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	<title>Vittorio Pasteris &#187; Economia</title>
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		<title>Il 6 Febbraio 2012 parte l&#8217;avventura di Volunia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:09:31 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/02/03/il-6-febbraio-2012-parte-lavventura-di-volunia/' addthis:title='Il 6 Febbraio 2012 parte l&#8217;avventura di Volunia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignright" title="volunia" src="http://launch.volunia.com/images/media-kit-color.jpg" alt="" width="127" height="191" />Il 6 Febbraio 2012 <a href="http://www.volunia.com/" target="_blank">Volunia</a> lancerà il suo servizio a livello mondiale, dando inizio alla fase di accesso per gli utenti selezionati.<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Marchiori" target="_blank"> Massimo Marchiori</a>, entusiasta dell&#8217;interesse riscosso da <a href="http://www.volunia.com/">Volunia</a> in vista del lancio imminente, ne rivela in anteprima alcuni aspetti fondamentali: i Power User troveranno un&#8217;applicazione totalmente nuova nel mondo Web, la cui innovazione non sarà rappresentata dal motore di ricerca in sé  essendo quest&#8217;ultimo concentrato esclusivamente nella ricerca dei più importanti siti a livello mondiale, bensì dall&#8217;intera esperienza utente con il sistema Volunia.</p>
<p>Per Marchiori: <em>Se Google usa la clava, ecco, noi opereremo con il fioretto. Emergeremo grazie alla differenza del nostro motore. E perché Volunia sarà davvero utile alla gente</em></p>
<p>Volunia sarà presentata ufficialmente alla stampa il 6 Febbraio 2012 alle ore 12 presso l&#8217;Università di Padova  presso l&#8217;Archivio Antico di Palazzo del Bo. Sarà possibile seguire l&#8217;evento in streaming su <a href="http://www.unipd-cmela.it/volunia/">www.unipd-cmela.it/volunia/</a> grazie al Centro Multimediale e di eLearning dell&#8217;Università di Padova.</p>
<p>A seguire cominciamo a giocarci &#8230;</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/xPzPHAJjxYs?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>

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		<title>I furbetti dello stato di crisi e il futuro difficile dell&#8217;INPGI</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:24:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/02/03/i-furbetti-dello-stato-di-crisi-e-il-futuro-difficile-dellinpgi/' addthis:title='I furbetti dello stato di crisi e il futuro difficile dell&#8217;INPGI '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://vittoriopasteris.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">Lettera 43 esamina la crisi dei quotidiani e il difficilissimo futuro dell&#8217;INPGI</a></p>
<blockquote><p>Dal 2009 a oggi sono state 37 le aziende editoriali a cui il ministero del Lavoro ha riconosciuto lo stato di crisi, concedendo di mandare in prepensionamento 591 dipendenti e1.210 giornalisti in cassa integrazione straordinaria e di applicare a ben 1.019 lavoratori i contratti di solidarietà.<br />
Una cura da cavallo che non è bastata a guarire il sistema dell&#8217;informazione sempre più in difficoltà. E così anche nel 2012 lo scenario rischia di essere uguale o peggiore di quello del 2011: serrate, redazioni decimate dalle ristrutturazioni, ricavi della pubblicità in continuo calo, blocco del turn over, aumento del precariato. E altri stati di crisi: Rcs periodici oltre a dover assorbire i giornalisti di City, ha già firmato l&#8217;accordo per altri 22 prepensionamenti, Il giornale di Sicilia ne ha chiesti 11, Il Sole 24 Ore e Radiocor hanno attivato i contratti di solidarietà, che a breve saranno applicati anche a Radio24 e alle Guide del Sole.<br />
&#8230;<span id="more-28288"></span><br />
Intanto però la campana di allarme è già suonata per l’editoria di partito, di cooperativa, di idee e non profit, che in attesa della riforma rischia di scomparire per mancanza di liquidità. Secondo i calcoli della Fnsi entro fine 2012 potrebbero chiudere almeno un centinaio di testate, già 30 nei prossimi mesi «e tante altre sono border line», denuncia Siddi.<br />
A rischio sono Liberazione, che dopo il naufragio in edicola cerca di approdare online, il Manifesto che è in mano ai liquidatori, l&#8217;Unità alla disperata ricerca di un acquirente, Finanza e mercati di Editori per la Finanza, che fa capo al costruttore Danilo Coppola, uno dei furbetti dell&#8217;operazione Bnl. Ma anche La Cronaca di Piacenza e di Cremona che dal 22 gennaio hanno sospeso le pubblicazioni, il quotidiano Informazione-il Domani che dal prossimo primo febbraio non sarà più in edicola dopo l&#8217;annuncio dell&#8217;azienda Editoriale Bologna Srl che metterà 36 giornalisti delle tre redazioni di Bologna, Modena e Reggio Emilia in cassa integrazione.<br />
I problemi però sono annosi, gli ultimi in ordine di tempo sono i tagli lineari fatti con la legge di stabilità al fondo per l’editoria che, a fronte di un fabbisogno pari a 160 milioni di euro, nel 2012 è per ora di circa 52 milioni di euro. «Negli ultimi tre anni il taglio tra contributi diretti e indiretti è stato del 45%», dice il segretario della Fnsi.<br />
A questo intervento, in poco meno di un mese, si è aggiunto quello contenuto nel decreto salva-Italia che all’articolo 29 ha stabilito la fine dei contributi diretti all’editoria a partire dal 2014.<br />
