The big moon
Il Boston Globe inizia i festeggiamenti per i quaranta anni dell’allunaggio umano con una spettacolare e imperdibile edizione di The Big Picture

Il Boston Globe inizia i festeggiamenti per i quaranta anni dell’allunaggio umano con una spettacolare e imperdibile edizione di The Big Picture

Il Governo sta varando lo scudo fiscale che sostanzialmente condonerà quanti abbiano eportato capitali all’estero. Nel frattempo si scopre che
L’80% dei contribuenti italiani dichiara non oltre 26mila euro, il 50% non oltre 15 mila euro mentre la classe con un maggior numero di contribuenti è quella di coloro che dichiara redditi tra i 15 mila e i 20 mila euro. Meno dello 0,2% dichiara oltre 200mila euro l’anno.
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Inoltre, dallo studio risulta che il reddito complessivo medio dichiarato da ogni contribuente nel 2008 ammonta a 18.892 euro, in aumento del 3,1% rispetto all’anno precedente. Quasi una società di capitali su due dichiara al fisco di essere in perdita.
Roberto Balducci, vaticanista del Tg3, autore del servizio di domenica scorsa sul Papa che conteneva la ormai celebre frase di chiusura sui ”quattro gatti” che hanno ancora la pazienza di ascoltarlo, e’ stato rimosso dal suo incarico. La decisione, dopo le polemiche seguite ieri al servizio, e’ stata presa dal direttore della testata, Antonio Di Bella, che ha ricevuto una lettera nel quale il vaticanista, dopo aver ribadito il rispetto per il Vaticano e il dispiacere per aver procurato un danno alla testata e all’azienda, si rimetteva alla valutazione del direttore. Di Bella non ha perso tempo ed ha appeso in bacheca una comunicazione nella quale si dice che ”a partire da oggi il collega Roberto Balducci non seguira’ piu’ il Vaticano”.
E’ stato notificato a Zopa il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, su indicazione di Banca d’Italia, ha cancellato Zopa dall’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106. Come conseguenza immediata Zopa ha sospeso la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi Prestatori.
A Zopa Banca d’Italia ha contestato di aver fatto raccolta del risparmio e non semplice intermediazione di pagamenti a causa della giacenza sul Conto Prestatori Zopa del denaro in attesa di uscire in prestito. Read more »
Da domenica ci si chiede a più voci perchè i leader del PD trovano ogni seria e meno seria scusa per fare in modo che Beppe Grillo non si candidi alle primarie. L’unica ragione seria sono certi adempimenti secondo lo statuto, che però i leder PD non citano mai. Il problema è decisamente un altro
Le cose sono a questo punto. Il Pd paga uno scotto altissimo e interminabile al divario plateale fra una buona intenzione e gli inciampi della pratica. Oltretutto, non si può ignorare come il lungo congresso promuova comportamenti di apparato incresciosamente contrari all’investimento originario sulle primarie, tesseramenti democristiani o napoletani: per non dire dei guai già consumati in una quantità di situazioni locali. E con le elezioni regionali che incombono. Del resto qualcosa incombe sempre. Incombe oggi, ieri, il rischio di rinviare l’azione politica a cielo aperto perché si è troppo concentrati a farsi la fototessera nella cabina con le tendine tirate. E incombe la liquefazione del Pd. Anche la sua rianimazione: purché si veda come stanno le cose.
La vita è curiosa. Nel 2006 The Economist profetizzava, con piglio provocatorio, la scomparsa dalle edicole dell’ultimo quotidiano nel 2043. Ora la recessione accelera i processi. Molti quotidiani e settimanali, travolti dal calo della pubblicità, vanno male. Ma The Economist Group no. Anzi, il 31 marzo 2009 ha chiuso il suo bilancio record. Quando diede l’allarme al resto dell’informazione, la Cassandra londinese dichiarava ricavi per 218 milioni di sterline con un utile netto di 22. Adesso, guadagna 38 milioni su 313 fatturati. L’alfiere della globalizzazione – lettura obbligata dell’iperclasse che trasvola sulle patrie – miete i suoi successi. Vende quasi 1,4 milioni di copie, il doppio di 10 anni fa, il quintuplo rispetto agli anni Ottanta. Dell’autorevolezza della testata, fondata nel 1843 da James Wilson, un sostenitore del free trade, si sa tutto. Rupert Pennant-Rea, già direttore negli anni Ottanta, è stato vicegovernatore della Banca d’Inghilterra e ora presiede l’editrice. Negli anni Trenta, Luigi Einaudi, esule volontario dal Corriere espugnato dal fascismo, era il corrispondente dall’Italia. Si sa meno, invece, dell’azienda.
The Economist Group riunisce, attorno alla storica ammiraglia, mensili specializzati, siti internet, l’Economist Intelligence Unit e il notiziario del Congresso Usa, Roll Call, cui si è aggiunto Capitol Advantage, comprato l’anno scorso per 21 milioni di sterline forniti senza battere ciglio dalle banche benché – circostanza insolita a occhi italiani – il gruppo abbia un patrimonio netto negativo e l’acquisita abbia solo avviamenti. La verità è che, dopo oltre un secolo di bilanci contenuti, la società ha cominciato a fare tanti soldi. E a distribuire agli azionisti perfino un po’ di più di quanto guadagni. Negli ultimi 4 esercizi, ha pagato dividendi per 152 milioni avendo realizzato 126 milioni di profitti. Una scelta non rara nel Regno Unito: il London Stock Exchange si regola allo stesso modo. E resa possibile dal flusso di cassa abbondante. Ai soci interessa meno, evidentemente, il valore della società. In base al prezzo indicativo dell’azione a bilancio, il gruppo vale 500 milioni di sterline, ma la società non conferma perché non tutte le azioni sono uguali e The Economist Group non è quotato. Anzi, una struttura proprietaria curiosa. Il capitale è infatti formato da 4 categorie di azioni: 100 azioni senza diritti patrimoniali ai trustees, 22,68 milioni di ordinarie pressoché senza diritti di voto (gli Agnelli ne hanno appena comprate 50 mila, parecchie sono destinate ai dipendenti), 1,26 milioni di azioni speciali A in mano a una novantina di soci tra i quali Lynn Forester de Rothschild con il 19%, e poi i Cadbury e gli Schroeders, e altrettante di classe B di proprietà del Financial Times, gruppo Pearson, che le ha acquistate nel 1928. I 4 trustees controllano i passaggi azionari e le nomine al vertice del giornale e della società.
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Oggi questo blog aderisce alla giornata di silenzio dell’informazione contro il Decreto Legge sulle intercettazioni e per il diritto alla Rete.

Brutte sorprese a Torino: nella notte fra sabato e domanica, dei ladri hanno sfondato una vetrina del negozio in via fratelli Bandiera. La banda bassotti ha usato una macchina rubata 15 minuti prima e, vista la telecamera si sono coperti il volto con le magliette.
Per aiutare le indagini dei carabinieri e allertare da incauti acquisti riporto qui sotto i numeri di serie dei computer rubati, nei portatili non era inserita la batteria.
n1 MacBook 13? MB990T/A numero di serie W89225XY66D
n1 MacBookPro 15? MB470T/A numero di serie W8848FAC1GO
n1 iMac MB418418T/A numero di serie VM9159ZX0TG
n1 MacPro MB871T/A numero di serie CK91006F8PZ
n1 Monitor APPLE LED CINEMA DISPLAY 24? MB382ZM/A numero di serie 2A8514ZS0K0 più dell’altra merce di terze parti.