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Vittorio Pasteris

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In primavera incontro nazionale a Firenze sul Giornalismo digitale

* 27 gennaio, 2012 * Eventi, Italia, Media * 0 commenti

Via Sito AST

Un semi­na­rio nazio­nale sull’ evo­lu­zione del gior­na­li­smo online da tenersi a Firenze in pri­ma­vera. E’ que­sta una delle pro­po­ste emerse dalla riu­nione del gruppo DiGiTi (Gior­na­li­sti digi­tali toscani) che si è svolta ieri sera (23 gen­naio) nella sede dell’ Asso­cia­zione stampa Toscana.

L’ incon­tro dovrebbe segnare il lan­cio su scala nazio­nale dell’ espe­rienza che DiGiTi ha avviato in Toscana un anno fa, attra­verso un lavoro di con­di­vi­sione delle ana­lisi e dei pro­blemi del set­tore. Un’ atti­vità che?–?è stato rico­no­sciuto una­ni­me­mente?—?potrebbe essere allar­gata effi­ca­ce­mente a tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale impo­nendo all’ atten­zione del sin­da­cato dei gior­na­li­sti le spe­ci­fi­cità (in ter­mini di rela­tiva fra­gi­lità, certo, ma anche di ric­chezza e di occa­sioni pro­fes­sio­nali) del lavoro e dell’ impresa gior­na­li­stica digitale.

Le linee gene­rali del semi­na­rio?–?ha pro­po­sto Paolo Ciampi, pre­si­dente dell’ Ast?–?potreb­bero essere ela­bo­rate nel corso di una riu­nione a cui DiGiTi invi­terà rap­pre­sen­tanti di tutte le altre Asso­cia­zioni regio­nali di stampa inte­res­sate al mondo del gior­na­li­smo digitale.

La pro­po­sta è stata pie­na­mente accolta da Gio­vanni Rossi, segre­ta­rio gene­rale aggiunto della Fede­ra­zione nazio­nale della stampa (Fnsi).

Gli auguri digitali di un tardivo digitale

* 4 gennaio, 2012 * Internet, Pensieri * 0 commenti

Ilvo Diamanti su Repubblica

Durante queste festività ho ricevuto meno messaggi augurali, rispetto agli ultimi anni. Quasi metà, in confronto all’anno scorso. Alla ricerca di spiegazioni accettabili, ho escluso subito che possa trattarsi di ragioni che mi riguardano direttamente. La mia rete di relazioni  -  pubbliche e private  -  è la stessa degli ultimi anni.

Ho pensato, allora, che si stia consumando, rapidamente, la “fine degli auguri”. Coerente con la nostra era secolarizzata, senza santi e senza sacro. Ma si tratta di una tendenza in atto da tempo. Perché mai dovrebbe produrre questi effetti proprio ora? Stessa obiezione all’ipotesi che il rito degli “auguri” sia frustrato dalla paura del futuro. L’anno appena iniziato, d’altronde, non promette niente di buono: Ma lo scenario degli ultimi due anni non era molto più rassicurante. E allora perché questo calo improvviso?

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Messa digitale con omelia in streaming

* 8 novembre, 2011 * Internet, Italia * 2 commenti

Via Il Fatto Quotidiano

Don Abbondio, se fosse vissuto nel 2011, forse avrebbe recitato le preghiere del suo breviario leggendole su un iPad. Viene da crederlo ascoltando don Franco Matrolonardo, 42 anni, e don Daniele Missiroli, trentacinquenne. I due preti, illustrando le innovazioni digitali introdotte nelle loro chiese, parlano alternando il lessico della fede a quello delle nuove tecnologie. Padroneggiano quest’ultimo non peggio di quegli adolescenti che passano buona parte del loro tempo libero in chat.

Altro che i preti di una volta, altro che digital divide della Chiesa: don Franco e don Daniele sono due ecclesiastici progressisti, perfettamente a loro agio nell’universo tecnologico. Lo prova il fatto che, se si esplora il sito www.parrocchiagesuredentore.it (una delle due chiese che si affacciano sul mare di Riccione) ci si trova di fronte a una schermata ricca di informazioni sulla vita e sulle iniziative della comunità parrocchiale, che conta circa 4600 abitanti.

