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Vittorio Pasteris

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Il real time search di Google anche in Italia

* 19 marzo, 2010 * Internet * 0 commenti

Via Repubblica.it

Google cambia faccia: da oggi anche in Italia sarà possibile usare il motore di ricerca più famoso del mondo per rovistare tra le conversazioni in tempo reale che avvengono sulle pagine pubbliche di Facebook, Twitter e gli altri social network.

La funzione di “Real Time Search”, lanciata a dicembre negli Stati Uniti e disponibile da oggi in tutto il mondo, costituisce una svolta significativa nell’approccio di Google alle ricerche online, settore nel quale la società domina incontrastata da un decennio. Gli utenti internet più navigati ricordano ancora l’epoca (era solo pochi anni fa) in cui l’indice nel quale Google cataloga ogni pagina di internet veniva aggiornato meno di una volta al giorno. Col passare del tempo gli “spider”, cioè i sofware che setacciano il web per conto della “grande G”, hanno preso a lavorare a ritmi frenetici, per garantire risultati sempre più freschi, tanto che i siti più popolari sono ormai indicizzati più volte ogni ora.

Con l’ingresso dei social network nelle ricerche di Google, questo percorso viene portato alle estreme conseguenze: se l’utente cerca un termine che in quel momento è oggetto di una conversazione su Twitter, quel thread apparirà tra i primi risultati della sua ricerca e si aggiornerà in tempo reale con i nuovi interventi mano a mano che questi vengono inviati.

I furbetti dei Social Network

* 10 marzo, 2010 * Economia, Internet * 0 commenti

Via Repubblica

Che idea, Facebook. Il social network basato sugli elenchi universitari creato dal giovanissimo Mark Zuckerberg ha raccolto in pochi anni di esistenza milioni di utenti (e di dollari). Attraverso un sito lineare, pulito e facile da utlizzare, in cui Zuckerberg si è limitato a raffinare l’idea delle catene umane e degli indirizzari universitari (i ‘face book, appunto) per mettere in contatto persone che si conoscono, perse di vista o anche perfetti sconosciuti. Un’idea così immediata che sembra strano non fosse venuta a qualcun altro prima. E forse è proprio così.

Il blog Business Insider ha pubblicato in questi giorni di presunti comportamenti non propriamente puliti di Zuckerberg risalenti al 2004, poco prima dell’esplosione di Facebook. Secondo le accuse, il giovane informatico avrebbe creato il social network utilizzand idee e codice da un progetto universitario molto simile, HarvardConnection, poi diventato ConnectU. Non solo: Zuckerberg avrebbe anche violato gli indirizzi mail di alcuni giornalisti che stavano indagando sulle sue attività già sospette al tempo. Secondo l’indagine infatti, Zuckerberg avrebbe approcciato il team di lavoro di ConnectU ottenendo l’accesso al loro codice con l’intento dichiarato di collaborare con loro. Mentre di fatto, secondo le accuse, stava mettendo in piedi la struttura di quello che poi sarebbe diventato il fenomeno Facebook.

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Facebook e le immagini di nudo e altri contenuti sessualmente espliciti

* 17 febbraio, 2010 * Diritti, Internet * 0 commenti

Tutta da leggere l’avventura di Enrico Scarsi con Facebook

“Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita” Invece ti svegli un bel giorno e scopri che il tuo account di Facebook  non è più attivo, i compagni del liceo che avevi rintracciato, le foto del compleanno della tua migliore amica, quel bellissimo video trovato in rete, tutti i tuoi messaggi, tutto sparito !!!

Oppure come nel mio caso, che lo utilizzavo per “ esporre “ il mio lavoro … centinaia di fotografie e più di 4300 “ amici” scomparsi nel nulla ..più di un anno di “ lavoro “ cancellato in un clik. Cosa è accaduto ?? Cosa fare ??? cerchi di capire e trovi la risposta, l’indirizzo di posta elettronica  disabled@facebook.com

Bene ti dici, sarà un errore, un fraintendimento … scriviamo una mail e sicuramente il problema sarà risolto velocementi. Intanto ti arrovelli il cervello, quale delle sacre regole di Facebook avrò mai violato ?? avrò chiesto troppe amicizie ?? ma quante sono troppe ?? mandato troppi messaggi ?? una delle mie fotografie sarà stata ritenuta indecente ??

