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	<title>Vittorio Pasteris &#187; Italia</title>
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		<title>Leggere bene i dati del paywall del NYT</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:51:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pier Luca Santoro via Ejo Dopo tentennamenti e rinvii a marzo del 2011 il quotidiano newyorkino ha introdotto quello che personalmente ho definito come un “soft paywall” per la possibilità offerta di leggere sino a 20 articoli senza pagare, così come altrettanto avviene se si approda sul sito del NYT arrivando da un social network [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/02/08/leggere-bene-i-dati-del-paywall-del-nyt/' addthis:title='Leggere bene i dati del paywall del NYT '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://it.ejo.ch/5861/nuovi-media/il-paywall-del-nyt-funzionama-non-compensa-il-calo-della-pubblicita" target="_blank">Pier Luca Santoro via Ejo</a></p>
<blockquote><p>Dopo tentennamenti e rinvii a marzo del 2011 il quotidiano newyorkino ha introdotto quello che personalmente ho definito come un “soft paywall” per la possibilità offerta di leggere sino a 20 articoli senza pagare, così come altrettanto avviene se si approda sul sito del NYT arrivando da un social network e/o da un motore di ricerca. La formula si è rivelata vincente e già a metà dell’anno scorso <a href="http://www.cjr.org/the_audit/the_nyt_paywall_is_working.php?page=all">appariva chiaro</a>che l’obiettivo di raggiungere 300mila abbonamenti digitali nei primi 12 mesi sarebbe stato raggiunto.</p>
<p>Arrivano ora i risultati dell’ultimo trimestre a confermare che effettivamente la meta non solo è stata raggiunta ma addirittura superata. Secondo <a href="http://wallblog.co.uk/2012/02/03/digital-subscriptions-at-the-new-york-times-rise-20-to-390000/">i dati diffusi</a> alla fine della scorsa settimana, a fine dicembre 2011 sarebbero stati effettuati ben 406mila abbonamenti a pagamento dei quali 390mila sono direttamente riferibili al <em>New York Times</em>. Se già la settimana scorsa è stato <a href="http://it.ejo.ch/5808/nuovi-media/il-sorpasso-del-daily-mail">approfondito</a> il significato ed il valore, soprattutto, del successo del <em>Mail</em> Online proprio a discapito del giornale statunitense, anche in questo caso vale la pena di andare oltre le apparenze e qualificare meglio i termini del successo.<span id="more-28339"></span></p>
<p>Certamente il successo delle sottoscrizioni digitali è indiscutibile e fa del <a href="http://www.nytimes.com/2012/02/03/business/media/quarterly-profit-falls-12-2-at-times-co.html?_r=2&amp;ref=media">giornale</a> di New York il secondo quotidiano statunitense per numero di abbonamenti digitali alle spalle del <em>The Wall Street Journal</em> che vanta oltre 537mila sottoscrizioni.</p>
<p>Si tratta però, ancora una volta, di un buon risultato che non ha altrettanto un riscontro economico. I risultati economici nel complesso infatti registrano una flessione rispetto al pari periodo dell’anno precedente del 12,2%.</p>
<p>Leggendo con la giusta attenzione il <a href="http://phx.corporate-ir.net/phoenix.zhtml?c=105317&amp;p=irol-newsArticle&amp;ID=1655886&amp;highlight=">comunicato stampa</a> diffuso dalla The New York Times Company si vede con chiarezza come a fronte di un incremento della diffusione del quotidiano non vi sia altrettanto una crescita dei ricavi dalla pubblicità che nel suo insieme calano del 6,1%.</p></blockquote>

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		<title>Tra videowall, social editor, tackle: la notizia ben fatta dove sta ?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:04:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La presentazione del nuovo organigramma digitale della Stampa  con slang made in Usa, che ratifica un de facto da anni, sta creando commenti curiosi &#8230; Nel frattempo si attende il bilancio aziendale 2011 e di capire se qualcuno ha pensato a due parametri: la qualità e l&#8217;imparzialità dell&#8217;informazione. Via Lo Spiffero Sarà tutta “amerikana” &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/02/08/tra-videowall-social-editor-tackle-la-notizia-ben-fatta-dove-sta/' addthis:title='Tra videowall, social editor, tackle: la notizia ben fatta dove sta ? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>La <a href="http://www.pasteris.it/blog/2012/02/06/promoveatur-ut-removeatur/" target="_blank">presentazione del nuovo organigramma digitale della Stampa</a>  con slang made in Usa, che ratifica un de facto da anni, sta creando commenti curiosi &#8230; Nel frattempo si attende il bilancio aziendale 2011 e di capire se qualcuno ha pensato a due parametri: la qualità e l&#8217;imparzialità dell&#8217;informazione.</p>
<p><a href="http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/look-amerikano-per-la-busiarda-3125.html" target="_blank">Via Lo Spiffero</a></p>
