Anche gli editori tradizionali tedeschi si sono svegliati nel panico

Via Ejo Così è giunta anche in Germania. E chissà perchè ora sembra fare più paura, almeno a giudicare dall’eco mediatica che sta suscitando in tutta Europa, in particolare tra gli addetti al settore. Anche alle nostre latitudini, in Svizzera come in Italia. Forse perchè abituati a vedere il paese della Signora Merkel come la … Leggi tutto

RCS: c’è crisi …. attendiamo i dati di un noto giornale torinese

Via Milano Finanza Si è tenuto un vertice di 5 ore sul futuro dei quotidiani, il principale asset della società presieduta da Angelo Provasoli. L’ad Jovane ha prospettato al management l’eventualità di una revisione dell’organizzazione e della forza lavoro con l’uscita dalla redazione del Corriere della Sera di 100 giornalisti, una metà dei quali attraverso … Leggi tutto

Prendi i soldi e scappa ovvero come gli editori italiani derubano collaboratori e redattori

Via Valigia Blu

Qualche mese fa, in seguito alla segnalazione di un giornalista freelance non pagato, Arianna Ciccone aveva provato a ricostruire i passaggi di proprietà della rivista Maxim, per capire su chi ricadesse la responsabilità dei debiti contratti durante la vecchia gestione. Anche il blog L’isola dei cassintegrati ha seguito il caso (123) e da allora non abbiamo smesso di ricevere segnalazioni. Truffa sistematica o delinquenza occasionale?

Sfogliando le tante pagine di dichiarazioni e informazioni raccolte in questi mesi sul «caso Maxim» ho l’impressione di avere tra le mani un puzzle quasi completo che lascia poco spazio alla fantasia: il classico paesaggio ricostruito nei particolari a cui mancano solamente un centinaio di tasselli azzurro cielo. Sebbene questa storia presenti ancora molti vuoti (che speriamo possano essere chiariti grazie all’aiuto della Fnsi), i pezzi di cui siamo in possesso parlano da soli: collaboratori non pagati, redattori in attesa di stipendio da mesi, contratti farocchi, fallimenti fantasma, passaggi di proprietà fittizi e un direttore riluttante a dare risposte (ma felice di far parte della giuria di Veline).

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Il giorno più lungo degli editori italiani

Ieri  come annunciato ieri da Linkiesta è stato un giorno storico per grandi gruppi editoriali che pubblicano quotidiani

Una giornata importante quella di domani per il mondo dell’editoria italiana. Si riuniscono infatti in contemporanea i consigli d’amministrazione della Rcs e del Sole24Ore per esaminare i conti semestrali. ma più che i numeri della prima parte dell’anno, che comunque si annunciano secondo i ben informati negativi, i consiglieri delle due società saranno chiamati a valutare e decidere sul futuro della carte stampata, uno dei principali asset per entrambi i gruppi, e comunque quello politicamente predominante. la pubblicità, una delle fonti primarie di ricavi dei quotidiani, sta infatti svanendo, e ora in Italia, come nel resto del mondo, gli editori si devo interrogare sul modello di business. In particolare, chi si occupa di conti, deve decidere se valga ancora la pena drogare e gonfiare i quotidiani per mostrare i muscoli e sedurre qualcuno, ovvero gli investitori pubblicitari, che non ha più la voglia e forse nemmeno la possibilità di essere sedotto.

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I pirati di Maxim

Via l’isola dei Cassintegrati

Arianna Ciccone ci ha segnalato un post intitolato “Come vengono fottuti i giornalisti free lance in Italia #1“, testimonianza di Alberto Puliafito, giornalista freelance che collabora con diverse testate italiane e a cui la rivista Maxim Italia deve ancora pagare un reportage su L’Aquila pubblicato un anno fa. Quella di Alberto è una situazione comune a molti freelance in Italia, ma non è questa la normalità che vogliamo.

Dopo una telefonata al numero della redazione indicato sul sito maxim.it, Arianna scopre che Maxim Italia S.r.L. è fallita a novembre 2011 e che la rivista attualmente in edicola (che porta lo stesso nome) non è responsabile dei debiti contratti dal precedente gruppo editoriale (qui potete leggere il tumblr di Arianna). A quanto pare, infatti, la nuova società Editoriale Mode S.r.L. avrebbe acquistato la licenza direttamente dall’America, senza farsi carico dei debiti contratti dal precedente proprietario.

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L’edicola digitale degli editori francesi

Via LSDI A Natale scorso avevamo dato notizia del futuro lancio di ePresse, una edicola digitale progettata dagli editori di otto giornali francesi. Ora l’ iniziativa è partita e l’ applicazione è già disponibile per i dispositivi mobili Apple e, a luglio, si estenderà a tablet e smartphone Android e WebOS. Come osserva Pino Bruno … Leggi tutto

Giornalisti free lance: sfruttati con i soldi pubblici

Via Affari Italiani

Un articolo battute scritto per La Nazione può valere 2 euro, poco meno di quelli per Il Resto del Carlino, retribuiti “ben” 2,50 euro. Lordi, ovviamente. E non si pensi che sia solo il gruppo Poligrafici Editoriale a gestire “al risparmio” i suoi collaboratori: l’Ansa, principale agenzia italiana, paga 5 euro (sempre lordi) per ogni lancio, mentre la concorrente Apcom offre da 4 a 8 euro, ma non paga nulla nel caso in cui l’evento assegnato non si realizzi. Una testata storica e prestigiosa come Il Messaggero non supera i 27 euro ad articolo (ma le brevi valgono solo 9 euro). E l’avvento del web introduce nuove, bizzare forme di retribuzione: è il caso, ad esempio, del giornale online Newnotizie.it, che compensa 35 news settimanali 1,50 euro ogni mille click raggiunti (e non devono essere molti i pezzi a raggiungere tale soglia), cui vanno aggiunte 12 news a settimana senza retribuzione, anche se “consentono il raggiungimento del tesserino da gioralista pubblicista”. Vuoi mettere?