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Giornalismo digitale: lo stato delle cose: l’ebook gratuito

* 5 ottobre, 2011 * Internet, Media * 0 commenti

Via Lsdi

CjrPubblichiamo in un unico file Pdf  il testo integrale di ‘’Giornalismo digitale: lo stato delle cose’’, la traduzione di ‘’The Story so far’’ (la Ricerca della Columbia sul giornalismo digitale) che nelle settimane scorse avevamo pubblicato a puntate.

Il lavoro di traduzione è stato curato da: Valentina Barbieri, Elena Bau, Stefania Cavalletto, Claudia Dani e Andrea Fama
Giornalismo digitale. Lo stato delle cose

Il giornalismo italiano non è pronto per una sana e qualitativa rivoluzione digitale dell’informazione e che alla base del sistema c’è qualcosa che non funziona

* 30 agosto, 2011 * Internet, Media * 1 commenti

Via Ejo

Come è possibile concludere un ciclo di appuntamenti – quelli del Journalism Lab a cura di Vittorio Pasteris all’interno del Festival di Perugia – in cui in modo brillante e appassionato per giorni si è parlato di nuove iniziative digitali, blog, social media, di modelli di business sostenibili, discutendo di precariato e di compensi che oggi i giornalisti freelance ricevono in Italia? Significa che il giornalismo italiano non è pronto per una sana e qualitativa rivoluzione digitale dell’informazione e che alla base del sistema c’è qualcosa che non funziona.

In Germania un giornalista freelance percepisce in media 2147.00 euro al mese (dato dell’associazione dei giornalisti in Germania) e 127 euro al giorno per un reportage; in Inghilterra si parla di 170 sterline a pezzo, in Svizzera per un normalissimo pezzo di cronaca, diciamo di 3.500 battute, siamo sui 78 euro, 200 euro o più se si tratta invece di un reportage. E in Italia? In Italia come ha recitato il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Jacopino, ci sono testate che retribuiscono i loro collaboratori 4.30 euro al pezzo lordi o 325.00 euro lordi per due mesi di lavoro al Mattino di Napoli. E parliamo della carta stampata perchè per l’online c’è chi sostiene che non ci sia nemmeno bisogno di pagare un giornalista perchè in fondo gli si dà visibilità.

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Grandi numeri e giornalismo digitale

* 1 agosto, 2011 * Internet, Media * 1 commenti

Via Lsdi

il Rapporto pubblicato recentemente dalla CJR e realizzato da alcuni docenti e ricercatori della Columbia Journalism School (la traduzione dell’ introduzione e del primo capitolo è qui), affronta il complesso rapporto fra numeri e ricavi nel web attraverso un’ analisi delle strategie di alcune testate americane di diverse dimensioni e natura, cercando di sciogliere uno dei nodi più intricati e dolenti (soprattutto dal punto di vista economico-industriale) dell’ evoluzione dell’ industria giornalistica digitale.

Questo non vuol dire che le dimensioni dell’utenza non restino comunque di vitale importanza – affermano gli autori del Rapporto –. Un sito con dieci milioni di utenti unici catturerà maggiormente l’attenzione di inserzionisti e agenzie rispetto ad un sito con un quinto dell’audience. Le grandi aziende vogliono piazzare grandi quantitativi di inserzioni, senza trattare singolarmente con ogni piccolo sito. Ma nel complesso – osserva l’ analisi della CJS – la corsa al traffico ha fatto sì che le testate avessero grandi utenze e piccole entrate.

Ciò ha anche svalorizzato il loro prodotto giornalistico, portandole a tatticismi quali, ad esempio, l’uso di gallerie fotografiche di questa o quella celebrità al fine di alimentare il traffico generato dai motori di ricerca. Nello sminuire il proprio marchio e nel trasformare in merce i propri contenuti, tali testate non hanno raggiunto l’obiettivo cruciale di attrarre un pubblico attento e fidelizzato.

