Lonely Planet ha deciso di fare un regalo alle migliaia di viaggiatori rimasti bloccati negli aeroporti europei a causa della nube vulcanica e ha deciso dioffrire gratuitamente le sue guide sulle capitali europee in formato iPhone. “I viaggiatori bloccati in posti che non conoscono hanno bisogno di accedere con facilità a informazioni utili e suggerimenti sulle cose da fare per impiegare il tempo”, ha dichiarato Tom Hall, Travel Editor di Lonely Planet. “Per questo abbiamo deciso di regalare le guide turistiche delle città maggiormente colpite dal blocco dei voli”. Le guide disponibili possono essere scaricate gratuitamente da iTunes fino al 22 aprile e sono quelle di Amsterdam, Barcellona, Berlino, Budapest, Copenhagen, Istanbul, London, Mosca, Monaco, Paris, Rome, Stoccolma e Vienna. Ovviamente, potete scaricarle anche se non siete bloccati in nessun aeroporto.
Ormai ho maturato questa idea: il lavoro del giornalista è bellissimo, l’ambiente di lavoro dei giornalisti è pessimo. Il mondo del giornalismo puzza come il pesce andato a male. In oltre vent’anni di onorata carrierina, mi sono reso conto che in questo mestiere non conta essere bravi a lavorare, bisogna essere bravi a trovare da lavorare. Che non è la stessa cosa.
Dopo appena sei mesi invece il direttore ha cambiato idea e, smentendo se stesso, ha scritto al Cdr di vedersi costretto «a venire meno alla prassi interna che prevede l’assenso obbligatorio degli interessati alla richiesta di spostamento» da una redazione all’altra. Un’inversione di campo e un venir meno agli impegni presi che appare preoccupante quanto a quel rapporto fiduciario che deve rinnovarsi ogni giorno tra direttore e redazione. Ieri, gli ultimi due episodi, altrettanto gravi. La direzione ha annunciato l’improvvisa sostituzione di un capo redattore portandone uno dall’esterno. Un’assunzione che è espressamente vietata dalla Legge 416 sugli stati di crisi nell’editoria salvo casi di «dimostrata necessità» o «specifici apporti professionali» che al Cdr non appaiono sussistere. Sulla deroga richiesta dalla direzione sarà fatta una valutazione nelle sedi opportune. E’ comunque allarmante che prima si certifichi l’esistenza di decine di professionisti in esubero e poi si assumano redattori dall’esterno. Il direttore ha annunciato inoltre la nomina di un collega a guida della struttura denominata CorriereTv e lo sviluppo di nuove piattaforme di distribuzione dell’informazione (iPad, iPhone, Smartphone). Tutte iniziative a marchio Corriere, che dovrebbero avere la garanzia dell’informazione del Corriere e della sua redazione, ma che sono partite con il contributo di strutture esterne senza essere mai state neppure presentate ai giornalisti del Corriere della Sera.
Il bloggante titolare si trasferisce al Festival del Giornalismo 2010 a Perugia. Cinque giornate ricchissime di appuntamenti con n live streaming video sul sito del Festival. Il programma è pieno di eventi per tutti i gusti e per tutti gli interessi che roteano intorno al mondo del giornalismo.
Ogni giorno doppio appuntamento quotidiano con il Journalism Lab e gran finale domenica 25 aprile con il MediaCamp
Tecnologie permettendo tutti gli eventi del Journalism Lab saranno trasmessi in streaming con possibilità di socializzare direttamente qui
Il Tribunale fallimentare di Roma ha disposto il commissariamento del gruppo Agile ex Eutelia, rigettando la richiesta di concordato preventivo avanzato dall’azienda. Lo rendono noto i lavoratori della sede torinese. I dipendenti, che in Italia sono 1.900, esprimono viva soddisfazione e ricordano che, nonostante da mesi siano privati dello stipendio e, dallo scorso novembre, siano impegnati in un presidio permanente, questo non ha mai influito sulla situazione lavorativa garantendo la totale assistenza ai clienti della società. Il Tribunale di fatto ha accolto l’indicazione del governo, che nei mesi scorsi aveva sollecitato il commissariamento del gruppo dopo la crisi finanziaria che l’ha colpito.
Sorpresa, Repubblica.it cambia, ma non troppo. Cambia per adeguarsi ai tempi, per raccontare meglio le storie, che ormai sono multimediali, fatte di articoli, audio, immagini, video. Non troppo perché è un prodotto giornalistico che funziona, e squadra che vince non si cambia, come dicono gli allenatori.
In ogni caso, i lettori hanno scoperto questa mattina una nuova homepage. Con una testata centrata, più forte. Un’apertura – e cioè il titolo principale – che permetterà di valorizzare le immagini, le foto di cronaca. Un’area dedicata alla nostra community, una doppia colonna laterale che è il regno dello sport, degli spettacoli e dell’entertainment.
Abbiamo cercato di alleggerire la pagina, in linea con i maggiori siti internazionali, abbiamo riservato al lettore una zona “personalizzata”, in basso a destra: dove è possibile scegliere la cronaca locale, la squadra, i titoli di borsa, il meteo, perfino il segno zodiacale da seguire.
