Le possibilità offerte da Kinect – è innegabile – sono molteplici. Sul sito di Xbox, per esempio, c’è un video promozionale che mostra come la periferica di Microsoft possa essere usata nelle sale operatorie, facilitando il lavoro dei chirurghi. Nel corso del video si illustra come la soluzione pensata a Redmond permetta ai dottori di poter utilizzare una applicazione medica senza dover fisicamente toccare il PC, a tutto vantaggio dell’igiene. Tutto bene, quindi, e tanti complimenti a Microsoft.
A guardar meglio, però, verso la fine (precisamente a 1:47) viene inquadrato da vicino il monitor utilizzato in sala operatoria, da cui fa capolino quello che in tutta evidenza è il pannello di default di GNOME, con un tema di colori che grida inconfondibilmente Ubuntu.
Officine Arduino è il nome che Massimo Banzi ,co-fondatore del progetto Arduino, e Davide Gomba hanno voluto dare a un’azienda che avrà come mission la promozione e la vendita di Arduino in Italia, la creazione di un centro di ricerca e sviluppo per i prodotti Arduino a Torino, città alla quale il progetto è molto legato, e la realizzazione di vari progetti sul territorio italiano per la divulgazione della prototipazione digitale e dell’hardware open source. All’interno della nuova entità con sede a Torino muoverà i primi passi il rinato Fablab di Torino. La struttura apre le porte in via Egeo 16, negli edifici ex-industriali di Toolbox Coworking,
Research in Motion, la società canadese che produce il BlackBerry, non sarà divisa in varie parti e proseguirà con fiducia per la sua strada, ma una possibilità strategica è l’ingresso in campo di partner. Lo ha detto il nuovo amministratore tedesco di Rim (un manager con un passato in Siemens) nel giorno in cui ha preso il timone della società, sostituendo i fondatori e amministratori delegati dell’azienda canadese, Jim Balsillie e Mike Lazaridis.
«Questo non è un cambiamento sismico» e la società proseguirà nel solco scavato dai predecessori, ha detto Heins, sottolineando che «se ci saranno, saranno ascoltate e valutate richieste di altri partner sulla possibilità di usare in licenza la nostra piattaforma». Il nuovo amministratore delegato ha precisato che la società si concentrerà sul miglioramento del marketing nel mercato chiave degli smartphone e sul potenziamento della produzione (la quota di mercato negli Stati Uniti é calata del 10% e l’uscita di vari prodotti é stata rimandata).
«In ogni azienda di successo arriva il momento in cui i fondatori ammettono la necessità di passare la mano a una nuova leadership», ha detto l’ex ceo Lazaridis in un comunicato, aggiungendo che l’azienda «sta entrando in una nuova fase, e abbiamo capito che era il momento che fosse un nuovo leader a guidarla». Lazaridis assumerà il ruolo di vicepresidente, mentre Balsillie continuerà a sedere nel consiglio di amministrazione, ma senza alcun ruolo operativo.
When Barack Obama joined Silicon Valley’s top luminaries for dinner in California last February, each guest was asked to come with a question for the president.
But as Steven P. Jobs of Apple spoke, President Obama interrupted with an inquiry of his own: what would it take to make iPhones in the United States?
Not long ago, Apple boasted that its products were made in America. Today, few are. Almost all of the 70 million iPhones, 30 million iPads and 59 million other products Apple sold last year were manufactured overseas.
Why can’t that work come home? Mr. Obama asked.
Mr. Jobs’s reply was unambiguous. “Those jobs aren’t coming back,” he said, according to another dinner guest.
The president’s question touched upon a central conviction at Apple. It isn’t just that workers are cheaper abroad. Rather, Apple’s executives believe the vast scale of overseas factories as well as the flexibility, diligence and industrial skills of foreign workers have so outpaced their American counterparts that “Made in the U.S.A.” is no longer a viable option for most Apple products.
In questi giorni si sta testando la versione alfa di Firefox11 (Aurora) se qualcuno sta facendo la stessa esperienza e vuole proporre le sue osservazioni … siamo qui
Symantec, uno dei maggiori produttori globali di antivirus e prodotti per la sicurezza informatica, è stata denunciata. L’accusa, avanzata negli Stati Uniti, è di spingere gli utenti all’acquisto dei propri software diffondendo falsi allarmi circa la presenza di minacce nei PC dei clienti. La causa, che potrebbe diventare un class action, è stata promossa da James Gross, di Washington, presso la Corte distrettuale di San José in California.
