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Vittorio Pasteris

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Mese: novembre, 2010

Amazon arriva in Italia

* 18 novembre, 2010 * Economia, Internet * 1 commenti

E’ quasi il momento di Amazon.it Via Il Post

Amazon apre il sito italiano la settimana prossima. Un vero e proprio sito italiano di e-commerce, alla stregua degli altri già presenti negli Stati Uniti, in Canada, in Giappone, in Germania e in Francia, in Cina e in Gran Bretagna. Le voci che circolavano da qualche mese su una prossima apertura alludevano al 2011 e anche a un’ipotesi di presenza parziale legata ai siti europei già esistenti: invece il sito sarà un sito completo con distribuzione e logistica appoggiata sulle sedi vicine all’Italia, in Francia, Germania e Lussemburgo.

L’annuncio e la messa online sono previsti per la settimana prossima, ma a Roma e a Milano in questi giorni sono già comparsi dei cartelloni pubblicitari misteriosi fino a un certo punto, come mostra il sito Bitmat: quello di Roma dice “Puntiamo sull’Italia” e quello di Milano “non è il solito pacco”, sobriamente illustrati da un abbozzo di simbolo di Amazon. La prima apertura riguarderà almeno otto categorie di prodotti: libri, musica, dvd, software, videogiochi, apparecchi elettronici, orologi, giocattoli.

Rileggere la storia della giornalista Paola Caruso

* 18 novembre, 2010 * Diritti, Internet, Italia, Media, Pensieri * 10 commenti

Paola Caruso, una giornalista, una donna, sabato scorso ha iniziato uno sciopero della fame e della sete, che prudentemente si è trasformato in un solo sciopero della fame.

Sciopero della fame e della sete, le prime 24 ore. ?Mi sento un po’ debole, ma sto bene.

La storia è questa: da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 Sciopero della fame e della sete, dopo le prime 24 ore. La novità è che ho bevuto. Mi hanno convinto gli amici, ma vado avanti con lo sciopero della fame.
Per chi mi ha chiesto i motivi della protesta ecco qualche dettaglio. Spero di essere chiara: al momento sono un po’ cotta e parecchio stanca. ?sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa.
La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi.
Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”.

Il suo gesto è andato avanti per cinque giorni. Ieri, mercoledì, Paola ha sospeso il suo sciopero.

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PaginaLocale disponibile su AppStore

* 18 novembre, 2010 * Internet, Media, Mobile * 4 commenti

E’ uscito Pagina Locale, l’applicazione per Ipad che raccoglie le notizie locali e  permette di leggerle su un iPad.
Con Pagina Locale è possible accedere all’informazione locale  di aree geografiche anche distanti dalla propria scegliendo la la regione o la città preferita.
Pagina locale è patrocinata da Anso.

Al Cern hanno prodotto l’antimateria

* 17 novembre, 2010 * Scienza * 1 commenti

Via Corriere.it

Un risultato che sembra tratto da un film. Atomi di antimateria sono stati prodotti in laboratorio e «imprigionati» in un esperimento condotto al Cern di Ginevra. Il risultato è stato ottenuto dal cosiddetto esperimento Alpha, che ha permesso per la prima volta di produrre in modo controllato atomi che hanno caratteristiche opposte a quelle della materia ordinaria, come se la riflettessero in uno specchio. Sono stati ottenuti 38 atomi di anti-idrogeno e immobilizzati, in un scenario che (anche se con alcune differenze fondamentali) ricorda il romanzo «Angeli e demoni» di Dan Brown.

Come nel romanzo «Angeli e demoni», nel Cern di Ginevra è stata prodotta e imprigionata l’antimateria, ossia la materia «specchio» nella quale le particelle hanno la stessa massa ma opposta carica elettrica rispetto alla materia ordinaria. «È però impensabile portare l’antimateria a spasso in una bottiglia, come accade nel romanzo», osserva il fisico Andrea Vacchi, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). È infatti sufficiente che un atomo di anti-idrogeno venga a contatto con la materia ordinaria, ad esempio con un gas o con le stesse pareti del contenitore, perchè avvenga una gigantesca esplosione. Entrando a contatto, infatti, materia e antimateria si annullano (o annichilano) a vicenda. La cosa importante del risultato annunciato oggi dal Cern, ottenuto dal gruppo di Jeffrey Hangst, è che adesso è possibile produrre l’antimateria e «parcheggiarla» con una grandissima precisione. Questo significa che d’ora in poi i 38 atomi di anti-idrogeno diventano uno straordinario laboratorio per mettere finalmente a confronto l’antimateria con la materia ordinaria. La speranza è riuscire a risolvere uno dei più grandi rompicapo della fisica contemporanea, ossia perchè al momento del Big Bang la natura ha «preferito» la materia ordinaria all’antimateria.

