Giornalismo e media partecipativi: il video della giornata

Di   24 giugno 2009
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Via Fai Notizia

Molto interessante e stimolante l’incontro promosso oggi presso la Federazione Nazionale della stampa da Bernardo Parrella e Lsdi, soprattutto per essere andati a scovare esperimenti di giornalismo partecipativo molto interessanti a ancora poco noti.

RadioRadicale.it l’ha registrato integralmente: http://www.radioradicale.it/scheda/281980

L’intervento iniziale di Andrea Vianello ha dato il la, spiegando come per i media tradizionali, e in particolare per trasmissioni come Mi manda Rai 3, le informazioni fornite dai blog sono spesso utilissime per cercare conferme, trovare testimonianze, possibili ospiti in studio addirittura.
Ma a mettere un po’ di pepe al dibattito ci ha pensato Giulietto Chiesa, venuto a promuovere la sua iniziativa di “tv dal basso” (anche se a volte sembra che questi progetti chiamino “dal basso” soltanto chi propone idee ideologicamente affini al loro pensiero) Pandora, e voleva che dall’incontro uscisse fuori una “linea” che con il suo intervento voleva influenzare. Ma al di là della mentalità sovietica, la sua provocazione era assolutamente centrata a mio modo di vedere, e riassumibile con una frase suggestiva: “se non affrontiamo la questione della politica dell’informazione che vogliamo, rischiamo di essere individualmente liberi e collettivamente sconfitti”. Riportava la ricerca recente del Censis, da cui risulta che soltanto il 2% di elettori ha usato i siti dei partiti, blog e forum (cioè i canali di informazione non tradizionali) per informarsi sulla campagna elettorale. Ci crediamo di essere all’avanguardia della comunicazione, ha ammonito, mentre invece siamo la retroguardia di un panorama informativo che sempre più è di tipo visivo, in cui lo schermo diventa pervasivo, si sposta nei taschini della giacca in comodi iphone, relegando la comunicazione scritta a un prodotto residuale.

