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Vittorio Pasteris

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L’aggregatore per le crisi viene dall’Africa




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Via Repubblica

Tweet, post, mail, sms. Feriti intrappolati sotto le macerie, ospedali crollati, scuole rase al suolo. La rete è inondata di notizie che provengono da Haiti. Ma come renderle facilmente accessibili alle organizzazioni umanitarie e agevolare così i soccorsi? Una risposta arriva dall’Africa. Ushahidi, la piattaforma di crowdsourcing che permette di raccogliere informazioni dalla folla attraverso sms, tweets, mail, nata nel 2008 per raccontare le violenze post-elettorali in Kenya, e usata anche da Al Jazeera per la copertura dell’ultima guerra a Gaza, ha messo online una pagina dedicata alla crisi haitiana. In meno di 12 ore sono già stati raccolti quasi 3000 messaggi, in gran parte via Twitter .

What is Ushahidi? from Ushahidi on Vimeo.

Una volta verificate, le informazioni vengono visualizzate su una mappa, divise per categorie: strutture crollate, scuole e ospedali danneggiati, strade bloccate, persone intrappolate sotto le macerie, incendi e zone senza acqua potabile. La piattaforma, rilasciata in beta come applicazione open source, è scaricabile gratuitamente. (Il New York Times, secondo quanto riferisce l’Huffington post, sta cercando il modo di integrarla per seguire gli sviluppi della situazione ad Haiti).


Per mettere a punto il software, il team di Ushahidi, composto da sviluppatori africani (da Kenya, South Africa, Malawi, Ghana) ma anche olandesi e americani, ha cominciato a  lavorare già poche ore dopo la notizia della prima scossa (qui il racconto di Ory Okolloh, avvocatessa e blogger keniana che dirige il progetto, coordinandosi attraverso l’International Network of Crisis Mappers (CM*Net). “Abbiamo un numero di telefono internazionale  -  scrive Okolloh  -  ma stiamo lavorando con i nostri colleghi di CM*Net e dell’Insteadd per avere anche numeri locali”.

L’InStedd di Palo Alto (Innovative support to emergencies, diseases and distaster) è specializzata in gestione delle informazioni in situazioni di emergenza. Ha già testato nel Sud Est asiatico il software GeoChat, open source, pensato per le organizzazioni umanitarie e no-profit, che consente a chiunque sia dotato di telefonino o di computer di segnalare immediatamente la propria posizione, i bisogni sanitari/umanitari e le strutture più vicine in grado di soddisfarli, comunicarli a chi è nella stessa zona e localizzare gli altri su una mappa.

* 15 gennaio, 2010 * Internet, Media, Mondo

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