Il 6 Febbraio 2012 Volunia lancerà il suo servizio a livello mondiale, dando inizio alla fase di accesso per gli utenti selezionati. Massimo Marchiori, entusiasta dell’interesse riscosso da Volunia in vista del lancio imminente, ne rivela in anteprima alcuni aspetti fondamentali: i Power User troveranno un’applicazione totalmente nuova nel mondo Web, la cui innovazione non sarà rappresentata dal motore di ricerca in sé essendo quest’ultimo concentrato esclusivamente nella ricerca dei più importanti siti a livello mondiale, bensì dall’intera esperienza utente con il sistema Volunia.
Per Marchiori: Se Google usa la clava, ecco, noi opereremo con il fioretto. Emergeremo grazie alla differenza del nostro motore. E perché Volunia sarà davvero utile alla gente
Volunia sarà presentata ufficialmente alla stampa il 6 Febbraio 2012 alle ore 12 presso l’Università di Padova presso l’Archivio Antico di Palazzo del Bo. Sarà possibile seguire l’evento in streaming su www.unipd-cmela.it/volunia/ grazie al Centro Multimediale e di eLearning dell’Università di Padova.
Dal 2009 a oggi sono state 37 le aziende editoriali a cui il ministero del Lavoro ha riconosciuto lo stato di crisi, concedendo di mandare in prepensionamento 591 dipendenti e1.210 giornalisti in cassa integrazione straordinaria e di applicare a ben 1.019 lavoratori i contratti di solidarietà.
Una cura da cavallo che non è bastata a guarire il sistema dell’informazione sempre più in difficoltà. E così anche nel 2012 lo scenario rischia di essere uguale o peggiore di quello del 2011: serrate, redazioni decimate dalle ristrutturazioni, ricavi della pubblicità in continuo calo, blocco del turn over, aumento del precariato. E altri stati di crisi: Rcs periodici oltre a dover assorbire i giornalisti di City, ha già firmato l’accordo per altri 22 prepensionamenti, Il giornale di Sicilia ne ha chiesti 11, Il Sole 24 Ore e Radiocor hanno attivato i contratti di solidarietà, che a breve saranno applicati anche a Radio24 e alle Guide del Sole.
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Internet è il più misurabile dei media, tuttavia la mancanza di metriche condivise è uno scoglio contro cui chi pianifica iniziative di marketing attraverso i social media si scontra quotidianamente. Il pericolo è quello di utilizzare in modo scorretto gli indicatori, come il tanto mitizzato ROI (Return On Investment), o di finire per collezionare una serie di dati numerici che si rivelano vuoti, perché privi del contesto di riferimento, oltre che spesso incomprensibili per decisori aziendali con poca familiarità con la Rete.
Questo libro cerca di mettere a fuoco alcuni punti fermi: a partire dalla diffusione dei social media in Italia, fino agli strumenti e le soluzioni per strutturare programmi di attività coerenti con le strategie di marketing e con le funzioni aziendali. La misurazione di obiettivi e risultati diventa così il grimaldello per scardinare preconcetti superficiali sull’uso dei social media, la bussola per migliorare il lavoro quotidiano all’interno dell’azienda, la guida per immaginare il percorso che porterà fan e follower a diventare consumatori soddisfatti e, magari, sostenitori fedeli del brand.
Le possibilità offerte da Kinect – è innegabile – sono molteplici. Sul sito di Xbox, per esempio, c’è un video promozionale che mostra come la periferica di Microsoft possa essere usata nelle sale operatorie, facilitando il lavoro dei chirurghi. Nel corso del video si illustra come la soluzione pensata a Redmond permetta ai dottori di poter utilizzare una applicazione medica senza dover fisicamente toccare il PC, a tutto vantaggio dell’igiene. Tutto bene, quindi, e tanti complimenti a Microsoft.
A guardar meglio, però, verso la fine (precisamente a 1:47) viene inquadrato da vicino il monitor utilizzato in sala operatoria, da cui fa capolino quello che in tutta evidenza è il pannello di default di GNOME, con un tema di colori che grida inconfondibilmente Ubuntu.
Csi: ora si cambia. Per forza. Il consorzio informatico pubblico dovrà mutare la propria natura giuridica, per conformarsi alle nuove normative e rendere maggiormente competitiva ed efficace la sua presenza nel mercato dell’Ict. A sollecitare, ancora una volta, la revisione della società di corso Unione Sovietica è il consigliere regionale Massimiliano Motta (Pdl), già primo firmatario lo scorso luglio di un ordine del giorno approvato dall’aula di Palazzo Lascaris in cui si impegna la giunta «alla trasformazione della natura giuridica del consorzio ad una forma giuridica nuova, idonea ai tempi attuali, di proprietà pubblica e nell’ambito del quale i soci pubblici abbiano un peso ed una rappresentanza rispetto al volume d’affari conferito al nuovo soggetto».
A imporre un’accelerazione a questo processo sono le misure adottate dal governo Monti che, in particolare nel decreto “Cresci Italia”, ha imposto nuovi vincoli alle società in house. Infatti, il provvedimento varato lo scorso 20 gennaio ha ridotto drasticamente l’importo del tetto massimo entro cui è consentito l’affidamento diretto del servizio a società interamente pubbliche – da 900 mila euro a 200 mila euro – e stabilisce la durata massima della gestione in cinque anni (a decorrere dal 31 dicembre 2012, data entro la quale dovranno cessare gli affidamenti diretti di valore superiori ai 200 mila euro). Per questo occorre intervenire rapidamente, intervenendo già in fase di discussione del bilancio regionale.