&#8230;<br />
«Negli ultimi due anni si sono persi 700 posti di lavoro su 18.500 per la ristrutturazione. Nel 2011 per la prima volta nella storia abbiamo avuto un saldo negativo di 250 unità tra i licenziamenti e nuovi assunti. Quest’anno, senza i contributi pubblici, rischiamo di perdere altri 400 posti di lavoro», dice Siddi, che non parla più di «salvare realtà editoriali da un&#8217;ondata di crisi, ma di gestire situazioni di crisi senza ritorno». A cui si aggiunge ora «la preoccupazione per la radiotelevisione locale a causa del passaggio dall&#8217;analogico al digitale, che ha creato molte più realtà lasciando però la stessa fetta del mercato pubblicitario da spartire», dice a Lettera43.it Andrea Camporese, presidente dell&#8217;Inpgi (l&#8217;ente di previdenza dei giornalisti).<br />
«I trend però sono negativi e lo sono da anni», riconosce Camporese. «Il declino dell&#8217;occupazione nella carta stampa è nato sette anni fa, molto prima della crisi». Una diminuzione degli occupati per anni totalmente compensata e superata dalla crescita dell&#8217;occupazione nel sistema della radiotelevisione locale e degli uffici stampa pubblici.<br />
Un&#8217;ancora di salvataggio che ormai da tre anni «non riesce a compensare le perdite nella carta stampata», osserva Camporese: «Si sono fermati a circa 2 mila gli occupati degli uffici stampa pubblici e a 2 mila quelli della radiotelevisione locale. Si è saturato un mercato».<br />
&#8230;<br />
Ma se a soffrire di più sono le piccole realtà, anche quelle grandi continuano a inviare segnali non rassicuranti. Come scriveva Georges Clémenceau, «i giornalisti sono come le donne: le amanti che non domandano niente sono quelle che costano di più».<br />
Sebbene infatti non usufruiscano di finanziamenti pubblici, grandi gruppi come Ansa, Hachette Rusconi, Mondadori, Rcs Periodici, Rcs quotidiani, Il Sole 24 Ore e l&#8217;Espresso negli ultimi tre anni hanno chiesto lo stato di crisi e ottenuto il permesso di prepensionare 352 persone su 591 autorizzazioni concesse dal ministero a tutte e 37 le aziende editoriali richiedenti.<br />
Ad accudire i prepensionati però ci pensa l&#8217;Inpgi che gestisce un Fondo finanziato dallo Stato con 20 milioni di euro l’anno, a cui si aggiunge un versamento dell&#8217;editore che paga un contributo straordinario del 30% del costo del singolo pensionamento anticipato.<br />
Una risorsa che seppur cospicua sta per finire: «Oggi la capienza del fondo è minore, più della metà è già state usate nel 2011, nei prossimi due o tre anni la quota di prepensionamenti che possiamo sostenere non va oltre le 600 persone», dice Camporese.</p></blockquote>

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		<title>Roi Socialmediatici</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 11:37:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito il prestigioso libro del guru italico dei numeri social mediatici Vincenzo Cosenza Internet è il più misurabile dei media, tuttavia la mancanza di metriche condivise è uno scoglio contro cui chi pianifica iniziative di marketing attraverso i social media si scontra quotidianamente. Il pericolo è quello di utilizzare in modo scorretto gli indicatori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/02/01/roi-socialmediatici/' addthis:title='Roi Socialmediatici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>E&#8217; uscito i<a href="http://vincos.it/social-media-roi/" target="_blank">l prestigioso libr</a>o del guru italico dei numeri social mediatici <a href="http://vincos.it/" target="_blank">Vincenzo Cosenza </a></p>
<blockquote><p><a href="http://vincos.it/wp-content/uploads/2012/01/social_media_roi.jpg"><img class="alignright" title="Social Media ROI" src="http://vincos.it/wp-content/uploads/2012/01/social_media_roi.jpg" alt="Social Media ROI il libro di Vincenzo Cosenza" width="219" height="314" /></a>Internet è il più misurabile dei media, tuttavia la mancanza di metriche condivise è uno scoglio contro cui chi pianifica iniziative di marketing attraverso i social media si scontra quotidianamente. Il pericolo è quello di utilizzare in modo scorretto gli indicatori, come il tanto mitizzato ROI (Return On Investment), o di finire per collezionare una serie di dati numerici che si rivelano vuoti, perché privi del contesto di riferimento, oltre che spesso incomprensibili per decisori aziendali con poca familiarità con la Rete.<br />
Questo libro cerca di mettere a fuoco alcuni punti fermi: a partire dalla diffusione dei social media in Italia, fino agli strumenti e le soluzioni per strutturare programmi di attività coerenti con le strategie di marketing e con le funzioni aziendali. La misurazione di obiettivi e risultati diventa così il grimaldello per scardinare preconcetti superficiali sull’uso dei social media, la bussola per migliorare il lavoro quotidiano all’interno dell’azienda, la guida per immaginare il percorso che porterà fan e follower a diventare consumatori soddisfatti e, magari, sostenitori fedeli del brand.</p></blockquote>

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		<title>Fallirò</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 19:08:22 +0000</pubDate>
