domenica 29 dalle 21.30 su Rai 3 nella puntata di “Report” andrà in onda un servizio sui SIGNORI ROSSI, cioè il movimento di solidarietà nato attorno alla mia denuncia di corruzione (guarda l’anteprima). Una denuncia – lo ripeto ancora perché queste cose secondo noi vanno raccontate sempre! – che ha fatto risparmiare alla città di Torino 4,2 milioni di euro e per la quale ho rifiutato oltre 100mila euro di tangente, riuscendo a far arrestare e condannare i dirigenti pubblici implicati. Il Comune di Torino mi ha isolato e non si è costituito parte civile (la qual cosa comporta che devo pagarmi le spese legali come “testimone”!), nonostante l’etica e anche le norme lo richiedano…
La solidarietà nei miei confronti si è trasformata in aiuto per chi denuncia la corruzione con il sito www.signorirossi.it e il relativo servizio “SOS corruzione” in cui tecnici e legali danno risposte su questo tema.
I poliziotti l’hanno bloccato ieri pomeriggio, in pieno centro di Palermo, subito dopo che aveva intascato una mazzetta da diecimila euro. Il deputato regionale del Pd Gaspare Vitrano è stato arrestato in flagranza di reato dagli agenti della squadra mobile. È accusato di concussione. Assieme a lui è finito in manette l’uomo che avrebbe fatto da mediatore per il pagamento della tangente da parte di un imprenditore: anche lui era presente all’incontro e anche lui ha intascato una mazzetta da diecimila euro.
Il blitz è scattato dopo la denuncia di un imprenditore a cui era stata fatta una proposta esplicita per ottenere in tempi brevi un’autorizzazione per l’avvio di un impianto fotovoltaico. Qualche giorno fa, l’imprenditore aveva raccontato ai magistrati l’incontro con il mediatore della tangente. Il procuratore aggiunto Leonardo Agueci, i sostituti Maurizio Agnello ed Emanuele Ravaglioli hanno subito disposto l’avvio delle indagini da parte della sezione reati contro la pubblica amministrazione della squadra mobile. I poliziotti hanno seguito passo passo le mosse del mediatore della tangente attraverso le intercettazioni. Fino all’appuntamento di ieri pomeriggio e al blitz.
La corruzione fa comodo alla Casta così come torna utile lasciare da soli i testimoni di giustizia e non attivare delle norme anticorruzione efficaci (l’Italia incorrerà in sanzioni europee, che pagheremo noi cittadini: oltre il danno la beffa). E visto che ho un anno di tempo (il processo inizia nel 2012…), ascoltando la proposta arrivata proprio da un commento sul blog del Fatto Quotidiano, vi lancio l’idea di dare struttura a un movimento dal basso contro la corruzione: i signori Rossi. Il mio nome è esemplare: è il più comune e dovrà identificare l’atteggiamento più diffuso. I signori Rossi sono coloro che denunciano la corruzione e che sostengono chi lo fa. E so che in Italia siamo in molti. Obiettivo di questo movimento potrebbe essere triplice:
- Sostegno a chi si schiera contro la corruzione
- Creazione di cultura della legalità e dell’anticorruzione
- Diffusione di storie di corruzione e di anticorruzione
Inizieremmo a strutturarci su Internet con un sito che raccolga le testimonianze e i contributi da tutta Italia, perché questo movimento è nato sul web con le 50 mila firme raccolte da Travaglio. Mi piacerebbe leggere le vostre risposte ed eventuali disponibilità nei commenti del blog e nel gruppo su Facebook.
Giovedì sera abbiamo partecipato a un incontro con Raphael Rossi. La storia di Raphael è nota ai lettori di questo blog dato che è stata raccontata da Report un po’ di tempo fa, anche se poi è caduta nell’oblio dei media torinesi che hanno pensato bene di raccontarla per sommi capiai loro lettori. E’ una storia di tentata corruzione e di coraggio civile nel denunciarla, di disimpegno da parte degli enti pubblici che paradossalmente sono stati favoriti dalla denuncia di Raphael, del solito buon lavoro della magistratura che ha portato in giudizio gli indagati.
Raphael era nel consiglio di amministrazione di Amiat. Hanno cercato di corromperlo per far acquistare un macchinario probabilmente inutile. Raphael ha fatto la cosa più normale in un paese civile: ha denunciato la sua vicenda. E alla fine i responsabili della vicenda sono stati arrestati. La storia di Raphael in due video tratti da Report e Anno Zero.