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Gli incentivi per evitare la definitiva rottamazione dei giornali tradizionali

La domanda sorge spontanea: la Fieg vuole una politica industriale di sostegno per mantenere il suo vetusto monopolio sull’informazione ? Tutti gli altri che fanno informazione in maniera più seria e trasparente non reagiranno a evidenti metodi per modificare gli equlibri della competitività nel settore ? (via Repubblica) Dopo aver evidenziato i dati positivi del … Leggi tutto

Gli editori sanno bene cosa serve fare per competere in futuro, ma hanno paura di far arrabbiare le persone responsabili del passato

Via MaxCava Negli ultimi 10 anni, gli introiti pubblicitari dei cosiddetti ‘classified’ sono scese del 92% (spostandosi presumibilmente sul Web) senza che gli editori riuscissero a trovare una fonte di reddito alternativa. Lo scorso anno il fatturato è stato pari a 723 milioni di dollari, dagli 8,7 miliardi (un ordine di grandezza di differenza!) del … Leggi tutto

I problemi dell’editoria impura

Alessandro Penati su Repubblica via Dagospia

Rcs, editore del Corriere della Sera, è anche un´azienda. Quotata in Borsa. Il primo gruppo editoriale italiano per fatturato. Osservazione doverosa visto che Rcs è ormai sinonimo di manovre per guadagnare spazio sul ponte di comando, di rumors sul direttore del Corriere, di giri di pacchi e pacchettini di controllo, di scalate più o meno occulte, accerchiamenti, alleanze, patti di sindacato, e litigi tra i potenti soci. Sembra “Beautiful”. Utili, margini, prospettive, valore del titolo sembrano interessare a nessuno. Se non quando l´azienda entra in crisi, come capita, in media, ogni dieci anni.

Storia nota. Ma viene fatto di rimarcarla adesso per il polverone sollevato dalle critiche di Della Valle al “vecchietto” Geronzi. Se ho capito bene, le critiche possono essere così riassunte: la governance è inadatta a gestire efficacemente l´azienda; le decisioni riguardanti Rcs (incluso la nomina del direttore del Corriere), non spettano al patto di sindacato ma al consiglio di amministrazione; la società deve essere gestita da azionisti che rischiano il proprio.

Sembrano critiche ovvie. Se non fosse che sono poco credibili e soprattutto poco rilevanti per le sorti dell´azienda. Primo, appaiono più legate alla contesa per il potere in Generali che al futuro di Rcs. Secondo, i patti di sindacato esistono proprio per esercitare il controllo, esautorando il consiglio delle decisioni strategiche; quindi perché Della Valle non propone lo scioglimento del patto?

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Il contrattacco di De Bortoli al Corriere

De Bortoli ha deciso di rispondere all’attacco ricevuto da una parte degli azionisti del Corriere Via Il Fatto Quotidiano

Al Corriere della Sera il direttore Ferruccio de Bortoli reagisce alle pressioni dei suoi azionisti, Fiat in testa, e denuncia “assai seri fatti accaduti recentemente, in casa nostra”. Ai giornalisti che ascoltavano la comunicazione del direttore in un incontro che si è tenuto ieri in via Solferino (con la redazione romana in collegamento) è parso evidente il riferimento alla lettera di protesta partita da John Elkann (casus belli gli articoli critici di Massimo Mucchetti), presidente di Fiat e secondo azionista della Rcs, che due giorni fa è anche andato di persona nella sede del giornale.

De Bortoli se la prende con un “establishment economico e finanziario [che] mostra di gradire poco le voci libere e le critiche: preferisce gli amici e i maggiordomi”. E nel consiglio di amministrazione della Rcs Quotidiani, che edita il Corriere, i membri dell’establishment ci sono tutti: da Cesare Geronzi a Giovanni Bazoli a Diego Della Valle e Marco Tronchetti Provera. Il direttore, tornato a guidare il giornale nel 2009 grazie soprattutto all’accordo tra Bazoli e Geronzi, sceglie di legare i suoi due problemi principali: i rapporti con la proprietà e la riorganizzazione del giornale, che è ancora in stato di crisi, chiedendo ai giornalisti di votare in un referendum “sul piano editoriale, sul piano di mediazione e sulla fiducia al direttore”. Se vince, sarà più forte davanti alla proprietà e potrà attuare il piano di riordino del Corriere, se perde lascia. Una prova di forza che, stando alle parole del direttore, sembra indispensabile. Ma che a molti redattori ricorda il “ricatto” denunciato dalla Fiom a Mirafiori, nel referendum chiesto da Sergio Marchionne.

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