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		<title>Il Kinect in sala operatoria usa Ubuntu</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 22:59:44 +0000</pubDate>
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<blockquote><p>Le possibilità offerte da Kinect &#8211; è innegabile &#8211; sono molteplici. Sul sito di Xbox, per esempio, c&#8217;è un video promozionale che mostra come la periferica di Microsoft possa essere usata nelle sale operatorie, facilitando il lavoro dei chirurghi. Nel corso del video si illustra come la soluzione pensata a Redmond permetta ai dottori di poter utilizzare una applicazione medica senza dover fisicamente toccare il PC, a tutto vantaggio dell&#8217;igiene. Tutto bene, quindi, e tanti complimenti a Microsoft.<br />
A guardar meglio, però, verso la fine (precisamente a 1:47) viene inquadrato da vicino il monitor utilizzato in sala operatoria, da cui fa capolino quello che in tutta evidenza è il pannello di default di GNOME, con un tema di colori che grida inconfondibilmente Ubuntu.</p></blockquote>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Lsu-6wfCH7M?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><span id="more-28242"></span></p>
<blockquote><p>Forse che la via più sicura per dimostrare la bontà e l&#8217;efficienza dei prodotti Microsoft sia utilizzare Linux? <em></em>La spiegazione sta nel fatto che il sistema per usare Kinect in sala operatoria è TedCas di Tedesys, un&#8217;applicazione web based (e che dunque è accessibile da qualsiasi browser) tuttora in sviluppo, il cui hardware è costituito da una piattaforma embedded fanless, che con ogni probabilità utilizza Linux.</p></blockquote>

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		<title>Il CSI Piemonte deve cambiare: lo dice Mario Monti</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 06:36:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via Lo Spiffero Csi: ora si cambia. Per forza. Il consorzio informatico pubblico dovrà mutare la propria natura giuridica, per conformarsi alle nuove normative e rendere maggiormente competitiva ed efficace la sua presenza nel mercato dell’Ict. A sollecitare, ancora una volta, la revisione della società di corso Unione Sovietica è il consigliere regionale Massimiliano Motta (Pdl), già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/27/il-csi-piemonte-deve-cambiare-lo-dice-mario-monti/' addthis:title='Il CSI Piemonte deve cambiare: lo dice Mario Monti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.lospiffero.com/marciapiede/csi-monti-impone-il-turnaround-3012.html">Via Lo Spiffero</a></p>
<blockquote><p>Csi: ora si cambia. Per forza. Il consorzio informatico pubblico dovrà mutare la propria natura giuridica, per conformarsi alle nuove normative e rendere maggiormente competitiva ed efficace la sua presenza nel mercato dell’Ict. A sollecitare, ancora una volta, la revisione della società di corso Unione Sovietica è il consigliere regionale Massimiliano Motta (Pdl), già primo firmatario lo scorso luglio di un ordine del giorno approvato dall’aula di Palazzo Lascaris in cui si impegna la giunta «alla trasformazione della natura giuridica del consorzio ad una forma giuridica nuova, idonea ai tempi attuali, di proprietà pubblica e nell’ambito del quale i soci pubblici abbiano un peso ed una rappresentanza rispetto al volume d’affari conferito al nuovo soggetto».</p>
<p>A imporre un’accelerazione a questo processo sono le misure adottate dal governo Monti che, in particolare nel decreto “Cresci Italia”, ha imposto nuovi vincoli alle società in house. Infatti, il provvedimento varato lo scorso 20 gennaio ha ridotto drasticamente l’importo del tetto massimo entro cui è consentito l’affidamento diretto del servizio a società interamente pubbliche – da 900 mila euro a 200 mila euro – e stabilisce la durata massima della gestione in cinque anni (a decorrere dal 31 dicembre 2012, data entro la quale dovranno cessare gli affidamenti diretti di valore superiori ai 200 mila euro). Per questo occorre intervenire rapidamente, intervenendo già in fase di discussione del bilancio regionale.</p></blockquote>

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		<title>I giornalisti ed i condizionamenti della pubblicità</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 06:33:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via Qualinfo.it Metà dei giornalisti italiani ritiene che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate, mentre il 54% è convinto che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità. Sono i risultati più rilevanti della Ricerca compiuta dal Gruppo di lavoro su Qualità dell’ informazione e pubblicità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/24/i-giornalisti-ed-i-condizionamenti-della-pubblicita/' addthis:title='I giornalisti ed i condizionamenti della pubblicità '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://qualinfo.it/"> Via Qualinfo.it</a></p>
<blockquote><p><img class="alignright" title="giornalisti pubblicità" src="http://qualinfo.it/wp-content/uploads/2012/01/Qualinfo1.gif" alt="" width="207" height="178" />Metà dei giornalisti italiani ritiene che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate, mentre il 54% è convinto che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità.<br />
