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Vittorio Pasteris

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Creatività 2.0 demenziale

* 19 dicembre, 2008 * Diritti, Internet * 4 commenti

Via Corriere

Licenziare in maniera creativa? Si può. A fine gennaio uno degli otto dipendenti di un’agenzia pubblicitaria belga dovrà liberare la sua scrivania. Ma non perché lo ha deciso il capouffico. Saranno gli utenti del web a consegnargli la lettera virtuale di licenziamento.

La crisi economica ha investito anche il settore della comunicazione e del marketing. Per far fronte ai costi e rimanere a galla anche nel 2009 il direttore dell’agenzia pubblicitaria «So Nice» del Belgio ha deciso di licenziare almeno una persona tra gli otto creativi. Ma il dilemma è chi? Sono tutti ottimi impiegati. Ha scelto una via inconsueta – che solo un’agenzia di comunicazione avrebbe potuto escogitare. Saranno infatti gli utenti della rete coloro ai quali spetta l’ingrato compito di congedare un dipendente.

Sindacati giornalistici

* 30 giugno, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via Senzabavaglio

La nascita di un sindacato alternativo non ci coglie di sorpresa. La condizione del giornalismo italiano è arrivata a un tale punto di criticità che il rischio di ‘salti nel buio’ è sempre più elevato, come è dimostrato dalla recente nascita del FASI.

Invitiamo pertanto la FNSI a riconsiderare in chiave Fortemente critica le linee della propria azione sindacale che finora non ha prodotto risultati di rilievo per il miglioramento della categoria, compreso il mancato rinnovo del contratto di lavoro.

L’ostruzionismo di molti dirigenti nazionali e regionali verso le istanze di democratizzazione del sindacato (compresa la richiesta di referendum sulla bozza di contratto, bocciata pretestuosamente ad un congresso straordinario della FNSI) è ormai evidente.

Quella che doveva essere la casa di vetro dei giornalisti mostra ancora pesanti tendaggi che ne rendono opaco il contenuto.

Occorre una svolta radicale che si ponga come primo obbiettivo la democratizzazione del sindacato stesso. La FNSI deve uscire dalla sua autoreferenzialità che le impedisce di valutare con occhio realistico le mille realtà del mercato giornalistico e quindi tutelare  i suoi iscritti, dai contrattualizzati ai freelance ai disoccupati.

La nascita del FASI faccia riflettere i nostri sindacalisti: o democratizzazione o scomparsa.

E l’Italia andò in clic

* 2 maggio, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Massimo Gramelini su Lastampa.it

Ieri mattina, per alcune ore, l’Italia è andata in clic. Chiunque avesse un computer a portata di mouse tentava di entrare sul sito dell’Agenzia delle entrate per leggervi la dichiarazione dei redditi dell’amico, del nemico, ma soprattutto del vicino di scrivania, allo scopo di scoprire quel che del resto aveva sempre sospettato: che l’altro guadagna un euro più di lui. Prima che il garante della privacy interrompesse il nuovo sport nazionale, a terra giacevano già morti e feriti. Il più illustre era Beppe Grillo, che dopo aver esaltato fino all’altro giorno la trasparenza democratica di Internet, finiva fra le fauci della tigre che aveva tentato di cavalcare: subissato dai «vaffa» dei suoi grillini, esterrefatti alla scoperta che il loro guru intasca 4 milioni di euro l’anno.

A esser sinceri, Grillo predica l’onestà, mica la povertà, e sui quei 4 milioni paga regolari tasse, ma il populismo di queste sottigliezze se ne infischia. Montanelli sosteneva che l’italiano medio, quando vede passare una bella macchina per strada, non pensa al modo migliore di procurarsene una, ma a quello più sicuro di tagliarle le gomme. E l’italiano medio descritto da Montanelli non aveva ancora accesso alla Rete, strumento tecnologico che fra le sue tante qualità ha anche il non piccolo difetto di accarezzare la pigrizia. Qualsiasi cittadino, infatti, può entrare in un ufficio del fisco e compulsare le dichiarazione dei redditi di chi gli pare. Ma bisogna essere molto motivati, o molto disoccupati, per farlo. Internet invece è lì, a un passo dalle tue mani: basta un clic sulla tastiera e sei già dentro il formaggio, a rivoltarti come un topolino. E così una notizia che tale non è (le dichiarazioni, ripeto, sono pubbliche e accessibili) lo diventa grazie alla comodità della sua fruizione. Cercando risposte alle proprie ossessioni

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Una occasione per cambiare in meglio, non per distruggere

* 24 aprile, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

da blog Webnews 

Era il 1997, un referendum minacciava l’abolizione dell’ordine dei giornalisti e lo scrivente si occupò della messa a regime di un corso di aggiornamento per giornalisti professionisti disoccupati in Piemonte. Arriviamo al 2008 e per caso lo scrivente si trova di nuovo ad avere per ragioni diverse rapporti più frequenti con l’ODG. Siamo nel 2008 e Beppe Grillo rilancia l’abolizione dell’Ordine. Potrebbe essere un caso ? Sicuramente sì, ma in 11 anni Il mondo è cambiato molto, l’ODG molto meno.

Come consiglia Mantellini vale la pena di utilizzare l’occasione del Vday per riflettere concretamente sul senso di molti aspetti a cui si correla il Vday stesso, dedicato al mondo dell’informazione. Ad esempio all’Ordine dei Giornalisti.

L’esistenza dell’Ordine sarebbe ancora un fattore importante. Se si cerca di leggere criticamente l’insieme di apparati giuridici che tutelano l’informazione in questo paese, l’esistenza in vita di un Ordine attento, dinamico, non autoreferenziale e gestito in modo proattivo sarebbe un fattore importante.

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