24 ottobre, 2011
Media, Mondo, Pensieri
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Via Libero
Diciassette secondi di video appena, che non aggiungono nulla di concreto alla vicenda della morte di Gheddafi che comunque resta un atto feroce. Ma che dimostra il volto più aberrante della rivoluzione e che ne mette in dubbio il valore morale, se ce n’è uno. In questi diciassette secondi di video, pubblicati in rete dal sito web Global Post, che ottiene le immagini direttamente dai miliziani del Cnt, si vede il colonnello di spalle e quindi non visibile in volto che viene sodomizzato, o quasi, con un bastone appuntito da uno dei miliziani che lo hanno catturato. Il video sembra essere autentico. Il raìs indossa la stessa divisa vista negli altri video negli attimi prima della morte. Le macchie di sangue sono compatibili, e anche l’ambientazione sembra la stessa.
Di lì a poco il raìs viene ucciso verosimilmente con un colpo alla tempia, sparato da un ragazzo con la pistola d’oro ritrovata nel bunker del Colonnello. Il corpo viene poi denudato, calpestato, martoriato dai ribelli presenti, quindi caricato su un automobile e portato a Misurata, dove si trova tuttora. E dove la gente fa la fila per andarlo a vedere, con la mascherina per proteggersi dal puzzo.
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22 ottobre, 2011
Mondo, Pensieri
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Via Mimmo Candido
Ancora non era nemmeno confermata la notizia che a Sirte lo avevano fatto fuori, che già il potere che ora in Libia comandava senza più oppositori metteva le mani avanti: «Noi non abbiamo mai dato l’ordine di ammazzare Gheddafi». I governi – quelli ufficiali e regolari quasi sempre, figuriamoci poi quelli autodefinitisi transitori – non mostrano molti pudori nel difendere pubblicamente le loro malefatte, contando sul convincimento che alla fine le verità istituzionali hanno una buona capacità di tenuta nel tempo; i “weakyleaks” arrivano sempre dopo, quando la memoria si è affievolita e, soprattutto, le regole del gioco e i suoi stessi protagonisti sono ormai cambiati. E allora, perché non credere a quanto dicono oggi e dicevano già ieri Jalil e soci?
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21 ottobre, 2011
Italia, Mondo
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6 ottobre, 2011
Internet, Mobile, Mondo
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Via Giornalettismo
E l’idea imprenditoriale di un’azienda in Texas, che farà installare dei Qrcode sul suo tetto. Chiunque potrà acquistarli come spazio pubblicitario per “dirottare” gli utenti su un determinato annuncio. Il Qrcore infatti è uno speciale codice che, una volta fotografato genera un’azione come ad esempio aprire una pagina web, grazie alla sua “traduzione” in azione da parte di specifiche applicazioni pr smartphone.
20 settembre, 2011
Mondo
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Il nuovo ebook di di Matteo Zola e Gaetano Veninata
La Croazia sta per ultimare il suo percorso d’adesione all’Unione Europea, un grande risulato per Zagabria e per Bruxelles. Le contraddizioni dell’adesione croata, inizialmente prevista per il 2007 e rinviata fino al 2013, sono però molte. L’attuale classe dirigente del partito di governo, Hdz (partito democratico), è composta in buona misura dagli stessi uomini che ad inizio anni Novanta si spesero per l’indipendenza croata. L’Hdz è il partito fondato da Franjo Tudjman, eroe della patria per i croati, criminale di guerra per la giustizia internazionale. In questi vent’anni di potere l’Hdz ha gestito la guerra, il dopoguerra e la stabilizzazione democratica sempre nello stesso modo. Un modo criminale.
14 settembre, 2011
Economia, Italia, Mondo
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Via Repubblica.it
I paesi cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) discuteranno la settimana prossima la possibilità di offrire aiuti all’Unione europea, alle prese con la crisi del debito. Lo ha affermato il ministro delle finanze brasiliano, Guido Mantega. “I paesi Bric – ha detto Mantega nel corso di una conferenza stampa – si riuniranno la prossima settimana a Washington e discuteranno di come poter aiutare l’Unione europea a uscire da questa situazione”.
In tante dichiarazioni sulla crisi del debito pubblico, quella di Mantega poteva quasi passare sotto silenzio non fosse che invece segnala un cambiamento in qualche modo epocale nel contesto delle relazioni politico-economiche del globo. Fatta eccezione per la Russia, le nuove potenze economiche si ritrovano infatti per portare soccorso al “vecchio” mondo, a quegli stessi paesi dei quali per secoli avevano subito lo sfruttamento selvaggio di governi e capitalismo coloniali. I mercati, che guardano alla sostanza più che alla portata simbolica dei fatti, hanno comunque trovato nell’annuncio una ragione di ottimismo in una giornata a lungo incerta e segnata dalla volatilità.
11 settembre, 2011
Media, Mondo
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7 settembre, 2011
Media, Mondo
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Da vedere: webreportage.it
Nel gennaio del 2010 Martino Cipriani, uno studente di Torino, si trasferisce nella giungla thailandese, a ridosso del confine con il Myanmar, per insegnare inglese ad un gruppo di bambini delle montagne del Triangolo d’oro.
Senza alcuna esperienza di questo tipo alle spalle, vive per tre mesi a contatto con cento piccoli lahu, una etnia minore delle montagne indocinesi, e una decina di poliziotti thailandesi che gestiscono il progetto.
