Fallirò
31 gennaio, 2012
Economia, Ironia
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John Paton, CEO of Digital First Media (and Journal Register Co. and MediaNews Group) explained the Digital First business approach better than I would (which is good, since he’s the CEO) in his June address to the International Newsroom Summit in Zurich: How the Crowd Saved Our Company. His recent post on news media as medium and messenger elaborates, including the slide below. His September post announcing the formation of Digital First discussed some of the results of the approach so far (and we’re just getting started).
Peter Kirwan’s analysis of the Digital First approach also provides a good explanation. Ken Doctor’s post The newsonomics of ComboCo gave some insight on our plans (though much of it was speculative, so you might not see everything he mentioned).
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Un ottima idea di Radio 24 per spiegare la situazione economica agli italiani
Martedì 20 e mercoledì 21 Dicembre Radio 24 vi da una mano a capire la crisi. Due giornate di programmazione speciale per spiegarvi cosa sta accadendo: le informazioni, gli approfondimenti, i consigli degli esperti, il quadro internazionale, le Borse. Due giornate dedicate ai consigli per i vostri risparmi, comprese le novità della manovra presentata dal governo Monti. Ma anche per saperne di più sulla crisi dei mercati finanziari internazionali e sull’andamento dell’economia reale.
Programmi, rubriche, speciali a partire dal mattino, con un appuntamento speciale di Salvadanaio alle 12 e alle 15. Nel progetto verranno coinvolti i giornalisti del quotidiano Sole 24 Ore e dell’agenzia di stampa Radiocor.
Gli ascoltatori possono intervenire come sempre nelle trasmissioni chiamando il numero verde 800.24.00.24. Inoltre dalle 13 alle 15 gli ascoltatori possono parlare direttamente con gli esperti di Radio 24 chiamando il numero 02 46.52.24.44.
Sempre peggio, si prevedono borse sempre più in caduta liberaVia Il Sole 24 Ore
Standard and Poor’s ha deciso di tagliare il rating sul debito italiano, portandolo da A+ ad A. La notizia è arrivata almeno in parte a sorpresa, dopo che Moody’s aveva deciso di tenere sotto osservazione il nostro debito sovrano ancora per un mese, ed è arrivata nella notte (italiana) tra lunedì e martedì. L’agenzia di rating statunitense Standard and Poor’s ha dunque declassato il debito sovrano dell’Italia portandolo a «A» da «A+». L’Outlook è negativo.
Il declassamento, spiega S&P in un comunicato, «riflette la nostra visione di prospettive di crescita indebolita» per il Paese. Inoltre, spiega l’agenzia di rating, «la fragile coalizione di governo e le differenze politiche all’interno del Parlamento continueranno probabilmente a limitare l’abilità dell’esecutivo a rispondere con decisione a un contesto macroeconomico interno ed esterno difficile».
La cosiddetta legge di Pareto, nelle sue interpretazioni, recita che l’80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione (e che l’80% della povertà è concentrato nel 20% delle persone), ma anche che l’80% delle attività pregiate viene realizzato dal 20% della popolazione lavorativa.
Ci sarebbe potuto anche stare, se almeno il primo 20% avesse un qualche rapporto con il secondo: invece il 20% che innova, che produce, che cambia, che dice la verità, che crede nelle persone… per l’80% della popolazione fa parte dell’80% che viene derubato dal 20% dei disonesti che hanno l’80% della ricchezza.
Non è demagogia; è matematico, perché nessun onesto che si possa veramente ritenere tale può permanere con la coscienza pulita in quel primo privilegiato 20%.
Federico Rampini Via Repubblica
L’inflazione arriva da Oriente, è made in China l’ondata di rincari dei prezzi che colpisce il consumatore americano. Un svolta dopo decenni in cui la Cina è stata un potente calmiere invadendo il mercato Usa di prodotti a buon mercato. Ora un insieme di fattori (rialzi dei salari cinesi, un po’ di rivalutazione del renminbi, rincari delle materie prime) trasformano le nazioni emergenti asiatiche in una grande “fabbrica dell’inflazione”. E sul fronte valutario Pechino sta sganciandosi dal dollaro, per la prima volta nel periodo gennaio-maggio 2011 ha investito di più in euro.
È in rete da questa mattina FirstOnline, testata indipendente che si propone di fare informazione di qualità e di servizio sull’economia e la finanza, edita da AL Iniziative Editoriali, fondata e controllata da Ernesto Auci e Franco Locatelli. «La principale scommessa di FirstOnline – si legge sull’editoriale di Franco Locatelli – si giocherà sull’affidabilità. Oggi sulla rete possono scrivere tutti, ma la libertà senza regole nasconde mille insidie e la difficoltà di distinguere il vero dal falso, l’essenziale dal superfluo. Ecco perché il nostro non sarà né un giornale di puro pettegolezzo né di bufale interessate, ma un giornale di sostanza, di notizie raccolte e controllate con scrupolo, di approfondimenti, di opinioni e di curiosità».
«FistOnline – prosegue l’editoriale – sarà totalmente gratuito solo nella fase promozionale, ma poi diventerà un sito a pagamento, almeno per i servizi a più alto valore aggiunto e per tutte le applicazioni. Pubblicità (non invasiva) e abbonamenti sono le nostre fonti di finanziamento e di libertà».
E’ morto Tommaso Padoa Schioppa, il creatore dei bamboccioni, il co-padre dell’Euro e il compagno di Barbara Spinelli.