<blockquote><p>Sarà tutta “amerikana” &#8211; con scenografie da sfondo televisivo e open space totale &#8211; la versione Elkann-Chrysler di via Lugaro della Stampa, figlia forse un po’ scapestrata dell’edizione Fiat-Agnelli del glorioso quotidiano di famiglia, sopravvissuto per oltre 40 anni in riva al Po, ma più che dimezzato nelle copie. Lo hanno inteso domenica scorsa redattori e Cdr convocati in un salone del Bit, in corso Unità d’Italia, dai vertici del giornale. Scopo del mega raduno illustrare i piani di direzione ed editore alla vigilia del trasferimento, previsto per fine giugno, da via Marenco al palazzo ex Sanpaolo oggi di proprietà di Beni Stabili (il cui azionista di riferimento è la francese Foncière des Régions)<span id="more-28336"></span></p>
<p>Mario Calabresi, ormai più noto come Mariopio l’Amerikano come l’ha ribattezzato Dagospia, diventato “tuttotivù” dopo i clamorosi flop di “Hotel Patria” su Rai3 (un misero 5-6 per cento di share, ancor meno di Lerner) ha illustrato alcune delle novità in arrivo. Ma non è bastato neppure il buffet successivo a tranquillizzare quella parte di giornalisti – e non sono pochi &#8211; che non si considera solo un terminale di internet o una sigla per i network. E che vede un futuro professionalmente disastroso.</p>
<p>Così non ha entusiasmato per nulla sapere che si spenderà un milione di euro (pare 800 mila con lo sconto) per avere due “vidiwall” con tutti gli schermi televisivi che seguono le fasi di lavorazione del giornale e delle notizie: Mariopio l’Amerikano ne ha parlato con l’eccitazione del bambino che ha trovato finalmente il giocattolo che tanto desiderava. Meraviglia che ci invidieranno, ha detto, colossi come il Guardian o il Wall Street Journal. Nei collegamenti, ormai frequenti, con le reti televisive nazionali, parlare con lo sfondo del “vidiwall” sarà tutta un’altra cosa: i libri che compaiono dietro i vari De Bortoli, Feltri, Sechi, sono ormai anticaglia. E&#8217; come passare da giacca e cravatta alla felpa marchionnnesca. Volete mettere pontificare col vidiwall alle spalle?</p></blockquote>
<p><a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/12200" target="_blank">Via il Foglio</a></p>
<blockquote><p>Scopro però che avete la soluzione in casa e non ve ne siete accorti: il suggerimento perfetto l’ho trovato sulla Stampa (l’unico quotidiano italiano con il sito internet più pesante di un film di Bertolucci e più brutto di Tg Com), che ieri ha introdotto in redazione il “Digital Editor”, il “Web Editor” e il “Social Media Editor”. Wow. Il segreto di questa operazione è chiaro: fare le stesse identiche cose ma chiamandole con un nome inglese per estrarle dal loro provincialismo intrinseco. Un po’ come quando negli anni Ottanta, da voi in Italia, si chiamava “coffee” il caffè, che sempre caffè rimaneva. E’ un metodo infallibile, funziona nella finanza e nella moda, perché non nel calcio? Provate a chiamare “manager” gli allenatori, “midfielder” i centrocampisti, “president” i presidenti e – vale per Rai Sport – “cross” i traversoni. Ibrahimovic, ad esempio, ha dato uno slap in the face ad Aronica.</p></blockquote>
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		<title>Sta per arrivare Uribu la nuova piattaforma di denuncia online</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 12:07:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fra un paio di giorni esce Uribu, Per ora su twitter e Facebook]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/02/07/sta-per-arrivare-uribu-la-nuova-piattaforma-di-denuncia-online/' addthis:title='Sta per arrivare Uribu la nuova piattaforma di denuncia online '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Fra un paio di giorni esce <a href="http://www.uribu.com/">Uribu</a>, Per ora <a href="https://twitter.com/#!/uribuofficial">su twitter</a> e <a href="http://www.facebook.com/uribuofficial?sk=wall" target="_blank">Facebook</a></p>
<p><a href="http://www.pasteris.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/uribu.jpg"><img class="wp-image-28327 alignnone" title="uribu" src="http://www.pasteris.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/uribu.jpg" alt="" width="501" height="255" /></a></p>

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		<title>Il movimento dei giornalisti liberi da una scarpata in testa al sindacato dei dipendenti (o pensionati)</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/02/07/il-movimento-dei-giornalisti-liberi-da-una-scarpata-in-testa-al-sindacato-dei-dipendenti-o-pensionati/' addthis:title='Il movimento dei giornalisti liberi da una scarpata in testa al sindacato dei dipendenti (o pensionati) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://blog.stefanotesi.it/?p=1386" target="_blank">Via Stefano Tesi</a></p>
<blockquote><p>Al termine di un percorso lungo e variegato di equivoci, buona volontà, malizia, miopia, buona fede, petizioni di principio, ingenuità, sommi scopi e latitanze più o meno strategiche anche in Stampa Romana, la circoscrizione laziale dell’Fnsi, è saltato il tappo della consulta freelance, equivalente regionale della famigerata Commissione lavoro autonomo della Federazione.<br />
A dar fuoco alle polveri, le dimissioni della vicepresidente della Consulta medesima, nonchè membro della Commissione, Maria Giovanna Faiella.<br />
