Vittorio Pasteris

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A 50 anni dalla morte di Adriano Olivetti




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Il 27 febbraio del 1960 Adriano Olivetti moriva improvvisamente su un treno che viaggiava fra l’Italia e la Svizzera.

Dal ricordo della figlia Laura Olivetti

I ricordi più belli legati a mio padre e alla «Ditta» sono le passeggiate da casa nostra ai suoi uffici, il sabato o la domenica, quando mi chiedeva di accompagnarlo per fargli compagnia durante il lavoro. Ricordo la fabbrica silenziosa, le passeggiate nelle officine vuote in cui mi colpivano le lunghe file di macchine per scrivere appese ai nastri portanti e le grandi finestre che guardavano da un lato le montagne e dall’altro la collina di Monte Navale.

Poi Adriano è morto. E’ morto l’Ingegnere, il padre, il marito, il fratello… Io ero piccola, c’era tanta confusione, tanta preoccupazione ed anche tanto dolore. L’ultima immagine di quella Olivetti, parte del mio quotidiano, è legata all’arrivo del feretro di mio padre nel Salone dei 2000. Capivo e non capivo quello che stava accadendo, e soprattutto non potevo immaginare che per molti stava finendo un mondo e che la mia vita non sarebbe stata più la stessa.

La riflessione di Roberto Masiero

A 50 anni dalla sua morte, c’ è più che mai bisogno del ruolo degli innovatori, degli agenti di cambiamento per stimolare la classe dirigente e influire su una politica che sembra incapace di governare i grandi processi del mondo di oggi, dalla globalizzazione alla sostenibilità energetica ed ambientale all’ economia dell’innovazione.

Ma gli stessi innovatori tendono troppo spesso a frammentarsi, a isolarsi in piccole congreghe competitive e talvolta litigiose. Come si fa a tramutare questa intelligenza diffusa nella rete in energia capace di generare concretamente innovazione e cambiamento?

Credo che renderemmo un degno omaggio alla memoria di Adriano e un servizio al paese se, a 50 anni dalla sua morte, ci sforzassimo di superare timidezze e personalismi e lanciassimo insieme un progetto per dar vita a un Think Tank di respiro internazionale, a cui collaborino nella loro autonomia le migliori intelligenze  e la  pluralità delle reti sociali, e che operi sul tema di come le nuove tecnologie ( digitali, energia, cleantech, nano, bio, ecc) possano contribuire non solo alla crescita economica, ma allo sviluppo umano più in generale, nei paesi maturi come in quelli emergenti.

* 27 febbraio, 2010 * Computer, Economia, Piemonte

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