Paola Caruso da De Bortoli

* 17 novembre, 2010 * Diritti, Media, Pensieri, Piemonte * 1 commenti

Dopolo sciopero della fame il rientro in via Solferino

Corriere della Sera, ore 16,30. Varco la porta di via Solferino e mi sembra quasi strano. Non mi reggo in piedi. Paradossalmente oggi che ho ripreso a mangiare sto peggio di ieri. Alla reception aspetto di salire in direzione. Ho un incontro con il direttore a cui partecipano anche il condirettore e il direttore delle risorse umane. La prima domanda è ovvia: “Come stai?”. E poi si inizia a parlare della vicenda con toni cordiali, quasi affettuosi.
Non sono qui per una trattativa, ma per un chiarimento su tutta la vicenda. Mi scuso subito per le tante mail di insulti arrivate al direttore: la critica è una cosa, l’offesa un’altra. “Ho risposto a tutti – spiega Ferruccio de Bortoli -. Sono passato per uno che non sostiene i giovani e non così. Ma ho le spalle larghe”.
Abbiamo molte cose da chiarire: dai motivi della protesta alla preoccupazione dei colleghi per la mia salute, dallo stato di crisi del giornale alle mie aspirazioni reali/illuse/disilluse. Cerco di leggere tra le righe, ma faccio fatica perché il mio mezzo neurone rimasto attivo incomincia a vacillare. So che i colleghi mi sono vicini: i loro messaggi di questi giorni mi hanno dato grande conforto. So che amo sempre mamma Rcs, anche se al momento mi considero una figliastra.
E adesso cosa succede? Succede che ho un contratto e posso tornare a lavorare appena mi sarò ristabilita. Nessuna promessa, ma l’assicurazione che chi merita prima o poi fa carriera. Fa davvero carriera. “Insomma, mi perdonate?” dico quasi scherzando. De Bortoli sorride, mi stringe la mano e mi saluta.

Videocrossing a Torino

* 17 novembre, 2010 * Multimedia, Piemonte * 1 commenti

Dal blog di Videocrossing

Nell’epoca del web, dei cellulari intelligenti e del digitale, molte opere di giovani autori nel campo dell’audiovisivo durano il tempo di un festival, di una proiezione pubblica. Per dare visibilità alle competenze e le capacità dei giovani autori Progetto Atelier in associazione con Effettonotte Online ed ArciBabylon promuove il progetto “Videocrossing”, sperimentando lo start-up del progetto in alcuni spazi culturali della rete dei circoli UCCA (Unione Circoli Cinematografici Arci) di Torino.Videocrossing, mutua il proprio funzionamento dal piu’ celebre bookcrossing: in questo caso gli utenti potranno trovare in alcuni dei circoli UCCA di Torino – ma il progetto potrebbe diventare l’anno prossimo nazionale – a loro disposizione dei DVD da guardare e poi rimettere a disposizione di altri utenti, in uno qualunque dei circoli aderenti a “Videocrossing”: Amantes, Artintown, Cafè Liber, Sud, Studiomars, Dravelli di Moncalieri, Margot di Carmagnola.

Un rapporto su blog e informazione on-line

* 17 novembre, 2010 * Blog, Italia, Media * 0 commenti

Il repulisti dei video Mediaset su Youtube

* 17 novembre, 2010 * Diritti, Economia, Internet, Media * 0 commenti

Via Vittorio Bertola

Mi ha molto colpito una notizia che ancora non è arrivata sui grandi media e sospetto che non ci arriverà mai, e che è uscita soltanto qui. In pratica, nella notte dell’11 novembre, Youtube (cioè Google) avrebbe effettuato un vero e proprio “crackdown” sui video che contenevano spezzoni di trasmissioni Mediaset, su richiesta della stessa. Non solo tutti questi video sarebbero stati rimossi, ma molti degli account ad essi associati sarebbero stati chiusi, rimuovendo tutti i loro video.

