Un cazzotto all’occhio sinistro e uno dietro all’orecchio. Quindici giorni di prognosi, collare e tachipirina per i dolori. È andata di traverso, martedì sera, la cena al direttore del Tg4, Emilio Fede, aggredito a pugni in mezzo ai commensali della Risacca 6, ristorante della centrale zona Monforte, dieci minuti dal Duomo. Ad aggredire Fede, per questioni che non sembrano assolutamente legate alla politica, è stato Gian Germano ‘Pippo’ Giuliani, proprietario dell’omonima casa farmaceutica, quella dell’amaro medicinale. La sera successiva, abbondantemente truccato (ma la tumefazione violacea era visibile all’occhio di chi sapeva), Fede era regolarmente alla conduzione del Tg4. “Ho avuto la forza di andare in onda anche se ho straparlato – ha scherzato – Ho detto: è come se avessi avuto una botta in testa”.
L’imprenditore era al tavolo con amici e quando si è avvicinato Fede – tra i due, che si conoscono da tempo, ci sono ruggini recenti – non si è trattenuto. E sarebbe andata pure peggio se i carabinieri della scorta del direttore del Tg4, che era a cena con l’ex calciatore Stefano Bettarini e la showgirl Raffaella Zardo, non avessero bloccato il 73enne imprenditore. I due, terminato l’alterco, sono tornati a tavola a mangiare. Fede, però, dolorante ha preferito chiamare il 112: il direttore e Giuliani sono stati identificati, il 79enne giornalista messinese ha promesso querela (“sono stato minacciato di morte e ho riportato lesioni gravissime”), poi è stato accompagnato al San Raffaele. Dove alle 2 di notte è uscito con una prognosi di 15 giorni per trauma cranico e distorsione al collo.
Nell’attesa di Murdoch, Bonnier riprova a fare sui quotidiani quel che aveva fatto l’anno scorso con i periodici (Mag +) e presenta News +, la propria ridefinizione del concetto di quotidiano al tempo di iPad. Alcuni giornali scandinavi stanno per lanciare le proprie versioni digitali con questa struttura, come spiega Paid Content.
Audience data is the new currency in journalism. I don’t just mean the traditional Costco buy-in-bulk kind — “our readers are 52 percent male, 46 percent over $75,000 household income, 14 percent under age 35,” and so on. I mean data that looks at how individual readers interact with individual pieces of content. And beyond that shift there’s also the move from observational data — watching what your audience does — to experimental data, testing various ways of presenting or structuring content to see what works and what doesn’t.
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Un raro esemplare di Apple I, il primo computer prodotto commercialmente dalla Mela, è stato battuto da Christie’s a Londra per 156 mila euro. L’acquirente è Marco Boglione, il fondatore e presidente di BasicNet SpA.
Apple 1 è stata l’invenzione di Steve Wozniak, che lo progettò nel garage del suo amico Steve Jobs. Una volta visto il progetto finito, il futuro presidente della Apple rimase talmente colpito dalla macchina che convinse l’amico a fondare una piccola azienda per produrlo. La società nacque nel 1976 e ricevette presto un primo ordine per l’acquisto di 50 modelli di Apple 1 da un negozio della zona che li vendette tutti al prezzo di 666.66 dollari. Quello che ormai è un pezzo da museo, conteso da collezionisti di tutto il mondo, ha venduto in linea con la stima di partenza alla presenza di Wozniak, il suo ideatore.
Le tre colonne di Arnaldo Pomodoro da qualche anno rappresentavano la porta meridionale di Torino, al centro della rotonda Maroncelli. Erano molto visibili, specie per le code infinite che nelle ore di punta affliggono quel punto, e senz’altro colpivano l’attenzione. Il loro smontaggio per mancanza di fondi è un segno chiaro di ciò che ci aspetta.
Non credo che si potesse fare diversamente; non ci sono soldi per tutto e forse anche quel po’ di denaro che resta per l’arte e la cultura può essere meglio speso in altre cose, meno simboliche e più concrete. Resta però il punto di fondo: siamo una città con cinque miliardi di euro di debiti, quasi seimila euro per ogni torinese, la città più indebitata d’Italia pro capite. Nei prossimi anni ci spoglieremo di tutto e non ci saranno soldi per niente, a fronte di una situazione economica generale che non migliorerà.
O meglio, i soldi ci sono, ma sono in tasca a una parte del Paese, quella che non paga le tasse o le aggira legalmente, quella che sfrutta le posizioni di potere per attingere alle casse pubbliche o alle tasche dei cittadini grazie alle ingiustizie legalizzate. E’ lì che bisognerà trovare le risorse: in un riequilibrio sociale che non può più attendere
Gennaio 2010, Rosarno, Calabria. Le manifestazioni di rabbia degli immigrati mettono a nudo le condizioni di degrado e ingiustizia in cui vivono quotidianamente migliaia di braccianti africani, sfruttati da un’economia fortemente influenzata dal potere mafioso della ‘Ndrangheta. Per un momento l’Italia si accorge di loro, ne ha paura, reagisce con violenza, e in poche ore Rosarno viene “sgomberata” e il problema “risolto”. Ma i volti e le storie dei protagonisti degli scontri di Rosarno dicono che non è così. Scovarle e dare loro voce è oggi forse l’unica via per restituire al Paese la propria memoria: quella di quei di giorni di violenza e quella del proprio recente quanto rimosso passato di miseria rurale.