Da radicale, appartenente a un partito che si batte da decenni per cambiare il sistema dell’ìinformazione di massa, senza accettare di essere rinchiuso nel ghetto della cosiddetta controinformazione o dei trafiletti, l’impostazione tutta politica di Chiesa non può che toccare delle corde simili. Certo non credo che una tv gestita da lui sia la soluzione, ma il problema politico, l’urgenza di ottenere subito informazione altrimenti censurata (ha fatto l’esempio del cambiamento climatico e delle scelte politiche che urgono, e non possono aspettare una presunta, gloriosa e progressiva, evoluzione tecnologica), c’è tutto. (Notizia interessante: su un bacino di circa 3.000 utenti quotidiani del suo sito, Chiesa ha raccolto 5.000 disponibilità a finanziare con 100 euro il progetto della tv alternativa – su web, satellite e digitale terreste – Pandora).
Certo i media tradizionali non sono più credibili, si è detto, ma dal pubblico c’è chi ha sostenuto che “chi è visibile è credibile”, e questo, soprattutto in Italia, ha il suo contenuto di verità, che ci piaccia o no.
Francesco Piccinini ha presentato AgoraVox, la versione italiana del giornale partecipativo francese, caratterizzato da un sistema di moderazione dei contributi inviati dagli utenti effettuato dagli utenti stessi (modello slashdot si chiamava una volta). Dare voce a chi è abbandonato dall’informazione ufficiale, questo già è un obiettivo che giustifica un’operazione come AgoraVox, e risponde in parte a chi sosteneva che senza visibilità tutto questo parlare di informazione partecipativa serve a poco. Segue Gennaro Carotenuto, che presenta il master in giornalismo partecipativo. 17 studenti a Macerata, per un master di secondo livello (riservato solo a chi ha una laurea del vecchio ordinamento, o ha già conseguito una prima laurea specialistica del nuovo, non è poco). Lusingato del fatto che Carotenuto, che oltre ad essere un blogger è anche professore, nel suo libro di prossima pubblicazione cita il mio articolo di qualche anno fa.
Interessantissimo YouReporter, sito di video e immagini generati dagli utenti per documentare fatti notiziabili, impossibili da ritrarre per i media tradizionale, che non potranno mai avere la presenza capillare e la reattività di centinaia di utenti connessi in rete. Servizi ripresi spesso dai telegiornali, con unico requisito la citazione della fonte, che ha portato il sito, che è gestito da sole due persone, a una crescita esponenziale, crescita anche di consumo di banda e risorse hardware, cosa che ha comportato investimenti non da poco per una realtà autogestita (un problema che ricorre per quasi tutti i progetti presentati). YouReporter è forse l’unico progetto presentato il cui obiettivo è quello di fornire contenuti generati dagli utenti ai media tradizionali. Un obiettivo ambizioso, che in pochi riescono a soddisfare, e su cui stanno avendo i primi risultati.
I progetti successivi riguardavano siti di giornalismo partecipativo legati al territorio. “Il legame con il territorio ha un impatto sociale molto forte”, ha detto Alessio Neri di LiberaReggio, e non a caso gli interventi dei responsabili di questi siti sono stati i più vivaci, quelli che suonavano più a contatto con la realtà sociale, a gettare un ponte fuori dal virtuale. Caffé News Magazine, che si ispira al periodico illuminista di Pietro Verri “Il Caffé”. Nato come evoluzione di un blog personale, la sua missione è “Rotolando verso Sud”. I suoi lettori e principali collaboratori sono meridionali emigrati al Nord Italia o addirittura all’estero, che trovano nella versione digitale del caffé letterario uno strumento di informazione sui fatti locali solitamente trascurati dai media. E sono gli stessi media tradizionali ad usarlo, tanto che Paolo Esposito ha raccontato di essere stato contattato dal Tg3, Annozero (per scovare dove sono i depositi di rifiuti tossici nel casertano), la trasmissione Exit di La7 (per trovare contatti nella zona di Volturno), e addirittura citati dal New York Times.
Poi è stata la volta di Crossing tv, un progetto davvero molto interessante, curato nei minimi dettagli nella presentazione e nell’immagine, non per privilegiare le apparenze, ma per permettere ai ragazzi, molti dei quali stranieri, di rivendicare un loro spazio di rispetto. Giovani immigrati che avevano cambiato il loro nome assumendone uno italiano, sono tornati ad usare la loro identità come orgoglio, perché, come ha raccontato la film maker Silvia Storelli, a capo del progetto, ora sono diventati quelli fighi che fanno la tv. Su internet.
Non hanno sede, pochi fondi di bandi pubblici, ma la professionalità di Silvia, l’entusiasmo dei ragazzi che ha raccolto in questo vera e propria scuola di produzione audiovisiva, e l’aver individuato, per caso, anche il “target giusto”. I giovani immigrati, una fascia che, ha scoperto Silvia, è molto appetibile per le società di comunicazione. Tanto che un progetto nato con finalità sociali sembra poter beneficiare dell’interesse commerciale di agenzie che studiano questa particolare fascia di età della popolazione immigrata. Qui sotto un video che Silvia ha consigliato di vedere per capire l’obiettivo del suo progetto:
http://www.crossingtv.it/video/sofa/epidodio-5-mircea-e-marco

Altro sito molto legato al territorio, iperlocale si dice in gergo, Castelli News, sito che copre il territorio dei Castelli romani, tra le 1.000 e le 1.500 visite al giorno, un risultato non malvagio. Le fonti di informazione sono gli utenti e i comitati locali, in secondo luogo le pubbliche amministrazioni. Si sostengono venendo servizi di ufficio stampa, con l’esperienza accumulata gestendo il sito. Un segnale importante questo che proviene dal web locale, perché va a coprire territori, geografici e informativi, dove è assente l’informazione tradizionale. Il problema principale con cui si scontrano è la scarsa alfabetizzazione digitale.
Infine, The Populi, sito molto ben fatto, nato da poco, animato da un gruppo di giovani universitari presenti in massa al dibattito. Uno dei redattori è stato intervistato (non lo sapevo) da Radio Radicale recentemente sulle conclusioni della Commissione d’Inchiesta del Governo Irandese sul sistema di accoglienza ed educazione di bambini e ragazzi in stato di abbandono dagli istituti religiosi in Irlanda.
Finito il dibattito si è proseguito discutendo di possibili forme di collaborazione, un modo indiretto per affrontare la questione dell’impatto posta da Giulietto Chiesa. Una coda di discussione interessante, che spero abbia un seguito.