Tronchetti Provera ancora indagato per dossieraggio illegale

Via Corriere.it

Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora sono indagati a Milano nell’inchiesta sul dossieraggio illegale praticato dalla «Security» di Telecom negli anni in cui a guidarla era Giuliano Tavaroli. E la loro messa sotto inchiesta non avviene ora, ma è rimasta «blindata» da almeno 6 mesi. A cavallo, peraltro, degli uffici giudiziari di Roma e Milano.

Gli ex presidente e vicepresidente di Telecom, infatti, non sono indagati ora come conseguenza del supplemento di indagini sollecitato di fatto alla Procura milanese dal giudice Mariolina Panasiti con la trasmissione il 28 maggio ai pm di alcuni atti dell’udienza preliminare, e in particolare degli interrogatori dei testi ammessi dal gup su richiesta delle difese degli imputati (come lo 007 privato Cipriani) o delle parti civili (come il giornalista Mucchetti) più attive nel sostenere la consapevolezza dei vertici aziendali rispetto agli illeciti commessi dalla loro «Security» e sinora sanzionati con sedici patteggiamenti (tra cui quelli di Tavaroli e delle persone giuridiche Telecom e Pirelli per corruzione in base alla legge 231) e dodici rinvii a giudizio al 22 settembre.

L’emersione dell’indagine su Tronchetti e Buora è invece l’ultimo atto di una carambola giudiziaria nata nel 2006 a Roma dove, dopo i primi arresti milanesi di settembre, il procuratore aggiunto Pietro Saviotti era titolare di un fascicolo di modesta origine (beghe di un divorzio nel quale la moglie aveva rinfacciato al marito circostanze tratte da suoi tabulati telefonici) ma di importante materia: il mercimonio di tabulati telefonici (registri di chi e quando parla con chi) attuato all’epoca in Telecom grazie a un applicativo informatico della Tim (il sistema Radar) che, nato per contrastare legalmente le frodi contrattuali, era però poi stato utilizzato per le impreviste potenzialità di un suo difetto, e cioè il fatto che consentiva di conoscere il traffico telefonico di qualunque persona senza che rimanesse traccia di chi aveva interrogato il sistema. A Roma il pm Saviotti inizia dunque a procedere «contro ignoti» e finisce per chiedere al gip Aldo Morgigni l’archiviazione. Ma il gip la respinge perché non condivide l’impostazione «contro ignoti» e valuta, alla luce di quanto le indagini milanesi avevano via via evidenziato, che, se il sistema Radar aveva quelle caratteristiche, esse non potevano che rientrare in una responsabilità aziendale in ipotesi riportabile ai vertici societari. Così ordina al pm di formulare un’imputazione a carico di Tronchetti e Buora, nel contempo ravvisando un profilo di incompetenza territoriale.