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Vittorio Pasteris

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Famiglia comunista (pardon cristiana): Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Stupisce la mancata indignazione della gente

* 4 agosto, 2010 * Italia, Pensieri * 0 commenti

Via Famiglia Cristiana

La questione morale agita il dibattito politico dal lontano 1981, da quando cioè – undici anni prima di Mani pulite – l’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer, ne parlò per primo. La Seconda Repubblica nacque giurando di non intascar tangenti, di rispettare il bene pubblico, di debellare malaffare e criminalità. Bastano tre cifre, invece, per dirci a che punto siamo arrivati. Nel nostro Paese, in un anno, l’evasione fiscale sottrae all’erario 156 miliardi di euro, le mafie fatturano da 120 a 140 miliardi e la corruzione brucia altri 50 miliardi, se non di più.

Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Quel che stupisce è la rassegnazione generale. La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società. Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il “bene comune” è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza.

Se è vero, come ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, che «la legalità è un imperativo categorico per tutti, e in primo luogo per i politici, e nessuno ha l’esclusiva», è altrettanto indubbio che c’è, anche ad alti livelli, un’allergia alla legalità e al rispetto delle norme democratiche che regolano la convivenza civile. Lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni. L’appello alla legittimazione del voto popolare non è lasciapassare all’illegalità. Ci si accanisce, invece, contro chi invoca più rispetto delle regole e degli interessi generali. Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in “servitori”. Semplici esecutori dei voleri del capo. Quali che siano. Poco importa che il Paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto.

In Campania dicono basta contro il disagio morale ed economico dei giornalisti

* 24 febbraio, 2010 * Diritti, Economia, Media * 0 commenti

Via reporter

Parola d’ordine: Disagio. Tra le parole che si respirano nell’aria ogni giorno e che ruotano attorno alla nostra vita di cittadini italiani, oggi ancora di più di un tempo, causa crisi economica, Disoccupazione. Il male del “non-lavoro” non coglie solo gli operai delle grandi fabbriche ma anche gli “operai” dell’informazione. Le penne scrivono ma non guadagnano. Le penne giovani investono ma senza ritorno. Le penne vorrebbero essere libere ma non lo sono, almeno non sempre. Le penne, stufe di maltrattamenti sotto il profilo etico, sociale, culturale e remunerativo, si sono raccolte attorno ad un tavolo per dire: Basta!

Il 26 Febbraio alle ore 11 presso la libreria Ubik di Via Benedetto Croce n.28 si terrà la prima iniziativa pubblica del Coordinamento Giornalisti Precari Campani nato a Napoli l’8 Gennaio 2010 da oltre 30 fondatori e più di 200 aderenti al gruppo, numeri che sin dall’inizio si dimostrano grossi e portatori di un malessere oramai, non più di nicchia, ma diffuso a macchia d’olio. Saranno presenti all’evento il presidente dell’Ordine dei giornalisti Campania Ottavio Lucarelli, il presidente di Assostampa Campania Enzo Colimoro e il presidente regionale dell’Unione cronisti Renato Rocco. L’invito è aperto a tutti i rappresentanti di sindacati e associazioni. L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza.

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Anche noi stiamo con Boccadirosa

* 11 luglio, 2009 * Pensieri, Piemonte * 0 commenti

Via lastampa.it

Siamo due medici che operano da alcuni lustri alle Molinette ovvero «nel paesino di Sant’Ilario» dove (l’infermiera) Boccadirosa «mette l’amore sopra ogni cosa», come recita il testo della canzone di De André.

Abbiamo letto, sconcertati e stupiti, gli articoli pubblicati da La Stampa in merito alle sedicenti «escort» ospedaliere. Sconcertati perché amareggia il fatto che un’operatore sanitario di elevata professionalità si debba arrangiare, vendendo il proprio corpo, per arrotondare lo stipendio, stupiti perché, come nel paesino descritto dal cantautore genovese, le reazioni ufficiali siano state quelle classiche di chi vive in un luogo dove l’ipocrisia regna sovrana.

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Il fiorire della marketta digitale

* 1 luglio, 2009 * Internet, Media, Pensieri * 5 commenti

La marchetta è una delle peggiori piaghe del giornalismo moderno. In ambito giornalistico, con il termine marchetta si fa riferimento ad un articolo scritto per compiacere qualcuno. Questo qualcuno può essere un conoscente, una azienda, un potente, un amico, qualcuno. L’articolo che viene scritto per raccontare quel qualcuno non avrebbe notiziabilità o importanza giornalistica, ma viene fatto perchè si vuole “crearsi un credito da parte di qualcuno”.

Nei media tradizionali la marchetta ha spazi limitati nel senso che un giornale, un TG televisivo, un GR radiofonico non possono essere imbottiti di marchette. Ne perderebbe la qualità del prodotto giornalistico. Occorre almeno alternare marchette e articoli con un certo senso giornalistico per salvare la qualità editoriale.