Tommaso Padoa Schioppa è morto in serata a Roma per un arresto cardiaco. Stava partecipando ad una cena organizzata a Palazzo Sacchetti, in via Giulia, dove aveva riunito un centinaio di amici. Verso le 21 ha avuto un malore ed é stato portato in un ospedale del centro della città dove è deceduto. Padoa Schioppa, di Belluno, aveva 70 anni. Economista, è stato ministro dell’ Economia nel 2006 del secondo Governo Prodi. In passato aveva ricoperto il ruolo di membro del Board della Banca Centrale Europea.
Ecco come funziona il mercato dei cosmetici Via Ansa
La multa piu’ salata e’ per l’Oreal-Italia che dovra’ sborsare ben 26 milioni ma c’e’ anche chi si e’ ‘autodenunciato’ come la Henkel e grazie alla sua collaborazione con l’Antitrust si e’ evitata la multa. L’autorita’ guidata da Antonio Catricala’ ‘punisce’ con una mega multa le aziende cosmetiche che operano in Italia ree, dice lo stesso Catricala’, di aver messo in piedi un’intesa ”particolarmente grave” e che oltretutto, riguardando prodotti di larghissimo consumo, coinvolge tutti i consumatori italiani. Ma Centromarca non ci sta e annuncia ricorso al Tar perche’ – spiega – ”non ha condotto ne’ facilitato alcun comportamento restrittivo della concorrenza”. Inoltre ”la ricostruzione e l’interpretazione dei fatti risultano irrealistiche per diverse ragioni”. Per questo annuncia ricorso al Tar. Secondo l’Antitrust invece, le 16 aziende di produzione di cosmetici, tra le quali tutte le ‘big’ del settore, hanno posto in essere un’intesa unica, complessa e continuata nel tempo, finalizzata al coordinamento degli aumenti dei prezzi di listino comunicati annualmente agli operatori della Grande Distribuzione Organizzata.
All’intesa ha partecipato anche l’Associazione Italiana dell’Industria di Marca – Centromarca – che, assicurando costantemente un’organizzazione di supporto, logistica e informativa ai produttori di cosmetici, ha facilitato significativamente il coordinamento delle strategie commerciali tra questi. Il ‘cartello’, individuato grazie all’autodenuncia della multinazionale Henkel, che ha cosi’ beneficiato dell’esenzione della sanzione, si e’ realizzato attraverso un costante e pervasivo scambio di informazioni sulle principali variabili concorrenziali: dagli aumenti dei prezzi di listino dei prodotti per la cura personale (quali saponi, detergenti, profumi, creme, dentifrici) alle condizioni di negoziazione con gli operatori della distribuzione. Il risultato e’ stato un allineamento generalizzato e costante degli aumenti dei prezzi di listino comunicati agli operatori della grande distribuzione, normalmente superiore al tasso di inflazione annuale.
Viaggiava in Vespa, per battere il traffico di Manhattan, ma neppure con un agile scooter italiano è riuscito a sfuggire alla condanna del suo nome: Mark Madoff, il figlio del più grande truffatore nella storia finanziaria americana, si è impiccato ieri nel suo appartamento di Soho.
Era l’anniversario della grande rivelazione, il 10 dicembre, quando scoprì la truffa. La madre e il fratello Andrew non gli parlavano più, il padre Bernie è in galera per sempre, la moglie Stephanie l’aveva lasciato in ottobre. Ma non lo avevano lasciato i creditori rovinati, il procuratore federale e il giudice fallimentare che gli aveva chiesto 200 milioni di dollari da distribuire, elemosine per i derubati. Il nodo scorsoio era rimasto la sua ultima via di fuga e lui l’ha imboccata.
A 46 anni di età, Mark era il primogenito di famiglia, l’erede designato di una fortuna da 50 miliardi di dollari, o 75 secondo calcoli ancora in corso, che esistevano soltanto sulla carta. Lui non aveva pianto, non si era buttato sul pavimento dell’ufficio del padre come il fratello più giovane quel 10 dicembre 2008 quando Bernie aveva convocato i figli per dire loro che l’impero di titoli, obbligazioni, investimenti che credevano di amministrare per conto di famosi clienti, ospedali, università, registi come Spielberg, fondazioni di beneficenza ebraiche non esisteva. Che era una piramide di carta straccia, uno “schema di Ponzi” come si dice nel gergo dal nome del magliaro italiano che per
primo l’aveva creato negli anni ’20, costruita sulla credulità dei clienti, “sifonando” dollari che finivano in portafogli titoli esistenti soltanto nella stampante dei loro computer.
Questo documento è stato trovato stampato su carta in casa Pasteris, e poi digitailzzato attraverso uno scanner ed è ancora terribilmente attuale e ironico
L’abbiam detto più volte, nella New Economy tutti si sentono, si presentano, si atteggiano a manager. E’ venuto, allora, il momento di affrontare l’argomento.
Come accennato in precedenza basta guardare gli annunci economici per rendersi conto che nella NE c’è tutto un fiorire di manager di ogni specie. Chiunque venga assunto viene definito così: e a pensarci bene forse non è manco tanto sbagliato. Ridicolo, magari sì… ma sbagliato no. In fondo manager vuol dire “gestore”: e allora è corretto perfino che chi si occupa di svuotare i cestini sia “Trash Manager”. Infatti la scala gerarchica di una azienda tipo che lavora nel web (di cui ci accingiamo ad esaminare rorganigramma) parte proprio da lui, il Trash Manager: la sua importanza è fondamentale. Non avete idea della quantità di carta che si spreca in un mondo in cui la carta, in teoria, non servirebbe a molto. Ma, seppiatelo, per produrre un “documento” elettronico (vedi una pagina di Word) si sprecano almeno dieci pagine di carta. Quindi il Trash Manager ha molto da fare e buttare.