Una campagna per la Biennale del Digitale a Torino

* 14 giugno, 2011 * Computer, Internet, Piemonte * 0 commenti

Via Testo Libero

A Torino c’è già la Biennale Democrazia, su cui ammettiamo avere dei dubbi.
ma anche la Biennale della Legalità in una città in cui ad esempio Libera e Gruppo Abele mostrano già ogni giorno le vie della legalità e i modi di combattere la legalità ci sembra troppo ?
E pensare invece una Biennale per il Digitale ?
Non sarebbe più importante per promuovere il futuro a Torino e di Torino ?

Le gazzette digitali arrivano in libreria

* 8 giugno, 2011 * Internet, Media, Personale * 1 commenti

Un ottimo libro sul futuro dell’editoria dal polimorfico Andrea Bettini

gazzette digitaliMentre i colossi dell’editoria cartacea sono alle prese con un calo preoccupante delle copie vendute, negli Stati Uniti un sito internet che si occupa di cronaca locale assume decine di giornalisti. Altre pubblicazioni sopravvivono da anni sulla Rete globale facendo informazione su paesini e persino su singoli quartieri. Anche in Italia la piazza e le strade sotto casa sono sempre più al centro della scena: le testate online che parlano di tematiche cittadine si moltiplicano ovunque. Sono gazzette digitali, le ultime eredi di una tradizione secolare. Sperimentano, innovano e si ritagliano ruoli di primo piano pubblicando contenuti di qualità e offrendo alle proprie comunità inediti spazi di confronto e di discussione. Evoluzione, potenzialità e prospettive di uno dei settori più promettenti del nuovo giornalismo, dove l’intraprendenza può ancora consentire di creare dal nulla una nuova testata e dove giornali dalla lunga storia possono ritrovare vitalità investendo sul futuro. Perché sul web essere piccoli e provinciali può garantire il successo.

Il libro sarà un successone nonostante la prefazione scritta dal bloggante titolare :-)