Motivazioni? Le solite: l’organismo “non funziona”, “nonostante la buona volontà di alcuni colleghi illuminati come Paolo Butturini (il segretario della Romana, ndr) il sindacato è ancora oggi il sindacato dei dipendenti oppure dei signorsì che occupano poltrone e dei signori delle tessere” e tratta ancora i colleghi autonomi, freelance e precari “non come dei professionisti alla pari, ma come degli sfigati che non sono riusciti ad avere un contratto”.<br />
Tutto vero, ma non è una grande scoperta: è così da sempre.<span id="more-28320"></span><br />
Seguono velenose polemiche e accesi contraddittori, che non sto qui a riportare perchè facilmente recuperabili sulla pagina Facebook di SR.<br />
E’ ovvio che, non facendo parte del sindacato (nè romano, nè nazionale), non sono nemmeno conoscenza dei dettagli di ciò che accade in quelle segrete stanze.<br />
Ma quello che si vede da fuori basta ed avanza a rendere un’idea chiara dello stato delle cose. Un’idea che è il motivo fondamentale della mia ormai annosa presa di distanza dall’Fnsi. E che sta apparendo sempre di più, in tutta la sua evidenza, a un numero ogni giorno maggiore di colleghi, tanto autonomi quanto contrattualizzati.<br />
Pesco a caso uno dei commenti: “Ma mi chiedo – scrive una giornalista – come può il sindacato farsi davvero portavoce di questa enormità di colleghi freelance, cococo, precari che ormai sono la maggioranza nel ns lavoro, quando poi non ci sono gli strumenti per farlo sul serio? Ovvero come fa un sindacato ad avere la forza di fare sentire la loro voce se i loro diritti non sono rivendicabili attraverso il CNLG? E come si fa a fare sindacato per loro quando non possono essere eletti o eleggibili nemmeno nei CDR? L’altra mattina ho sentito parlare di CUMULO DELLE PENSIONI fino a 20mila euro: per carità è giusto che tutti possano continuare a lavorare in questo difficile momento, più si guadagna più stiamo meglio tutti, ma mentre sentivo discuterne mi chiedevo quanti cococo e freelance che si sbattono ogni giorno riescono ad arrivare a quella cifra a fine anno. Ho sentito parlare anche di ex fissa da alcuni: è giusto, giustissimo riceverla. Ma ormai nemmeno più i ‘marziani‘ ne hanno memoria… Un altro collega ha detto che ‘dovremmo fare lobby noi giornalisti’ in un momento così difficile… E’ vero, ma ci rendiamo conto che ci stiamo spaccando in due fronti: freelance, cococo, precari da una parte e contrattualizzati dall’altra? Pur facendo lo stesso lavoro? Lavoro che all’editore costa un’infinità di meno se assegnato a un freelance/cococo… E allora come facciamo a mantenere la forza contrattuale del ns lavoro se c’è un esercito di gente fuori le redazioni che lavora senza contratto? Le elezioni nei Cdr, nel sindacato, negli istituti sono le prime a dividere: pubblicisti/professionisti, inpg1/inpgi2… Siamo o non siamo tutti uguali?“.<br />
Ineccepibile.</p></blockquote>

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		<title>Il 6 Febbraio 2012 parte l&#8217;avventura di Volunia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:09:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 6 Febbraio 2012 Volunia lancerà il suo servizio a livello mondiale, dando inizio alla fase di accesso per gli utenti selezionati. Massimo Marchiori, entusiasta dell&#8217;interesse riscosso da Volunia in vista del lancio imminente, ne rivela in anteprima alcuni aspetti fondamentali: i Power User troveranno un&#8217;applicazione totalmente nuova nel mondo Web, la cui innovazione non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/02/03/il-6-febbraio-2012-parte-lavventura-di-volunia/' addthis:title='Il 6 Febbraio 2012 parte l&#8217;avventura di Volunia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignright" title="volunia" src="http://launch.volunia.com/images/media-kit-color.jpg" alt="" width="127" height="191" />Il 6 Febbraio 2012 <a href="http://www.volunia.com/" target="_blank">Volunia</a> lancerà il suo servizio a livello mondiale, dando inizio alla fase di accesso per gli utenti selezionati.<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Marchiori" target="_blank"> Massimo Marchiori</a>, entusiasta dell&#8217;interesse riscosso da <a href="http://www.volunia.com/">Volunia</a> in vista del lancio imminente, ne rivela in anteprima alcuni aspetti fondamentali: i Power User troveranno un&#8217;applicazione totalmente nuova nel mondo Web, la cui innovazione non sarà rappresentata dal motore di ricerca in sé  essendo quest&#8217;ultimo concentrato esclusivamente nella ricerca dei più importanti siti a livello mondiale, bensì dall&#8217;intera esperienza utente con il sistema Volunia.</p>
<p>Per Marchiori: <em>Se Google usa la clava, ecco, noi opereremo con il fioretto. Emergeremo grazie alla differenza del nostro motore. E perché Volunia sarà davvero utile alla gente</em></p>
<p>Volunia sarà presentata ufficialmente alla stampa il 6 Febbraio 2012 alle ore 12 presso l&#8217;Università di Padova  presso l&#8217;Archivio Antico di Palazzo del Bo. Sarà possibile seguire l&#8217;evento in streaming su <a href="http://www.unipd-cmela.it/volunia/">www.unipd-cmela.it/volunia/</a> grazie al Centro Multimediale e di eLearning dell&#8217;Università di Padova.</p>