La protesta è finita e mi sembra giusto sospendere questo blog che rimane qui, a disposizione di tutti. Lo sciopero della fame (con 24 ore di sciopero della sete) è stato devastante. Ero a pezzi già al secondo giorno: mal di testa, crampi addominali e debolezza. Non ho idea di come si regga in piedi Pannella.
Non sono riuscita a scrivere molto (neanche a creare un tumblr nuovo, se per questo) e riguardando i post mi rendo conto della scarsa lucidità di quei momenti. Adesso non so bene cosa succederà nella mia vita, ma so cosa voglio fare: impegnarmi per cambiare la condizione dei precari. Perché se devo rimanere precaria a vita, voglio almeno un trattamento diverso. Flessibile sì, precaria no.
Tutto questo non posso farlo da sola, per cui spero nell’aiuto di chi come me pensa di poter dare un contributo. Oggi apro un nuovo blog dove raccogliere storie, idee, proposte e azioni per la lotta al precariato (anche in forma anonima). Con il consenso degli interessati – ripeto in forma anonima – vorrei pubblicare qualche messaggio che ho ricevuto durante la protesta. Qui ho intenzione di segnalare altri blog e post sul tema, cercando di convogliare le informazioni in un unico canale per stimolare la crescita del dibattito.
M’interessa continuare la protesta con azioni concrete. Voglio urlare così forte da rompere il muro del silenzio e indignare l’opinione pubblica. Ci metto la faccia, chi è interessato? http://iosonoprecario.tumblr.com/ hashtag #iosonoprecario
Lei mi chiede: ma cos’è ‘Repubblica’? e io le dico che Repubblica è una certa idea dell’Italia, una roba semplice, magari un po’ piemontese, come me. “E’ il modo in cui il giornale è stato costruito, la dichiarazione d’intenti di cui è fatto, a rendere ‘Repubblica’ il quotidiano più venduto in edicola e più letto. E’ l’anima ciò che il lettore cerca, ciò che il lettore compra”, sostiene il direttore Ezio Mauro, che spiega come intende il suo ruolo di giornalista e parla del rapporto con Berlusconi e con la politica. “Io non devo convertire nessuno. Checché se ne dica, io non sono un partito né tanto meno un prete. L’importante è che il nostro lettore si formi un’opinione con tutto quello che gli diamo”, dice Ezio Mauro. “Quello che m’interessa di Berlusconi è il fenomeno che rappresenta, che non è estemporaneo, ma è figlio di una cultura e io credo che vada preso sul serio. Questo ha portato a investire sul fenomeno e ha selezionato un pubblico che risponde in modo sensibile alle vicende della politica italiana”.
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Quindi ‘Repubblica’ su web è il flusso che Giuseppe Smorto guida con una dedizione anche fisica totale e con una squadra di giovani molto bravi. Le sezioni nuove stanno andando benissimo e il distacco dai concorrenti sta crescendo. Il web è un giornale continuo che presto diventerà 24 ore 24, sette giorni su sette”. Per quanto riguarda gli utenti di Repubblica.it, dice Mauro: ” Forse la cosa la sorprenderà, ma il giornale sul web incrocia quello di carta solo nel 30% degli utenti. Tutto il resto è una manna che cade dal cielo, un pubblico più largo, più giovane, più acculturato tecnicamente e che comincia ad assaporare il cibo giornalistico di ‘Repubblica’”.
Una lista civica. Dopo la presa di distanza di Chiamparino dalla sua candidatura, Francesco Profumo sta valutando la nascita di una formazione sganciata dai partiti. “Una lista – dicono nell’entuorage del rettore – che si caratterizza per il programma e non per il gradimento di questa o quella corrente”. Così, per paradosso, la retromarcia del sindaco rispetto al suo nome invece di spingere Profumo a desistere avrebbe finito per incoraggiarlo ad andare proprio nella direzione che un tempo auspicava lo stesso Chiamparino. E forse, altro paradosso, a rafforzarlo. Perché se è vero che oggi i partiti non sono nella situazione del dopo Tangentopoli quando nacque la candidatura Castellani, è altrettanto vero che il centrosinistra torinese non ha nei suoi attuali gruppi dirigenti locali una figura in grado di prevalere nettamente sulle altre, a dimostrazione che per ora il famoso primato della politica non sembra ancora in grado di produrre giovani leve in grado di interpretarlo. Il nome infatti è quello di Piero Fassino, una personalità autorevole e molto stimata che ha guidato il Pci torinese negli anni ´80 per poi assumere, dopo l´87, prestigiosi incarichi a Roma. Così proprio i sostenitori del vecchio schema salziano – quello che contrappone i partiti alla società civile e che sembrava più adatto alla Torino del ´93 che a quella degli anni duemila – finiscono anche loro per portar acqua alla candidatura del rettore. Il quale ha sempre proposto di «far precedere il programma ai nomi e alle sigle». E si è offerto come possibile perno di una rinascita economica della città fondata sulla ricerca e sull´innovazione, che è poi la scommessa su cui si sono mosse in questi anni le amministrazioni Bresso e Chiamparino. La biografia del rettore renderebbe più facile l´operazione rispetto a una guida politica. E questa sarebbe una delle carte principali che si potrebbe giocare l´ipotetica «lista Profumo».