Sono i risultati più rilevanti della Ricerca compiuta dal Gruppo di lavoro su Qualità dell’ informazione e pubblicità del Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti insieme al LaRiCA1** dell’ Università di Urbino Carlo Bo, dall’équipe di ricerca costituita da Giovanni Boccia Artieri, Luca Rossi e Stefania Antonioni.<br />
L’ analisi mette in rilievo il progressivo accentuarsi della complessità del rapporto informazione/pubblicità, determinato dai mutamenti profondi che hanno investito in questi decenni tutta la macchina della produzione giornalistica, e segnala alcune rilevanti criticità. Indicando la necessità di un grosso lavoro di formazione delle giovani generazioni di giornalisti (che ormai i capi delle redazioni non riescono più a svolgere) e di una campagna di rilancio dei principi etici accompagnata dall’ adozione di sanzioni più severe e più efficaci.</p></blockquote>
<p>”Informazione e pubblicità, relazioni pericolose?”. Il 27 gennaio a Milano ci sarà un Incontro sulla Ricerca realizzata dal Gruppo di lavoro ‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’ dell’ Odg e dal Laboratorio di ricerca sulla Comunicazione avanzata (LaRiCA) dell’ Università di Urbino. Presso il Circolo della Stampa- Milano (Corso Venezia 48, Sala Bracco, ore 10,30-13,30)</p>
<p>Relazioni<br />
- Giornalisti sotto auto-osservazione: una inchiesta nelle redazioni ; Giovanni Boccia Artieri (presidente del Corso di laurea in Scienze della Comunicazione, Urbino)<br />
- Rivedere le norme etiche? Michele Urbano (consigliere nazionale dell’ Ordine)<br />
- Relazioni pericolose?; Nicolo&#8217; Michetti (Ceo di Digital Pr)<br />
- Interventi e dibattito<br />
- Conclusioni; Giancarlo Ghirra (Segretario del Consiglio nazionale dell’ Odg).</p>

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		<title>Voilà le Huffington Post</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 15:12:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da oggi è online la versione francese dell&#8217;Huffington Post realizzata in partnership con Le Monde &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/23/voila-le-huffington-post/' addthis:title='Voilà le Huffington Post '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Da oggi è online <a href="http://www.huffingtonpost.fr/" target="_blank">la versione francese dell&#8217;Huffington Post</a> realizzata in partnership con Le Monde</p>
<p><a href="http://www.pasteris.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/HU-PO-FR.jpg"><img class=" wp-image-28180 alignleft" title="HU-PO-FR" src="http://www.pasteris.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/HU-PO-FR.jpg" alt="" width="533" height="412" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Il Sole 24 Ore ha lanciato la superapp per tutte le piattaforme mobili e non solo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 06:54:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con lo stesso abbonamento si può leggere il giornale cartaceo, su PC, su Iphone, Ipad, Adroid &#8230; Un bel salto sugli altri prodotti che spesso sono molto più limitati e meno flessibili. L&#8217;applicazione consente di accedere ad una grande varietà di contenuti extra multimediali ed interattivi (come ad esempio video, gallerie fotografiche, inserti audio, testi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/23/il-sole-24-ore-ha-lanciato-la-superapp-per-tutte-le-piattaforme-mobili-e-non-solo/' addthis:title='Il Sole 24 Ore ha lanciato la superapp per tutte le piattaforme mobili e non solo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="La grande novità è anche relativa alla possibilità, una volta sottoscritto l'abbonamento, di accedere indipendentemente dal device (sia esso iPad, iPhone, smartphone o PC, con progressiva estensione anche alle altre piattaforme quali Android) allo sfoglio del quotidiano, semplicemente inserendo la propria user e password.  La nuova modalità di accesso &quot;cross platform&quot; può essere acquistata unitamente all'abbonamento cartaceo, ed è disponibile direttamente online su Shopping24.it, l'e-commerce del Gruppo 24 ORE, oppure attraverso l'App Store di iTunes. Sono presenti diversi pacchetti a tempo, dalla copia singola, alla settimana, al mese, fino all'abbonamento annuale." target="_blank"><img class="alignright" title="sole 24 ore app" src="http://a3.mzstatic.com/us/r1000/103/Purple/7a/54/53/mzl.xwmnpiza.320x480-75.jpg" alt="" width="161" height="241" />Con lo stesso abbonamento si può leggere il giornale cartaceo</a>, su PC, su <a href="http://itunes.apple.com/it/app/il-sole-24-ore/id373950260?mt=8" target="_blank">Iphone, Ipad</a>, Adroid &#8230; Un bel salto sugli altri prodotti che spesso sono molto più limitati e meno flessibili.</p>
<blockquote><p>L&#8217;applicazione consente di accedere ad una grande varietà di contenuti extra multimediali ed interattivi (come ad esempio video, gallerie fotografiche, inserti audio, testi e documenti, rimandi a dati presenti su internet e altro ancora); fra i contenuti dell&#8217;applicazione anche le breaking news e i lanci redazionali oltre a collegamenti esterni. L&#8217;utente avrà inoltre la possibilità di condividere con facilità i contenuti sui diversi social network, come già accade oggi per gli articoli online.</p>