Secondo Gross, Symantec avrebbe utilizzato una tattica appositamente concepita per spaventare gli utenti dei prodotti di sicurezza quali come Norton Utilities, PC Tools Registry Mechanic e PC Tools Performance Toolkit. Secondo l’accusa, i report dei software di Symantec darebbe sempre risultati sbagliati e dannosi, indipendentemente dall’esistenza di rischi reali.
It was over four years ago that OLPC founder Nicholas Negroponte showed off images of an XO tablet, and promised it would ship to kids of the developing world in 2010 for $100 each. Obviously that didn’t quite happen, but it turns out both the company and the tablet are finally ready. Not only is OLPC is bringing the XO 3.0 to CES this week, it’s also getting ready to put the slate into production.
The XO 3.0 tablet doesn’t have two screens like the prototype Negroponte described a few years back, but it is built in very much the same way as the XO laptop. It’s been designed by Yves Behar, has a rugged case, and can be charged via a hand crank or solar panel. In fact, OLPC’s CEO Ed McNierney told us that the two-watt tablet can get 10 minutes of runtime from one minute of cranking. (The cranks will be third-party accessories and won’t automatically come with the tablet.)
In terms of raw specs, the XO 3.0 has an 8-inch, 1024 x 768-resolution PixelQi display, which can be read indoors and out, a Marvell Armada PXA618 processor, 512MB of RAM, and will be configurable with either Android or Sugar operating systems. Sugar is OLPC’s own Linux operating system, which was designed specifically for kids. “We designed the XO-3 with an open fireware and with open BIOs so it is easy to support multiple operating systems. Countries can choose between Android and Sugar,” McNierney said.
Feltrinelli ha presentato prima di Natale il suo reader per ebook: il Cybook Odissey la Feltrinelli Edition, il primo ebook reader con il negozio la Feltrinelli completamente integrato. L’abbiamo provato per un po’ di giorni.
Si tratta di una versione personalizzata dell’ereader prodotto dalla francese Booken. È dotato di un display da 6 pollici tattile, antiriflesso EIink Pearl simile alla carta. E’ spesso pochi millimetri e pesa 195 grammi. Ha due Giga di memoria. La batteria dura fino a un mese con un’unica carica. Semplice da utilizzare, grazie a un’interfaccia intuitiva, consente di personalizzare la lettura attraverso note e sottolineature .
Il wifi permette di navigare su internet e di acquistare i libri direttamente dal lettore. Il design è minimalista con un unico tasto rotondo sotto lo schermo e due tasti laterali per girare pagina. Lo chassis di colore nero presenta lungo il profilo inferiore l’uscita audio per le cuffie, l’attacco micro USB per il caricamento e per la gestione da computer e lo slot di espansione della memoria micro SD per aumentare lo spazio di archiviazione, I formati supportati sono ; ebook : ePub, PDF, Adobe DRM, HTML, TXT, FB2: immagini JPEG, PNG, GIF, BMP, ICO, TIF, PSD; musica: MP3.
Era il gennaio del 1982 quando al Ces di Las Vegas (nell’edizione Winter, all’epoca ce n’erano due) venne presentato il Commodore 64, il computer che ha preso per mano tanti adolescenti nel mondo per condurli nel nuovo mondo dell’informatica. La scusa era proprio quella di imparare il futuro, la realtà spesso si coniugava con infinite partite con gli amici al mitico calcio del Commodore (International Soccer, sotto un video commovente). Sono passati 30 anni da allora e ancora si sta discutendo – come scrive Luca Annunziata su Punto Informatico – se il C64 davvero è il computer più venduto di sempre (qui un po’ di numeri): con 17 milioni di pezzi e una configurazione immutata negli anni difficilmente qualche pc moderno potrà mai mettere in discussione la supposta leadership.