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Facebook dirotta maggiori visitatori di Google

* 16 febbraio, 2010 * Internet * 0 commenti

Via SF Cronicle

A big part of the Facebook experience is how friends and family share Web links to interesting news stories, photos, videos and Internet sites. This “friend-casting” of information has helped propel Facebook into a major force in directing traffic around the Web.

According to Web measurement firm Compete Inc., Facebook has passed search-engine giant Google to become the top source for traffic to major portals like Yahoo and MSN, and is among the leaders for other types of sites. This trend is shifting the way Web site operators approach online marketing, even as Google takes steps to move into the social-media world.

Some experts say social media could become the Internet’s next search engine.

Google Buzz, più Friendfeed che Twitter o Facebook, con il pregio della geolocalizzazione

* 10 febbraio, 2010 * Economia, Internet, Pensieri * 0 commenti

twitter friendfeed facebookGoogle ha lanciato Google Buzz il suo servizio sociale con l’evidente obiettivo di contrastare la crescita degli altri competitor come Facebook e Twitter. Era da un po’ che ci si stupiva che BigG non riuscisse ad inventarsene una delle sue per colonizzare appieno il mondo dei social network. Anche se è presto per fare analisi e in queste ore sta avvenendo la migrazione degli account Gmail che piano piano si trovano anche Buzz disponibile sembra che  siamo di fronte a un servizio con ottime chances di successo.Google hanno scelto pragmaticamente di interpretare un adagio semplice: se non hai una buona idea, copiala !

Google Buzz sembra moltissimo a Friendfeed con in più tutta la facilità del mondo Google. La scelta strategica però appare sensata: obiettivo primario puntare all’utilità d’uso del servizio.

I media tradizionali da tempo stanno facendo da grancassa dei successi di Twitter e Facebook, inducendo aziende e cittadini a sbarcare su questi con risultati altalenanti. Oramai piccole e grandi aziende, giornali, enti, associazioni, circoli ricreativi, bocciofile e altro ancora si sono aperti un account Twitter che mediamente usano come megafono delle loro attività o spesso come piccolo, grande strumento di spam veicolando link alle loro risorse web, sperando che i followers  visitino le pagine in questione. Agli estremi opposti Facebook è diventato la sarabanda globale con di tutto di più, un media in cui il rapporto segnale-rumore si fa bassissimo e la confusione sovrana da megalopoli ipertrafficata è il pane quotidiano.

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Google Wave è il futuro, Google Buzz è il presente

* 9 febbraio, 2010 * Computer, Economia, Internet * 0 commenti

Via TechCrunch

Google has a problem. Despite having their hands in just about everything online, they’ve never been able to tackle what is a key part of the fabric of the web: social. Yes, they have Orkut and OpenSocial, but no one actually uses them. Okay, some people use them, but not in the meaningful social ways that people use Facebook or even Twitter. Today, Google may have just solved their social problem.

Google Buzz is easily the company’s boldest attempt yet to build a social network. Imagine taking elements of Twitter, Yammer, Foursquare, Yelp, and other social services, and shoving them together into one package. Now imagine covering that package in a layer that looks a lot like FriendFeed. Now imagine shoving that package inside of Gmail. That’s Buzz. If Google Wave is the future, Google Buzz is the present.

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150 amici virtuali possono bastare

* 9 febbraio, 2010 * Internet * 1 commenti

Via Repubblica

Centocinquanta, né più né meno. Questo è il numero di amicizie che il cervello di una persona è in grado di gestire su Facebook. Il “tetto” di legami virtuali possibili dipende dalla dimensione della neocorteccia, cioè la parte del cervello usata per elaborare il pensiero cosciente e il linguaggio, che ha un limite nella capacità di gestire i contatti. Secondo un recente studio inglese, questo limite non supera le 150 persone e, volente o nolente, mantiene dei posti “riservati” per i parenti.

La “Friend addiction” che impazza tra i social network, insomma, non può essere sterminata. Facebook, MySpace e Bebo vedono ogni giorno migliaia di utenti scambiarsi richieste d’amicizia, parte delle quali sono però destinate a perderesi nell’oblìo. I risultati preliminari della ricerca condotta da Robin Dunbar, della Oxford University, ne riconducono la causa alla natura (ed ai limiti) della neocorteccia cerebrale. In sostanza, i nostri mondi sociali sono contesti molto piccoli e, anche se internet offre la possibilità di interagire, di inviare cartoline virtuali e di avere 1500 amici, non si distacca di molto dalla realtà virtuale. Insomma un avatar, secondo lo studio inglese, ha le stesse abitudini e attitudini di una persona in carne ed ossa, perché il cervello che deve gestire i due mondi è comunque lo stesso e le sue capacità sono limitate proprio dalla sua struttura fisica.