<p>Le innovazioni più significative riguardano l&#8217;aspetto funzionale dello sfogliatore, a partire dalla presenza di un indice visuale a scorrimento che si aggiunge a quello analitico, per proseguire con la migliore leggibilità degli articoli selezionati per la lettura, che vengono automaticamente reimpaginati sullo schermo. L&#8217;utente avrà anche la possibilità di effettuare una ricerca full text sui contenuti di una singola edizione del quotidiano o di tutte le edizioni/inserti/pagine/articoli archiviati, e di salvare i propri articoli all&#8217;interno di un&#8217;area di preferiti per una raggiungibilità immediata.<br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/x7koc7eo4Vc?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Obama, Jobs e i problemi di delocalizzazione di Apple</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 00:33:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via NYT When Barack Obama joined Silicon Valley’s top luminaries for dinner in California last February, each guest was asked to come with a question for the president. But as Steven P. Jobs of Apple spoke, President Obama interrupted with an inquiry of his own: what would it take to make iPhones in the United [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/23/obama-jobs-e-i-problemi-di-delocalizzazione-di-apple/' addthis:title='Obama, Jobs e i problemi di delocalizzazione di Apple '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.nytimes.com/2012/01/22/business/apple-america-and-a-squeezed-middle-class.html?_r=1&amp;pagewanted=all"><img class="alignright" title="iphone economy" src="http://graphics8.nytimes.com//images/2012/01/20/business/appleone-thumb.jpg" alt="" width="190" height="126" />Via NYT</a></p>
<blockquote><p>When Barack Obama joined Silicon Valley’s top luminaries for dinner in California last February, each guest was asked to come with a question for the president.</p>
<p>But as Steven P. Jobs of Apple spoke, President Obama interrupted with an inquiry of his own: what would it take to make iPhones in the United States?</p>
<p>Not long ago, Apple boasted that its products were made in America. Today, few are. Almost all of the 70 million iPhones, 30 million iPads and 59 million other products Apple sold last year were manufactured overseas.</p>
<p>Why can’t that work come home? Mr. Obama asked.</p>
<p>Mr. Jobs’s reply was unambiguous. “Those jobs aren’t coming back,” he said, according to another dinner guest.</p>
<p>The president’s question touched upon a central conviction at Apple. It isn’t just that workers are cheaper abroad. Rather, Apple’s executives believe the vast scale of overseas factories as well as the flexibility, diligence and industrial skills of foreign workers have so outpaced their American counterparts that “Made in the U.S.A.” is no longer a viable option for most Apple products.<span id="more-28166"></span></p>
<p>Apple has become one of the best-known, most admired and most imitated companies on earth, in part through an unrelenting mastery of global operations. Last year, it earned over $400,000 in profit per employee, more than Goldman Sachs, Exxon Mobil or Google.</p>
<p>However, what has vexed Mr. Obama as well as economists and policy makers is that Apple — and many of its high-technology peers — are not nearly as avid in creating American jobs as other famous companies were in their heydays.</p>
<p>Apple employs 43,000 people in the United States and 20,000 overseas, a small fraction of the over 400,000 American workers at General Motors in the 1950s, or the hundreds of thousands at General Electric in the 1980s. Many more people work for Apple’s contractors: an additional 700,000 people engineer, build and assemble iPads, iPhones and Apple’s other products. But almost none of them work in the United States. Instead, they work for foreign companies in Asia, Europe and elsewhere, at factories that almost all electronics designers rely upon to build their wares.</p>
<p>“Apple’s an example of why it’s so hard to create middle-class jobs in the U.S. now,” said Jared Bernstein, who until last year was an economic adviser to the White House.</p>
<p>“If it’s the pinnacle of capitalism, we should be worried.”</p></blockquote>

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		<item>
		<title>Starbucks comes to Italy ?  It&#8217;s a sola (romanesco)</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 00:57:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In giornata fremiti sui social network per questo presunto annuncio di Starbucks. Che pare era essere un burla. Si spera Starbucks si decisa ad arrivare in Italia, anche solo per i fiumi di turisti che visitano il nostro paese. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/22/starbucks-comes-to-italy-its-a-sola-romanesco/' addthis:title='Starbucks comes to Italy ?  It&#8217;s a sola (romanesco) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>In giornata fremiti sui social network per questo presunto annuncio di Starbucks. Che pare era essere un burla. Si spera Starbucks si decisa ad arrivare in Italia, anche solo per i fiumi di turisti che visitano il nostro paese.</p>
