avvicina a grani passi. Il 18, in media con lo studente fuori corso standard, mi dovrei laureare magistralmente presso la prestigiosissima facoltà di lettere, in Comunicazione di Massa e Multimediale (o era Multimediale e di Massa? mah?).

Per la discussione si spera bene, sicuramente ad anzianità ci siamo. Vedremo se le mie doti oratorie andranno meglio che nella triennale. (Il mio discorso, seppure credo fondamentalmente razionale, nell’atto dell’ elocutio si era trasformato in una serie di consonanti e versi gutturali, se non ricordo male.

Un problema di coccige

* 18 marzo, 2009 * Personale * 1 commenti

Provate a portare vostra figlia a pattinare sul ghiaccio.
Provate a cadere con lei appena entrati in pista.

Provate a battere una “sederata” clamorosa.

Imparerete a conoscere il coccige.

E’ il vestigio evoluzionistico di quando gli uomini avevano la coda.
Se vi va male imparerete a conoscere la sua potenziale frattura.

Detto così fa veramente venir voglia di ridere.

A starci seduto sopra fa un male boia

N.D.B. Non si accettano commenti da Bar Sport

Il web fa bene alla carta

* 18 marzo, 2009 * Internet, Media * 0 commenti

Via Prima Comunicazione

Il presidente di Rcs MediaGroup Piergaetano Marchetti spiega come il gruppo editoriale del Corriere della Sera sta affrontando la crisi economica e quali sono le linee di sviluppo in un’intervista pubblicata sul numero di marzo di Prima Comunicazione in edicola da domani a Milano e da giovedì 19 marzo a Roma.

«Abbiamo due fronti su cui misurarci: in questi mesi le difficoltà dell’economia reale si stanno ripercuotendo sull’editoria in maniera drammatica con tagli agli investimenti pubblicitari feroci e immediati» dice Marchetti. «C’è ancora molto da fare per ottimizzare l’organizzazione, ma soprattutto dobbiamo riflettere su come sarà il futuro di Rcs come gruppo multimediale e, di conseguenza, individuare le giuste strategie per riposizionare i nostri business. Certo, con enorme attenzione ai costi, ma anche decidendo gli investimenti necessari».

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Monopoli

* 18 marzo, 2009 * Ironia, Italia * 1 commenti

Via Spinoza (leggere con cura tutto il post)

Il premier replica: “Ho sempre dato soldi verissimi. Chieda a Mills”.
(Poi è uscito a comprare Parco della Vittoria)

La crisi è piena di buone notizie

* 18 marzo, 2009 * Internet, Media * 0 commenti

La crisi dei giornali secondo Beppe Grillo

La crisi è piena di buone notizie. Una tra le migliori è la fine dei giornali. Il 30/40% della pubblicità li ha abbandonati da inizio anno. I lettori sono sempre più rari. I dati ufficiosi stimano tra il 10 e il 20% in meno le copie vendute nell’ultimo anno per molte testate. Rimane la carità del Governo e molti editori sono con il cappello in mano nelle sale d’aspetto a Palazzo Chigi. Per vivere grazie alle nostre tasse.
La discesa dei titoli dei gruppi editoriali è da infarto per chi li possiede. Nei primi due mesi e mezzo del 2009 Rizzoli Corriere della Sera ha perso il 43%, Mondadori il 33% e il Gruppo L’Espresso il 42%. In soli due mesi e mezzo! Indovinate quanto possono perdere in 12 mesi. Se si confrontano i valori minimi e massimi delle azioni nel 2008/2009 si può arrivare a prefissi telefonici. Il valore del Gruppo L’Espresso è sceso da 3,026 euro a 0,599, quello di RCS da 2,980 a 0,499, Mondadori da 5,790 a 2,305.

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Finalmente l’Iphone copia (e incolla)

* 17 marzo, 2009 * Computer, Mobile * 0 commenti

Via Melablog

Apple confessa di aver lavorato duramente sulla UI di questa feature, e sembra con eccellenti risultati. Con un semplice doppio tap su una parola, viene presentato un pop-up su sfondo nero con le funzioni di taglia, copia incolla, e due piccoli cursori mobili per selezionare quanta porzione di testo copiare.

Il nuovo copia/incolla funziona attraverso tutte le applicazioni, compresi SMS, Mail e persino Safari, mantiene la formattazione, è sufficientemente “intelligente” da intuire la porzione di testo che l’utente desidera ed è anche scenografico: per annullare una selezione, è sufficiente scuotere il telefono. E con questo, una delle lacune più gravi dell’intero Sistema Operativo del telefono Apple è stata degnamente colmata.

UPDATE: tutto il nuovo SDK per Iphone e la guida di Gizmodo , iPhone OS 3.0 hands-on!

Zapping la radio con la Forbice contro la Zanzara

* 17 marzo, 2009 * Personale * 1 commenti

Ieri c’è stata una specie di messa cantata dai soliti noti e altri ancora ospiti di Zapping per festeggiare i 15 anni del programma e  Aldo Forbice il dominus dello stesso.

Zapping è stato un programma originale e innovativo alla sua creazione ai tempi di Santalmassi. Ora si è irrigidito nel suo format con i troppo ricorrenti ospiti spesso uniformati nei pensieri e giudizi e per le intemperanze del conduttore con gli ascoltatori con cui non non condivide il pensiero.

Molto meglio la Zanzara di Giuseppe Cruciani su Radio 24. Interviste al volo suglie eventi, interventi contrastanti, assenza di opinionisti ricorrenti.