I geni della brand reputation ora mandano in avanscoperta gli avvocati che così combinano disastri senza confini sulla Rete. Complimenti ai geni della comunicazione ed agli uffici legali. Via QP
Succede che la “piccola, simpatica, anti-crisi” nuova Panda sia stata costretta a rivolgersi a un avvocato per tutelarsi dalle terribili accuse lanciate contro di lei dal giornalista-blogger de l’Espresso Alessandro Gilioli.”Nasce la nuova Panda: ed è già un po’ str….”, titola mercoledì 25 gennaio Gilioli in un post “dedicato” al Lingotto. Apriti cielo, non fosse mai successo. La Panda si è offesa: piccola e simpatica dev’essere anche – oltre che anti-crisi – molto permalosa, tanto da rivolgersi a un avvocato che a nome di Fiat Group Automobiles Spa scriveal giornalista intimandogli la cancellazione dell’allocuzione:
L’inappropriata espressione in questione è – all’evidenza- inutilmente e grossolanamente volgare e offensiva. In difetto di immediata eliminazione della frase, procederò per via giudiziaria alla tutela della Società mia assistita.
La risposta di Gilioli è arrivata subito dopo, tra l’incredulità e l’ironia:
Gentile avvocato, il titolo era solo una battuta un po’ ironica e mi dispiace che la Panda, unanimemente definita ”simpatica” dai giornali che ne hanno parlato, si sia sentita offesa. Non c’era evidentemente alcun riferimento alla qualità del prodotto.
Il prossimo 15 novembre, sono undici anni dalla morte di Edoardo Agnelli, caduto da un viadotto nei pressi di Fossano, sull’autostrada Torino-Savona. La morte venne da subito ritenuta un suicidio , anche se delle incongruenze dell’indagine condotta, hanno fatto crescere delle diverse possibili interpretazioni della vicenda. In questi giorni è uscito un libro di Antonio Parisi che cerca di riaprire la vicenda della morte di Edoardo Agnelli analizzando giornalisticamente i fatti accaduti e un’altra serie di eventi legati agli Agnelli come la fondazione della Fiat, l’acquisto del quotidiano «La Stampa», il suicidio di Giorgio Agnelli, lo scandalo di Lapo Elkann, la lite tra gli eredi per la successione all’Avvocato.
L’amministratore delegato di Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne, è tornato ancora una volta su Fabbrica Italia. Da «più straordinario piano industriale che il paese abbia mai avuto», come scriveva nell’aprile 2010, nei giorni scorsi era diventato «una dichiarazione d’intenti». Oggi, invece, «l’espressione di un indirizzo strategico».
Se fosse un film, probabilmente si chiamerebbe “Pensavo fosse un piano industriale, invece era una dichiarazione d’intenti”. Ancora oggi l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, ha parlato del progetto Fabbrica Italia, presentato durante l’Investor day del gruppo Fiat il 21 aprile 2010.
La fabbrica che sembra sul punto di spegnersi non è uguale dappertutto. Alle Presse, per esempio, si lavora poco, ma non così poco come altrove, visto che si continuano a produrre pezzi anche per altri stabilimenti, per esempio quelli del Ducato firmato Iveco (che, bene o male, si continua a vendere). La desolazione più grande è quella delle Carrozzerie. Si lavora due, massimo tre giorni a settimana, e non sempre gli stessi. E ai nuovi modelli ormai credono in pochi: “Per montare una catena di montaggio partendo da zero non basta un giorno, ci vuole qualche mese. Se poi di nuovo si vogliono fare anche degli stampi è ancora peggio, sono macchine che vanno progettate e costruite apposta, neanche Mandrake può deciderlo senza molto, molto anticipo. E, nel frattempo, questa fabbrica non è diventata né più nuova né più efficiente”. Perfino gli spogliatoi hanno un’aria dismessa, grigiastra, come lo sgabuzzino di una casa dove non ci si decide a dare il bianco perché forse si sta per traslocare.
In sei anni, dai tempi della “luna di miele”, quando l’arrivo di Marchionne aveva fatto respirare perfino ai più scettici un’aria diversa (ricordate? Era l’epoca dei “collaboratori” diventati “lavoratori”, dei ristoranti tirati a lustro, dei murales dipinti dagli operai e degli internet point gratuiti ai quali accedere durante la pausa) è cambiato tutto, o quasi. “Sono cambiate la facce – racconta Antonio – e non solo perché sono più vecchie le persone. Tutti capiamo che questa fabbrica non potrà più risuscitare. La differenza è che qualcuno ancora si incazza, altri preferiscono lasciar perdere e concentrarsi su qualche lavoretto da fare fuori, nell’attesa”.
Un combattivo Luciano Gallino su Repubblica via Dagospia
Marchionne ha affermato che l´Italia deve cambiare atteggiamento nei confronti di Fiat Auto. L´Italia dovrebbe diventare più comprensiva nei confronti delle sue strategie. Più aperta al nuovo che esse rappresentano in tema di relazioni industriali e di piani produttivi. Da ciò si dovrebbe anzitutto dedurre che i suoi uffici gli passano da tempo una rassegna stampa largamente incompleta.
Una pur rapida scorsa agli articoli pubblicati nell´ultimo anno o due, alle dichiarazioni dei politici, ai comportamenti di due dei maggiori sindacati su tre, porta a concludere che nove articoli su dieci dei maggiori quotidiani, quattro quinti degli accademici, l´intero governo, e perfino gran parte dei politici di opposizione si sono espressi con fervore dalla parte delle strategie di Fiat. Tutti d´accordo: chi critica Fiat si oppone al nuovo che avanza, ai dettami della globalizzazione, allo sviluppo industriale del paese.