<p><a href="http://www.pasteris.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/starbucks-comes-to-italy.jpg"><img class="wp-image-28160 alignleft" title="starbucks-comes-to-italy" src="http://www.pasteris.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/starbucks-comes-to-italy.jpg" alt="" width="476" height="713" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>IBook Author, ed Apple disse: andate e pubblicate tutti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 06:30:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ennio Martignago via User Friendly Questa volta Apple potrebbe proprio avere assestato un nuovo colpo grosso al comparto di mercato più succulento della cultura: la formazione e la didattica e quel che è per noi più interessante è che potremmo anche non esserne tagliati fuori. Anzi, tutto declinerebbe per farci credere che la lobby editoriale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/20/ibook-author-ed-apple-disse-andate-e-pubblicate-tutti/' addthis:title='IBook Author, ed Apple disse: andate e pubblicate tutti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.quotidianopiemontese.it/userfriendly/2012/01/19/andate-e-pubblicatene-tutti/" target="_blank">Ennio Martignago via User Friendly</a></p>
<blockquote><p><a href="http://www.quotidianopiemontese.it/userfriendly/files/2012/01/wpid-Photo-20gen2012-04431.jpg" target="_blank"><img class="alignright" src="http://www.quotidianopiemontese.it/userfriendly/files/2012/01/wpid-Photo-20gen2012-04431.jpg" alt="" width="215" height="143" /></a>Questa volta Apple potrebbe proprio avere assestato un nuovo colpo grosso al comparto di mercato più succulento della cultura: la formazione e la didattica e quel che è per noi più interessante è che potremmo anche non esserne tagliati fuori. Anzi, tutto declinerebbe per farci credere che la lobby editoriale italiota, se non arriva un altro golpe Levi bipartisan, con i tentativi di trovare mammasantissima alla amatriciana come Telecom e f.lli ha preso una buca dolorosissima.</p>
<p>Già Amazon con Kindle ha dimostrato quanto poco ci voglia a far pubblicare libri a orde di autori più o meno interessanti, solo rendendosi disponibile per accettare le creazioni e metterle in catalogo.</p>
<div>
<p>Ora Apple fornisce loro, oltre tutto questo, un ambiente, un ecosistema cloud e soprattutto un programma <em>iBook Author </em>gratuito per risvegliare il loro appetito e la voglia di tirarsi su le maniche. Ora non c’è più bisogno, che Zanichelli, La Nuova Italia, Lemonnier e compagnia cantante, con una mancia a qualche ghost writer storcano il naso e rifiutino gli accordi con il gigante dell’MP3 e delle App: ora il professor Rossi può preparare il suo libro anche usando i copia e incolla parziali di brani di altri autori e prendere la lauta percentuale offerta dalla compagnia californiana che parla di prezzi inferiori ai 15 dollari (poco più che 10 euro) contro le vagonate di cartamoneta che ci dissanguano ad ogni ritorno dalle ferie.<span id="more-28149"></span></p>
</div>
<p><a title="iBook Author in diretta" href="http://www.theverge.com/2012/1/19/2718646/ibooks-author-hands-on#2879838" target="_blank">Guardate un po’ qui quanto è facile scrivere un libro con il nuovo programma</a> per di più gratuito di Apple e capirete perché chiunque abbia qualcosa da dire oggi non ha più scuse per lasciarlo ai posteri. E pensate alle aziende e ai manuali di istruzioni oggi “ancora in PDF” (Adobe si gratta la capoccia preoccupata più di tutti gli altri messi insieme), ai consulenti, ai corsi di formazione… a tutto quello che fa cultura e comunicazione d’impresa, in definitiva.</p></blockquote>

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		<title>Vedere nero sulla rete</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 08:27:32 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/18/vedere-nero-sulla-rete/' addthis:title='Vedere nero sulla rete '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignright" title="wikipedia nero" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6a/WP_SOPA_banner_full.png/200px-WP_SOPA_banner_full.png" alt="" width="105" height="96" /><a href="http://americancensorship.org/" target="_blank">Many websites are blacked out today to protest proposed U.S. legislation that threatens internet freedom: the Stop Internet Piracy Act (SOPA) and the Protect IP Act (PIPA)</a>. From personal blogs to Wikipedia, sites all over the web — including this one — are asking you to help stop this dangerous legislation from being passed. Please watch the video below to learn how this legislation will affect internet freedom, then scroll down to take action.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/31100268?byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="400" height="225"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/31100268">PROTECT IP / SOPA Breaks The Internet</a> from <a href="http://vimeo.com/fightforthefuture">Fight for the Future</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>

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		<title>Bye Bye Jerry Yang</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 02:52:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Jerry Yang, uno dei fondatori, lascia Yahoo!, il comunicato dell&#8217;azienda Yahoo! Inc., the premier digital media company, today announced that Jerry Yang has resigned from its Board of Directors and all other positions with the company, effective today. In addition, Yang resigned from the Boards of Yahoo Japan Corporation and Alibaba Group Holding Limited, effective [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/18/bye-bye-jerry-yang/' addthis:title='Bye Bye Jerry Yang '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Jerry Yang, uno dei fondatori, lascia Yahoo!, <a href="http://investor.yahoo.net/releasedetail.cfm?ReleaseID=640322">il comunicato dell&#8217;azienda</a></p>