<p>A seguire cominciamo a giocarci &#8230;</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/xPzPHAJjxYs?rel=0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>

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		<title>This is the ice age</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:05:03 +0000</pubDate>
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		<title>Cane non mangia cane e un miliardo di sussidi inutili e clientelari all&#8217;editoria</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 07:46:39 +0000</pubDate>
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<blockquote><p><strong></strong>&#8220;Su un punto la tranquillizzo: i contributi pubblici ai giornali indipendenti come il nostro sono oggi (per fortuna) inesistenti. I nostri stipendi ce li pagano lettori e inserzionisti&#8221;.  L&#8217;impudica rispostina di Sergio Rizzo (&#8220;contributi inesistenti&#8221;) appariva sotto la lettera di un ingenuo deputato, Silvano Moffa, che si lagnava per la campagna anti parlamentari del Corrierone. Per altro, meritevole. Nonostante le omissioni. Si tratta presidente della Commissione lavoro della Camera che una volta ricevuti i pesci in faccia dal Corriere, si troverà nell&#8217;aula di Montecitorio a votare l&#8217;ennesima proroga milionaria ai Signori dell&#8217;editoria.  Almeno fino al 2014, secondo la promessa di Monti.</p>
<p id="313765"><em></em><strong></strong>Una missiva garbata e argomentata in cui il povero Moffa, en passant, ricordava al Gabibbo (impunito) i contributi pubblici versati all&#8217;editoria (un miliardo di euro annui) con cui anche i giornalisti arrotondano lo stipendio.<br />
Magari turandosi il naso o ignorandone addirittura la puzza (di provenienza).<br />
Ma i professionisti dell&#8217;Anti casta sono fatti così. Moralisti à la carte.</p>
<p><strong></strong>Tant&#8217;è che al momento di andare al &#8220;mercatino delle pulci&#8221; (altrui) non guardano mai cosa si vende (di guasto) sulle proprie bancarelle dove acquistano per mangiare.  E fanno finta di non vedere che da molto tempo i grandi giornali (Corriere, Repubblica, Stampa etc) sono in mano ai Poteri marci.<span id="more-28277"></span></p>
<p>E che questi giornaloni, come ha osservato Salvatore Bragantini (autorevole collaboratore del giornale in cui scrive, spesso sbugiardato, Sergio Rizzo), &#8220;sotto il profilo della cronaca economica (&#8230;) formano una formidabile flotta, che segue per lo più un&#8217;aurea massima: Cane non mangia cane&#8221;.  La citazione appare nel volume dal titolo eloquente: &#8220;Capitalismo all&#8217;italiana, come i furbi comandano con i soldi degli ingenui&#8221;.</p>
<p>Ma nella stampa (in genere), rovesciando una massima di Calderon de La Barca: &#8220;Il servo più furbo trova sempre che la valigia del padrone sia più leggera da portare della sua&#8221;.<br />
Già, perché sembra calato dalla luna chi, proprio sul Corrierone dei &#8220;padroni del vapore&#8221;, disquisisce di &#8220;giornali indipendenti&#8221; e senza prebende pubbliche. O si sente addirittura fortunato, disconoscendo persino che l&#8217;editoria non riceva soldi dallo Stato.</p>
<p>Stiamo parlando di un miliardo annuo pagato con le tasse dei cittadini attraverso ben sette voci di sussidi: contributi diretti, credito d&#8217;imposta per investimenti, fondo mobilità e rimborsi per carta e teletrasmissioni; Iva privilegiata al 4% rispetto a un&#8217;imposta ordinaria del 20%.<br />
Un regalino da niente, da parte del governo e del parlamento. Per poi sentirsi accusare di dirigismo. E mettere in croce notai, benzinai, tassisti, avvocati, commercianti, medici e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p><strong></strong>In un recente studio del Reuter Institute for the Study of Journalism dell&#8217;Università di Oxford, tra i cinque paesi presi in esame Italia risulta al primo posto quanto a flussi di sovvenzioni pubbliche rispetto al numero effettivo dei lettori.  Il campione esaminato riguarda Italia, Francia, Stati Uniti, Inghilterra e Germania.<br />
Nello studio si osserva pure che da questo meccanismo di aiuti (public support) non c&#8217;è &#8220;nessuna correlazione tra spesa pubblica (sussidi) e penetrazione dei giornali (copie vendute)&#8221;.</p>
<p>Come a dire? Si stratta di soldi dello Stato che finiscono al macero. Come le copie rese dalle edicole.  Sergio Rizzo sembra appartenere allora a quella categoria di giornalisti che, per dirla con Francesco Giavazzi (altro editorialista di punta di Flebuccio de Bortoli), &#8220;non sanno distinguere tra gli interessi dei loro editori e le regole della trasparenza&#8221;. E, spesso, neppure si avvedono &#8220;che l&#8217;essenza della libertà sta anche &#8220;nel diritto di opporsi a difendere le proprie convinzioni solo perché sono le nostre convinzioni&#8221; (Isaiah Berlin).</p></blockquote>

