Mese: gennaio, 2011
La cyber guerra fra Israele e Iraq
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The Dimona complex in the Negev desert is famous as the heavily guarded heart of Israel’s never-acknowledged nuclear arms program, where neat rows of factories make atomic fuel for the arsenal. Over the past two years, according to intelligence and military experts familiar with its operations, Dimona has taken on a new, equally secret role — as a critical testing ground in a joint American and Israeli effort to undermine Iran’s efforts to make a bomb of its own.
Behind Dimona’s barbed wire, the experts say, Israel has spun nuclear centrifuges virtually identical to Iran’s at Natanz, where Iranian scientists are struggling to enrich uranium. They say Dimona tested the effectiveness of the Stuxnet computer worm, a destructive program that appears to have wiped out roughly a fifth of Iran’s nuclear centrifuges and helped delay, though not destroy, Tehran’s ability to make its first nuclear arms.
“To check out the worm, you have to know the machines,” said an American expert on nuclear intelligence. “The reason the worm has been effective is that the Israelis tried it out.” Though American and Israeli officials refuse to talk publicly about what goes on at Dimona, the operations there, as well as related efforts in the United States, are among the newest and strongest clues suggesting that the virus was designed as an American-Israeli project to sabotage the Iranian program.
In recent days, the retiring chief of Israel’s Mossad intelligence agency, Meir Dagan, and Secretary of State Hillary Rodham Clinton separately announced that they believed Iran’s efforts had been set back by several years. Mrs. Clinton cited American-led sanctions, which have hurt Iran’s ability to buy components and do business around the world.
The gruff Mr. Dagan, whose organization has been accused by Iran of being behind the deaths of several Iranian scientists, told the Israeli Knesset in recent days that Iran had run into technological difficulties that could delay a bomb until 2015. That represented a sharp reversal from Israel’s long-held argument that Iran was on the cusp of success. The biggest single factor in putting time on the nuclear clock appears to be Stuxnet, the most sophisticated cyberweapon ever deployed.
La registrazione del discorso di Fassino al Lingotto
La registrazione integrale del discorso con cui Piero Fassino questa mattina ha presentato al Lingotto la sua candidatura a sindaco di Torino.
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Su Twitter gli aggiornamenti dal Lingotto durante la presentazione della candidatura
Si torna a far soldi con l’ iPad. O no
La tavoletta ridarà agli editori la speranza di tornare a far cassa con l’ informazione? Se Ken Doctor (NiemanLab) sostiene che la ‘’rivoluzione dell’ iPad è ormai imminente’’ e le proiezioni per il 2011-2012 parlano di 70 milioni di unità vendute solo negli Usa, qualcuno comincia a chiedersi: da dove viene il tempo dedicato alle tavolette? Se la migrazione fosse troppo rapida ci sarebbe il rischio di scompensi a livello economico per gli editori dei giornali, poiché le entrate digitali non rappresentano più del 16 % degli introiti complessivi – Non appena il tablet avrà terminato la prima fase di penetrazione e la pubblicità ne avrà invaso ogni angolo (performance advertising, marketing diretto iper-personalizzato, social marketing, offerta di coupon geo-targettizzati ecc.), i prezzi delle inserzioni crolleranno; ma quando, quanto velocemente e a che livello di stabilità? – Intanto come segnala Frédéric Filloux i magazine adattati all’iPad stanno fallendo la propria missione, e a soli sei mesi dall’entusiasmo iniziale, l’umore sta già volgendo al grigio – D’ altra parte, chiedere ad un consumatore digitale di pagare lo stesso prezzo per un prodotto elettronico dal vantaggio discutibile è una cattiva idea: intanto perché evidenzia l’attitudine degli editori di voler comunque continuare a difendere il cartaceo. E poi perché rivela una tendenza a cedere alla pressione finanziaria a breve termine – E produce due conseguenze pericolose: innanzitutto, scoraggia la vera innovazione; in secondo luogo, favorisce i cosiddetti pure player, liberi dal fardello del passato – Insomma, la situazione (come al solito) è molto complicata
Torino, il giorno dopo il referendum
Stefano Parola su Repubblica.it
La Politica e una parte del sindacato esultano alla vittoria del sì al referendum di Mirafiori. E mandano un messaggio a Sergio Marchionne: dopo il “sì” della fabbrica ora tocca a lui rendere reali le promesse. Primo fra tutti, il presidente del Piemonte Roberto Cota: “Adesso – dice – bisogna vigilare su investimenti e aumenti di posti di lavoro”. E aggiunge: “È un segnale incoraggiante in un contesto in cui è necessario remare tutti nella stessa direzione. Incontrerò Marchionne, come ho già fatto diverse volte nell’ambito dei rapporti istituzionali. È una persona affidabile”.