Il dato forse non è poi così importante: il Commodore era un simbolo, una macchina all’avanguardia per l’epoca (sempre su PI trovate un po’ di specifiche). L’inizio timido dell’informatica di massa. In Italia arrivò un anno dopo, nel marzo del 1983 (negli Usa era commercializzato già dal giugno 1982), dopo aver fatto bella mostra di sé allo Smau di un anno prima. E fu subito un successo, malgrado costasse all’epoca del lancio 973.500 lire (Wikipedia), cifra comunque minima per un computer allora, e fu infatti quella la chiave del successo (negli Usa costava 565 dollari contro i 135 stimati di costo di produzione della singola macchina). Sotto la pubblicità del 1982.
La versione 11 di Firefox porterà con sé moltissime novità che potrebbero aiutare il browser di Mozilla a recuperare terreno nei confronti di Google Chrome, che sta conoscendo una grandissima diffusione proprio a spese di Firefox.
Firefox 11 Aurora è disponibile per il download su Windows, Mac, Linux e Android ed è proprio la versione per i dispositivi mobili che presenta una delle novità più interessanti: ilsupporto ad Adobe Flash, fino a ora assente. Questa nuova versione arriva nella release pre beta poco dopo il rilascio ufficiale della versione stabile di Firefox 9, disponibile da qualche settimana su tutte le piattaforme software.
L’interfaccia per Android è stata modificata rispetto alle versioni precedenti ed è sparita la funzione di Sync, che permetteva di sincronizzare dati personali e di navigazione tra più versioni di Firefox su diversi dispositivi. Gli sviluppatori hanno garantito che Sync tornerà molto presto, ma di certo questa assenza si farà sentire.
Firefox 11 guadagna però in velocità, soprattutto in fase di avvio dell’applicazione su Android. In fase di installazione ora Firefox sarà in grado di importare anche i dati da Google Chrome.
The TouchPad tablet from Hewlett-Packard was one of the most closely watched new gadgets of 2011 — and quickly turned out to be the year’s biggest flop. The TouchPad, which was supposed to be a rival to Apple’s iPad, lasted just seven weeks on the market before H.P. killed it, citing weak sales.
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Analysts point to a long list of factors behind the tablet’s quick demise. But some of the people involved in creating the tablet’s core software now say the product barely had a fighting chance.
That software is called WebOS, an operating system built on the same technology used by many Web browsers. It promised to be more flexible and open than Apple’s tightly controlled iOS software, and more beautiful than Google’s sometimes wonky Android system. H.P. acquired Palm, the maker of WebOS, for $1.2 billion in 2010 so it could use the software in products like the TouchPad.
WebOS turned out to be something of a toxic asset. Several former Palm and H.P. employees involved in WebOS say that there was little hope for the software from the beginning, because the way it was built was so deeply flawed.
“Palm was ahead of its time in trying to build a phone software platform using Web technology, and we just weren’t able to execute such an ambitious and breakthrough design,” said Paul Mercer, former senior director of software at Palm, who oversaw the interface design of WebOS and recruited crucial members of the team. “Perhaps it never could have been executed because the technology wasn’t there yet.”
Come l’altra notte quando una famiglia di Bologna è rimasta impantanata nel fiume Feltrino, a Frisa (Chieti), località Vallone. Indirizzo digitato alla partenza: casello autostradale A-14. Ma i quattro viaggiatori (nonna, papà, mamma incinta al settimo mese e bimbo di due anni) non ci sono mai arrivati. Per loro una brutta avventura e tanta paura con l’auto intrappolata tra un dirupo e il letto del fiume. Come se non bastasse fuori pioveva a dirotto. L’uomo ha chiesto aiuto al 113 ma non riusciva a dare le coordinate giuste visto che il navigatore sembrava impazzito. Intanto sua moglie e il piccoletto iniziavano a dare segni di malessere e l’ansia cresceva.
Alla fine sul posto sono arrivate tre pattuglie della polizia stradale di Chieti e Lanciano, carabinieri, vigili del fuoco. Una vera battuta di caccia per salvare la famiglia emiliana finita fuori strada. Dopo ore di ricerche i quattro sono stati portati in salvo. Una disavventura ma non solo visto che si tratta del decimo caso di errore degli apparecchi satellitari in zona e che si verifica sempre a Castel Frentano-direzione A/14, con le coordinate digitate che fanno percorrere strade interne della campagna di Frisa. Percorsi tra i campi, senza segnali che possano aiutare ad orientarsi, e se non si ha la prontezza di girare subito l’auto, si rischia di perdersi nei boschi.