Da qualche ora l’ufficio stampa dell’Economist ha fatto circolare voce che il nuovo numero contenga qualcosa di particolarmente speciale, per cui ci sarebbe un embargo fino alle 20 di stasera. Ingiroc’è quindi molta curiosità. Il Post ha trovato per primo l’immagine della copertina: lo scoop sarebbe la storia del “primo organismo artificiale”, ripresa daScience (che l’aveva fatta circolare sotto embargo da qualche giorno). La storia sarebbe l’evoluzione dithis.
La contestata vicenda dei prepensionamenti “forzati” porta però ad altre interessanti conclusioni sulla nuova forma di organizzazione del lavoro che si sta creando a Repubblica, e che potrebbe presto applicarsi ad altre testate. Un nucleo di colleghi relativamente giovani e poco costosi, preferibilmente quarantenni, sta prendendo in mano le redini della macchina. Mentre gli ex, grazie ai contratti di collaborazione, in molti casi possono svolgere un ruolo importante di copertura qualificata delle notizie, soprattutto laddove ci vuole una certa esperienza, conoscenza dei settori e frequentazione delle persone.
In altre parole, Repubblica sta creando un “apparato giornalistico esterno”, poco pagato perché “protetto” da un minimo pensionistico ma anche molto efficiente e preparato, e facilmente utilizzabile perché si è formato in azienda.
Manca solo la conferma ufficiale, che arriverà probabilmente la prossima settimana. Ma i rumors sono ormai diventati certezza: l’Italdesign di Giorgetto (e Fabrizio) Giugiaro entrerà nella galassia Volkswagen. Il colosso tedesco acquisirà il controllo dell’azienda di design ed engineering, una griffe globale del made in Italy. E l’Italdesign diventerà così l’11° brand del gruppo numero uno al mondo, che punta a produrre 10 milioni di veicoli l’anno, Porsche comprese. Le aziende interessate si rifugiano nei rituali «no comment», mentre dietro le quinte definiscono i dettagli di un’operazione complessa quanto epocale per entrambe le parti.
Perché Giugiaro cede la magica creatura fondata nel 1968 con Aldo Mantovani? Non certo per problemi economici contingenti. La forza dell’Italdesign è stata sempre vendere idee, creatività, senza mai produrre una sola macchina. Quindi la crisi recente dell’auto l’ha appena sfiorata. L’ultimo bilancio noto (2008) racconta di ricavi in crescita del 6,2%, a 136 milioni di euro.
Inoltre a gennaio ha firmato una commessa di 500 milioni di dollari con HK Motors, nuova casa americana con capitali cinesi che promette, entro 5 anni, 6 milioni di vetture ibride. Disegnate e ingegnerizzate dall’atelier torinese dei Giugiaro. «Questa è una delle mie sfide più appassionanti – disse in quella circostanza Giorgetto -. Per qualche anno, qualunque cosa succeda, non avremo carenza di lavoro né di liquidità».
Today, Google unveiled the Google Font Directory and the Google Font API to help bring dynamic and selective typefaces to the web.
The issues surrounding fonts and the web are complicated and can be tricky to navigate. Google (Google) is hoping to make it easier for developers to integrate more distinctive typefaces into their designs.
Google’s cross-browser solution is similar to what companies like Typekit and Fontdeck are doing, that is, providing users with a library of available fonts that they can easily embed into their sites. Typekit has partnered with lots of commercial foundries and is priced affordably for designers who want to use lots of commercial typefaces legally.
Intel, Google ed altri stanno per presentare una propria televisione che, presumibilmente basata su Android, porterà definitivamente il computing sullo schermo televisivo.
Skype, nel frattempo, annuncia una partnership con Panasonic per portare il client sulle tv VIERA ove la presenza di una webcam permette conversazioni di sicuro impatto grazie alla connessione del televisore al web.
La sintesi della convergenza: internet, tv, telefono e quant’altro verso la fusione in un medium unico.
Il Corriere della Sera frena le perdite ad aprile: in base ai dati comunicati dagli editori alla Fieg (ed elaborati dal quotidiano Italia Oggi), l’ammiraglia di Rcs è calata nella diffusione dell’8,5% rispetto allo stesso mese del 2009, per la prima volta una flessione in singola cifra dall’inizio dell’anno, quando l’aumento del prezzo accelerò il tracollo delle vendite.
Repubblica perde il 6,3% (ma in edicola guadagna il 4,4%), a 451.688 copie, circa 30mila meno del Corsera. Ancora giù Il Sole 24 Ore, che cede il 10,6% delle diffusioni e cala a poco più di 261mila copie.
Bene invece La Gazzetta dello Sport, che con l’arrivo di Andrea Monti alla redazione diventa il quotidiano con la maggiore crescita: diffusione a +6,6% a 320.635 copie, e anche in edicola il guadagno è del 10%.
Continua a festeggiare Il Giornale di Vittorio Feltri, +6,5% nelle diffusioni a 174.172 copie, mentre il diretto concorrente Libero segna un vero e proprio tonfo a -16%: con più di 20mila copie perse rispetto ad aprile 2009, è il quotidiano che registra il calo più evidente. Forse Maurizio Belpietro, più che delle comparsate in tv, dovrebbe preoccuparsi delle sorti del suo giornale…
Se solo la legge fosse passata qualche mese fa, Claudio Scajola se ne starebbe ancora nella sua casa davanti al Colosseo ad aspettare l’auto blu che lo porta al ministero. Invece è tornato in Liguria, chiuso in casa e ormai fuori dalla politica. Le notizie uscite sui giornali – e non solo quelli d’opposizione – lo hanno incastrato e costretto alle dimissioni.
Con la nuova legge fortemente voluta da Berlusconi e diligentemente scritta da Alfano non sarà più così. Decine di inchieste – da quella sugli sciacalli del terremoto a quella di Calciopoli, da quella sui “furbetti” che stavano scalando il Corriere a quella sul malaffare nel Pd pugliese – sarebbero rimaste oscure all’opinione pubblica e non avrebbero protato ad alcuna conseguenza. Con questa legge, probabilmente, Stefano Ricucci sarebbe proprietario del Corriere della Sera, Antonio Fazio sarebbe il governatore di Bankitalia, Luciano Moggi sarebbe il direttore generale della Juventus, Sandro Frisullo sarebbe il numero due della giunta pugliese, il senatore Nicola Di Girolamo sarebbe a Palazzo Madama anziché in carcere.
Già oggi l’Italia è considerato il meno libero tra i paesi liberi: siamo al 72° posto per la libertà di stampa nell’ultima classifica stilata da Freedom House, organizzazione indipendente Usa fondata nel 1941: nella stessa fascia delle Filippine, dell Congo e del Nepal, dopo Suriname, Trinidad e Tobago ma anche Israele, Grecia e Cile. Quando questa legge diventerà effettiva, la situazione non potrà che peggiorare gravemente, anche se il premier sostiene che di libertà di stampa in Italia ce n’è fin troppa.