Est, in Europa, non è soltanto un punto cardinale. Per buona parte del Novecento l’Europa si è trovata al suo interno divisa, la politica della Guerra Fredda ha costretto il continente a vivere una separazione che si è fatta sempre più radicale nel procedere del secolo. Una dicotomia che ha contribuito a creare nella parte occidentale l’idea di una alterità dell’Est, come se quest’ultimo non fosse parte del continente, protagonista de lla stessa storia, erede della stessa cultura. La presunta alterità dell’Est si spiega con la distanza che la cortina di ferro ha messo tra le due parti, tanto vicine geograficamente quanto lontane politicamente ma deriva altresì dalla perversa teoria dell’alterità slava. L’Est Europa non è però soltanto slava, a livello etnico esiste una differenziazione notevole in una contiguità /continuità che allo stesso tempo accomuna e divide le comunità e le culture. Un’area dunque composita a livello etnico, religioso e territoriale, ricca di contraddizioni, mossa da forze al contempo centrifughe e centripete nei confronti della vicina potenza russa. Un laboratorio per l’Europa Unita nei confronti della quale i membri orientali hanno un atteggiamento polivalente.
Il Post è una cosa così: per metà aggregatore (altro termine equivoco), per metà editore di blog. Ha una redazione che pubblica notizie, storie, informazioni raccogliendole in rete e nei media, e linkando e segnalando le fonti. E ha una famiglia di blog affidati ad autori di diverse qualità e competenze ma con cui il Post condivide un’ambizione di innovare la qualità delle cose italiane, nel suo piccolo (e loro l’hanno riconosciuta e ci hanno creduto). Per chi lo ha seguito finora (nove anni), il Post è Wittgenstein, ma di più. Più storie, più link, più idee, più blog.
Ambizioni, parecchie. Piedi per terra, altrettanti. Ci metteremo un po’, a fare tutte le cose che vorremmo fare (tutte tutte, a essere sinceri con noi stessi, non ci riusciremo mai). Ma ne vorremmo fare molte. Introdurre di più internet nel sistema dell’informazione italiana, migliorare la qualità e l’affidabilità delle news e del giornalismo, rivedere le gerarchie delle notizie a cui siamo abituati, raccontare cose interessanti e che cambiano il mondo (bel claim già preso da Wired). Essere riconoscibili e rappresentare i propri lettori. Farsi venire delle idee. E farsi leggere senza il doping del sensazionalismo, dell’allarmismo e delle fesserie da tabloid. No boxini morbosi.
Via Gizmodo (in effetti Gizmodo lo ha comprato da chi lo ha trovato)
You are looking at Apple’s next iPhone. It was found lost in a bar in Redwood City, camouflaged to look like an iPhone 3GS. We got it. We disassembled it. It’s the real thing, and here are all the details.
Quali obiettivi di breve periodo si pone Il Post?
«L’obiettivo di breve periodo è naturalmente quello di farsi conoscere il più possibile online, far comprendere a chi ci legge che ha sullo schermo un prodotto editoriale nuovo con caratteristiche ancora inedite nel panorama italiano. Sarà il primo passo per raggiungere il nostro obiettivo: rendere l’informazione online davvero rilevante anche per gli altri media. Negli Stati Uniti, e da qualche tempo anche in alcuni paesi europei, le testate che esistono solo online sono un punto di riferimento per televisioni, radio e giornali. Gli old media in Italia sono ancora fermi allo step precedente, si occupano quasi sempre di Rete per lo “strano ma vero” o per strampalate campagne contro i social network, soffrendo spesso di sindrome da assedio». Su L’Espresso si aggiunge il fatto che il budget disponibile è di 1 milione di euro, senza alcun editore tirato in ballo tra gli imprenditori finanziatori, e che si conta di arrivare alla parità di bilancio entro il primo triennio.
L’editoria a pagamento, gli aggregatori in stile Google, la blogosfera e le sue dinamiche, il giornalismo dal basso, i tablet, i paywall: come vede il futuro Il Post?
«Prima dei ragionamenti sui supporti o sulle fonti, contano la qualità e la puntualità dei contenuti. Conta fare le cose bene: poi vengono le discussioni sui formati e i metodi. Noi vogliamo vedere se è possibile – e se siamo capaci – raccontare cose interessanti, affidabili, costruttive più di quanto faccia la media dell’informazione corrente. Non siamo reporter e non vogliamo insegnare a nessuno come si producono le storie e le notizie: però pensiamo di poter fare un buon lavoro nel raccontarle».
- 6 giorni dal 20 al 26 aprile (il 20 anteprima)
- 100 eventi con 300 ospiti di cui la metà esteri
- 200 volontari da 30 paesi e 20 mila presenze l’anno scorso
- 10 direttori italiani: Maurizio Belpietro (Libero), Mario Calabresi (La Stampa), Luigi Contu (Ansa), Conchita De Gregorio (l’Unità), Luca Dini (Vanity Fair), Antonio Mascambruno (La Nazione), Ezio Mauro (la Repubblica), Antonio Padellaro (Il Fatto), Flavia Perina (Secolo d’Italia), Gianni Riotta (Il Sole 24 Ore)