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Vittorio Pasteris

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Mese: April, 2011

I conti che non tornano di Lettera 43

* 11 April, 2011 * Economy, Internet, Media * 1 comments

Via Marco Esposito

Paolo Sesini, ‘amministratore delegato di LETTERA 43,  dichiara i numeri del sito di informazione diretto da Paolo Madron: “Oggi siamo già a 140mila utenti unici al giorno che producono 700-750mila pagine viste al giorno”. Numeri pazzeschi. Soprattutto se si considera che Lettera 43 è nato relativamente da poco tempo.

Numeri talmente alti, da farmi andare a vedere i numeri di Audiweb per cercare conferma. E i numeri che ho trovato sono molto differenti. Scaricate anche voi il file di Febbraio. Non so quanto sia affidabile audiweb, ma i dati dicono questo:

Utenti unici al giorno 27.357
Pagine viste 133.000

Insomma dati molto diversi, ma a mio parere comunque buoni, e che proprio per questo non era necessario taroccare. Non so quanto sia affidabile Audiweb, ma penso che sia più giusto fare riferimento a questo standard comune.

I dolori del giovin Piero

* 11 aprile, 2011 * Piemonte * 0 commenti

Via QP: un riassunto delle gatte da pelare che si stanno creando nella campagna elettorale (quasi sicuramene vincente) di Piero Fassino a Torino: La Ganga, il partito dei Lupi, le liste, Fiat …

Parla della Mediaworld: i fan di Silvio che ne sanno delle imputazioni di Berlusconi

* 11 aprile, 2011 * Ironia, Italia * 1 commenti

I problemi di TheDaily

* 11 aprile, 2011 * Economia, Media * 0 commenti

Via LSDI

Brutte notizie per Murdoch. Un’ analisi del Nieman Lab delinea una traiettoria piuttosto sgradevole per il quotidiano solo-su-iPad realizzato dalla News Corp.

Secondo la ricerca, basata sull’ attività registrata su Twitter – alla luce della convinzione che il numero di tweet dovebbe aumentare con il crescere dei lettori, e viceversa -, l’ interesse nei confronti del quotidiano online starebbe rapidamente declinando. Purtroppo, il numero esatto di lettori è sconosciuto – commenta Techland.time.

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A Report l’informazione del futuro e in rete

* 11 aprile, 2011 * Italia, Media, Multimedia * 1 commenti

UPDATE: buona parte della puntata di Report era dedicata alla Rete e ai Social Network

Parte il dibattito in rete: qui, qui e qui, qui, qui

Modelli in transizione, nonnismo delirante e un giallo di documenti spariti

* 10 aprile, 2011 * Media, Pensieri * 0 commenti

Via Mario Tedeschini

Il problema vero, che i miei rappresentanti sindacali non sembrano cogliere, è che viviamo in una fase storica e culturale dove i modelli economici e produttivi dell’informazione così come li avevamo conosciuti sono morti o stanno morendo. Ci può non piacere, ci può angustiare (e personalmente non mi piace e mi angustia), ma è la realtà. Una realtà, peraltro, che in termini generali ha i suoi aspetti positivi perché è la realtà di una maggiore libertà per tutti di esprimersi e di raccontare, non solo per i giornalisti. La rete non è il problema del giornalismo professionale, la rete è l’epifenomeno di una rivoluzione profonda e – forse, se ci si mette d’impegno – potrebbe essere parte della soluzione per il futuro del giornalismo.

Ma l’altro equivoco che emerge dal documento è che “futuro del giornalismo” sembra essere equivalente con “futuro dei giornali” o, peggio, “dei giornalisti” intesi come categoria chiusa e regolata dallo Stato, per la cui sopravvivenza è giusto e opportuno chiedere allo Stato medesimo aiuto e sollievo, che è poi lo scopo dell’intero documento presentato al Senato.

[Ho detto “presentato”? Forse mi sono (chissà, “quasi”…) sbagliato. Infatti il 29 marzo sul sito della FNSI è apparso un comunicato nel quale si informava che una delegazione del sindacato,  guidata dal segretario Franco Siddi, era “stata sentita dalla Commissione Lavoro del Senato, in ordine all’ ‘indagine conoscitiva sul trattamento normativo ed economico nel settore dell’Editoria’.” e si allegava il testo integrale della memoria. Quel comunicato e quel testo, però, non compaiono più sul sito della Federazione, benché siano stati ripresi da molti blog e siti di giornalismo che però linkano a una pagina di errore.  Il testo comunque è ancora consultabile nella cache di Google, e sulla  pagina di Facebook dei Giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia. L’audizione c’è stata e il sito del Senato ne offre il resoconto sommario privo della memoria eventualmente allegata, e non compare invece nulla di nulla sulla pagina che aggrega i contenuti della Indagine conoscitiva in questione.