Nella sede torinese della Fiom-Cgil si è svolta ieri una riunione degli iscritti delle Officine automobilistiche Grugliasco (ex-Bertone), a cui hanno partecipato oltre 200 lavoratrici e lavoratori. La Fiom denuncia che, con l’approssimarsi del referendum di lunedì tra i lavoratori ex-Bertone, la Fiat, come già a Pomigliano e Mirafiori, sta intervenendo direttamente nei confronti dei lavoratori, convocandoli a gruppi, per ‘informarli’ e ‘orientarli’.
Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, dichiara: “Anche questa volta la Fiat non si accontenta della pressione esercitata quotidianamente attraverso i media: è curioso che questa campagna elettorale, improntata alla libera scelta del ‘se vuoi lavorare vota sì’, venga lanciata proprio alla vigilia dell’assemblea e del referendum”.
Mentre entra nel vivo la campagna elettorale e già qualcuno si esercita nel toto-giunta, il sindaco in pectore Piero Fassino lavora da qualche settimana per individuare una di quelle figure fondamentali per il funzionamento della macchina comunale: il city manager, ruolo tutt’ora ricoperto da Cesare Vaciago, fedelissimo di Sergio Chiamparino, che in questi anni ha gestito la più grande azienda cittadina, forte di ben 25 mila dipendenti. A rilevarne il testimone potrebbe essere Paolo Cantarella, attuale membro del consiglio d’amministrazione di Iren, già amministratore delegato di Fiat Spa dal 1996 al 2002, dopo una sfavillante carriera all’interno del Lingotto.
Un rapporto, quello tra Fassino e l’ex manager, che si è consolidato proprio in quegli anni, quando “il Lungo” si appropria del timone dei Ds e vive il periodo più alto della sua parabola politica e Cantarella, che amava ospitarlo sulla sua barca durante le vacanze estive, era, invece, impegnato a salvare la fabbrica torinese da un baratro che si è più volte palesato di fronte ai suoi occhi. Un’amicizia testimoniata anche nel giorno della prima presentazione pubblica di Fassino al Lingotto (che sia un segno premonitore?): Cantarella era in prima fila, assieme al banchiere Enrico Salza al presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia e al patron del gruppo “L’Espresso” Carlo De Benedetti.
E’ durato circa due ore l’incontro, al Lingotto di Torino, tra l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, e i sindacati sulle Officine automobilistiche Grugliasco (ex Bertone). L’azienda ha confermato la sua posizione e attende la decisione delle rsu (rappresentanze sindacali di stabilimento) sulla proposta di applicare l’accordo di Pomigliano anche allo stabilimento ex Bertone. All’incontro, per la prima volta, erano presenti i segretari generali (di seguito le dichiarazioni) di Cgil, Cisl, Uil e Fismic, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Roberto Di Maulo, accompagnati dai rappresentanti dei metalmeccanici di ogni sigla. Ora, si attende quindi il pronunciamento delle rsu ex Bertone, che in attesa dell’incontro avevano rinviato l’assemblea programmata per oggi alle 14. Toccherà a loro decidere se accettare l’accordo, indire un referendum tra i lavoratori, rifiutare…
Torino capitale europea del colosso FiatChrysler. Quali conseguenze pratiche avrebbe questa scelta? Mentre la polemica degli ultimi giorni riguarda soprattutto il piano politico e sindacale, è ben più difficile capire quali sarebbero gli effetti concreti di una simile decisione. Oggi gli Enti centrali di Mirafiori governano su un impero che va dal Brasile all’Argentina alla Turchia, con joint venture in India e in Cina. Che cosa significherebbe per Torino veder ridurre il raggio d’azione alle sole attività del Vecchio continente? E, soprattutto, quanto ci perderebbe Torino rinunciando a diventare la testa della nuova impresa che nascerà dalla fusione italoamericana?
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L’ipotesi che si sta facendo strada tra le indiscrezioni che circolano in queste settimane, è infatti quella di dividere in due parti la progettazione affidando le utilitarie all’area torinese e la gamma medio alta all’America. Concretamente questo significa che i segmenti fino al B (dalle city car come la 500 alla Punto passando per la Panda) continueranno ad essere disegnati e pensati a Torino mentre i segmenti superiori finirebbero in Usa. Già oggi la piattaforma che servirà a produrre il suv a marchio Alfa deriva da un’architettura americana. Analogamente è probabile che vengano divise anche le attività di progettazione delle auto ecologiche: con il metano che resterà a Torino e l’elettrico che finirà negli Usa. Uno schema di questo genere avrebbe conseguenze inevitabili anche sulle aree del commerciale e degli acquisti e sulle aziende dalla fornitura che fino a ieri operavano anche nei segmenti medioalti.
Domenica 27 marzo è andata in onda su Rai 3 uno speciale di Report di Milena Gabanelli realizzata da Giovanna Boursier dedicata alla Fiat. Il reportage racconta la storia della Fiat fino agli ultimi anni: la grande crisi, l’arrivo di Marchionne, l’accordo con Chrysler e l’analisi economica e strategica del futuro dell’azienda. Il video e il testo dello speciale di Report.
Lunedì 28 marzo Giovanna Boursier, l’autrice del reportage. sarà in videochat dalle 17.00 alle 18.00 per rispondere a domande e curiosità sull’inchiesta sulla Fiat. Qui per proporre domande