Category: Pensieri
Ballottagi e caldarrostai giornalistici
ntendiamoci, non sono nato ieri e so perfettamente che la tenzone elettorale implica il ricorso, seppure sgradevole, ad argomenti borderline e ad espressioni pesanti.
Ma se è vero quanto mi riferiscono, cioè di insulti gratuiti e pubblici rivolti non in comizio, ma al seggio, per una questione di “santini” piazzati sottobanco, a me e ai miei colleghi, da parte di persone che conosco da anni e con cui, aldilà delle posizioni “politiche”, ho sempre avuto rapporti buoni se non ottimi, allora non ci sto più.
E mi dico senza mezzi termini che questo sistema partitico, quest’escrescenza ideologica a cui è costretto ad obbedire – per il perpetuarsi delle parrocchie e degli interessi – l’organo di autogoverno dei giornalisti, va abbattuto. Oppure abbandonato. E che per raggiungere questo, che è l’unico risultato legittimamente perseguibile, ogni mezzo è buono.
Detesto le marce, le fiaccolate e i cortei. Mi posso vantare di non aver mai partecipato in vita mia a una sola di queste pietose manifestazioni di ipocrisia collettiva e di paraocchismo applicato. Ma potrei tornare sui miei passi se ciò servisse a scuotere le coscienze di una categoria la cui ragione che genera mostri non in quanto dormiente, ma in quanto comatosa.
Non appartengo, per natura, alla categoria di quelli che odiano l’avversario politico solo per il fatto che è avversario. Io odio qualcuno se ho un motivo serio e la vita ne offre di serissimi (infatti odio parecchia gente). Dunque non tollero che chi mi conosce, mi frequenta o ha fatto perfino un pezzo di strada professionale assieme a me, pensi di potermi infangare solo perchè non la penso come lui o non appartengo alla sua congrega.
Eppure è quello che sta accadendo.
La consultazione elettorale mi mette in concorrenza con persone (e non certo con liste) che stimo? Non per questo smetterò di stimarle. Sarò perfino contento se verranno elette. Ma che nessuno si azzardi a uscire dal seminato delle istituzioni e a scendere su quello personale, perchè lo sbrano. Chiunque egli sia. Qualunque sia il potere che detiene o di cui, più probabilmente, è servo (sciocco). O perfino ostaggio. Oppure tutte e due le cose, come certi piazzisti di caldarroste giornalistiche.
L’antropologia e le proposte programmatiche delle Elezioni all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte
Mi ero ripromesso di non presenziare personalmente alle operazioni elettorali dell’Ordine dei Giornalisti in cui ero candidato. Ero stato alla palazzina dell’Ordine in passato come votante e avevo visto una situazione fra il farsesco e il fantozziano. Alla fine mi hanno convinto e sono andato a farmi il mio giro. Mi sarei dovuto presentare alle 10 all’apertura dei seggi, poi impegni mi hanno indotto ad arrivare alle 12.
Cerchiamo di spiegare il contesto. L’Ordine dei Giornalisti si trova in Corso Stati Uniti in piena Crocetta, il quartiere borghese di Torino. L’Ordine dei Giornalisti è ospitato in affitto in una villa liberty con un cortile di accesso abbastanza spazioso. Per arrivare ai piani superiori occorre salire una scalinata molto prestigiosa ed arrivare al primo piano in cui è localizzato il seggio.
Per questa ragione i poveri e pochi votanti sono sempre stati costretti a una via crucis di incontri durante il tragitto verso il seggio. Il primo blocco è stato al cancello del cortile dove si appostano i pusher di pizzini, poi un secondo blocco all’accesso del portone poi si salgono le scale, poi un nuovo approccio al piano superiore e poi se si sopravvie al tutto il seggio.
Noi “grillini” di Giornalisti per il Cambiamento abbiamo fatto una scelta di apertura: ci siamo presentati con un volantino su due facciate su cui avevamo dato spazio per più di 3/4 al nostro programma e a cui avevamo aggiunto la lista dei nostri candidati. E’ stata una esperienza interessante, un ritorno al passato ai tempi liceali del volantinaggio. A differenza delle attese ho retto fino al pomeriggio distribuendo materiale, parlando e fotografando. Non abbiamo voluto dimenticare nessuno: un depliant anche ai leader delle liste antagoniste.
Gli altri avevano un atteggiamento più inquietante: distribuivano solamente un pizzino con le preferenze da votare o verificavano che il votante avesse già portato con lui il pizzino spedito per posta: evidentemente quei votanti il programma lo sapevano a memoria o avevano deciso di votare sulla fiducia. Allo stesso modo come vedete nelle fotografia nella bacheca al piano superiore c’erano solo le liste dei nomi, salvonoi secchioni che ci eravamo permessi di inserire anche in quella sede il nostro programma con le nostre idee. Evidentemente la forza delle idee degli altri era esposta al Salone del Libro.
Una citazione particolare la merita l’ex presidente dell’Ordine comparso a sorpresa fra le candidature delle liste della desistenza-inciucio. Lui operava discosto dalla massa o sotto alle piante del viale o nell’angolo estremo di Corso Stati Uniti. Un vero maestro.
23 maggio, 2013























