Mese: dicembre, 2011
Il futuro incerto di Firefox senza il contributo economico di Google
It hasn’t been a good year for Mozilla and its flagship product, the Firefox browser. Firefox continues to lose share to Google Chrome. Statistics from Net Market Share show the decline, with Firefox plunging from 25% to 22% and Chrome rising from under 5% to more than 18% during the last two years.
Firefox is now on an accelerated development schedule that has alienated enterprise customers. One of its key managers, Mike Shaver, left in September. How important was he to the developers? The current version of the Firefox road map still includes a big bold TODO item under the “How to ship faster” heading:
And the deal with Mozilla’s biggest financial backer is in question. A search partnership with Google has historically been Mozilla’s greatest source of income. In its most recent financial statement, prepared in August and published recently online, the Mozilla Foundation won’t even mention Google’s name:
Read more »
Obituary: Socrates
E’ morto Socrates per essere precisi Socrates Brasileiro Sampaio De Souza Vieira De Oliveira.
Così lo racconta Darwin Pastorin
Il dottor Socrates, oggi, a San Paolo del Brasile, gioca a pallone soltanto con gli amici («sempre più rari, sempre più cari», per dirla con Giovanni Arpino): si dedica, piuttosto, a curare i bambini poveri e a mettere alla gogna il pallone degli affari e degli scandali dalle colonne della prestigiosa rivista «Placar». Socrates è stato, nel variegato circo calcistico, un personaggio unico. Un libero pensatore, un filosofo, un uomo schierato a sinistra. Quando giocava nel Corinthians paulista fu il principale artefice della “democrazia corintiana”: il primo tentativo di gestire una squadra in maniera sindacale, collettiva. A decidere la formazione erano i giocatori, riuniti in assemblea. Socrates giocava al football in maniera strepitosa: alto, magro, aveva nel colpo di tacco la sua specialità. Un quotidiano brasiliano titolò a nove colonne: “Ecco il tacco che la palla chiese a Dio”. Nel mundial di Spagna dell’82, nella fatidica sfida del Sarrià contro gli azzurri del rinato Pablito Rossi, realizzò una rete a Zoff. Alla fine, disse soltanto: «E’ una sconfitta, non un dramma. I drammi nella vita sono altri». E parlò delle favelas, dei bambini e delle bambine di strada, del “sertao” (la zona incoltivabile del Nordeste).
L’Italia la terra del giornalismo servile
L’Italia è un Paese abituato al giornalismo servile. E i pochi professionisti coraggiosi che si lanciano in inchieste o critiche fuori dal coro, finiscono per diventare vittime delle vendette politiche. Lo pensa Milena Gabanelli che, ospite di ’24 Mattino’ in vista della ripresa del suo programma Report, da domenica 23 ottobre in onda su Raitre, ha detto: «La cultura del Paese, vale per i politici ma anche per l’imprenditoria, è di avere a che fare con un giornalismo servile, sono abituati a essere coccolati. Se non avviene, i politici si vendicano».
In Italia «non si accetta un certo giornalismo di critica e di inchiesta», ha spiegato. «Per alcuni politici che vengono smascherati è una cosa più forte di loro: se possono poi si vendicano».
La giornalista è anche tornata sulla questione della tutela legale al programma, che dopo un lungo periodo di stallo, le è stata accordata dal Cda della Rai. «Qualcuno usa questo pretesto della tutela legale. Ma poi tutto si supera, basta rimanere fermi come dei ramarri. L’azienda ha tutto il diritto di scegliere quali programmi mandare in onda e quali no, ma Report può andare in onda solo se l’azienda ne condivide i rischi».
La sentenza “Internet non è stampa” spiegata
Ancora una volta un caso di diffamazione online e ancora una volta una sentenza che si occupa dell’applicabilità della legge stampa in materia di diffamazione alle testate telematiche. La Cassazione, stravolgendo quanto deciso dai giudici di primo grado e di appello bolognesi, ha statuito che al direttore responsabile di un periodico non si può applicare il reato previsto dall’articolo 57 del codice penale. Si tratta di una particolare figura di reato che può essere commessa solo da soggetti che rivestono una particolare qualifica: quella del direttore o del vice direttore responsabile. La responsabilità di tali soggetti può aversi nel caso in cui omettano di controllare i contenuti delle proprie testate e attraverso tali contenuti, come nel caso della diffamazione, siano commessi reati. Oggetto della statuizione della Suprema Corte, dunque, non è il reato di diffamazione, ma la possibilità di considerare responsabile la gerenza di una testata per avere omesso di controllare commenti inseriti dai lettori che si sono rivelati diffamanti
Toto direttori di fine stagione (2)
Lettera 43 rilancia e aggiorna l’evoluzione del toto direttori
Nel mondo del giornalismo, si sta muovendo vorticosamente la giostra dei direttori. Il direttore della Stampa, Mario Calabresi, potrebbe sostituire presto al Tg1 Augusto Minzolini. Il nuovo governo gradirebbe infatti un terzista, un direttore di garanzia, ben voluto a sinistra, amato al centro, stimato a destra. E questo potrebbe provocare un effetto domino.
