Siniscalco verso la presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo
La Compagnia di San Paolo ieri ha votato a maggioranza l’indicazione per il prossimo presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo: per i torinesi la guida dovrà essere affidata a Domenico Siniscalco. Si tratta di un «parere consultivo al presidente Angelo Benessia – precisano fonti della Fondazione torinese – affinché nei contatti tra le fondazioni azioniste ne sostenga la candidatura». Che arriva nello stesso giorno delle parole di Umberto Bossi sulla Lega e le banche ma soprattutto dopo mesi di indiscrezioni e candidature promosse e cadute in pochi giorni.
Il nome dell’ex ministro dell’Economia è quello sul quale Benessia è riuscito a coagulare l’apprezzamento della maggioranza dei consiglieri di gestione per un’alternativa credibile a Enrico Salza. Esce così di scena il banchiere che ha traghettato il Sanpaolo Imi al matrimonio con Intesa e acerrimo avversario dello stesso Benessia. La riunione, durata tre ore e mezzo, si è svolta in un clima «non facile», racconta un testimone. E si è chiusa con la conta dei voti dei sette membri su due mozioni presentate da Benessia: una su continuità e discontinuità nella gestione di Intesa Sanpaolo (or, nella necessità di sostituire Salza) e la seconda sulla «indicazione» di Siniscalco e del docente della Bocconi Beltratti come componenti del consiglio di gestione.
15 April, 2010
Sono quasi un milione gli spettatori che hanno cambiato canale, giovani o anziani, laureati o diplomati. Con il Tg5 che si avvicina sempre di più. È il risultato del primo anno di Augusto Minzolini alla guida del Tg1. Il “direttorissimo”, come lo chiamava il premier Berlusconi nelle intercettazioni di Trani, accusato di produrre un’informazione schiacciata sul governo, di aver sfrattato alcuni volti storici della rete ammiraglia e per la leggerezza del suo notiziario. Ed ora punito dal suo pubblico, come dimostra la rielaborazione dei dati Auditel che il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo presenterà al Cda di lunedì.
Nel curare carie e fare ponti, più che bravi erano economici. Per questo avevano una clientela numerosa, nonostante non fossero veri dentisti. Ora i carabinieri del Nas di Torino hanno “stanato” 23 persone che avevano studi più o meno camuffati in tutto il Piemonte e che sono state denunciate per esercizio abusivo della professione sanitaria. La laurea in medicina, infatti, non ce l’aveva nessuno, anche se qualcuno aveva scaricato falsi attestati dal web. Al massimo avevano un diploma da odontotecnico, qualcuno nemmeno quello: aveva imparato a fare il dentista esercitandosi nelle bocche di clienti che, pur di risparmiare, non facevano troppe domande se vedevano che lo studio era nascosto dietro una porta segreta o se gli attrezzi erano chiusi in mobiletti che assomigliavano più a una cucina casalinga.
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