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		<title>Un appello al Direttore Generale della RAI, per la dignità delle donne in televisione (e non solo)</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:25:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione Pulitzer lancia un appello per la tutela della dignità delle donne nei media e in Rai in particolare. Gentile Direttrice generale della RAI Lorenza Lei, Le scriviamo per il Suo ruolo istituzionale di Direttore generale dalla RAI ma, ancora prima e soprattutto, in qualità di Donna. Il 25 gennaio 2012 al TG1 delle 20.00 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/31/un-appello-al-direttore-generale-della-rai-per-la-dignita-delle-donne-in-televisione-e-non-solo/' addthis:title='Un appello al Direttore Generale della RAI, per la dignità delle donne in televisione (e non solo) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/rcXWRemCREQ?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<p><a href="http://www.associazionepulitzer.it" target="_blank">L&#8217;Associazione Pulitzer</a><a href="http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei#" target="_blank"> lancia un appello per la tutela della dignità delle donne nei media e in Rai in particolare.</a></p>
<blockquote><p>Gentile Direttrice generale della RAI Lorenza Lei, Le scriviamo per il Suo ruolo istituzionale di Direttore generale dalla RAI ma, ancora prima e soprattutto, in qualità di Donna.<br />
Il 25 gennaio 2012 al TG1 delle 20.00 è stato trasmesso un servizio giornalistico offensivo e umiliante nei confronti di tutte le donne italiane e dei cittadini che pagano il canone per ricevere un servizio pubblico. Stiamo parlando del servizio realizzato dal giornalista Vincenzo Mollica dal titolo “La donna dell’Ariston” nel quale Gianni Morandi e Rocco Papaleo presentano Ivana Mrazova, la valletta della prossima edizione del Festival di Sanremo. Nel vederlo &#8211; è inserito in calce alla presente &#8211; si renderà conto che si tratta non solo di un pessimo esempio di informazione televisiva, ma di un vero e proprio schiaffo alla dignità delle donne.<span id="more-28261"></span><br />
Come in un film che abbiamo già rivisto tante volte, e che siamo stanchi di vedere, la ragazza bella, giovane, straniera e inesperta, come una stupida bambolina viene rimbalzata tra i due uomini affermati, che le dicono che cosa deve fare e che cosa deve dire. Una bella marionetta senza testa che per muoversi e parlare ha bisogno di due abili burattinai che hanno tre volte la sua età.<br />
Noi sottoscritti firmatari chiediamo, come &#8220;risarcimento di immagine&#8221;: Che Lei prenda pubblicamente posizione contro questo umiliante servizio prodotto dalla sua azienda e che il TG1 delle 20.00 offra uno spazio adeguato ai giornalisti che lo hanno realizzato ed ai due conduttori per scusarsi pubblicamente con le donne italiane; Che vengano immediatamente poste in essere tutte le iniziative necessarie perchè vengano rispettati standard giornalistici degni di un servizio pubblico, nel pieno rispetto dell’immagine e del ruolo della donna.<br />
In mancanza, ferma la nostra azione presso tutti i media atta ad ottenere quanto sopra, annunciamo sin d’ora che ci attiveremo presso tutte le sedi competenti, inclusa la Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, al fine di ottenere una adeguata risposta</p></blockquote>

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		<title>Serve un difensore civico dell’ informazione ?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 20:59:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via LSDI Un difensore dell’informazione a garanzia dei cittadini, sul modello del difensore civico. E’ una delle proposte emerse nel corso dell’ incontro su ‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose?’’ che si è tenuto venerdì mattina al Circolo della stampa di Milano in occasione della presentazione della Ricerca realizzata dal gruppo di lavoro su ‘’Qualità dell’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/30/serve-un-difensore-civico-dell-informazione/' addthis:title='Serve un difensore civico dell’ informazione ? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.lsdi.it/2012/un-difensore-civico-dell-informazione-a-garanzia-dei-cittadini/" target="_blank">Via LSDI</a></p>
<blockquote><p>Un difensore dell’informazione a garanzia dei cittadini, sul modello del difensore civico. E’ una delle  proposte emerse nel corso dell’ incontro su ‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose?’’ che si è tenuto venerdì mattina al Circolo della stampa di Milano in occasione della presentazione della  Ricerca realizzata dal gruppo di lavoro su ‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’ del Consiglio nazionale dell’ ordine dei giornalisti insieme all’ équipe di ricercatori dell’ Università di Urbino guidata da Giovanni Boccia Artieri.</p>
<p>La proposta, avanzata da Michele Urbano nella sua relazione su ’’Deontologia e cambiamento’’, è stata accolta pienamente da Giancarlo Ghirra, segretario dell’ Ordine nazionale dei giornalisti, che nel suo intervento, a conclusione del dibattito, ha ipotizzato che il ‘’difensore dell’ informazione’’ possa svolgere anche un ruolo da ‘’pubblico ministero’’, segnalando ai futuri Consigli di disciplina (previsti dalla Legge 148 per tutti gli ordini professionali) casi di violazione delle norme deontologiche da parte delle testate giornalistiche e, nel caso del rapporto informazione/pubblicità, commistioni e relazioni pericolose, a garanzia del diritto dei cittadini a una informazione corretta e alla massima lealtà da parte del giornalismo professionale.</p>