Se Emilio Fede dovesse davvero mollare a giugno – come ha promesso – al suo posto andrebbe Giorgio Mulé, che dopo l’esperienza di Studio Aperto tornerebbe volentieri dal settimanale mondadoriano Panorama al piccolo schermo. A sostituirlo, spunta il nome di Augusto Minzolini. Al Tg5 Clemente Mimun, nonostante problemi di salute, continua a restare avvinghiato alla poltrona dell’ammiraglia Mediaset.
Ma il direttore generale dell’informazione, Mauro Crippa, preferirebbe al suo posto Claudio Brachino o Salvo Sottile. Infine, al comando della Stampa, potrebbe finire Gianni Riotta l’ex direttore del Sole 24 Ore.
Toto direttori di fine stagione
Il giorno del giudizio dovrebbe essere il prossimo 6 dicembre, quando il giudice per le udienze preliminari potrebbe decidere il rinvio a giudizio di Augusto Minzolini per peculato, ovvero la questione delle spese fatte con la carta di credito aziendale. Il risultato potrebbe tradursi nell’abbandono forzato del ruolo di direttore del TG1, ma lui lo ribadisce, anche dopo la débâcle domenicale: nessuno riuscirà a cacciarmi. Nei giorni scorsi abbiamo seguito il toto-nomine, che si originerebbe proprio con l’addio di Minzolini dal telegiornale di RaiUno, ma ancora è tutto in bilico.
Scriveva ieri Repubblica che, anche nel caso di condanna, gli accordi con l’azienda proteggerebbero Minzolini: se è vero che per legge potrebbe essere destinato ad altri incarichi, il direttorissimo avrebbe l’opportunità di vagliare una probabile candidatura di corrispondente da New York o grande inviato dalle maggiori capitali europee. Rimanendo dunque in piena orbita Rai. I nomi di coloro che potrebbero sostituirlo al timone del TG1 rimangono sempre gli stessi: il più quotato rimane Mario Calabresi, ma in standby c’è anche Antonio Preziosi, ora a capo del Giornale Radio, in pole position se il cda dovesse preferire una soluzione interna. Tra le altre candidature, rimangono quella di Mario Orfeo (anche se deboluccia) e spunta pure il nome di Marcello Sorgi, ora editorialista in forza a La Stampa. Ma come si modificherebbe lo scacchiere delle poltronissime, in caso di dipartita di Minzolini?
Tra rumors, indiscrezioni e conferme, le pedine in gioco continuano a muoversi senza curarsi troppo di dove si fermeranno. E il fantapoltrone trova una moderna esplicazione su Twitter. Sabato Paolo Madron, direttore del quotidiano online Lettera43, ha elargito la propria previsione. Minzolini, come scritto da tempo, dovrebbe finire a Panorama, il newsmagazine Mondadori, nonostante sia inviso a Marina Berlusconi. Nessuna possibilità di TG5 o TG4 per l’attuale direttore del TG1, i cui posti chiave rimangono ancora blindati, perlomeno ora. Però Minzolini aveva già fatto capire che avrebbe preferito rimanere protagonista del piccolo schermo, dunque l’eventuale exit-strategy che lo porterebbe in giro per il mondo da corrispondente del TG1 diventa più che plausibile.
WordPress offrirà pubblicità per i blogger
Un’alleanza tra le società statunitensi Automattic e Federated Media, che permetterà a tutti gli utenti della celebre piattaforma WordPress di guadagnare grazie alla presenza di inserzioni pubblicitarie sui propri blog. In sostanza, il progetto WordAds prevederà l’implementazione di banner in alta qualità forniti dai più svariati marchi dell’advertising online.
“È stata negli anni una delle più frequenti richieste su WordPress.com – si può leggere in un comunicato diramato dai responsabili della piattaforma di blog – Permettere agli utenti di guadagnare attraverso la pubblicità sui propri blog. Abbiamo sinora resistito alla tentazione perché la maggior parte degli annunci osservati non è sembrata così irresistibile”.
E qui i gestori di WordPress non hanno resistito ad una vibrante stoccata nei confronti di Google, sottolineando come i meccanismi di AdSense fossero ormai diventati “tristemente” lo stato dell’arte nel campo pubblicitario. “Investite tempo e sforzi nei vostri blog e meritate più di AdSense”, si può ancora leggere nel comunicato diramato da WordPress.
5 dicembre, 2011





