L’aborigeno e il vicino di casa
Uno dei più famosi sketch di Corrado Guzzanti relativo all’uso di internet racconta, con accento romanesco e un po’ sgrammaticato, i possibili rapporti via internet con altri utenti agli antipodi.
Se io ho questo nuovo media, la possibilità cioè di veicolare informazioni in un microsecondo a un abboriggeno dalla parte opposta del pianeta. Ma il problema è: Abboriggeno, ma io e te… che cazzo se dovemo di’?
Dalla necessità di modulare correttamente le potenzialità di internet di ridurre le distanze transcontinentali e di costruire comunità online parte la storia stessa del suo uso diffuso. Howard Reinghold nel suo storico libro Comunità virtuali era stato il profeta delle comunità online in cui, sfruttando le potenzialità della Rete era possibile discutere e condividere gusti e conoscenze con altri utenti a 10, 100, 1000, 10.000 chilometri di distanza. Ma era una Rete di pochi utilizzatori, che coagulava a distanza le affinità. Poi è arrivata la massa dei “normali” e la Rete stessa si è modificata.
Qualche pessimista aveva voluto prevedere un futuro con fruitori della Rete che barricati in casa vivessero in condivisione con altri soggetti diffusi nel mondo, dimenticando quanto accadeva
intorno a loro. Si pensava che avrebbe vinto l’informazione globale. Il sapere in tempo reale che cosa succedeva a Sidney, Pechino, Baghdad, Mosca, Varsavia, Parigi, Londra, Madrid, Nairobi,
New York, Brasilia, Lima e Los Angeles sembrava una vera killer application.
In effetti le cose sono andate diversamente. I social network hanno cambiato il modo di utilizzare la Rete. L’utente isolato di internet vive sempre meno isolato e sempre più in “branco” o “tribù”, trascinando con lui la sua rete di conoscenze reali e meno virtuali. Questa rete sociale è sempre più legata al territorio e alla geolocalizzazione anche attraverso l’utilizzo di cellulari sempre più smartphone. Questi ci permettono di aggiornare in tempo reale lo stato del nostro umore e del nostro pensiero, ma anche le nostre coordinate geografiche e il racconto del mondo che ci circonda fisicamente.
È nato il fenomeno del citizen journalism, dei blog, dell’uso della Rete in tempo reale per trasmettere gli eventi. Il giornalismo in presa diretta non necessariamente mediato dai media tradizionali. Il racconto dei fatti con un’ottica diversa, con uno stile meno professionale, ma in grado sempre e comunque di fornire un’informazione sempre maggiore. Un modo di fare informazione che riesce a raccontare quello che le risorse economiche o le scelte redazionali
del giornalismo tradizionale non riescono a portare al grande pubblico.
L’enorme disponibilità di informazione e la scelta oramai irreversibile di un modello economico basato sull’informazione gratuita finanziata dalla pubblicità hanno mutato il valore stesso dell’informazione. Affrontiamo il tema in termini economici. Ogni giorno decine di siti di news italiani, centinaia di siti europei, migliaia di siti mondiali riversano in Rete milioni di informazioni. Attraverso tutte queste fonti gli utenti della Rete possono crearsi una “melassa informativa” che permette loro di informarsi. Tutte le fonti riportano moltissime notizie con copertura nazionale, a volte regionale. Quando poi si entra nell’informazione locale la quantità di informazione disponibile diminuisce e quindi cresce il suo valore economico.
La Rete si sta integrando con la piazza reale nella diffusione delle informazioni sul territorio attraverso i siti di informazione e attraverso i social network. Diventa luogo di discussione e di
confronto, spazio privilegiato per l’aggregazione sociale e la con divisione di pensieri, emozioni, pulsioni culturali. Non più solo la Rete dell’Abboriggeno con l’italiano, con lo scandinavo e con l’abitante della Terra del Fuoco, ma la Rete degli ex compagni di liceo e dei vicini di casa.
Andrea Bettini è un giornalista ancora molto giovane, ma che in pochi anni è riuscito a crearsi il suo spazio lavorativo in Rai e a scrivere un primo libro sul giornalismo digitale. Si tratta di
Giornali.it, uscito in due edizioni successive. Il primo e tuttora unico testo che racconta la storia delle edizioni online dei maggiori quotidiani italiani. Un libro che racconta un divenire che è diventato storia.
Andrea con questo libro dimostra di aver capito che il futuro dell’informazione passa per il locale e eventualmente per l’iperlocale e a questi ha dedicato la sua nuova fatica editoriale, in cui racconta le migliori esperienze sul tema delle gazzette digitali, dell’informazione
locale su internet. Un fenomeno che negli Stati Uniti si è già compiutamente delineato e che in Europa e in Italia sta decollando, proponendosi come uno dei settori più economicamente
vivaci in un contesto generale dell’editoria mediamente asfittico. Un contesto in cui dal punto di vista giornalistico non c’è nulla di nuovo: professionalità, onestà, coraggio sono le chiavi del
successo. Un lavoro che, come era stato per Giornali.it, fra un po’ di anni sarà un pezzo di storia.
Una doverosa dedica finale: come ricorda Andrea nella sua nota introduttiva, l’idea di questo libro è nata al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Non è un caso. Il Festival è un evento, un’aggregazione di entusiasmi, ma anche un humus di idee e menti. Mi piace per questo ringraziare Arianna, Chris, tutti gli organizzatori e i volontari del Festival di Perugia che ogni anno ci regalano questo piccolo grande miracolo.

Torino Digitale alle Ogr

* 24 maggio, 2011 * Internet, Piemonte * 0 commenti

Via QP

Il 27 maggio al Fablab Italia dalle 18 alle 20 si parlerà di rivoluzione digitale e condivisione di informazioni e futuro della città di Torino. Interpretando un crescente interesse da parte della società e di numerosi giovani creativi riguardo queste tematiche avremo nostri ospiti Juan Carlos De Martin, Fosca Nomis e Vittorio Bertola che ci parleranno di Creative Commons e di Torino Digitale, il progetto che vuole fare di Torino “la prima città italiana al passo con l’Agenda Digitale europea”.