Andranno a processo, ma tra un anno, quattro degli indagati per istigazione alla corruzione e per la turbativa d’asta all’Amiat, azienda municipalizzata di smaltimento rifiuti di Torino. “Le mie accuse non sono una messa in scena, ma fatti accertati”, afferma Raphael Rossi, che con la sua denuncia diede il via all’indagine. Oggi il gup Anna Ricci, su richiesta del pm Carlo Maria Pellicano, ha deciso che il 12 gennaio 2012 andranno alla sbarra davanti ai giudici della I sezione penale del tribunale di Torino il direttore degli acquisti dell’Amiat Giancarlo Gallo, tuttora in carica, l’amministratore della VM Press di Alessandria (la ditta che aveva cercato di piazzare un macchinario all’azienda) Giovanni Succio, il titolare Carlo Gonnella e il proprietario Giorgio Malaspina. Il giudice ha accolto il patteggiamento a dodici mesi richiesto da Giorgio Giordano, ex presidente dell’Amiat che aveva cercato di corrompere Rossi, prima consigliere e poi vice-presidente del consiglio d’amministrazione della municipalizzata.
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Stando la ricostruzione della procura di Torino la vicenda inizia nel settembre 2006. In quei giorni i tecnici di Amiat presentano al consiglio d’amministrazione il progetto per un pressoestrusore, impianto di pressatura dei rifiuti, ma i costi del progetto (4 milioni di euro), l’assenza di una gara d’appalto e la sua utilità non convincono Rossi, consigliere di nomina politica ma non per questo incompetente nel settore, anzi. Due mesi dopo, nel novembre 2006, presenta una memoria critica sul “pressoestrusore” e ne ferma l’acquisto.
Ricordate la mia vicenda? Da vicepresidente dell’Amiat, l’azienda per la raccolta rifiuti di Torino, blocco l’acquisto di un macchinario – un presso estrusore – dal costo di 4,2 milioni di Euro che la direzione dell’azienda e gli altri amministratori volevano acquistare scavalcando la procedura di gara d’appalto pubblica prevista per legge. Blocco ogni operazione e, a conferma dei miei dubbi, ricevo la proposta di una tangente che cresce fino a 125mila Euro.
Ora al processo gli avvocati della difesa, per giustificare i loro clienti, cercano di far passare la tangente in secondo piano, presentando tesi grottesche degne di funamboli del linguaggio e della verità. Sarei contrario a quel macchinario, il presso estrusore, perché sarebbe “alternativo alla raccolta differenziata”. A questo punto, dicono che, essendo un tecnico proprio nello sviluppo delle raccolte differenziate, avrei un “conflitto di interessi”. Ecco una tesi che nella migliore delle ipotesi non conosce nulla della raccolta differenziata e nella peggiore è in chiara malafede.
Oltre un milione di firme contro la corruzione e per il bene comune. Un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché promuova l’adeguamento del nostro codice alle leggi internazionali anticorruzione. E perché venga finalmente data piena attuazione alla norma, già introdotta nella Finanziaria 2007, che prevede la confisca e il riutilizzo sociale dei beni dei corrotti. Questi i contenuti della campagna promossa da Libera e Avviso pubblico, presentata oggi in conferenza stampa a Roma.
Una raccolta di firme, per mettere freno a un fenomeno dilagante che ammala il nostro Paese: in Italia, la corruzione è sistema. Lo dice la Corte dei Conti, ne sono convinti gli italiani, lo provano i dati. È una tassa occulta che costa agli italiani circa 50/60 miliardi di euro l’anno, quasi mille euro a testa, dalla culla alla pensione. Un furto al bene comune con cifre da capogiro, basti pensare che il valore di tutti i beni sequestrati e confiscati alla mafia negli ultimi due anni e mezzo (18 miliardi) non sono sufficienti a coprire neppure un quinto di quanto è stato contemporaneamente sottratto ai cittadini come costo della corruzione.
Sul Corriere della Sera di oggi, Giovanni Bianconi racconta la storia di Antonio Pelle, il nipote del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Pelle, e della sua rapida carriera universitaria al corso di laurea specialistica in Architettura a Reggio Calabria. Il ragazzo ha 24 anni, è stato arrestato lo scorso aprile per i suoi presunti legami con una delle cosche più importanti della zona e dal carcere invia lettere sgrammaticate, nonostante abbia già sostenuto 22 esami universitari. Stando al racconto di Bianconi, Antonio avrebbe ricevuto qualche aiuto di troppo, tale da mettere in dubbio l’integrità di alcuni dipendenti dell’Ateneo.
Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato nell’inchiesta avviata a Firenze sugli appalti, si è dimesso dalla magistratura. Lo ha fatto inviando una lettera al procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara che domani la inoltrerà al ministro Guardasigilli e al ministero di Grazia e Giustizia e al Consiglio superiore della magistratura.
Dando le dimissioni irrevocabili dopo 40 anni di servizio, Achille Toro evita di essere sottoposto al procedimento disciplinare che stava per essere avviato come richiesto dalla Procura generale della Cassazione, alla quale spetta appunto la via dei procedimenti di natura disciplinare riguardanti i magistrati.
Toro, indagato per violazione del segreto d’ufficio, ha motivato la decisione di dimettersi per “essere libero di difendere – è detto nell’atto – l’onorabilità mia e di mio figlio (a sua volta indagato) e, nel contempo desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo per l’ambiente di lavoro, con grande rammarico, ma con animo sereno, dichiaro la mia volontà di dimettermi con effetto immediato dall’ordine giudiziario”.