A prima vista uno potrebbe dire “chi se ne frega”: non esiste un diritto costituzionale a riprodurre spezzoni di Grande Fratello su Youtube. Leggendo in giro, però, si trovano racconti di situazioni ben diverse: l’eliminazione avrebbe riguardato anche spezzoni di telegiornali utilizzati in base al diritto di cronaca che la legge italiana comunque tutela, per informare o per commentare il taglio editoriale del telegiornale stesso. L’eliminazione avrebbe riguardato anche video che Mediaset stessa, anni fa, aveva messo liberamente a disposizione degli utenti per lo scaricamento dai suoi siti (non si sa con quale licenza).

Ma il problema più grave si verifica per chi magari aveva un solo video contenente estratti da trasmissioni Mediaset, ma si è visto chiudere l’account, eliminando decine e decine di video autoprodotti perfettamente legittimi. E’ il caso dei Powerillusi, una delle storiche band indipendenti di Torino, il cui canale è stato completamente cancellato senza preavviso. Anche disponendo di una copia di riserva del materiale, il danno è enorme: oltre alle giornate perse per caricare il materiale, i filmati spesso sono linkati ed embeddati in centinaia di siti, nei quali non risulteranno più disponibili.

Google è legalmente obbligata a rimuovere da Youtube i filmati che violano il copyright di qualcuno, se questo glielo segnala; e capisco la difficoltà di una azienda a cui Mediaset ha già chiesto 500 milioni di euro di danni. Tuttavia, non sono affatto obbligati ad andare oltre; quella di inserire nei termini del servizio una clausola che permette di chiudere l’account dopo un certo numero di segnalazioni è una loro precisa scelta politica, come lo è quella di avvalersene a tappeto come appena accaduto, senza riguardo per la libertà di comunicazione dei loro utenti, magari solo per risparmiarsi il tempo e il costo di fare un lavoro di fino. Esiste una procedura di appello; vedremo se funziona. Resta il fatto che, nel dubbio, Youtube preferisce schierarsi dalla parte dei grandi media invece che da quella dei suoi utenti, abbondando con l’eliminazione preventiva.

Vi è dunque un chiaro problema, specialmente per noi che usiamo la rete per controinformare: possiamo fidarci di Youtube? Chi ci garantisce che domani mattina tutti i video di Tony Troja non spariranno di botto, visto che sicuramente ce n’è almeno uno con dentro qualche secondo di trasmissione Mediaset? Il problema non riguarda solo Youtube; anche Facebook rimuove note e video su segnalazione, senza andare tanto per il sottile.

Forse se ci fosse scappato il morto due righe se le sarebbero spese

* 17 novembre, 2010 * Blog, Italia, Media, Pensieri * 2 commenti

Paola Caruso ha fermato il suo sciopero. Possiamo passare dall’emergenza all’analisi dei fatti. Ad esempio il silenzio assordante e devastante della stampa italiana sulla notizia

Via Massimo Mantellini

I giornalisti si sa, sono come i blogger. Ogni volta che possono parlano di loro stessi. Se potessimo alleggerire le pagine dei quotidiani e dei settimanali dalle interessantissime diatribe fra direttori, editorialisti, corsivisti e recensori vari ci sarebbe da salvarci mezza Amazzonia. A meno che non ci sia da discutere degli aspetti meno edificanti della professione, come per esempio del caso di una giornalista precaria che sta facendo lo sciopero della fame. Perchè in quel caso la notizia diventa immediatamente flebile e senza interesse e non merita le pagine di carta o il prezioso spazio di uno dei 400 aggettivi che ogni sera Mentana dedica a se stesso.

Via Stampacadabra

Prendere le parti della giornalista o dimostrarsi ostile è un esercizio formale che rimane tale se si è in inferiorità di dettagli precisi e conferme puntuali per argomentare le varie tesi. Se volessimo sforzarci di fornire un giudizio, è inutile ribadire quanto il precariato mini la stabilità dei giovani lavoratori, in perenne e raffazzonato equilibrio che non consente visioni lungimiranti. Certo, parlare di sfruttamento potrebbe essere eccessivo, così come mettere in discussione la buona fede della Caruso, nonostante non ci venga riferito da altri sulle sue qualità, se davvero meritasse il posto a cui ambisse. Piuttosto, è inquietante notare come nessuna testata nazionale, di quelle che affollano l’edicola, abbia dedicato due righe due alla vicenda, neppure quotidiani da sempre più attenti di altri (come Il Fatto Quotidiano) hanno dato spazio al suo appello. Quando si dice, spirito di collaborazione.

