No grazie !
Berlusconi dichiara:
Gli italiani mi vogliono così. Ho il 61%. Mi vogliono così perchè sentono che sono buono, sincero, generoso, leale, che mantengo le promesse.
No grazie !
E continua:
Berlusconi dichiara:
Gli italiani mi vogliono così. Ho il 61%. Mi vogliono così perchè sentono che sono buono, sincero, generoso, leale, che mantengo le promesse.
No grazie !
E continua:
Sull’Espresso il video della festicciola sarda dell l’11 agosto 2008.
A Villa Certosa si festeggia. Si vedono una quarantina di invitati intorno al Cavaliere in giacca bianca. Al tavolo c’è anche Simon Le Bon dei Duran Duran. L’idolo delle teen ager degli anni ’80 canta il suo hit “Ordinary world” tra i gridolini delle belle ospiti. Quasi di fronte a Berlusconi siede Giampaolo Tarantini, l’imprenditore barese indagato per induzione alla prostituzione. Dopo Simon tocca a Silvio. Il Cavaliere agguanta il microfono e intona “L’ultimo amore” insieme al fido Apicella. Poi si scatenano le danze. Quando il deejay lancia il “Gioca jouer”, una mezza dozzina di ragazze, tra cui si intravede Simona Ventura, salgono sul palco come cubiste.
Cracca Al Tesoro è un hack contest che per la prima volta in Italia viene portato all’interno di un contesto cittadino: quello della Orvieto, sabato 11 luglio. Un incrocio fra un “Capture the Flag”, una caccia al tesoro ed il wardriving, nel più puro spirito hacker.
Orvieto è una città che si può girare a piedi facilmente, i residenti sono affabili, cordiali, disarmanti nella loro semplicità e la città è una fortezza naturale rimasta inviolata per alcuni secoli. Cracca Al Tesoro non sarà solo un contest ma una giornata unica con un mix inusuale: tecnologia, sicurezza, hacking si mescoleranno alle tradizioni, alla cultura e alla storia di una delle più belle città dell’Umbria.
Nerds, geeks ed esperti scorrazzeranno per la città armati di notebook e antenne direzionali seguiti dagli sguardi curiosi e dalle escamazioni dei residenti, dei negozianti e dei numerosi turisti provenienti da tutto il mondo.
Memoro, l’avventura di un gruppo di torinesi che ha deciso di lanciare un progetto no profit dedicato alla raccolta di testimonianze, al flusso libero di ricordi, emozioni e storie di una parte precisa della società: la terza età. Il sito, inaugurato il 15 giugno 2008, si pone come uno spazio di raccolta e fruizione di contenuti audio-video. Un contenitore di vita e di vite, espresse per la prima volta in assoluto sotto forma di brevi racconti, da un minimo di 3 minuti ad un massimo di 8 minuti.
Quest’anno i giovani torinesi di Memoro passeranno le vacanze negli Stati Uniti. Il viaggio intende ripercorrere il successo ottenuto dall’iniziativa svoltasi in Italia nell’agosto 2008 quando, toccando 30 città in 30 giorni, da Nord a Sud, abbiamo provato a raccontare l’Italia attraverso le memorie dei suoi abitanti.
Un’altra novità: Facebook ha fatto il suo debutto alla maturità. In un anno (dall’estate scorsa) il fenomeno è letteralmente esploso in Italia e i tecnici del ministero che hanno preparato le prove hanno deciso, evidentemente, di tenerne conto. In particolare il logo di Facebook compare tra le foto in allegato alla traccia (tipologia B – saggio breve) su «Origine e sviluppi della cultura giovanile». In un’altra traccia viene chiesto ai ragazzi di sviluppare un articolo o un saggio breve su «Social network, Internet e new media». Anche qui Facebook a farla da padrone.