Dunque, il governatore è pronto a fare la sua parte. Mentre le tute blu di Mirafiori si preparano a un lungo stop. Martedì una parte dei 5.500 sarà di nuovo in fabbrica, mentre mercoledì e giovedì tornerà sulle linee una parte più consistente. Venerdì varcheranno i cancelli solo gli addetti alla produzione della MiTo e poi non si sa, perché la Fiat non ha ancora dato comunicazioni ufficiali. L’unica certezza è che il 14 febbraio lo stabilimento si fermerà del tutto e scatterà un periodo di cassa integrazione straordinaria che durerà un anno. Per questo l’assessore regionale, Claudia Porchietto dice che “Regione e Provincia dovranno adoperarsi affinché questo anno di stop funga da opportunità per formare in modo adeguato i lavoratori”. E dell’esito del referendum dice che “è stata una vittoria oserei dire meramente tecnica che, pur svelando alcune ombre sulla capacità di Torino a guardare avanti, è un primo punto di partenza. Ora starà alla Regione e alle parti sociali far sì che la fiducia in Fiat sia garantita da un piano industriale serio e puntuale”.
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Di capitale importanza
Un libro ‘per capire che Torino è molto diversa da quella che si vuole raccontare
Torino non sta mai ferma; anzi, secondo uno slogan di successo è always on the move. I cambiamenti avvenuti negli ultimi anni in termini di infrastrutture, composizioni sociali, politiche urbane, lavoro ed economia sono lì a dimostrarlo e sono evidenti anche a chi non ha familiarità con il capoluogo subalpino. E, a un livello meno tangibile, sono cambiate anche le immagini e i discorsi sulla città: l’enfasi sul potenziale turistico, sulla cultura, sull’internazionalizzazione, sull’economia innovativa e su una certa specificità della politica costituisce per molti versi una novità per Torino.Il libro si interroga, utilizzando le prospettive di analisi della geografia urbana, sui cambiamenti nell’immaginario della città e indaga quindi alcuni dei più diffusi stereotipi riferiti al capoluogo piemontese: all’alba del nuovomillennio, come si è trasformata l’immagine della prima capitale d’Italia e della città dell’industria, dei santi, delle politiche sociali, della fiat e delle grigie periferie dormitorio?
Obituary: Mick Karn
Scopriamo da Luca Sofri che è morto a inizio gennaio Mick Karn il bassista di quello straordinario capolavoro che sono stati i Japan
Il ricordo di David Silvian, leader del gruppo inglese
Several months after having been diagnosed with terminal cancer mick finally succumbed to the illness at 4.30pm on 4th January 2011 at his residence in Chelsea, London. He is survived by his wife Kyoko, and his son Metis. May his suffering be at an end, may he find eternal peace. Donations may still be made in support of his family here
Twitter e la rivolta in Tunisia
Even yesterday, it would have been too much to say that blogger, tweeters, Facebook users, Anonymous, and Wikileaks had “brought down” the Tunisian government, but with today’s news that the country’s president Zine El Abidine Ben Ali has fled the country, it becomes a more plausible claim to make.
Of course there was more to such demonstrations than some new technology. An individual act of desperation set off the last month of rioting, as a college-educated young man set himself on fire after police confiscated his unlicensed fruit and vegetable cart. Tunisia’s high unemployment rate, rampant corruption, and rising food prices added to the anger at Ben Ali’s 20+ year rule.