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In Italia o rubi o sei Ruby

* 10 aprile, 2011 * Personale * 0 commenti

I precari non più cani sciolti

* 10 aprile, 2011 * Diritti, Economia * 0 commenti

Mario Deaglio su La Stampa

I precari, infatti, tradizionalmente sono cani sciolti, con diversissime storie personali, ai quali la continua mobilità rende comunque difficile, in via normale, un’azione comune. Assunti a termine, pagati, di solito non molto, e poi arrivederci e grazie. Una simile situazione può anche essere accettabile se esiste una sorta di patto implicito in base al quale questi spezzoni di lavoro, a termine o a tempo parziale, si possono trasformare in un lavoro vero entro un ragionevole intervallo di tempo. In questo caso l’attività precaria può costituire una sorta di apprendistato, anomalo ma in grado di insegnare una professione; non è invece possibile restare apprendisti – o precari – per tutta la vita.
Con la crisi economica la durata del precariato si è allungata, la sua natura è cambiata. I precari, in grande maggioranza giovani, diventano lavoratori-cuscinetto che assorbono direttamente i colpi della crisi e quindi, implicitamente, forniscono un riparo ai lavori più sicuri degli altri. Il caso più evidente è quello dell’Alitalia
quando per i dipendenti a tempo indeterminato si negoziò una lunghissima, e quindi privilegiata, cassa integrazione, mentre i precari rimasero sostanzialmente a bocca asciutta. Per questo il rapporto con il sindacato è molto difficile anche se la Cgil, che ha appoggiato le manifestazioni di ieri, fa di tutto per ricucire uno strappo generazionale.
Non basta però, rendere più difficile il licenziamento, come appunto la Cgil propone, occorre rendere più facili le
assunzioni a tempo indeterminato. E questo si può fare soltanto cercando di imboccare a tutti i costi un sentiero di crescita, un argomento di cui il Paese, apparentemente troppo occupato con il teatrino della politica, con gli insulti tra parlamentari e le barzellette sconce del presidente del Consiglio, si dimentica allegramente.

La Torino che non cambia mai

* 10 aprile, 2011 * Piemonte * 2 commenti

Da un commento del blog

Mio marito, il quale da perfetto torinese è ancora convinto di appartenere ad una razza eletta soprattutto se si è venuti al mondo alla maternità del Sant’Anna. Bellissima città Torino, fredda e lontana, elegante e tradizionalista, gentilmente arrogante, affabilmente distaccata, cortesemente indifferente, assolutamente estranea ad emozioni che non siano intimamente riconducibili alla sua storia ed a quella dei suoi figli.

I precari del giornalismo in marcia

* 9 aprile, 2011 * Diritti, Italia, Media * 0 commenti

Via il Fatto Quotidiano

Oggi in decine di piazze d’Italia stanno manifestando precari, disoccupati, sottoccupati, sfruttati. Manifesteranno perchè questo paese ritrovi giustizia, legalità e dignità.

Il precariato è un grave problema, ma in quanto tale non sarebbe insormontabile. Diventa una minaccia all’esistenza delle persone quando insieme al precariato ci si imbatte nell’illegalità degli imprenditori, dei superiori gerarchici e spesso dei colleghi che sfruttano, che vessano, che ricattano per mantenere alte le loro rendite di denaro o prestigio, e per poter esercitare potere e per incutere paura. Si tratta di sfruttamento puro e crudo che sublima le caratteristiche peggiori del precariato,  al cui confronto quello che si stimmatizza nei paesi asiatici nel lavoro manuale è poco di peggio, poco di più pietosamente schifoso.

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E dopo 20 anni Linux ha demolito Windows

* 9 aprile, 2011 * Computer * 0 commenti

Federico Cella su Corriere.it

Ci sono voluti vent’anni esatti, ma alla fine Linux ha vinto. Una vittoria figlia della pazienza, possibile solo se sei «no profit», dei piccoli e piccolissimi passi del «pinguino» sull’acerrimo rivale: Windows. Che poi si tratti di una vera vittoria, è tutto da dimostrare. Lo è senz’altro nelle parole del direttore della Linux Foundation, Jim Zemlin, intervistato proprio in occasione del ventennale dalla creazione del primo codice del sistema operativo open source: era il 1991 quando il finlandese Linus Torvalds diede l’annuncio in un newsgroup con il saluto divenuto mito: «Hello everybody out there». Zemlin non usa frasi di circostanza: «Al momento attuale non ci interessa più di tanto confrontarci con Microsoft. Erano i nostri grandi rivali, ora prendersela con loro sarebbe come prendere a calci un cucciolo di cane».

Il nostro tempo è adesso: oggi

* 9 aprile, 2011 * Diritti, Economia, Italia * 0 commenti

Oggi in decine di piazze italiane scendono in piazza migliaia di precari, sottoccupati, sfruttati, studenti, per difendere il loro futuro e chiedere ed ottenere un’Italia diversa, più onesta, più giusta.

Via QP

L’esercito dei precari scende in piazza. A Torino, così come in tutte le maggiori città italiane, sabato pomeriggio giovani e meno giovani, giornalisti, ricercatori, professionisti e insegnanti si daranno appuntamento in piazza Vittorio alle 15 per dire a gran voce “Basta al precariato”.

“Sarà una manifestazione aperta a tutti, non solo a chi vive quotidianamente in una condizione di incertezza lavorativa, senza diritti, senza tutele, con stipendi miseri – spiega Marco Riva, ricercatore e tra gli organizzatori dell’iniziativa torinese – Pensiamo che il precariato sia una condizione sociale non più sopportabile, un problema che non riguarda solo una fetta della popolazione ma bensì l’intera società”.

Pubblicizzato solo sul web, tramite Facebook e gli altri social network, l’evento ha già ottenuto centinaia di adesioni. Gli organizzatori, che fanno parte della rete “Il nostro tempo è adesso” hanno invitato a partecipare anche tutti i partiti politici del centro-sinistra chiedendogli però di lasciare a casa simboli e bandiere di partito in quanto «la manifestazione ha una vocazione civica e così vogliamo che rimanga» si legge in un comunicato del comitato promotore.