Research in Motion, la società canadese che produce il BlackBerry, non sarà divisa in varie parti e proseguirà con fiducia per la sua strada, ma una possibilità strategica è l’ingresso in campo di partner. Lo ha detto il nuovo amministratore tedesco di Rim (un manager con un passato in Siemens) nel giorno in cui ha preso il timone della società, sostituendo i fondatori e amministratori delegati dell’azienda canadese, Jim Balsillie e Mike Lazaridis.
«Questo non è un cambiamento sismico» e la società proseguirà nel solco scavato dai predecessori, ha detto Heins, sottolineando che «se ci saranno, saranno ascoltate e valutate richieste di altri partner sulla possibilità di usare in licenza la nostra piattaforma». Il nuovo amministratore delegato ha precisato che la società si concentrerà sul miglioramento del marketing nel mercato chiave degli smartphone e sul potenziamento della produzione (la quota di mercato negli Stati Uniti é calata del 10% e l’uscita di vari prodotti é stata rimandata).
«In ogni azienda di successo arriva il momento in cui i fondatori ammettono la necessità di passare la mano a una nuova leadership», ha detto l’ex ceo Lazaridis in un comunicato, aggiungendo che l’azienda «sta entrando in una nuova fase, e abbiamo capito che era il momento che fosse un nuovo leader a guidarla». Lazaridis assumerà il ruolo di vicepresidente, mentre Balsillie continuerà a sedere nel consiglio di amministrazione, ma senza alcun ruolo operativo.
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When Barack Obama joined Silicon Valley’s top luminaries for dinner in California last February, each guest was asked to come with a question for the president.
But as Steven P. Jobs of Apple spoke, President Obama interrupted with an inquiry of his own: what would it take to make iPhones in the United States?
Not long ago, Apple boasted that its products were made in America. Today, few are. Almost all of the 70 million iPhones, 30 million iPads and 59 million other products Apple sold last year were manufactured overseas.
Why can’t that work come home? Mr. Obama asked.
Mr. Jobs’s reply was unambiguous. “Those jobs aren’t coming back,” he said, according to another dinner guest.
The president’s question touched upon a central conviction at Apple. It isn’t just that workers are cheaper abroad. Rather, Apple’s executives believe the vast scale of overseas factories as well as the flexibility, diligence and industrial skills of foreign workers have so outpaced their American counterparts that “Made in the U.S.A.” is no longer a viable option for most Apple products.
Questa volta Apple potrebbe proprio avere assestato un nuovo colpo grosso al comparto di mercato più succulento della cultura: la formazione e la didattica e quel che è per noi più interessante è che potremmo anche non esserne tagliati fuori. Anzi, tutto declinerebbe per farci credere che la lobby editoriale italiota, se non arriva un altro golpe Levi bipartisan, con i tentativi di trovare mammasantissima alla amatriciana come Telecom e f.lli ha preso una buca dolorosissima.
Già Amazon con Kindle ha dimostrato quanto poco ci voglia a far pubblicare libri a orde di autori più o meno interessanti, solo rendendosi disponibile per accettare le creazioni e metterle in catalogo.
Ora Apple fornisce loro, oltre tutto questo, un ambiente, un ecosistema cloud e soprattutto un programma iBook Author gratuito per risvegliare il loro appetito e la voglia di tirarsi su le maniche. Ora non c’è più bisogno, che Zanichelli, La Nuova Italia, Lemonnier e compagnia cantante, con una mancia a qualche ghost writer storcano il naso e rifiutino gli accordi con il gigante dell’MP3 e delle App: ora il professor Rossi può preparare il suo libro anche usando i copia e incolla parziali di brani di altri autori e prendere la lauta percentuale offerta dalla compagnia californiana che parla di prezzi inferiori ai 15 dollari (poco più che 10 euro) contro le vagonate di cartamoneta che ci dissanguano ad ogni ritorno dalle ferie.
The TouchPad tablet from Hewlett-Packard was one of the most closely watched new gadgets of 2011 — and quickly turned out to be the year’s biggest flop. The TouchPad, which was supposed to be a rival to Apple’s iPad, lasted just seven weeks on the market before H.P. killed it, citing weak sales.
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Analysts point to a long list of factors behind the tablet’s quick demise. But some of the people involved in creating the tablet’s core software now say the product barely had a fighting chance.
That software is called WebOS, an operating system built on the same technology used by many Web browsers. It promised to be more flexible and open than Apple’s tightly controlled iOS software, and more beautiful than Google’s sometimes wonky Android system. H.P. acquired Palm, the maker of WebOS, for $1.2 billion in 2010 so it could use the software in products like the TouchPad.
WebOS turned out to be something of a toxic asset. Several former Palm and H.P. employees involved in WebOS say that there was little hope for the software from the beginning, because the way it was built was so deeply flawed.
“Palm was ahead of its time in trying to build a phone software platform using Web technology, and we just weren’t able to execute such an ambitious and breakthrough design,” said Paul Mercer, former senior director of software at Palm, who oversaw the interface design of WebOS and recruited crucial members of the team. “Perhaps it never could have been executed because the technology wasn’t there yet.”
Turismo Torino ha presentato due nuove applicazioni per Iphone scaricabili gratuitamente dall’Apple Store. TurismoTorino è l’applicazione di Turismo Torino e Provincia che permette di accedere direttamente dal cellulare a tutte le informazioni utili per conoscere Torino e la sua provincia. Attraverso tre sezioni è possibile ricercare le informazioni su cosa vedere, dove mangiare e dove dormire, quindi avere informazioni su tutti i Musei e i beni culturali, le strutture ricettive e i ristoranti del territorio. Altre due sezioni sono dedicate agli Eventi del territorio e ai prodotti e ai servizi turistici messi a disposizione in ogni periodo dell’anno. La Gallery offre fotografie dalla galleria fotografica del sito turismotorino.org, che possono essere inviate agliamici come delle vere e proprie cartoline virtuali.
Come l’altra notte quando una famiglia di Bologna è rimasta impantanata nel fiume Feltrino, a Frisa (Chieti), località Vallone. Indirizzo digitato alla partenza: casello autostradale A-14. Ma i quattro viaggiatori (nonna, papà, mamma incinta al settimo mese e bimbo di due anni) non ci sono mai arrivati. Per loro una brutta avventura e tanta paura con l’auto intrappolata tra un dirupo e il letto del fiume. Come se non bastasse fuori pioveva a dirotto. L’uomo ha chiesto aiuto al 113 ma non riusciva a dare le coordinate giuste visto che il navigatore sembrava impazzito. Intanto sua moglie e il piccoletto iniziavano a dare segni di malessere e l’ansia cresceva.
Alla fine sul posto sono arrivate tre pattuglie della polizia stradale di Chieti e Lanciano, carabinieri, vigili del fuoco. Una vera battuta di caccia per salvare la famiglia emiliana finita fuori strada. Dopo ore di ricerche i quattro sono stati portati in salvo. Una disavventura ma non solo visto che si tratta del decimo caso di errore degli apparecchi satellitari in zona e che si verifica sempre a Castel Frentano-direzione A/14, con le coordinate digitate che fanno percorrere strade interne della campagna di Frisa. Percorsi tra i campi, senza segnali che possano aiutare ad orientarsi, e se non si ha la prontezza di girare subito l’auto, si rischia di perdersi nei boschi.