La società dei consumi è fondata sulla creazione artificiosa e sullo sfruttamento strutturale dei sistema dei bisogni, che è frutto del sistema della produzione. Il quale prima di essere destinato a produrre beni ha la funzione di produrre privilegi e di mantenerli. I bisogni rispondono ad una necessità di segni e differenziazioni. Il consumo non mira a soddisfare un supposto bisogno profondo e recondito dell’individuo, ma a ripristinare continuamente la distanza sociale e a confermare i segni d’appartenenza ad uno status, perpetuando una tensione cronica che è l’antitesi della ’soddisfazione’. Per questo un bisogno “realizzato” non crea, come sostengono i razionalisti, uno stato di equilibrio e risoluzione delle tensioni, al contrario le riproduce in maniera folle, negando la possibilità di una soddisfazione e quindi smascherando la natura stessa del bisogno.
Sondata la posizione tutto sommato neutrale di Bankitalia – che pur non stravedendo per la governance duale ha imposto che nel prossimo Consiglio di gestione siedano esclusivamente banchieri e manager – Benessia ha tirato fuori dal cilindro due candidati alla successione: Alfonso Iozzo, ex amministratore di Sanpaolo Imi e già presidente (di nomina prodiana) della Cassa Depositi e Prestiti, e Domenico Siniscalco, economista torinese, attualmente vicepresidente di Morgan Stanley International. Ed è proprio sull’ex direttore generale del Tesoro e per un annetto (dal luglio 2004 al dicembre 2005) ministro all’Economia del governo Berlusconi, che si concentrano ora tutte le manovre. Siniscalco, a quanto risulta a lo spiffero, è stato contattato già prima della pausa natalizia e, sebbene con la cautela di prammatica, non ha mostrato preclusioni, riservandosi di sciogliere la riserva appena la situazione delle forze in campo si faccia un tantino più chiara. Come dire: non è intenzionato a nessuno scontro al buio, tantomeno contro Salza che pure annovera tra i suoi antichi estimatori.
Nuovo colpo all’industria automobilistica svedese. La Ford ha venduto la Volvo alla cinese Geely, mentre la scorsa settimana la General Motors aveva reso noto che il marchio Saab andrà lentamente a sparire essendo fallite le trattative di vendita alla Spyker. L’accordo tra Ford e Geely sarà finalizzato nei primi tre mesi del 2010, ha comunicato una nota della casa americana.
Ford da mesi stava trattando per la cessione di Volvo e lo scorso ottobre aveva già reso noto di ritenere Geely il miglior candidato. Già martedì sera gli organi d’informazione svedesi avevano riferito di un’intesa imminente tra le due case automobilistiche. Secondo l’agenzia Bloomberg, Geely avrebbe offerto intorno a 2 miliardi di dollari, meno di un terzo di quanto la Ford ha pagato Volvo un decennio fa (6,45 miliardi di dollari).
A bald man with a gray beard and tired eyes is sitting in his oversize Washington office, talking about the economy. He doesn’t have a commanding presence. He isn’t a mesmerizing speaker. He has none of the look-at-me swagger or listen-to-me charisma so common among men with oversize Washington offices. His arguments aren’t partisan or ideological; they’re methodical, grounded in data and the latest academic literature. When he doesn’t know something, he doesn’t bluster or bluff. He’s professorial, which makes sense, because he spent most of his career as a professor.
He is not, in other words, a typical Beltway power broker. He’s shy. He doesn’t do the D.C. dinner-party circuit; he prefers to eat at home with his wife, who still makes him do the dishes and take out the trash. Then they do crosswords or read. Because Ben Bernanke is a nerd. He just happens to be the most powerful nerd on the planet.
Le politiche a basso impatto ambientale non solo riducono le emissioni di gas serra, portando benefici all’ambiente, ma stimolano e diversificano l’economia.
Il rapporto valuta le politiche climatiche di Paesi che sono responsabili per circa tre quarti delle emissioni globali di gas serra, identificando gli esempi migliori, quelli da non imitare e le lezioni da imparare.