Futura Faccia Libro

* 24 gennaio, 2010 * Internet, Multimedia, Torino * 0 commenti

Ora Futura è anche su Facebook

Le scimmiette sociali e gli esperimenti poco scientifici

* 23 gennaio, 2010 * Internet, Media * 0 commenti

Via GigaOm

Why do so many journalists and traditional media outlets see social media services like Twitter and Facebook as a threat? Maybe it’s a result of too many breathless headlines about how they’re going to replace traditional journalism (headlines that mostly appear in traditional media outlets, but don’t get me started on that).
Now a group of journalists has apparently agreed to “prove” how useless these tools are by locking themselves in a farmhouse for five days and reporting only news they receive through Twitter and Facebook.

To make matters worse, the journalists in question won’t be able to use the web to follow any of the links they get through Twitter or Facebook, or verify any of the news that’s reported — they will apparently have to write based on just the information coming in through those two networks. This is like giving a journalist a phone and telling them they can only report information from incoming calls, but no dialing of their own.

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La fine dell’era della privacy secondo Mark Zuckerberg

* 11 gennaio, 2010 * Diritti, Internet * 1 commenti

Via ReadWriteWeb

In a six-minute interview on stage with TechCrunch founder Michael Arrington, Zuckerberg spent 60 seconds talking about Facebook’s privacy policies. His statements were of major importance for the world’s largest social network – and his arguments in favor of an about-face on privacy deserve close scrutiny.

Zuckerberg offered roughly 8 sentences in response to Arrington’s question about where privacy was going on Facebook and around the web. The question was referencing the changes Facebook underwent last month. Your name, profile picture, gender, current city, networks, Friends List, and all the pages you subscribe to are now publicly available information on Facebook. This means everyone on the web can see it; it is searchable. I’ll post Zuckerberg’s sentences on their own first, then follow up with the questions they raise in my mind. You can also watch the video below, the privacy part we transcribe is from 3:00 to 4:00.

Facebook rename from: all to: berlusconi

* 15 dicembre, 2009 * Internet, Pensieri * 1 commenti

Giacomo Dotta su Webnews

«Esprimiamo la nostra più sentita solidarietà al nostro Presidente del Consiglio, l’on. Silvio Berlusconi, per la vile aggressione subita da parte di uno squilibrato e gli rivolgiamo calorosi auguri per una pronta guarigione. Sicuri di interpretare il desiderio di tutti gli italiani per bene, Le auguriamo inoltre Buone Feste!». Con questa descrizione il gruppo “solidarietà a Silvio Berlusconi” ha portato su Facebook la voce di maggior forza in sostegno del Premier dopo l’aggressione subita 24 ore or sono. Oltre 1.9 milioni di utenti risultano iscritti, per un gruppo comparso dal nulla. Ma il giallo è presto svelato.

Due gli amministratori segnalati: Leandra Rotolo e Marco Castaldi. Il gruppo, però, compare anche tra i risultati quando si cerca sul social network “facebook a pagamento”, uno degli incredibili mantra virali che hanno preso piede negli ultimi mesi raccogliendo milioni di adesioni dietro motivazioni del tutto fasulle e paradossali quali la creazione di una account VIP, la minaccia della chiusura di Facebook, la minaccia dell’introduzione di una login a pagamento sul sito, la promessa di velocizzare il caricamento delle pagine, eccetera. Una viralità fatta di click incauti, basati sulla credulità. Una credulità che, a stretto giro di posta, ha portato i propri effetti deleteri a chi ha ceduto al click.

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Come mi gira: MyMood

* 7 dicembre, 2009 * Economia, Internet * 0 commenti

E’ stata lanciata la beta di  MioMood un nuovo servizio che permette di descrivere velocemente agli amici come va l’umore. Ovviamente il tutto può essere gestito anche attraverso il pervasivo Facebook.

I vari mood possonono essere storicizzati o anche mappati su una carta geografica. Fra un po’ arriverà anche l’applicazione per Iphone.

Per aggiornamenti MioMood su Twitter.