Può il giornalismo locale nutrire il nostro immaginario raccontando onestamente la realtà, in diretto contatto con le comunità locali? Possono i giovani autori di videonews imparare dalla realtà e dal rapporto onesto con la realtà che i giornali locali cercano di instaurare (restaurare) insieme con il pubblico, piuttosto che contro il pubblico di massa, raccolto a furor di audience? Potranno infine questi ultimi inserirsi nel circuito della ricerca sociale e della narrazione documentale, con le proprie opere di maggior respiro?
Possiamo immaginare, nell’epoca del digitale, una costruzione collettiva, interattiva, dell’immaginario (una interpretazione della realtà) e della nostra coscienza di cittadini e di abitanti del pianeta? Possiamo immaginare un nuovo modello di media, digitale, interattivo e focalizzato sulla realtà e sulle reti reali, un media che riparta da dove il cinema sociale aveva lasciato il posto alla televisione di massa?
Dopo le parole di Marchionne sulla fusione con Chrysler e il trasferimento della sede negli Usa, e dopo la relativa marcia indietro, ora l’idea è diventata quella di più centri direzionali in Europa, Stati Uniti, Brasile e, forse, Asia. Intanto a Torino da tempo si parla dello smantellamento del più importante stabilimento dell’azienda, quello di Mirafiori. Allo studio anche l’ipotesi di un museo della storia della casa automobilistica, sul modello di quelli costruiti da Bmw e Volkswagen. Del resto, nel 1991, qui si producevano 4.000 auto al giorno, oggi 250 e parte dei parcheggi sono stati già trasformati in case.
Adriano Celentano, ogni tanto, manda un suo scritto al Corriere. Non sempre siamo d’accordo con lui. Ma la libertà dell’artista, specie di questi tempi, è sacra ed è sempre una ventata d’aria fresca. Per fortuna. È un colloquio con Beppe Grillo su temi d’attualità. Grillo non è mai stato tenero con noi. Ma anche la sua libertà qui è rispettata. Quando sento che il mio cellulare squilla, mi viene spontaneo rispondere senza guardare chi è che chiama. Claudia infatti mi rimprovera sempre: «Ma perché non guardi prima di rispondere?». Ha ragione, ma il mio è quasi un riflesso condizionato. Al primo squillo, a volte anche prima del primo squillo, è come se una scossa elettrica mi scaraventasse sul piccolo mostro per gridare con forza: «Pronto, chi è che parla?!?». «Ciao Adriano. Sono Beppe!». «Ah, ciao Beppe!». Era Grillo. Sì ogni tanto ci sentiamo per scambiare due chiacchiere sul mondo. Del resto l’Europa l’avevamo già trattata quando mi invitò nella sua casa al mare.] Adriano Celentano, ogni tanto, manda un suo scritto al Corriere. Non sempre siamo d’accordo con lui. Ma la libertà dell’artista, specie di questi tempi, è sacra ed è sempre una ventata d’aria fresca. Per fortuna. È un colloquio con Beppe Grillo su temi d’attualità. Grillo non è mai stato tenero con noi. Ma anche la sua libertà qui è rispettata.
As part of the deal, Huffington Post Co-founder Arianna Huffington (pictured here)–who was derided by some when she co-founded the left-leaning site in 2005 with investor and well-known communications exec Kenneth Lerer–will become president and editor-in-chief of the Huffington Post Media Group within AOL.
The deal was signed late this afternoon and the boards of directors of each company and shareholders of the Huffington Post have approved the transaction.
Hackers have repeatedly penetrated the computer network of the company that runs the Nasdaq Stock Market during the past year, and federal investigators are trying to identify the perpetrators and their purpose, according to people familiar with the matter. The exchange’s trading platform—the part of the system that executes trades—wasn’t compromised, these people said. However, it couldn’t be determined which other parts of Nasdaq’s computer network were accessed.
Investigators are considering a range of possible motives, including unlawful financial gain, theft of trade secrets and a national-security threat designed to damage the exchange. The Nasdaq situation has set off alarms within the government because of the exchange’s critical role, which officials put right up with power companies and air-traffic-control operations, all part of the nation’s basic infrastructure. Other infrastructure components have been compromised in the past, including a case in which hackers planted potentially disruptive software programs in the U.S. electrical grid, according to current and former national-security officials.
“So far, [the perpetrators] appear to have just been looking around,” said one person involved in the Nasdaq matter. Another person familiar with the case said the incidents were, for a computer network, the equivalent of someone sneaking into a house and walking around but—apparently, so far—not taking or tampering with anything. A spokesman for Nasdaq declined to comment.
Per ora la qualità dei “contenuti” non sembra granché. Metto le virgolette perché dobbiamo intenderci sul significato della parole (ne parliamo oltre). Vediamo nei prossimi giorni/settimane/mesi che cosa riuscirà a fare la redazione di 100 giornalisti assemblati ad hoc. Riuscirà a fornire contenuti che si differenzino abbastanza da ciò che c’è già in giro, sia sul web sia sulle applicazioni iPad? Non sono sicuro, ma vale la pena di aspettare.
Una delle “sorprese” dell’applicazione è appunto la possibilità di “condividere” con amici anche non abbonati al Daily i singoli contenuti. Per far questo gli articoli (corredati dai video ma, sembra, non dalle foto) hanno comunque un loro indirizzo web. Non era scontato, sembrava anzi che l’ideologia del “giardino chiuso” a pagamento (vedi l’esperimento del paywall del Times di Londra proposto dallo stesso Murdoch), trovasse nell’iPad il luogo “ideale” per svilupparsi. Non è stato così.
La scelta avviene in modo totalmente consapevole. Il direttore Jesse Angelo ha detto esplicitamente: “Per le pagine dell’applicazione che ce lo consentono, creiamo le relative pagine HTML. Queste pagine si trovano libere sul web – possono essere condivise, possono essere ricercate, le potete trovare … Sappiamo che ci sono miliardi di altre persone che condividono contenuti sul web e noi vogliamo essere parte di questo“.
Dunque non si tratta di “stupidità”, né di ingenuità, bensì di una deliberata scelta strategica. Evidentemente i giornalisti del Daily e il loro editore sono consapevoli che un giornale non è fatto solo dei lettori che pagano per averlo, ma anche (e prima di tutto) dall’influenza sociale che riesce a esprimere. Un prodotto completamente “chiuso” può anche ottenere dei risultati decenti in termini puramente finanziari, ma rischia di perdere in termini di influenza sociale — che è almeno un buon 50% della mission di un’impresa giornalistica, cioè di un’impresa il cui successo non può essere misurato solo in termini di resa economica rispetto alla quale i prodotti siano fungibili.
Ma, dice qualcuno, così si nega la ragione stessa del prodotto a pagamento. Non è detto, non è detto per niente. Dipende da che cosa pensiamo di stare vendendo.