La sindrome Nimby del giornalismo italiano e i goffi tentativi di riforma dell’Ordine

Di   23 febbraio 2012
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Via il Fatto Quotidiano

In questi mesi si parla molto di liberalizzazioni, visto che il Governo Monti e l’Unione Europea stanno cercando di liberalizzare il liberalizzabile. L’inverso logico delle liberalizzazioni nel mondo del lavoro sono gli Ordini Professionali. La posizione Europea è chiara: gli ordini professionali possono esistere se è chiara la loro funzione di interesse pubblico nella società. Se sono fonti di monopoli, oligarchie, posizioni dominanti, e non servono pubblicamente, vanno sciolti o regolamentati meglio. I due recenti decreti sul tema dei Governi Berlusconi e Monti hanno suscitato un dibattito pubblico sulla funzione sociale degli Ordini e sulle implicazioni occupazionali della loro riforma, mentre all’interno dei singoli Albi professionali, oltre a organizzare degli incontri con il Governo, si stanno proponendo delle auto-riforme con l’obiettivo di farcela per il prossimo 18 agosto. Addirittura si sta organizzando per il 1 marzo un Professional Day con tanto di evento televisivo e streaming su Internet.

Di quanto sta accadendo all’Ordine dei Giornalisti si parla poco, soprattutto se ne parla poco ai cittadini, che meritano trasparenza su quelli che dovrebbero essere i loro fornitori di informazioni… ma si sa, i giornalisti non amano parlare delle loro cose in pubblico. Riservatezza o vergogna ? Ai posteri l’ardua sentenza. O forse in questo caso si tratta più della sindrome Nimby di un gruppo di professionisti – non tutti, ad essere sinceri – che per mestiere raccontano degli altri, ma non delle loro cose. Che chiedono riforme, ma che non amano essere riformati.

Alla fine, dopo molte discussioni interne, il 19 gennaio 2012 l’Ordine Nazionale dei giornalisti ha votato e rese pubbliche le “Linee Guida di riforma dell’ordinamento giornalistico“. Si tratta di una serie di proposte minimali, sostanzialmente non decisioni.

Ora, se i cittadini possono anche dire “Ce ne capisco poco”, dovrebbero essere gli stessi giornalisti, quelli seri e onesti – ne esistono ancora, e molti, anche se non sempre occupano posizioni molto visibili – a indignarsi per una non riforma del loro Ordine. Non c’è da pensare che il Governo Monti approvi per serietà queste proposte, anche perchè vanno armonizzate con quelle degli altri albi professionali. Se per errore fossero approvate, ci sarebbero dei giornalisti in grado di manifestare contro possibili obbrobri legislativi. Dopo che la loro professione è stata svuotata ed impoverita da editori e colleghi poco degni del sostantivo utilizzato, dopo che la credibilità e l’eticità del loro mestiere si è persa nella percezione dei cittadini , occorre un cambiamento forte, deciso, radicale, non un papocchio. Se no, tanto vale, come oramai si legge in giro, pensare a un decoroso autosciolgimento dell’Ordine.