Al Salone dell’Auto di Francoforte, che durerà dal 15 al 25 settembre, la Casa tedesca presenterà la F125!, una concept car a idrogeno basata sulla tecnologia delle pile a combustibile.
Queste alimentano quattro motori elettrici in grado di erogare una potenza di 213 CV che permette di raggiungere i 220 km/h passando da 0 a 100 km/h in 4,9 secondi.
Con un pieno di idrogeno (conservato in un serbatoio in fibra di carbonio alla pressione di 700 bar), la Mercedes F125! è in grado di percorrere 1.000 km, con un consumo medio di 0,79 kg di idrogeno ogni 100 km.
Anche negli Stati Uniti l’ottimismo è stato profuso a piene mani, ma a meno che non si creda che la 500 possa salvare Chrysler l’analisi più esatta sull’avventura americana è uscita dalla penna di Alessandro Penati, firma economica di Repubblica, sempre in contrasto con i cronisti torinesi del quotidiano diretto da Ezio Mauro, il quale ha spiegato come Marchionne è convinto di poter realizzare a Detroit utili simili o addirittura superiori a quelli segnati da Bmw nei suoi tempi migliori. Impossibile.
Anche la caccia alla Fiom pare difficile da interpretare come la mossa vincente del Lingotto a meno che non sia un’operazione di maquillage costruita ad arte per far credere a qualcuno particolarmente sensibile al tema della pace sociale che si è fatta “pulizia sindacale” negli stabilimenti italiani. Inutile allora non accorgersi che durezza nei confronti dei sindacati e delle regole vigenti sul mercato del lavoro italiano al punto da minacciare rotture anche in Confindustria e lo scorporo della divisione auto insieme alla distribuzione di grandi dosi di ottimismo e annunci di investimenti miliardari altro non sono che richiami per un possibile acquirente. Il nome? Tra gli addetti ai lavori lo sussurrano proprio tutti ed è quello dei tedeschi della Volkswagen, che sono usciti a testa alta dalla crisi, sono fortissimi nei mercati che tirano come la Cina e guardano alle auto Fiat come ad un ulteriore mossa per diventare il numero uno dell’automotive mondiale. Dopo aver strappato al Lingotto i migliori designer, manager di talento e comprato l’Italdesign di Giorgetto Giugiaro adesso la casa germanica punta all’intero pacchetto dell’auto made in Italy.
Grazie a un accordo tra Wind e Autostrade per l’Italia il Wi-Fi gratuito arriva nelle aree di servizio della rete autostradale. Sono già attivi 35 hotspot, battezzati HiPoint, che olte alla connettività offrono gli aggiornamenti sulla situazione del traffico, le previsioni meteorologiche e le indicazioni sui prezzi del carburante.
Altre aree di servizio – per un totale di 80 – saranno attrezzate nei prossimi mesi; in ogni zona è possibile navigare per un massimo di 30 minuti.
Il piano di Marchionne è chiaro e assume contorni sempre più precisi man mano che ci si avvicina alla separazione dell’auto dagli altri business del gruppo, diluendo la proprietà degli eredi dell’Avvocato. Fiat non è riuscita a conquistare quote di mercato nei segmenti medi e alti del mercato soprattutto europeo dove gli utili sono significativi. Gli azionisti non ci hanno creduto e non hanno messo a disposizione gli investimenti necessari per fare una vera concorrenza ai marchi tedeschi ed il Lingotto è costretto a farsi largo nelle auto a buon mercato, dove si guadagna poco e sono determinanti gli aiuti pubblici.
Ed è proprio nel fare incetta di aiuti pubblici ovunque in giro per il mondo dagli Usa, alla Serbia, dal Messico alla Polonia che Marchionne ha rivelato il suo vero talento: in questa speciale graduatoria Fiat è seconda solo alla GM ed è davanti a gruppi molto più grandi e robusti. Dall’elenco dei Paesi che sovvenzionano in mille modi l’industria l’Italia si è sfilata e questo ha determinato l’avvio di una nuova e profonda ristrutturazione degli stabilimenti tricolore che ha già fatto una prima vittima in Sicilia e si prepara a svuotare Mirafiori. Davanti a questa realtà i richiami a mantenere le antiche promesse e gli elogi all’abilità delle maestranze piemontesi pronunciati ad alta voce da un lungo elenco di uomini politici e sindacalisti con in testa Sergio Chiamparino e Roberto Cota suonano come parole vuole. E quasi ridicole sono anche le accuse alla Fiom perché è noto che il costo del lavoro rappresenta solo il 7 per cento del costo complessivo di fabbricazione.