Nei media digitali gli spazi sono potenzialmente infiniti. non esistono spazi limitati per i contenuti. Si prende il contenuto per realizzare la marchetta e lo si sbatte in una qualsivoglia pagina a scelta, anche nascosta e poco lincata. Poi si scrive una mail al destinatorio della marchetta, quello a cui si fa un favore, per farsi belli dell’imperdibile favore fatto, per far cadere dell’alto il potere mediatico gentilmente donato. Preparandosi per ricevere in cambio il pattuito o anche solo per prepararsi ad avere un credito morale o economico da ricuotere nel futuro.

Nulla a che vedere con qualcosa che abbia un senso giornalistico serio

Liberi di decidere

* 24 febbraio, 2009 * Diritti, Pensieri * 0 commenti

Il 2 febbraio scorso venti cittadini di Firenze hanno costituito lAssociazione  “Liberi di decidere” con l’intento di promuovere iniziative sulle tematiche bioetiche, con particolare attenzione alle questioni attinenti l’inizio e la fine della vita umana.

Il primo impegno dell’Associazione è la diffusione di una “Carta di autodeterminazione”  da far sottoscrivere ai cittadini che lo desiderino, in cui possa essere rivendicato il diritto, garantito dall’art. 32 della Costituzione, a scegliere i trattamenti sanitari a cui sottoporsi anche quando non si è più in grado di poter esercitare direttamente tale diritto.

Sarebbe bello la lasciassero almeno spegnere in pace

* 4 febbraio, 2009 * Pensieri, Personale * 1 commenti

Essere cattolici è una importante scelta religiosa che determina delle scelte individuali, ma è una scelta che riguarda il singolo individuo, la sua morale, il suo vivere.
Noi viviamo in uno stato che non può essere che laico e che si deve dare delle regole laiche a cui i cittadini religiosi o meno devono accettare di sottostare proprio in quanto cittadini.
Sarebbe bello che quanti credono e quanti non credono lasciassero che la povera Eluana si spegnesse, come lei desiderava,  nel silenzio e nella privacy che non ha potuto avere fino ad ora. In pace.

E ora che il parlamento, senza estremismi ma con realismo, si dedichi finalmente ad una legge seria ed equilibrata sul testamento biologico.

Il patto fluido

* 23 gennaio, 2009 * Diritti, Internet, Pensieri * 0 commenti

Via Il dente del giudizio

Il patto che predecentemente permetteva al lettore di “sedersi sull’idea” che esistesse una realtà separata da un’opionione non sussiste più: non ci sono più testate orientative e, del resto, non è detto che un post nasca per esprimere un’opinione (al di là dell’opinione implicita di ritagliare, da un flusso ribollente, quel frammento informativo e solo quello che si reputa degno di un post). Non è neanche detto che possa esistere una deontologia, che presuppone una professione: molti blog, come quello che state leggendo, non costituiscono infatti una forma di lavoro per chi li gestisce.

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Blogger for sale ? Il succo di un piccolo esperimento

* 21 gennaio, 2009 * Blog, Diritti, Internet, Personale * 3 commenti

PTWG ha fatto uno scherzone, ma anche un micro test proponendo un pay per post a 10 blogger prestigiosi: alcuni hanno detto ok, spesso denotando una certa dimestichezza con l’intrallazzo, altri invece sono stati a schiena dritta

Ho sempre criticato i mercenari della blogosfera senza giusta causa. La scientificità e il metodo statistico sono importanti. Quindi è partito l’esperimento, molto grezzo e certamente rifinibile: ho pescato 10 nomi di blogger tendenzialmente puri&crudi – estratti a caso tra quelli che hanno i numeri di cellulare pubblicati in Facebook.

Veramente a caso: 8 uomini, 2 donne. 4 mi stavano già simpatici, gli altri, uhm, no. Poi ho preso una SIM dal numero sacrificabile alla causa (a volte l’ho persino celato), un bel respiro e via. Ho chiamato dicendo di essere inguaiato per l’eventuale sponsorizzazione di un succo di frutta austriaco – dovendo distribuire in complessivo in tutta l’italica blogosfera una somma pari a 70mila Euro, somma spedibile in tot post scritti su commissione. Paradossalmente non è nemmeno una balla (eccetto che per il bene da promuovere).

Ovviamente davo la possibilità di specificare sul blog che si trattava di una marketta (ma anche no): e poi qualche chiaccherata1 chiacchierata in libertà. ”Quanto vuoi per scrivere un articolo sul succo di frutta?” Ho appositamente scelto un prodotto non tecnologico, di basso appeal, giusto per testare la disperazione totale-globale che poteva aleggiare nella blogopalla. Volevo dire che era alla prugna, ma mi pareva veramente troppo persino per me. Solo uno mi ha stupito per la sua integrità morale (in cuor mio pregavo che rifiutasse e così è stato): senza se e senza ma, irremovibile e senza zone d’ombra. Gli altri – diciamo – non son stati proprio così senza macchia e senza paura.

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