Parte Cose Digitali e Nomadi

* 22 aprile, 2011 * Computer, Internet, Mobile * 0 commenti

Se vi interessa lo trovate qui dentro a Nova Sole 24 Ore  e in versione ipercompatta qui

InmarciaCi sono due o tre blog americani che adoro leggere: All Things Digital, il blog collettivo di un gruppo di esperti che orbitano attorno al Wall Strret Journal, Pogue Post, il blog nel NYT di David Pogue e Bits un secondo blog collettivo del NYT.

Ecco sarebbe bello fare qualcosa del genere: uno strumento snello e agile per raccontare la tecnologia digitale, con un occhio particolare per tutto quello è nomade e portabile con noi: dai telefonini ai tablet e agli smartphone. Riprendendo i temi di divulgazione della sicurezza digitale che erano nati qui. Cercando di trasferire dentro a Nova100 il meglio della componente tecnologica del mio blog personale.

Ok stavo sognando. Quelli sono in Usa, noi siamo in Italia, ma possiamo tendere al meglio   Cercherò di fare il mio meglio. Poi se sarò stato bravo o meno efficace sarete voi a giudicarlo. Cercando di non essere enciclopedici, ma di raccontare le cose inportanti o curiose. Leggeri, non autoreferenziali, parlando chiaro, discutendo con tutti e se possibile con una spruzzata di ironia.

Omissis per modo di dire

* 6 aprile, 2011 * Internet, Italia * 0 commenti

Via Webmasterpoint

Un imprenditore del settore finanziario si era accorto che non appena veniva digitato il suo cognome (e anche nome e cognome) sul motore di ricerca di Google, il servizio “suggest search” includeva nei suggerimenti anche i termini “truffa” o “truffatore”. Per questo motivo, l’imprenditore aveva chiesto al Tribunale di ordinare a Google la rimozione dal proprio software “suggest” dell’associazione tra il proprio nome e le parole incriminate

Sulla vicenda è intervenuto sul web anche l’avvocato Carlo Piana, legale dell’imprenditore che ha chiamato in causa Google. Secondo Piana, l’ordinanza non rappresenta una richiesta di censura, «in quanto le allegazioni del denunciante sono state pienamente discusse prima di procedere in tribunale, e le richieste erano e rimangono solo per due interventi eccezionali».

Una notazione. Sia la Peron che Piana hanno reso disponibile l’ordinanza del Tribunale di Milano in formato PDF, premurandosi di oscurare il nome e il cognome dell’imprenditore. Premura inutile, dal momento che basta copiare il testo su un file Word per ottenere le generalità dell’uomo. Macchianera docet.

Il precariato diffuso e tollerato a Le monde Interactif

* 27 febbraio, 2011 * Internet, Media * 0 commenti

Via Lsdi

Una quarantina di giornalisti precari del sito web di leMonde hanno dato vita lunedì mattina a una manifestazione di protesta davanti alla sede del giornale, a Parigi. Alla protesta hanno partecipato anche dei precari dell’ edizione cartacea del quotidiano. Ebbene sì, anche questa venerabile istituzione ospita dietro la sua sontuosa facciata 48 giornalisti freelance o a tempo determinato (CDD) – tali non per scelta ma perché costretti – che reclamano da anni un contratto a tempo indeterminato.

’La voix du Dodo’’, un sito web francese che si occupa di stampa e giornalismo, ne ha parlato con Nicolas Enault, redattore al Monde.fr (dove si occupa dei blog) e presidente della Société des personnels, una struttura per certi versi analoga ai nostri Comitati di redazione (per approfondire  vedi Lsdi, Cdr, Consigli di redazione e Società di giornalisti nella stampa scritta in Europa).

Ecco le parti più significative dell’ intervista.

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