<blockquote><p>Yahoo! Inc., the premier digital media company, today announced that Jerry Yang has resigned from its Board of Directors and all other positions with the company, effective today. In addition, Yang resigned from the Boards of Yahoo Japan Corporation and Alibaba Group Holding Limited, effective today.<br />
In a letter to the Yahoo! Board Chairman Roy Bostock, Yang wrote:<br />
&#8220;My time at Yahoo!, from its founding to the present, has encompassed some of the most exciting and rewarding experiences of my life. However, the time has come for me to pursue other interests outside of Yahoo! As I leave the company I co-founded nearly 17 years ago, I am enthusiastic about the appointment of Scott Thompson as Chief Executive Officer and his ability, along with the entire Yahoo! leadership team, to guide Yahoo! into an exciting and successful future.&#8221;<br />
Yang co-founded Yahoo! Inc. in 1995 with David Filo and served as a member of the Board of Directors since March 1995 and as Chief Executive Officer from June 2007 to January 2009. The Company went public in 1996. </p></blockquote>

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		<title>Che si sono detti il ministro Severino e i rappresentanti degli ordini (dei giornalisti)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 06:30:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il ministro Paola Severino  ha convocato e ricevuto i venti ordini professionali che sono sotto la sua vigilanza. Un resoconto dell&#8217;incontro di Antonello Antonelli Si è da poco concluso l’incontro dei rappresentanti di tutti gli Ordini professionali interessati dalla riforma dei cosiddetti decreti di Ferragosto e “Salva Italia”, convocati ieri quasi improvvisamente dal ministro della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/17/che-si-sono-detti-il-ministro-severino-e-i-rappresentanti-degli-ordini-dei-giornalisti/' addthis:title='Che si sono detti il ministro Severino e i rappresentanti degli ordini (dei giornalisti) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Il ministro Paola Severino  ha convocato e ricevuto i venti ordini professionali che sono sotto la sua vigilanza. <a href="http://www.antonelloantonelli.com/2012/01/16/riconosciuto-il-ruolo-particolare-dellordine-dei-giornalisti-lincontro-con-il-ministro-severino-e-stato-positivo/" target="_blank">Un resoconto dell&#8217;incontro di Antonello Antonelli</a></p>
<blockquote><p>Si è da poco concluso l’incontro dei rappresentanti di tutti gli Ordini professionali interessati dalla riforma dei cosiddetti decreti di Ferragosto e “Salva Italia”, convocati ieri quasi improvvisamente dal ministro della Giustizia, Paola Severino. Da quanto sinteticamente ci hanno informato i nostri rappresentanti al tavolo nazionale, la riunione ha riconosciuto il ruolo del tutto particolare dell’Ordine dei Giornalisti ed ha confermato che il 90% delle riforme introdotte toccano solo marginalmente la nostra professione.</p>
<p>Tuttavia il restante 10% è foriero di importanti novità.<br />
Si possono riassumere in quattro macrotemi i pilastri della riforma per i giornalisti:<br />
1) Esercizio della professione consentito solo dopo il superamento dell’esame di Stato;<br />
2) Deontologia professionale vigilata dai “consigli di disciplina” ancora tutti da definire (specie nei costi e chi li dovrà sostenere);<br />
3) Assicurazione professionale obbligatoria;<br />
4) Formazione continua obbligatoria.<span id="more-28103"></span></p>
<p>Per quanto riguarda il punto 1) la proposta dell’Ordine dei Giornalisti, anticipata questa mattina sull’intervento di Enzo Iacopino sul Corriere della Sera (vedi in fondo n.d.b), pare chiara; mancano solo i dettagli della normativa transitoria che il Consiglio nazionale dovrà stabilire: chi potrà, in sostanza, avvalersi subito del passaggio dai pubblicisti al registro dei praticanti e a quali condizioni. Quanto all’accesso dopo la riforma (che scatta, il ministro lo ha confermato, il 13 agosto prossimo in qualsiasi caso, anche se il Governo non ha posto mano alla regolamentazione, che comunque verrà fatta in accordo con l’Ordine), la proposta messa in campo punta essenzialmente a tutelare i pubblicisti che sono finora iscritti, che continueranno la loro attività professionale (quindi senza grosse rivoluzioni), mentre da settembre chi vorrà intraprendere la professione, sia da pubblicista, sia da professionista, dovrà affrontare un iter formativo molto intenso che si concluderà con l’esame di Stato. Salvati dunque (ed aumentati) gli introiti degli esami a Roma.</p>
<p>Per quanto riguarda il punto 2) il problema non è “ontologico” (vanno bene pure i consigli di disciplina con magistrati e giornalisti svincolati dalla funzione dei Consigli regionali dell’Ordine), ma è “pecuniario”: si tratta, in sostanza, di uno sdoppiamento degli attuali organismi regionali. Chi paga il nuovo “consiglio di disciplina”? Gli stessi Ordini regionali, cioè i giornalisti stessi con le loro quote (che ovviamente dovranno per forza di cosa aumentare)?</p>