Metà dei giornalisti italiani ritiene che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate, mentre il 54% è convinto che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità.
Sono i risultati più rilevanti della Ricerca compiuta dal Gruppo di lavoro su Qualità dell’ informazione e pubblicità del Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti insieme al LaRiCA1** dell’ Università di Urbino Carlo Bo, dall’équipe di ricerca costituita da Giovanni Boccia Artieri, Luca Rossi e Stefania Antonioni.
L’ analisi mette in rilievo il progressivo accentuarsi della complessità del rapporto informazione/pubblicità, determinato dai mutamenti profondi che hanno investito in questi decenni tutta la macchina della produzione giornalistica, e segnala alcune rilevanti criticità. Indicando la necessità di un grosso lavoro di formazione delle giovani generazioni di giornalisti (che ormai i capi delle redazioni non riescono più a svolgere) e di una campagna di rilancio dei principi etici accompagnata dall’ adozione di sanzioni più severe e più efficaci.
”Informazione e pubblicità, relazioni pericolose?”. Il 27 gennaio a Milano ci sarà un Incontro sulla Ricerca realizzata dal Gruppo di lavoro ‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’ dell’ Odg e dal Laboratorio di ricerca sulla Comunicazione avanzata (LaRiCA) dell’ Università di Urbino. Presso il Circolo della Stampa- Milano (Corso Venezia 48, Sala Bracco, ore 10,30-13,30)
Relazioni
- Giornalisti sotto auto-osservazione: una inchiesta nelle redazioni ; Giovanni Boccia Artieri (presidente del Corso di laurea in Scienze della Comunicazione, Urbino)
- Rivedere le norme etiche? Michele Urbano (consigliere nazionale dell’ Ordine)
- Relazioni pericolose?; Nicolo’ Michetti (Ceo di Digital Pr)
- Interventi e dibattito
- Conclusioni; Giancarlo Ghirra (Segretario del Consiglio nazionale dell’ Odg).
L’applicazione consente di accedere ad una grande varietà di contenuti extra multimediali ed interattivi (come ad esempio video, gallerie fotografiche, inserti audio, testi e documenti, rimandi a dati presenti su internet e altro ancora); fra i contenuti dell’applicazione anche le breaking news e i lanci redazionali oltre a collegamenti esterni. L’utente avrà inoltre la possibilità di condividere con facilità i contenuti sui diversi social network, come già accade oggi per gli articoli online.
Le innovazioni più significative riguardano l’aspetto funzionale dello sfogliatore, a partire dalla presenza di un indice visuale a scorrimento che si aggiunge a quello analitico, per proseguire con la migliore leggibilità degli articoli selezionati per la lettura, che vengono automaticamente reimpaginati sullo schermo. L’utente avrà anche la possibilità di effettuare una ricerca full text sui contenuti di una singola edizione del quotidiano o di tutte le edizioni/inserti/pagine/articoli archiviati, e di salvare i propri articoli all’interno di un’area di preferiti per una raggiungibilità immediata.
When Barack Obama joined Silicon Valley’s top luminaries for dinner in California last February, each guest was asked to come with a question for the president.
But as Steven P. Jobs of Apple spoke, President Obama interrupted with an inquiry of his own: what would it take to make iPhones in the United States?
Not long ago, Apple boasted that its products were made in America. Today, few are. Almost all of the 70 million iPhones, 30 million iPads and 59 million other products Apple sold last year were manufactured overseas.
Why can’t that work come home? Mr. Obama asked.
Mr. Jobs’s reply was unambiguous. “Those jobs aren’t coming back,” he said, according to another dinner guest.
The president’s question touched upon a central conviction at Apple. It isn’t just that workers are cheaper abroad. Rather, Apple’s executives believe the vast scale of overseas factories as well as the flexibility, diligence and industrial skills of foreign workers have so outpaced their American counterparts that “Made in the U.S.A.” is no longer a viable option for most Apple products.
In giornata fremiti sui social network per questo presunto annuncio di Starbucks. Che pare era essere un burla. Si spera Starbucks si decisa ad arrivare in Italia, anche solo per i fiumi di turisti che visitano il nostro paese.
Questa volta Apple potrebbe proprio avere assestato un nuovo colpo grosso al comparto di mercato più succulento della cultura: la formazione e la didattica e quel che è per noi più interessante è che potremmo anche non esserne tagliati fuori. Anzi, tutto declinerebbe per farci credere che la lobby editoriale italiota, se non arriva un altro golpe Levi bipartisan, con i tentativi di trovare mammasantissima alla amatriciana come Telecom e f.lli ha preso una buca dolorosissima.
Già Amazon con Kindle ha dimostrato quanto poco ci voglia a far pubblicare libri a orde di autori più o meno interessanti, solo rendendosi disponibile per accettare le creazioni e metterle in catalogo.
Ora Apple fornisce loro, oltre tutto questo, un ambiente, un ecosistema cloud e soprattutto un programma iBook Author gratuito per risvegliare il loro appetito e la voglia di tirarsi su le maniche. Ora non c’è più bisogno, che Zanichelli, La Nuova Italia, Lemonnier e compagnia cantante, con una mancia a qualche ghost writer storcano il naso e rifiutino gli accordi con il gigante dell’MP3 e delle App: ora il professor Rossi può preparare il suo libro anche usando i copia e incolla parziali di brani di altri autori e prendere la lauta percentuale offerta dalla compagnia californiana che parla di prezzi inferiori ai 15 dollari (poco più che 10 euro) contro le vagonate di cartamoneta che ci dissanguano ad ogni ritorno dalle ferie.