People risked their lives in the street, with some getting a bullet for their troubles, but the Internet played a significant role in organizing these protests and in disseminating news and pictures of them to the world.
After the worst unrest in his reign, Ben Ali this week promised not to run for “election” again and to give the country a free press and the right to assemble. He fired his cabinet. It wasn’t enough; protestors sensed weakness and today they forced Ben Ali from Tunisia, fleeing ignominiously with his family for any state that would have him.
Here’s a guide to the part of this battle fought in cyberspace over the last month.
Il buco del bilancio del Comune di Torino
Loris Dadam via Il Fatto Quotidiano
Parlando con dirigenti comunali direttamente coinvolti nella definizione del bilancio risulta che la gravità del “buco” finanziario del Comune è molto più grave di quello che viene ufficialmente dichiarato ed i rischi gravissimi ormai lambiscono pericolosamente le tre voci fondamentali: personale, scuola, assistenza. La cultura, ormai, si da per persa.
Il Comune, per ripianare i bilanci di questi ultimi anni, ha già venduto quasi tutto. Sembra che resti solo la GGT. Però, anche così fosse, le coperture “una tantum” servono a coprire il buco solamente per un anno, ma non ad impedire che si riformi l’anno seguente.
Questo è il problema centrale oggi del Comune di Torino e, chiunque sarà eletto, con esso dovrà fare i conti, indipendentemente dal giudizio che viene dato sulle politiche olimpiche e post-olimpiche. Questo per dire che i candidati dovrebbero dire la verità ai torinesi e dire anche come, una volta eletti, hanno intenzione di affrontare il problema.Invece assistiamo ad una generale e generica dichiarazione di continuità con le giunte precedenti, affermazione che viene pronunciata ormai come una giaculatoria, senza alcuna analisi razionale su quello che c’è da salvare e quello che va profondamente rivisto e riformato. Il mondo, per alcuni, è cambiato solo per Mirafiori, mentre a Palazzo di Città deve restare immutabile come negli ultimi vent’anni.
La cronista che doveva raccontare l’omicidio di suo padre
La telefonata era più o meno la stessa di sempre: “C’è stato l’ennesimo omicidio questa volta a San Giorgio a Cremano in provincia di Napoli; te ne occupi tu?”. Non era certo una novità per Mary Liguori ricevere richieste del genere. Chi come lei si occupa di cronaca nera nell’hinterland campano sa qual è il primo comandamento del buon cronista: se l’omicidio chiama, il nerista risponde e soprattutto parte. Il luogo del misfatto diventa lo spazio necessario entro cui muoversi per raccogliere informazioni, osservare, annusare, ricostruire. Se a questo aggiungi che omicidi e regolamenti di conti nelle terre di camorra sono all’ordine del giorno il quadro si completa.
Si potrebbe definire come l’ordinaria prassi del giornalista di guerra. E così anche ieri, ricevuta “l’imbeccata”, Mary ha preso macchina fotografica e taccuino in direzione via San Giorgio Vecchia. Una via che lei, nata e cresciuta a San Gregorio a Cremano, conosce molto bene. Proprio lungo quella strada ha l’officina meccanica il papà Vincenzo. Questione di attimi, la paura che prende il sopravvento, una domanda che diventa un timore: è mio padre? La redazione che chiama e la invita a tornare a casa: “Ce ne occupiamo noi, lascia stare”. I carabinieri e poliziotti della zona la conoscono e sanno già che uno dei morti la riguarda. Al telefono, quindi, rimangono sul vago, preferiscono non comunicarglielo subito. Mary però capisce, c’è il padre coinvolto. Prima spera che sia solo un ferimento, poi però se lo trova davanti: suo padre, Vincenzo Liguori, è morto sul colpo, freddato da un colpo al torace. La sua colpa? Aver visto qualcosa che non doveva vedere: un omicidio a pochi passi dalla sua officina. Alla camorra un testimone scomodo non poteva scappare. A Mary rimarrà il ricordo del padre e forse un desiderio; lottare dentro la guerra di camorra usando l’unica arma che lei possiede: la parola scritta.
16 gennaio, 2011






