<p>Il punto 3) è ancora più sensibile sul fronte dei costi: se l’assicurazione è obbligatoria per tutti coloro che svolgono la professione, a qualsiasi titolo, in qualsiasi contesto, con qualsiasi retribuzione, quindi diventa una sorta di “Rc Auto” del giornalista, essa non si traduce forse in un nuovo balzello per i colleghi, specie i precari e i meno tutelati, già vessati da compensi da fame? Oppure l’Ordine potrebbe stipulare un’assicurazione nazionale, gravando solo di qualche euro sul costo dell’iscrizione annuale (come facciamo in Azione Cattolica, per esempio, aggiungendo 2 euro ciascuno al costo della tessera annuale)?</p>
<p>Quanto al punto 4), sebbene io sia del tutto entusiasta dell’introduzione del principio, occorre secondo me vigilare su chi farà questa formazione permanente, per evitare che diventi un modo facile di arricchirsi per qualcuno offrendo un prodotto qualitativamente basso. Sarebbe opportuno che il Consiglio nazionale “certificasse” e preparasse direttamente i futuri formatori, così da non svendere una necessità così impellente come quella della formazione continua di una classe giornalistica che non ha proprio voglia di aggiornarsi (e si vede con quali risultati deontologici, in particolare).</p></blockquote>
<p><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/16/giornalisti_non_sono_privilegi_difendere_co_8_120116018.shtml" target="_blank">La proposta Iacopino (via Corriere)</a></p>
<blockquote><p>È il momento della responsabilità e del coraggio. Le professioni hanno, senza dubbio, il dovere di dare risposte alle necessità di cambiamento del Paese. Ma è anche il momento della verità. Non per rivendicare sterili diversità o per arroccarsi a difesa di quel che esiste e che lascia insoddisfatti, per primi, proprio noi. Per questo l&#8217; Ordine dei giornalisti offrirà, oggi, al ministro della Giustizia punti fermi di una proposta di riforma, che sarà perfezionata mercoledì dal Consiglio nazionale. La verità impone di affermare che l&#8217; informazione non è merce come altre, anche se qualcuno la tratta così: è un diritto primario dei cittadini, sancito dalla Costituzione ed esplicitamente richiamato assieme a quelli alla salute e alla difesa. I giornalisti non hanno privilegi da conservare. Quanti, per uscire dal vago, sono a conoscenza che alcune migliaia di loro non riescono a mettere insieme più di 5.000 euro l&#8217; anno e che la soglia dei 10.000 euro viene vissuta come una conquista da un gruppo altrettanto numeroso? Quanti sono consapevoli che si può rischiare la vita, minacciati da una delle molte organizzazione criminali, mossi solo dalla voglia di servire i cittadini? E&#8217; accaduto pochi giorni fa, ultimo di un insopportabile elenco, a Giovanni Tizian, a Modena. Vive sotto scorta per una retribuzione oraria pari al 20% di quella di una colf. Non è un errore: il 20%! Il presidente del Consiglio, Mario Monti, lo sa. Così molti ministri. C&#8217; è, nel nostro mestiere, un&#8217; area nella quale sono rinchiusi migliaia di sognatori &#8211; professionisti e pubblicisti &#8211; che vengono trattati come i raccoglitori di pomodori o di olive. Un «caporale» che li arruola, troppi altri che guardano dall&#8217; altra parte mentre vengono sfruttati. Certo, li trattano con dolcezza: li chiamano precari. Una vergogna che si aggiunge alle altre vergogne. Il dolore che tutto questo provoca dà coraggio. Così nascono le linee di una riforma indifferibile. L&#8217; Ordine dei giornalisti, sia pure con consigli di disciplina autonomi, dovrà far rispettare la deontologia e dovrà creare condizioni per una formazione permanente. A tutela dei cittadini dovrà esserci un garante del lettore (il Corriere è stato, credo, il primo a istituirlo) e c&#8217; è, evidente, la necessità che chi si occupa di materia tanto delicata non completi i suoi studi con l&#8217; esame di Stato, esame che dovrà affrontare chiunque vorrà dirsi giornalista, sia che voglia esserlo in maniera esclusiva, da professionista, sia che scelga, da pubblicista, di affiancare altra professione. Noi vogliamo regole che innanzitutto tutelino i diritti dei cittadini. Chiarendo, subito, che tra i giornalisti non c&#8217; è il numero chiuso e che per diventare professionisti è necessario un tirocinio proprio di 18 mesi che può essere fatto anche attraverso master riconosciuti e attività svolta nelle redazioni. La riforma che vogliamo prevede un albo unico, con i due elenchi (professionisti e pubblicisti) che si formeranno con una opzione da esercitare dopo l&#8217; esame di Stato. E prevede anche una scelta di grande valore morale, che non consiste tanto nella doverosa tutela di quanti oggi sono iscritti nell&#8217; elenco dei pubblicisti, ma punta ad offrire alle migliaia tra di loro, che in questi anni hanno subito mortificazioni non solo economiche, la possibilità di accedere all&#8217; esame di Stato. Ci vuole coraggio, per fare scelte come queste in un momento di difficoltà del settore. Noi lo abbiamo avuto. Occorrerà vedere se il governo Monti saprà averlo o non si rifugerà nella strada più comoda del ragionar per mucchi. Enzo Iacopino Presidente del Consiglio nazionale dell&#8217; Ordine dei giornalisti </p></blockquote>

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