Il sempre prestigioso Marco Formento parla del futuro dei media con il cervello di chi lo conosce …
Memore anche di quanto successo in Iran
Prevedere la possibilità di sostegni e finanziamenti pubblici, nel quadro di una riforma radicale della Legge sull’ editoria, anche per le esperienze più innovative di giornalismo partecipativo. L’ ipotesi e’ stata lanciata da Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa – il sindacato unitario dei giornalisti italiani – nel corso dell’ incontro sul tema ‘’Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive’’ che si è svolto martedì a Roma nella sede della Fnsi e a cui hanno partecipato alcune delle più interessati iniziative di citizen journalism che operano in Italia.
La parola “Italia” accompagnata graficamente da una specie di onda tricolore: è il nuovo logo presentato a Palazzo Chigi dal ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, durante una conferenza stampa alla quale ha partecipato anche il premier, Silvio Berlusconi. Per promuovere il turismo, ha affermato il ministro, «siamo partiti dalla creazione di un nuovo logo Italia», visto che «l’immagine dell’Italia era appannata» «e «mancava di un profilo definito», mentre il turismo rappresenta una «grande opportunità, soprattutto occupazionale». «Per la sua ideazione – ha detto ancora la Brambilla – ci siamo orientati su due concetti forti: l’eccellenza del Made in Italy, arte, moda e design, e l’essenza del Made in Italy, natura, sapori, bellezza». Quindi, ha spiegato il ministro del Turismo, «abbiamo scelto ordine e rigore, unito però alla leggerezza e alla musicalità del nostro paese, a quella morbidezza e sinuosità che rendono duplice e di difficile sintesi ma anche unico il nostro stile di vita». All’estero, lo slogan sarà invece “Magic Italy”. Oltre al logo, il ministro ha annunciato che a metà luglio il portale italiano per il turismo andrà on line in versione promozionale, a breve seguita dalla definitiva.
Meno male che Repubblica è il giornale italiano in maggiore salute e quindi può fare il suo mestiere senza guardare in faccia nessuno. Il Governo vorrebbe che la pubblicità, anche quella degli enti pubblici, andasse solo a quanti siano allineati. Ora la battaglia fra Repubblica e Berlusconi va sul piano legale.
Il gruppo editoriale L’Espresso ha dato mandato ai legali Carlo Federico Grosso e Guido Rossi di “avviare tutte le azioni a tutela della società, vista la rilevanza sia penale che civile individuabile nelle dichiarazioni” del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rese a Santa Margherita Ligure durante l’assemblea dei giovani di Confindustria.
In quell’occasione – spiega una nota – Berlusconi “ha accusato il quotidiano La Repubblica di un attacco eversivo nei suoi confronti e nel contempo ha istigato gli industriali a boicottare ed interrompere gli investimenti pubblicitari”.
Il presidente del Consiglio ribadisce: “Non posso che ribadire quello che ho detto, e cioè che è masochista chi dà la pubblicità ai media che, a furia di parlare di crisi, diventano essi stessi fattori di crisi”.
Ieri sono stato testimone a latere dell’assemblea sindacale di uno dei maggiori quotidiani italiani. Un incontro in cui si chiedeva di ratificare un piano di ristrutturazione finalizzato a ridurre di più di 130 in totale i lavoratori nell’arco di due anni. Un piano mai visto di tali dimensioni, dato che i passivi in passano erano risanati da un noto imprenditore italiano del settore delle automobili morto da tempo.
L’atmosfera era pesante, palpabile, triste oltre che preoccupata. Sembrava davvero la fine di un era, un momento di transizione importante. Numeri pesanti ed addii simbolici e concreti.
Sono oramai 15 anni che noi vecchi lupacchiotti della rete profetizziamo questa progressiva e inesorabile contrazione dei cosiddetti media tradizionali. Ma a vedere i fatti dal vivo ci si sente un po’ stringere il cuore umanamente. Nonostante nel passato e purtroppo nel futuro un certo sistema dei media tradizionali continui a cercare di vessare quelli che lottano per difendere i principi sani dell’informazione e coloro che cercano di rinnovare il sistema dell’informazione in Italia.