<p>‘’ Un difensore dell’informazione può essere utile solo se esterno, realmente indipendente. Modello difensore civico’’ ha spiegato Urbano.</p></blockquote>

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		<title>Per arrivare a una riforma seria degli ordini professionali compreso quello dei giornalisti</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 07:30:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via Lavoce.info Il decreto sulle liberalizzazioni contiene interventi significativi che potrebbero modernizzare i servizi professionali in maniera incisiva. Il difetto è che non modificano la struttura istituzionale del settore. Le categorie interessate potrebbero così utilizzare il principio di autoregolamentazione per neutralizzarne gli effetti. Una riforma efficace dovrebbe impedire che l&#8217;esame di abilitazione sia gestito dagli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/30/per-arrivare-a-una-riforma-seria-degli-ordini-professionali-compreso-quello-dei-giornalisti/' addthis:title='Per arrivare a una riforma seria degli ordini professionali compreso quello dei giornalisti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002810-351.html" target="_blank">Via Lavoce.info</a></p>
<blockquote><p>Il decreto sulle liberalizzazioni contiene interventi significativi che potrebbero modernizzare i servizi professionali in maniera incisiva. Il difetto è che non modificano la struttura istituzionale del settore. Le categorie interessate potrebbero così utilizzare il principio di autoregolamentazione per neutralizzarne gli effetti. Una riforma efficace dovrebbe impedire che l&#8217;esame di abilitazione sia gestito dagli stessi professionisti che saranno i diretti concorrenti dei candidati promossi. E allargare la composizione degli organi dirigenziali degli ordini. Il decreto sulle liberalizzazioni varato sabato dal governo contiene, per la parte che riguarda i servizi professionali, interventi molto significativi che hanno certamente il potenziale di modernizzare il settore in maniera incisiva. Sono interventi che nessun governo era mai riuscito a introdurre in modo così esteso.<br />
Non si può però non rilevare che non si tratta di interventi strutturali, destinati cioè a modificare la struttura istituzionale del settore. Di conseguenza, esiste il rischio non troppo remoto che le categorie interessate possano reagire a queste riforme utilizzando le molte leve offerte loro dal principio di autoregolamentazione riuscendo a neutralizzarne gli effetti.<br />
<span id="more-28244"></span><br />
Il sistema ordinistico attuale si fonda sul principio generale che ogni categoria professionale si occupa di regolamentare sia l&#8217;accesso alla professione, attraverso la gestione dell&#8217;esame di abilitazione, sia il controllo sulla pratica professionale, attraverso l&#8217;attività sanzionatoria.<br />
Sono tanti gli studi scientifici e innumerevoli i resoconti giornalistici che documentano ormai in modo molto evidente il fallimento di tale principio ed è lì che si dovrebbe intervenire radicalmente: dal famoso <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/07_Luglio/10/avvocati.shtml" target="_blank">scandalo degli scritti</a> per l&#8217;esame di avvocato a Catanzaro, rivelatisi quasi tutti identici tra loro, al più recente <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-10-31/caso-notai-decidera-alfano-064035.shtml?uuid=AYPr2yfC%20" target="_blank">esame di notariato</a> che ricalcava l&#8217;esercitazione svolta in una scuola di notariato. Fino al fatto, documentato <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001982-351.html" target="_blank">su questo sito</a>, che il superamento dell&#8217;esame dipenda dalle connessioni familiari o dal livello della domanda. E agli elevatissimi <a href="http://www.frdb.org/language/ita/topic/highlights/scheda/ordini-professionali-italia" target="_blank">tassi di familismo</a> in questi mercati.<br />
Si dovrebbe quindi intervenire strutturalmente su due fronti. Da un lato, sarebbe necessario evitare che l&#8217;esame di abilitazione sia gestito dagli stessi professionisti che saranno anche i diretti concorrenti dei candidati promossi. Lo si può fare anche in quelle professioni in cui le competenze per la valutazione dei candidati sono concentrate esclusivamente nella professione stessa prevedendo che i commissari non operino nella medesima area geografica dei candidati. Il meccanismo di accoppiamento casuale delle sedi d&#8217;esame introdotto nel 2004 dall&#8217;allora ministro della Giustizia Castelli per gli avvocati va proprio in questa direzione e ha prodotto risultati notevoli. Dovrebbe essere esteso anche agli esami orali e ad altre categorie.<br />
