Il calcio non è una cosa seria

Di   25 giugno 2010
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Nel giorno in cui un ministro appena nominato per ragioni ai più poco chiare chiede il legittimo impedimento per bloccare un processo per appropriazione indebita a lui intentato. In cui i presidenti delle regioni italiane manifestano il rischio di bancarotta e minacciano di rimettere le loro deleghe esecutive al governo centrale. In cui Confindustria sostiene che la recessione è finita, ma che avrà come accidente collaterale centinaia di migliaia di nuovi disoccupati. In un giorno in cui una dozzina di giovani spagnoli vengono falciati, letteralmente, da un treno veloce spagnolo. In cui in Grecia un attentato uccide un alto funzionario del ministero dell’interno ellenico. In cui si continua a non capire come riuscire a mettere un tappo a un buco da cui fuoriescono fiumi di petrolio nel mare americano. E volendo: in cui si scopre che l’attore porno Rocco Siffredi è probabilmente un evasore fiscale.

In italia ci si cruccia della sconfitta di una squadra di calcio bollita costituta da 22 ricconi, più allenatore e staff, che si aggira per il mondo con costi degni degli sceicchi arabi in braghe corte. In Italia si parla di vergogna nazionale e di possibili ricadute della sconfitta sul Pil e sull’immagine del made in Italy. Tutto ciò mentre abbiamo problemi economici, politici, di libertà, di decenza che ci preoccupano con ben maggiore intensità

E’ solo e maledettamente calcio: non una cosa seria