Questo è il suo diario di viaggio.
3 settembre, 2011
Mondo
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Passare un po’ di tempo a cercare permette scoperte interessantispendnedo del tempo … Via Repubblica
Oggi l’ha fatto. Wikileaks ha pubblicato online tutti e 251.287 i cablogrammi diplomatici americani in suo possesso. I cablogrammi sono consultabili con l’aiuto di parole chiave, ha annunciato Wikileaks su Twitter senza precisare se i documenti sono stati diffusi in maniera integrale o se alcuni nomi di persone sono stati censurati preventivamente alla pubblicazione. Quello che è certo è che per la consultazione non c’è alcuna password di protezione e non sono necessarie particolari competenze tecnologiche per improvvisarsi “investigatori”.
La decisione di mettere online l’intero archivio di informazioni diplomatiche nasce da una doppia constatazione dello staff di Wikileaks. Il presunto “tradimento” del Guardian, e le analisi “di parte” dei media ufficiali sui cablogrammi. Poco prima della mezzanotte (ora di Nwe York), Assange ha quindi pubblicato sul social network, due link attraverso i quali accedere ai 60 GB (torrent) dei files completi del Cablegate.
I file sono disponibili in forma criptata ma viene data anche una chiave per la lettura, oltre che per la ricerca. Il materiale è enorme e agli utenti viene quindi richiesto, quando possibile, di segnalare le proprie scoperte. “La stampa mondiale non ha abbastanza risorse”, spiega lo staff di Wikileacks. “E c’è molta parzialità”. La “scelta” è dunque affidata a tutti gli utenti, senza editing e senza filtri.
24 agosto, 2011
Internet, Mondo
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Via Pino Bruno
Dopo 171 giorni di blackout, in Libia hanno riacceso internet. “Welcome back to the Internet, Libya”, titolava ieri il Washington Post. Già, ma a Bengasi la rete non si è mai spenta, e non si può dire che il Consiglio Nazionale per la Transizione ne abbia fatto buon uso. Al suo esordio, cinque mesi fa, il sito ufficiale prometteva bene, ma poi ha razzolato male. Basta scorrere la sezione Press Room, per rendersi conto del deserto della comunicazione.
Non è questione di poco conto, in un paese in cui l’informazione alternativa a quella del regime ha sempre latitato, mentre quella ufficiale ha proposto, fino a qualche giorno fa, conduttori di tg con la pistola in mano. Se sono questi i prodromi della nuova Libia c’è poco da stare allegri.
23 agosto, 2011
Media, Mondo
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Via Agoravox
Menzogne di una notte insonne (anche sotto il fortunato cielo italiano che nessuno bombarda dal 1945). Menzogne e arroganza fino all’ultimo in una guerra cominciata e continuata con notizie false, in cui i media hanno avuto il ruolo dell’aiuto carnefice. Solo la tivù russa Rt e quella venezuelana Telesur spiegano che è una vittoria dovuta alla carneficina compiuta dalla Nato anche con droni ed elicotteri Apache soprattutto negli ultimi giorni. L’obiettivo è è quella democrazia che il popolo libico merita, dice il premier britannico Cameron. Peccato che in tutti i mesi scorsi proprio la Nato e i “ribelli” avessero sempre lasciato cadere le proposte di libere elezioni con controllo internazionale avanzate dal governo libico.
Cosa dicono i soliti media
La Nato fa strage a Tripoli bombardando di tutto e uccidendo 1.300 persone in poche ore come denuncia Tierry Meyssan del Réseau Voltaire; ma Repubblica on line scrive che Gheddafi bombarda la folla. Giusto un titolo, senza spiegazione, giusto un modo per non perdere l’allenamento. La stessa Repubblica che non si è mai degnata di chiamare soldati i membri – decimati — dell’esercito di un paese sovrano (erano sempre definiti “mercenari e miliziani”), adesso chiama “soldati del Cnt” i ribelli, tacciando invece di “pretoriani di Gheddafi” i superstiti soldati libici (quelli non decimati dalla Nato). (A proposito: uno del Cnt, Jibril, ha fatto appello ai suoi armatissimi “ragazzi” affinché diano prova di moderazione e non attacchino gli stranieri e chi non li appoggia (il rischio è certo visti i precedenti).
L’Unità scrive che Tripoli “è insorta”, quando in realtà è occupata dai cosiddetti ribelli con la copertura aerea della Nato e i civili cioè i disarmati se ne stanno rintanati nelle case (vedi le testimonianze ottenute al telefono).
Il Corsera con il suo embedded sceso dalle montagne insieme ai ribelli spiega enfatico che dopo la “liberazione” di Zawya, “Tripoli si è sollevata” quando in realtà è stata piuttosto atterrata dai bombardamenti.
E Rai News 24? Peacelink protesta con la redazione: “Nel vostro servizio avete nascosto il ruolo dei bombardamenti Nato, presentando i ribelli che libravano la Libia soli e festanti, per acclamazione popolare; alterato il senso della risoluzione 1973 che non prevedeva l’appoggio militare Nato agli insorti; taciuto il massacro in corso a Tripoli; presentato prevalentemente il punto di vista Nato (e sempre ripetono la storia dei mercenari neri e dei cecchini).
19 agosto, 2011
Mondo
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