Il Consiglio dell’’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, nella sua riunione odierna, ha approvato a larghissima maggioranza (7 voti a favore, un astenuto e uno contrario) uno “schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”. Il provvedimento sarà sottoposto a consultazione pubblica, della durata di 60 giorni dalla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, con l’obiettivo di acquisire tutte le proposte e le osservazioni dei soggetti interessati e di consentire così un’occasione aggiuntiva di confronto puntuale sul testo.
Lo schema di regolamento è stato infatti rielaborato a seguito della consultazione pubblica sui “lineamenti di provvedimento” che ha visto la partecipazione di 55 soggetti in rappresentanza, a vario titolo, delle
diverse comunità e gruppi di interesse.
“Secondo voi si può ottenere un risultato valido per capire l’uso del cellulare da parte dei teenager pescando da un campione di 500 giovani (americani) che usano i Social Network. Mah, a me sembrano pochi ma, se volete scoprire comunque i risultati, ecco quanto è emerso dalla ricerca di lab42 (l’infografica completa la trovate alla fonte).
Partiamo dalla classica diatriba: “verba” vs “scripta”: i giovani USA sembrano preferire la parola scritta e gli SMS vincono sull’uso del cellulare con grande vantaggio rispetto alle chiamate, 71% contro 21%. Andando a analizzare quanto si parla al telefono, metà della torta è occupata dalle conversazioni tra gli 0 e i 30 minuti e c’è un 13% che supera i 60 minuti al giorno.
Interessante anche il dato degli SMS: il 45% degli intervistati manda almeno 30 SMS al giorno…ma ero solo io che da teenager facevo economia (a parte durante le vecchie summer card dove volavano messaggi a caso)?
L’appena creato account Twitter @LulzStorm ha divulgato i link BitTorrent a un archivio contenente dati personali di studenti e professori di diverse università italiane.
…
“Italiani – si legge nel comunicato di LulzStorm – come potete affidare i vostri dati a tali idioti? È uno scherzo? I loro siti sono pieni di debolezze. Cambiate password ragazzi; cambiate concetto di sicurezza, università. Avremmo potuto rilasciare molto di più, avremmo potuto distruggere db e reti intere. Siete pronte per tutto questo?”
Avete un account Twitter? Bene: diventate follower di @ScuolaHolden. Poi scrivete una storia, in quello spazio lì: 140 battute. Per inviarcela, basta menzionarci oppure un hashtag, certo: ne abbiamo individuato uno, che magari non vi occupa troppo spazio:
#sinossi.
E la risposta alla domanda: “Perché proprio #sinossi?” è che ci piaceva questa parola per il suono, mica per finezze stilistiche. E perché dal dizionario, la sua definizione è:
Dal lat. tardo syno°psi(m), che è dal gr. sy/nopsis “sguardo d’insieme”, comp. di sy/n- ‘sin-’ e ópsis ‘vista’s. f. esposizione sintetica e sistematica di una materia.
Say goodbye to the Picasa and Blogger names: Google intends to retire several non-Google name brands and rename them as Google products, Mashable has learned.
The move is part of a larger effort to unify its brand for the public launch of Google+, the search giant’s social initiative.
Blogger and Picasa aren’t going away, of course — they’re two of Google’s most popular products. Instead, according to two sources familiar with the matter, Google intends to rename Picasa “Google Photos” and Blogger will become “Google Blogs.” Several other Google brands are likely to be affected, though our sources made it clear that YouTube would not be rebranded. The technology giant shut down Google Video, its failed web video service, in May.
Secondo Piero Fassino Torino per cambiare dovrà affrontare dieci sfide che utilizzeranno quattro motori Le sfide
1.restituire dignità e certezze al lavoro, insidiato dalla precarizzazione e investito da un’accelerata trasformazione delle relazioni sindacali e dal venire meno dei sistemi di garanzia del welfare;
2.l’allungamento dei tempi di vita, l’innalzamento dell’età media della popolazione e la vitale dinamica socio-demografica generata dai flussi migratori di una città che già oggi ospita il 15% di cittadini stranieri;
3.la nuova realtà oggettiva e soggettiva dei giovani che dubitano del loro futuro e un patto generazionale che ne rilanci la centralità fin dall’infanzia;
4.la competitività, intesa anche come competizione complessa tra sistemi socio-economici e tra territori;
“Giornalista precario”, è così che vuole essere chiamato Giuseppe Manzo per sfatare il mito che vede il giornalismo professionistico come un miraggio irraggiungibile, come uno status che, una volta ottenuto, permetta di accedere al benessere economico e ai vantaggi di una “casta protettrice”.
…
La sua prima opera: Scripta (pubblicata dalla casa editrice CentoAutori), è più un diario che un libro (per sua stessa ammissione e come si legge nel sottotitolo “Diario clandestino di un giornalista precario”). Il testo è composto da dodici capitoli, ognuno dei quali rappresenta un’esperienza dell’autore: un’autobomba misteriosa nel centro di Napoli, un quartiere che assale una baraccopoli, le proteste per l’inaugurazione di una discarica; un breve compendio di quello che è avvenuto nella nostra città nel 2008. Tutto per giungere ad un solo obiettivo: far comprendere la difficoltà della maggioranza dei precari di “arrivare alla fine del mese”.
Insomma, ad essere inquietante non è un provvedimento che probabilmente (anche) questa volta verrà disinnescato. È inquietante il fatto che la manifesta indifferenza di gran parte degli utenti della Rete, inconsapevoli dei loro diritti e del rischio di perderli, è un segnale forte e chiaro per chi un giorno questi diritti volesse davvero attaccarli. Oggi è un regolamento dell’AGCom, domani non sappiamo quale potrebbe essere lo strumento per limitare la libertà della Rete. Ciò che sappiamo è che chi volesse proporlo sa che potrebbe farlo senza sollevare troppo rumore.
In rosso i riferimenti a Tamarreide, in blu quelli ad Agcom
Ciò che sappiamo, in ultima analisi, è dove sono gli utenti mentre si discutono le sorti della libertà in Rete. Delle loro libertà. Ce lo dicono i trending topic di Twitter: a parlare di Hanna Montana e di Ciao Darwin. Ce lo dice Google Trend: a cercare “Tamarreide”. E viene il dubbio – parafrasando Andreotti – che difendere la libertà della Rete in Italia non sia difficile: sia inutile.