A precipizio sul mercato. In caduta libera in borsa. La Fiat vive giorni difficili e nei dintorni del Lingotto riprendono corpo i fantasmi che Sergio Marchionne tenta da anni di esorcizzare. Le vendite del gruppo torinese sono calate negli ultimi mesi di percentuali intorno al 25, a volte quasi il 30 per cento rispetto ai risultati del 2009. In un mercato nazionale che ha registrato, a giugno, una flessione del 19,12%, l’azienda guidata dal manager italo-canadese è in affanno: meno 27,48% con sole 51.878 nuove autovetture e una quota di mercato scesa al 30,41%.
La Fiat si è così dimostrata incapace di reggere la sfida della fine degli incentivi, che l’hanno penalizzata come non è accaduto a nessuna altra marca automobilistica. Ma tutto questo potrebbe non giustificare gli allarmismi che sono tornati a volare intorno alle sorti del Lingotto, che solo poco tempo fa la quasi totalità della stampa nazionale, con pochissime eccezioni, descriveva come il gruppo più dinamico a livello internazionale per gli apprezzamenti adesso precocemente ingialliti ricevuti dal presidente Usa Barack Obama e per la vittoriosa corsa all’acquisizione di Chrysler.
Non chiamatela ibrida. La Opel Ampera che abbiamo avuto l’opportunità di testare per la prima volta su strada nei pressi dell’Opel test center di Dudenhofen, in Germania, è meglio definita,infatti, come una Erev (Extended range electric vehicle), ovvero veicolo elettrico ad autonomia estesa. A differenza dei veicoli ibridi e degli ibridi ricaricabili plug-in (che hanno una maggiore autonomia in solo elettrico), il motore 1.4 a benzina presente sulla Ampera non interverrà mai fin quando la batteria è carica.
Manca solo la conferma ufficiale, che arriverà probabilmente la prossima settimana. Ma i rumors sono ormai diventati certezza: l’Italdesign di Giorgetto (e Fabrizio) Giugiaro entrerà nella galassia Volkswagen. Il colosso tedesco acquisirà il controllo dell’azienda di design ed engineering, una griffe globale del made in Italy. E l’Italdesign diventerà così l’11° brand del gruppo numero uno al mondo, che punta a produrre 10 milioni di veicoli l’anno, Porsche comprese. Le aziende interessate si rifugiano nei rituali «no comment», mentre dietro le quinte definiscono i dettagli di un’operazione complessa quanto epocale per entrambe le parti.
Perché Giugiaro cede la magica creatura fondata nel 1968 con Aldo Mantovani? Non certo per problemi economici contingenti. La forza dell’Italdesign è stata sempre vendere idee, creatività, senza mai produrre una sola macchina. Quindi la crisi recente dell’auto l’ha appena sfiorata. L’ultimo bilancio noto (2008) racconta di ricavi in crescita del 6,2%, a 136 milioni di euro.
Inoltre a gennaio ha firmato una commessa di 500 milioni di dollari con HK Motors, nuova casa americana con capitali cinesi che promette, entro 5 anni, 6 milioni di vetture ibride. Disegnate e ingegnerizzate dall’atelier torinese dei Giugiaro. «Questa è una delle mie sfide più appassionanti – disse in quella circostanza Giorgetto -. Per qualche anno, qualunque cosa succeda, non avremo carenza di lavoro né di liquidità».
Calo del 7,4% per le immatricolazioni di nuove auto in Europa ad aprile rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Nei primi quattro mesi del 2010, rileva l’Acea, il mercato è cresciuto del 4,8%. Ad aprile sono state immatricolate 1.134.701 nuove auto. Il calo di aprile, il primo in dieci mesi, è legato al fatto che molte case automobilistiche hanno iniziato ad usufruire dei benefici degli incentivi proprio ad aprile dello scorso anno. La situazione, sottolinea Acea resta difficile. La Fiat ha registrato un calo del 27,3%. Le immatricolazioni nell’Europa Ue27+Efta sono diminuite 6,9% rispetto a un anno fa, mentre sono aumentate del 5,2% nei primi quattro mesi del 2010.
