Le tv private stritolate fra Berlusconi, controinformazione e digitale terrestre

Di   30 dicembre 2010
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Luciano Borghesan su Lastampa.it

Berlusconi ci sta uccidendo», l’Sos giunge dai responsabili delle tv piemontesi che si uniscono al coro nazionale dell’emittenza privata contro il governo. «In un sol colpo – dicono – il decreto Milleproroghe spazza via 45 milioni di euro destinati alle radiotv locali e la Legge di stabilità sottrae all’emittenza nove canali (dal 61 al 69) per destinarle a Mediaset, Rai, Telecom e Sky».

E’ la rivolta di televisioni storiche verso chi si affermò in nome della «libertà d’antenna» contro il monopolio Rai: «Il gruppo Mediaset di Berlusconi persegue da tempo un disegno che prevede il nostro annientamento – avverte Davide Boscaini, da trent’anni impegnato con Quartarete -: Striscia la notizia e le Iene hanno fatto a gara per minare la credibilità delle nostre emittenti, con inchieste su aste, televendite, cartomanti, denunciando truffe, vero, ma senza mai evidenziare che certi personaggi erano diventati tali grazie a trasmissioni nazionali di Rai e Fininvest. Hanno generalizzato, e noi abbiamo perso gli introiti pubblicitari anche di chi non c’entrava con Vanna Marchi e simili. Poi il passaggio al digitale, che a noi non serviva, ora i tagli, la retrocessione a canali che si trovano sul telecomando in collocazioni inarrivabili, l’impossibilità di coprire con il segnale l’intero Piemonte, a causa della suddivisione delle regioni in più aree tecniche. Ci stanno macellando».


Frt e Aeranti Corallo, gruppi che riuniscono le emittenti locali, hanno abbandonato l’associazione DGTVi costituita con Rai, Mediaset, Telecom, DFree per lo sviluppo della tv digitale. Il presidente Frt, Maurizio Giungo, e il fiduciario per il Piemonte, Mauro Lazzarino, editore di Grp, puntano il dito sul conflitto di interessi di Berlusconi: «Mediaset è al contempo azienda monopolista e Governo, pare aver deciso di chiudere in modo preventivo e definitivo il pluralismo televisivo, a favore di un dominio informativo assoluto». Piero Manera, presidente di Retesette, rincara: «Mediaset una volta suggeriva le leggi, ora le scrive». Con Telestudio, Telesubalpina, Telecupole, Videogruppo, Primantenna, Telecity e altre sono allo studio varie iniziative: ricorsi al Tar, incontri con l’Agcom, con commissioni del senato, ministeri, partiti. Sarà realizzata una serata trasmessa su tutte le tv per informare il pubblico della grave situazione.