Il secondo intervento riguarda invece la composizione degli organi dirigenziali degli ordini, che oggi sono esclusivamente in mano ai professionisti stessi, proprio in virtù del principio di autoregolamentazione. Come avviene <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001401-351.html" target="_blank">in altri paesi</a>, sarebbe necessario che la gestione degli ordini e della loro attività sanzionatoria e di controllo fosse condivisa anche con rappresentanti istituzionali, magari provenienti dall&#8217;Autority per la concorrenza, e con quelli dei consumatori, privati e imprese, e dei potenziali nuovi professionisti, gli studenti di più alto grado delle materie collegate.</p></blockquote>

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		<title>In primavera incontro nazionale a Firenze sul Giornalismo digitale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 23:04:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via Sito AST Un semi­na­rio nazio­nale sull’ evo­lu­zione del gior­na­li­smo online da tenersi a Firenze in pri­ma­vera. E’ que­sta una delle pro­po­ste emerse dalla riu­nione del gruppo DiGiTi (Gior­na­li­sti digi­tali toscani) che si è svolta ieri sera (23 gen­naio) nella sede dell’ Asso­cia­zione stampa Toscana. L’ incon­tro dovrebbe segnare il lan­cio su scala nazio­nale dell’ espe­rienza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/27/in-primavera-incontro-nazionale-a-firenze-sul-giornalismo-digitale/' addthis:title='In primavera incontro nazionale a Firenze sul Giornalismo digitale '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.assostampa.org/giornalismo-digitale-in-primavera-incontro-nazionale-a-firenze/" target="_blank">Via Sito AST</a></p>
<blockquote><p>Un semi­na­rio nazio­nale sull’ evo­lu­zione del gior­na­li­smo online da tenersi a Firenze in pri­ma­vera. E’ que­sta una delle pro­po­ste emerse dalla riu­nione del gruppo DiGiTi (Gior­na­li­sti digi­tali toscani) che si è svolta ieri sera (23 gen­naio) nella sede dell’ Asso­cia­zione stampa Toscana.</p>
<p>L’ incon­tro dovrebbe segnare il lan­cio su scala nazio­nale dell’ espe­rienza che DiGiTi ha avviato in Toscana un anno fa, attra­verso un lavoro di con­di­vi­sione delle ana­lisi e dei pro­blemi del set­tore. Un’ atti­vità che?–?è stato rico­no­sciuto una­ni­me­mente?—?potrebbe essere allar­gata effi­ca­ce­mente a tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale impo­nendo all’ atten­zione del sin­da­cato dei gior­na­li­sti le spe­ci­fi­cità (in ter­mini di rela­tiva fra­gi­lità, certo, ma anche di ric­chezza e di occa­sioni pro­fes­sio­nali) del lavoro e dell’ impresa gior­na­li­stica digitale.</p>
<p>Le linee gene­rali del semi­na­rio?–?ha pro­po­sto Paolo Ciampi, pre­si­dente dell’ Ast?–?potreb­bero essere ela­bo­rate nel corso di una riu­nione a cui DiGiTi invi­terà rap­pre­sen­tanti di tutte le altre Asso­cia­zioni regio­nali di stampa inte­res­sate al mondo del gior­na­li­smo digitale.</p>
<p>La pro­po­sta è stata pie­na­mente accolta da Gio­vanni Rossi, segre­ta­rio gene­rale aggiunto della Fede­ra­zione nazio­nale della stampa (Fnsi).</p></blockquote>

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		<title>L&#8217;Italia al posto numero 61 nella classifica della libertà di stampa</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 12:48:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parlare sempre di Berlusconi non è un alibi per nascondere altri mali profondi del sistema dell&#8217;informazione italiano Via RaiNews 24 Il 2011 è stato un anno grigio per la libertà di stampa e per il lavoro dei giornalisti nei 179 Paesi del mondo, secondo l&#8217;ultimo rapporto di Reporter senza Frontiere, reso noto oggi. Il rapporto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/26/litalia-al-posto-numero-61-nella-classifica-della-liberta-di-stampa/' addthis:title='L&#8217;Italia al posto numero 61 nella classifica della libertà di stampa '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p>Parlare sempre di Berlusconi non è un alibi per nascondere altri mali profondi del sistema dell&#8217;informazione italiano</p>
<p><a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=161005" target="_blank">Via RaiNews 24</a></p>
<blockquote><p>Il 2011 è stato un anno grigio per la libertà di stampa e per il lavoro dei giornalisti nei 179 Paesi del mondo, secondo l&#8217;ultimo <a href="http://en.rsf.org/press-freedom-index-2011-2012,1043.html" target="_blank">rapporto di Reporter senza Frontiere,</a> reso noto oggi.<br />
Il rapporto segnala che, nell&#8217;ultimo decennio, la situazione è peggiorata soprattutto nelle grandi democrazie, come negli Stati Uniti, che dal 20/o posto della classifica 2010 precipitano al 47/o nel 2011. L&#8217;Italia è 61/a, la Francia è al 38/o posto.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;Italia &#8221;che ha ancora circa una dozzina di giornalisti sotto protezione &#8211; si legge nel rapporto -, con le dimissioni di Silvio Berlusconi si è da poco voltato la pagina del conflitto di interesse. Cio nonostante il basso posizionamento in classifica porta ancora i segni del vecchio governo, soprattutto per il nuovo tentativo di introdurre una legge bavaglio e per l&#8217;intenzione di filtrare arbitrariamente i contenuti della Rete&#8221;.</p></blockquote>