I dati sulle immatricolazioni auto in Europa si sono fatte sentire anche in Borsa, dove il titolo Fiat è arrivato a perdere oltre il 4% in avvio di seduta per poi recuperare terreno e far registrare un calo dell’1% a metà mattina. A pesare sui titoli il fatto che il Lingotto abbia fatto peggio del mercato, mostrando una flessione del 27,3% delle vendite, a causa soprattutto del crollo registrato in Germania (-31,7% il dato complessivo del mercato tedesco). La quota di mercato di Fiat lo scorso mese è scesa dal 9,7% al 7,6%.
Il mercato dell’auto in Italia precipita ad aprile a causa dell’esaurirsi della coda degli incentivi 2009 segnando un calo del 15,65%.
Le immatricolazioni, infatti, il mese scorso, sono ammontate a 159.971 unita’. Lo rende noto il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. A marzo le immatricolazioni avevano registrato un balzo del 19,61%. Fiat Group Automobiles ha immatricolato ad aprile in Italia 49.156 nuove auto, in picchiata del 26,25% rispetto alle 66.651 consegnate ad aprile 2009.
E iniziare a investire nelle auto del futuro (elettriche o ecologiche) invece di difendere un prodotto vecchio ?
Non è una moto, ma le somiglia molto. Non è una macchina, ma ha mutuato le tecnologie più raffinate oggi in circolazione. Ed è stata pensata per essere una via di mezzo: un veicolo pensato specificatamente per le esigenze di mobilità personale urbana e suburbana. Tre ruote e due posti in linea, una cella di sicurezza a prova d’urto, un sistema di guida semplice e innovativo che al contempo piega e sterza il veicolo, una propulsione elettrica ibrida in grado di fornire a discrezione dell’utente elevate prestazioni o di funzionare soltanto con la corrente e elettrica.
Bastano pochi dettagli per capire che K-Way Motus sarà qualcosa di innovativo. Un progetto partito nel 2006 nei Laboratori di Meccatronica del Politecnico e poi sviluppato da due aziende dell’incubatore d’imprese dell’ateneo tecnologico di Torino, Actua e Ttw. Il progetto ideato dal ricercatore Stefano Carabelli ora è realtà, sospinto dall’imprenditore torinese Marco Boglione, che lo sponsorizza con il marchio KWay e dall’estro di Fabrizio Giugiaro che, alla guida di Giugiaro Design, ne ha curato lo stile e si è occupato della pelle che riveste il veicolo.
Il progetto dev’essere rilevante se K-Way Motus tra qualche giorno prenderà il volo per Detroit dove sarà esposto al Sae World Congress, il meeting della società degli ingegneri dell’automotive. E non è finita: dopo l’esposizione nella Motown sarà l’unico veicolo italiano a partecipare al Progressive Automotive X Prize, la competizione organizzata dall’X Prize Foundation riservata a veicoli sicuri, in grado di essere prodotti, omologati e consumare meno di un gallone di carburante per percorrere cento miglia (secondo i nostri parametri, si tratta di un consumo di un litro ogni 44 chilometri).
Venti milioni di azioni passate di mano in poche ore e il titolo schizzato anche a +4% e fino a sfiorare quota 10 euro. La Borsa ha reagito così alle anticipazioni di Repubblica sul piano di Marchionne per il futuro della Fiat in Italia; un piano che prevede un taglio di quasi 5mila dipendenti, la riduzione dei modelli da 12 a otto e lo scorporo del settore auto dal resto delle attività di gruppo. La presentazione ufficiale del piano è attesa per il 21 aprile al Lingotto, giorno in cui è convocato l’Investors Day.
Sulle indiscrezioni di Repubblica, da Torino è arrivato solo un laconico “no comment”. A metà mattina, Ernesto Auci, responsabile Fiat per le relazioni istituzionali, ai microfoni di Sky Tg24 ha parlato di “una provocazione politica a pochi giorni dalle elezioni”, senza smentite nel merito di quanto anticipato dal giornale. Ben altre reazioni sono arrivate dal sindacato.