Forse sarebbe il caso di convenire che in ampie zone del Sud (non in tutte, certo) mancano attualmente le condizioni minime che rendono praticabile la democrazia locale (comunale, provinciale, forse anche regionale) e che un commissariamento centrale si rende, per quelle zone, e per molti anni, indispensabile. In modo da coordinare interamente dal centro sia la guerra alle organizzazioni criminali sia l’imposizione (per lo più, contro le classi dirigenti locali) di progetti di sviluppo. Occorrerebbe un accordo di ferro fra maggioranza e opposizione. Siccome quell’accordo non si può fare, continueremo ad ascoltare impotenti le notizie che arrivano dalla Campania e da altre zone del Sud lamentando le solite infiltrazioni, la solita corruzione, il solito clientelismo.
24/7 Wall St. did its second annual Twenty-Five Most Valuable Blogs analysis in February. Most of these operations are run by their founders. There are cases where the founders are merely managers like the Sugar sites and others where the success of the blog is almost totally associated with the participation of the founder. This has made many large blogs difficult investments for venture capital firms which are sometimes risking a large part of their investment on the presence of one person. Some sites with multiple founders like Boing Boing have been excluded because of the likelihood that of one of the original staff left, others could take his place.
24/7 has looked at ten of the most valuable companies from its list and made an estimate of how much the value of these is based on the presence of the founder. We took into account the editorial contributions of the founder, the person’s public presence as a part of the brand, and his or her relationships with businesses critical to the future prosperity of the companies. We have not updated the valuations of the companies although it is likely that many of them have risen as the economy has improved over the last seven months and in the next 24/7 most valuable blogs edition some of the business may have doubled their value, but that should not affect the analysis here
Le famiglie italiane risparmiano 50 miliardi l’anno grazie all’aiuto dei nonni. Preziosi come baby sitter, soccorso irrinunciabile in alcuni lavori domestici e risorsa nella bella stagione quando magari i genitori sono al lavoro e i bimbi possono allungare le vacanze estive con i nonni.
Solo grazie alla voce estiva il risparmio delle famiglie italiane è quasi di 5 miliardi. Si tratta di cifre elaborate dalla Camera di Commercio di Milano sui dati Istat 2008 e sul registro delle imprese 2009. I risparmi per 50 miliardi emergono considerando quanto sarebbe necessario spendere per stipendiare altrettante colf e baby sitter per ogni bambino. L’indagine si sofferma insomma su una società dai bisogni in trasformazione, visto che ormai tra le famiglie cittadine con bambini piccoli, quelle in cui entrambi i genitori lavorano superano abbondantemente quelle in cui c’è la madre casalinga. Non a caso il settore imprenditoriale è in decisa crescita: le imprese che si dedicano all’assistenza sociale in Italia sono 11.998 e tra il 2008 e il 2009 sono aumentate del 7,7 per cento.
Le difficoltà in cui versa il gruppo Risanamento e le modalità con cui l´imprenditore Luigi Zunino è riuscito a far crescere in maniera sproporzionata la sua creatura sono ora al centro di molte discussioni. Qualcuno non si spiega come Zunino stia riuscendo a salvarsi mantenendo una quota cospicua di azioni in portafoglio. Altri si domandano come mai non vengano in qualche modo perseguiti i banchieri che hanno elargito con così tanta generosità i finanziamenti a Risanamento.
In effetti entrambe le questioni meriterebbero una spiegazione e la possibile partenza di un´inchiesta da parte della procura potrebbe far luce sulla vicenda. Bisognerebbe chiarire se Zunino ha potuto contare su alcuni rapporti privilegiati con alcuni banchieri e se oggi può vantare, sotto qualsiasi forma, strumenti di pressione che gli permettano di mantenere un ruolo di azionista che non dovrebbe spettargli.
Il presidente Usa Barack Obama ha svolto oggi una appassionata difesa delle sue politiche economiche, dichiarando che hanno salvato il paese dalla recessione.
Con i sondaggi che incalzano e mostrano sempre più americani dubbiosi delle sue politiche, Obama ha spiegato che gli acquisti pubblici di banche e case automobilistiche e l’aumento della spesa sono stati necessari per fermare l’emorragia economica. “Potremmo vedere l’inizio della fine della recessione”, ha detto.