Basta fare bene le cose e queste funzionano: altro che crisi dell’informazione

Peter Gomez su IlfattoQuotidiano

Il meglio deve ancora venire: archiviato il 2010 l’unica promessa che ci sentiamo di fare è questa. Come sono andate per noi le cose, del resto, lo sapete già: sono andate bene. L’avventura de Il Fatto Quotidiano, con le sue oltre 100.000 copie giornaliere, e quella de ilfattoquotidiano.it, con i suoi 250milia utenti unici che a volte superano abbondantemente i 300.000, dimostra che non ci eravamo sbagliati. Davvero in Italia, anzi sopratutto in Italia, c’era spazio per un’impresa editoriale che avesse un unico fine: scrivere tutte le notizie che i suoi giornalisti erano in grado di trovare.

In questi mesi si è parlato spesso di crisi dei media, della carta stampata che verrebbe uccisa da Internet, di giornali costretti a licenziare o a mettere in cassa integrazione i colleghi. Nessuno, o quasi, si è invece posto una domanda semplice, semplice: perché un lettore o un navigatore dovrebbe scegliere un quotidiano o un sito internet piuttosto che un altro?

Beh, noi questa domanda ce la siamo posta già due anni fa quando, grazie ad Antonio Padellaro e Giorgio Poidomani, fondammo Il Fatto. E la risposta fu univoca: un giornale viene scelto per conoscere qualcosa (sia essa una notizia o un’opinione) che non si sa. Una considerazione quasi lapalissiana che però, in un periodo caratterizzato da quotidiani e siti Internet tutti uguali tra loro (o condizionati dalle proprietà), diventa in qualche modo rivoluzionaria.

Inutile girarci intorno: è questo il principale motivo per cui il 2010 è stato per noi un buon anno. I lettori e navigatori, anche quando non sono d’accordo con noi, si rendono conto di come da queste parti ci sia sempre qualcosa che gli altri non dicono. Sanno che, anche quando sbagliamo, lo facciamo solo per colpa nostra e con la nostra testa, e non perché un editore o un inserzionista ci ha condizionati.

Essere liberi, però non basta. L’edicola, gli abbonamenti e (speriamo in futuro) anche un po’ di pubblicità (anzi, se volete, fatevi un giro sul sito della nostra concessionaria MyAds), ci hanno messo in mano dei capitali che abbiamo il dovere di reinvestire. Come? Cercando di fare un’informazione migliore, di avere più notizie, più inchieste, più filmati e più scoop. Cercando di aumentare il numero e la qualità (già alta) dei nostri blogger e sopratutto di raggiungere il maggior numero di lettori possibile: oggi quasi 330 mila persone sono iscritte alla nostra pagina Facebook, ci piacerebbe che diventassero presto 500.000.