Prima ti bombardano il rene sbagliato, poi scompare la tua cartella clinica

* 17 novembre, 2010 * Diritti, Pensieri, Piemonte * 0 commenti

Paolo Accossato su Lastampa.it

Nove anni fa era stato sottoposto al bombardamento dei calcoli al rene sbagliato. Mentre le onde d’urto colpivano a destra, la dottoressa ripeteva perplessa: «Ma dove sono questi calcoli? Io non li vedo».  Malgrado ciò il medico procedette: mille e 500 colpi «sparati» al rene sbagliato per triturare grumi che non c’erano. Oggi, la goccia ha fatto traboccare il vaso: la cartella clinica di quell’intervento sbagliato è sparita. Più nessuna traccia, ammettono in ospedale. Il doppio caso finirà in mano a un avvocato.

Gian Carlo Rizzi ha 70 anni. Pensionato, abita a Torino, quartiere Mirafiori: «Era il 15 gennaio del 2001 – ricorda -, notai sangue nelle urine, il medico di famiglia mi prescrisse una serie di esami, un’ecografia all’addome, e si scoprì che nel rene sinistro avevo due calcoli di circa 8 millimetri di diametro. “Da togliere subito”, disse il dottor Ferrando, primario (oggi in pensione, ndr) dell’Urologia ospedaliera alle Molinette, dove avevo fatto la visita. Dopo otto mesi passati fra analisi e attese si decise di bombardare il rene per sbriciolare i «sassolini», ma «la dottoressa che utilizzò il litotritore – racconta sempre Rizzi – colpì per circa 20 minuti il rene sano anziché quello malato».

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Apple: il maggior pericolo alla libertà di internet

* 17 novembre, 2010 * Computer, Diritti, Internet * 1 commenti

Via Slashdot

“Columbia law professor Tim Wu, who coined the term ‘net neutrality,’ now says that Apple is the company that most endangers the freedom of the Internet. Wu recently published the book The Master Switch: The Rise and Fall of Information Empires, in which he details what he calls ‘information empires’ such as AT&T, NBC, Facebook, and Google. He told The New York Times, ‘It’s largely a story of the American affection for information monopolists and the consequences of that fondness.’ When asked whether the Internet could similarly be controlled by large companies, he told the Times: ‘I know the Internet was designed to resist integration, designed to resist centralized control, and that design defeated firms like AOL and Time Warner. But firms today, like Apple, make it unclear if the Internet is something lasting or just another cycle.’ Asked which companies he feared most, Wu replied: ‘Right now, I’d have to say Apple.’”

Paola Caruso ha interrotto lo sciopero della fame

* 17 novembre, 2010 * Diritti, Media, Pensieri * 1 commenti

Ora il suo testimone passa ad altri in parole e opere

Sciopero della fame, quinto giorno. Fine. Oggi interrompo la protesta. Quello che ho potuto fare l’ho fatto. Ho raggiunto il mio obbiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica, almeno per quanto riguarda la Rete e gli organi legati all’editoria. Anche se la maggior parte della stampa tradizionale mi ha ignorata, nonostante i lanci di agenzia. Chissà perché?
Adesso è arrivato il momento di andare avanti con altri mezzi e strategie diverse per far discutere di precariato. Bisogna portare a casa risultati. Come? Rivoluzionare il sistema mi pare arduo, ma si può tentare di cambiare le regole, di dare più serenità ai precari, di garantire a tutti un lavoro dal valore monetario adeguato e  sufficiente a pagare affitto e mantenimento, senza l’aiuto della famiglia.
Purtroppo precarietà non significa flessibilità. All’estero un lavoratore flessibile ha uno stipendio superiore a quello di un dipendente a contratto a tempo indeterminato, almeno per quello che ne so. Questo permette ai flessibili di tutelarsi a proprie spese, non potendo usufruire delle tutele aziendali.

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