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		<title>Il terremoto in video diretta su Youtube</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:46:21 +0000</pubDate>
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		<title>In Veneto nasce il Centro Studi New Media e nuove tecnologie applicate all’informazione</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 22:57:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via Odg Veneto Realizzare una struttura di studio, dibattito e riflessione, ma anche di formazione e aggiornamento permanente per i giornalisti del Veneto, dedicato alle nuove tecnologie applicate all&#8217;informazione con particolare riferimento ai nuovi media a disposizione per la diffusione delle notizie, al loro funzionamento, alle opportunità di lavoro offerte in rete, ai nuovi linguaggi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/24/in-veneto-nasce-il-centro-studi-new-media-e-nuove-tecnologie-applicate-allinformazione/' addthis:title='In Veneto nasce il Centro Studi New Media e nuove tecnologie applicate all’informazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.ordinegiornalisti.veneto.it/nopag.php?id=1887">Via Odg Veneto</a></p>
<blockquote><p>Realizzare una struttura di studio, dibattito e riflessione, ma anche di formazione e aggiornamento permanente per i giornalisti del Veneto, dedicato alle nuove tecnologie applicate all&#8217;informazione con particolare riferimento ai nuovi media a disposizione per la diffusione delle notizie, al loro funzionamento, alle opportunità di lavoro offerte in rete, ai nuovi linguaggi, alle possibilità di integrazione con i media tradizionali.</p>
<p>E’ l’obiettivo del “Centro Studi New Media e nuove tecnologie applicate all’informazione”, promosso dall’Ordine dei giornalisti del Veneto, attraverso la Scuola di giornalismo “Dino Buzzati”, in collaborazione con VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia e l’Ordine nazionale dei giornalisti, che verrà presentato alla stampa giovedì 26 gennaio 2012, alle ore 11.00, al VEGA, Sala Meet, piano terra dell’Edificio Porta dell’Innovazione.</p>
<p>Presenteranno l’iniziativa: Gianluca Amadori, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, Orazio Carrubba, Direttore della Scuola di giornalismo “Dino Buzzati”, Michele Vianello, Direttore Generale di VEGA.<span id="more-28193"></span></p>
<p>L’attività del Centro Studi New Media prenderà il via con un ciclo di seminari teorico-pratici, a cadenza mensile, da febbraio a dicembre 2012, che si svolgeranno al Parco VEGA, dedicati agli oltre 5000 giornalisti del Veneto, tra professionisti, pubblicisti, praticanti e iscritti all&#8217;Elenco speciale.</p>
<p>Si tratta di lezioni, conferenze, dibattiti, con la partecipazione di esperti in grado di illustrare esperienze sul fronte delle nuove tecnologie applicate all&#8217;informazione, oltre che di laboratori e incontri tecnico-pratici per offrire la possibilità di esercitazioni concrete sull’utilizzo dei nuovi media.</p></blockquote>
<p>UPDATE: <a href="http://www.livestream.com/vegapark">la diretta della presentazione</a></p>

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		<title>La redazione di City occupa il proprio sito web</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 22:31:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il comunicato sindacale della redazione La redazione di City, riunita in assemblea, proclama lo stato di agitazione permanente e vara un pacchetto di proteste multimediali: occupazione del proprio sito web, profilo facebook, colonna degli sms. L’iniziativa è stata decisa dalla redazione dopo l’annuncio della sospensione delle pubblicazioni del quotidiano free press di Rcs Mediagroup entro&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.pasteris.it/blog/2012/01/24/la-redazione-di-city-occupa-il-proprio-sito-web/' addthis:title='La redazione di City occupa il proprio sito web '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://city.corriere.it/2012/01/25/milano/documenti/la-redazione-city-occupa-web-leggi-comunicato-sindacale-40221275325.shtml" target="_blank">Il comunicato sindacale della redazione</a></p>
<blockquote><p>La redazione di City, riunita in assemblea, proclama lo stato di agitazione permanente e vara un pacchetto di proteste multimediali: occupazione del proprio sito web, profilo facebook, colonna degli sms.<br />
L’iniziativa è stata decisa dalla redazione dopo l’annuncio della sospensione delle pubblicazioni del quotidiano free press di Rcs Mediagroup entro&#8230; la fine di febbraio. Da oggi quindi sia sul sito del giornale che su facebook sono disponibili gli aggiornamenti sullo stato della protesta. Chi vuol dire “no alla chiusura di City” può scrivere all’indirizzo city@rcs.it o mandare un sms al 342411173: i messaggini saranno pubblicati sul giornale.<br />
La redazione ha anche deciso di sospendere i turni di ribattuta e si scusa con i lettori che non potranno avere a disposizione sul giornale del giorno dopo le notizie di tarda serata, come i risultati delle partite di calcio.</p></blockquote>

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