Capitalismi di rapina
Immaginate la storia di Eutelia come un’enorme matrioska. Nel gioco ogni pezzo ne custodisce un altro, è nascosto fino a quando non lo sveli. La vicenda della società di Arezzo, che ha portato venerdì all’arresto di otto persone per bancarotta fraudolenta, ha le stesse fattezze di un’enorme bambola di legno. Dove ogni reato ne nasconde un altro. E un altro ancora. Un sistema, semplice come una mastrioska appunto, per fare soldi sulle spalle dei lavoratori. Un simbolo del nostro capitalismo. La storia. Eutelia è una società giovane. Nasce undici anni fa ad Arezzo per operare nel settore di servizi telematici e in Internet. Fa capo alla famiglia Landi che occupa, con tutti i parenti, l’intero consiglio di amministrazione. All’inizio si chiama Plug-It.
11 Juillet, 2010
La scuola più innovativa d’Italia e forse d’Europa sta nel centro di Torino, all’angolo tra via XX Settembre e via Arcivescovado. È la sede di Unimanagement, il centro dedicato allo sviluppo delle competenze manageriali dei dipendenti del gruppo Unicredit. Per imparare lì arrivano da tutto il mondo, dai 22 Paesi in cui il gigante da 168 mila lavoratori è presente. Ma più che il «cosa» apprendono – dallo sviluppo della capacità di comando all’abilità nel prendere decisioni alla gestione delle complessità, ci sono cinque tipi di formazione offerti ai primi 4 mila manager o futuri manager del gruppo – merita decisamente un approfondimento il «come». Un inedito, a livello italiano: è una sorta di «modello Google» importato ai piedi delle Alpi, anche se in questo caso non si parla di ambienti di lavoro ma di luoghi per la didattica. Utilizzati spessissimo: 258 giorni all’anno.

Ho sognato che il disegno di legge sulle intercettazioni veniva ritirato. Che dopo i rilievi del Quirinale, dopo le proteste dei giornalisti e della società civile, dopo la lotta parlamentare dell’opposizione e anche di pezzi della maggioranza, il governo alzava bandiera bianca e si dichiarava sconfitto. Ho sognato i titoli degli editoriali di Angelo Panebianco sul Corriere (“Un doveroso plauso alla responsabilità del governo”), di Vittorio Feltri sul Giornale (“Questi ci hanno fottuto ancora una volta”), di Marco Travaglio sul Fatto (“E ora fatevi processare!”), di Ezio Mauro su Repubblica (“Peccato, ora dobbiamo levare i post-it gialli dalla prima pagina”), di Maurizio Belpietro su Libero (“Al Pd non piace la privacy e la figa”).























