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Vittorio Pasteris

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Vatican fact checking

* 25 marzo, 2010 * Diritti, Mondo * 0 commenti

Via NYT

Top Vatican officials — including the future Pope Benedict XVI — did not defrock a priest who molested as many as 200 deaf boys, even though several American bishops repeatedly warned them that failure to act on the matter could embarrass the church, according to church files newly unearthed as part of a lawsuit.

The internal correspondence from bishops in Wisconsin directly to Cardinal Joseph Ratzinger, the future pope, shows that while church officials tussled over whether the priest should be dismissed, their highest priority was protecting the church from scandal.

The documents emerge as Pope Benedict is facing other accusations that he and direct subordinates often did not alert civilian authorities or discipline priests involved in sexual abuse when he served as an archbishop in Germany and as the Vatican’s chief doctrinal enforcer.

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Come licenziare duemila persone senza che nessuno se ne accorga

* 14 ottobre, 2009 * Diritti, Economia * 5 commenti

Beatrice Borromeo sul Fatto Quotidiano

Non tutte le aziende in questi mesi di recessione chiudono per colpa della crisi. Ci sono anche storie di malagestione (o almeno di scelte imprenditoriali difficili da comprendere) come quella di Eutelia- Agile, i cui dipendenti sono sempre più disperati: in più di 2.000 sospettano di essere già stati licenziati, ma ancora non ne sono sicuri. Partiamo dalla cronaca di questi giorni. Sembra imminente la richiesta di rinvio a giudizio del pm della procura di Arezzo, Roberto Rossi, nei confronti degli amministratori di Eutelia spa, società aretina quotata in borsa che si occupa di telecomunicazioni e servizi per la pubblica amministrazione, soprattutto ministeri. Tra gli indagati Raimondo e Samuele Landi, rispettivamente amministratore delegato e vicepresidente della società. A difendere il primo, il principe del foro Ennio Amodio, già avvocato di Silvio Berlusconi durante la prima fase del processo Imi-Sir lodo Mondadori. I reati contestati: frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita.

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La rivincita della portaborse Celestina contro la Carlucci

* 13 ottobre, 2009 * Diritti, Italia * 0 commenti

Via Corriere.it

Da oggi tutti i collaboratori degli onorevoli che lavorano in nero, oppure in grigio con stipendi da fame, hanno la loro eroina. Nessuno prima di lei aveva osato tanto: fare causa al deputato datore di lavoro e ottenere un risarcimento. Ma la sentenza con la quale il giudice Michele Forziati ha condannato Gabriella Carlucci a pagare 10.170 euro e 39 centesimi più interessi a Celestina (la chiameremo semplicemente con il nome di battesimo) che per quasi due anni, dal luglio 2004 al giugno 2006, aveva lavorato nella sua segreteria, va ben oltre. Perché stabilisce il principio che tra la parlamentare del Popolo della libertà e la sua assistente «è intercorso un rapporto di lavoro subordinato». Insomma, il classico buco nella diga.

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Basterebbe essere onesti per evitare problemi

* 16 settembre, 2009 * Diritti, Pensieri * 0 commenti

E’ interessante conoscere che si sta diffondendo l’uso di citare in causa legale Presidenti e Consiglieri degli Ordini dei Giornalisti, colleghi giornalisti chiamati a testimonianza e consimili per reati di falso, omissione di atti di ufficio, abuso d’atti d’ufficio e reati consimili nelle pratiche disciplinari, di riconosciuto praticantato e di iscrizione all’albo dei pubblicisti. E quasi sempre queste cause sono vinte, dato che le documentazioni sono disponibili ai giornalisti che subiscono il torto. Che possono farle giudicare e verificare dalla giustizia ordinaria dopo aver ricevuto ingiustizia o abuso dall’Ordine preposto.
E’ una maniera spartana di richiedere ed avere giustizia in quelle situazione in cui personaggi che dovrebbero essere obiettivi, super partes e banalmente onesti si comportano come uomini piccoli ed indegni.
Un mondo su cui sarà il tempo a fare giustizia, dopo che la avranno fatta caso per caso i giudici.

La repressione contro Pier Luigi Tolardo

* 12 luglio, 2009 * Diritti, Internet * 1 commenti

Mario Adinolfi su Europaquotidiano

Fino a che punto un blogger può spingersi a criticare on line la propria azienda? Negli Usa ci sono già stati casi di grandi aziende che stilano severe policy su cosa può e non può scrivere sul proprio blog un dipendente e c’è stato già qualche caso di licenziamento per chi su Facebook ha criticato il proprio datore di lavoro. E in Italia? Beh, ora un caso c’è: Pier Luigi Tolardo, blogger di ZeusNews.it e dipendente Telecom Italia e messo in mobilità da Telecom Italia.

Tolardo scrive un articolo sul web con quattro domande ad Antonio Migliardi, il capo del personale di Telecom Italia. Gli chiede se è giusto che un’azienda che ha distribuito milioni di euro di premi ai suoi manager possa licenziare e se anche il responsabile del personale riceverà o no dei premi per i licenziamenti. Anzichè una risposta o una smentita, Tolardo ha ricevuto una lettera di contestazione e, nonostante la difesa del suo sindacato, la Cisl, gli sono stati inflitti 3 giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio, che non sa se farà perchè potrebbe essere messo in mobilità nel frattempo ma ricorrerà all’Ufficio del lavoro contro il provvedimento. Anche questa è libertà del web, fuori e dentro i luoghi di lavoro, in Italia, nel 2009.