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Vittorio Pasteris

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La fine del Venture Capital come lo conosciamo, forse

* 8 dicembre, 2008 * Economia * 0 commenti

Via Techcrunch

Last week, something turned. We found out that not only are we in a recession, but it started a year ago. Tech layoffs went into overdrive (12,000 at AT&T, 600 at Adobe, 130 at Real Networks), bringing the total unemployed tech workforce to at least 90,000, by our count.

Even Facebook decided to indefinitely postpone an earlier plan to allow employees to sell some stock privately. One likely consideration in Facebook’s about-face is that outside investors may no longer be willing to buy Facebook stock at the already-lowered $4 billion internal valuation the plan called for, never mind the over-inflated $15 billion that Microsoft got in at last year.

Capital is drying up, and things may still get worse before they get better. So far in this downturn, we’ve seen startups batten down the hatches (as they should) and hope to survive long enough to make it out the other end. But what about venture capital firms? When will we start to see the VC layoffs and fund closures?

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Finanza creativa addio

* 19 ottobre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Luca Ricolfi intervista Montezemolo su Lastampa.it

Dal suo osservatorio che crisi è questa? Che ripercussioni avrà sull’economia? E’ d’accordo con chi prevede che la ripresa arriverà a fine 2009? La mia impressione è che si tratti di una stima al momento ottimistica.
«E’ troppo presto per dire cosa accadrà e come cambierà il mondo. Di certo la crisi è strutturale e sarà ancora molto lunga. Fino ad ora ne abbiamo sperimentato soprattutto gli effetti finanziari e solo le prime ricadute che avrà sull’economia reale e sui consumi. Quel che conta è ricordarsi la lezione di Roosevelt: “L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”. E occorre avere fiducia, anzi farla diventare una malattia contagiosa».

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Ma chi pagherà

* 13 ottobre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Mario Deaglio su Lastampa.it

Come terapia d’urgenza, niente male. I punti sensibili del mercato finanziario saranno stretti con dei lacci per evitare ulteriori emorragie; le ossa rotte delle banche saranno accuratamente ingessate; e ci vorrà molto tempo (minimo un anno, si dice, ma possiamo tranquillamente prevedere tempi superiori) perché il paziente torni a camminare con le sue gambe. Se il paziente collaborerà (ossia se, a cominciare da questa mattina, risparmiatori e operatori finanziari smetteranno di vendere in preda al panico), i tempi della sua ripresa si accorceranno.

Detto tutto questo, è doveroso elencare quattro interrogativi che pesano su questa cura.

Il primo è legato precisamente alla collaborazione del paziente: gli esborsi di denaro necessari per sostenere le banche fino a tutto il 2009 saranno minori se la gente darà retta ai governi e scompariranno le vendite dettate dal panico. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli dei capi di governo alla calma o addirittura, più esplicitamente, a non vendere le azioni. Il successo dipende quindi dalla fiducia del pubblico in questi appelli.

Ma quale fiducia hanno davvero i cittadini dei Paesi ricchi nei loro rappresentanti politici?

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Cambio di paradigma needed

* 12 ottobre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Un grandissimo al solito Vittorio Zambardino per aver riassunto in poche parole tutto quello che ci serve

Oggi (ieri) e domani a Urbino c’è il Festival dei blog. Non è la prima edizione. Ma quest’anno c’è più di un motivo per dire che sarebbe il caso di sconvolgere l’agenda e rinunciare a rituali di recente formazione ma già molto consolidati e che si prendono maledettamente sul serio.

Tesi: il giro di boa

La tesi che si sostiene qui è molto semplice: una crisi che brucia in pochi giorni l’equivalente del PIL statunitense di un anno non è una bolla che scoppia. E’ un giro di civiltà, una boa che si tocca per invertire la direzione di marcia, un fatto che rende non assurda l’affermazione che il web 2.0 si avvia alla sua fine.

Fine, ma intesa non come esaurimento dell’attività di blogging, della condivisione, della “vita sociale” in rete. A meno di uno sconvolgimento davvero apocalittico, quell’aspetto continuerà a vivere. E qui, come persone e come sito, ci sarà sempre visibilità e sostegno.

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Il Senato USA approva il salvataggio

* 3 ottobre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via Luca Debiase

Una maggioranza schiacciante di democratici e repubblicani ha approvato il piano di salvataggio della finanza americana da 700 miliardi di dollari che aumenta il debito pubblico e nazionalizza le perdite delle banche e dei loro creditori, impedendo il temuto fallimento di molti istituti di credito e bloccandone le conseguenze possibili sui risparmiatori e le imprese. La Camera aveva respinto la manovra proposta dal governo. Il Senato l’ha approvata solo dopo avere introdotto significativi emendamenti compensativi: meno tasse per i contribuenti della classe media, più garanzie per i correntisti e più sostegno per i proprietari di case. Gli emendamenti costeranno 150 miliardi di dollari. Solo 40 miliardi di minori spese pubbliche. Vedi New York Times.

Le modifiche si vedono. Il piano che era stato presentato dal Tesoro era di 3 pagine. Il testo approvato dal Senato è di 450 pagine. Tra le altre modifiche si fa notare l’introduzione di un tetto ai compensi dei manager delle istituzioni che accederanno al piano di salvataggio.

Le modifiche sono state necessarie per far passare un piano che sembrava fatto apposta per salvare non l’economia ma i banchieri, responsabili del disastro. Le leggi che nel tempo hanno liberalizzato il mercato finanziario sono state sfruttate dai finanzieri per inventare ogni sorta di marchingegno finanziario volto a suddividere il rischio finanziario in pacchetti da rifilare ai risparmiatori di tutto il mondo, aumentando la propensione al rischio delle banche e dunque aumentando la rischiosità del debito. La quantità di capitale artificialmente generato attraverso questo esasperato effetto leva ha invaso il mercato, distorto ogni logica economica e concentrato un enorme potere nelle mani dei finanzieri: un potere che è esploso tra le loro mani.

I senatori americani hanno approvato il piano di salvataggio per evitare le conseguenze immediate dello scoppio della finanza americana sull’economia reale, solo dopo aver ottenuto soldi anche per la classe media e i correntisti che temevano di veder evaporare i loro risparmi depositati in banche che rischiavano il fallimento.

Trame della finanza comunista

* 16 settembre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Dal Giornale.it di oggi

l fallimento della banca americana continua a far sentire gli effetti. Ma la bancarotta non travolgerà l’Europa. Trama il colosso assicurativo Aig.

Evidentemente Aig sono dei comunisti

Finanza Innovativa

* 15 settembre, 2008 * Senza categoria * 1 commenti

Dalla home page di Lehman Brothers

Lehman Brothers, an innovator in global finance, serves the financial needs of corporations, governments and municipalities, institutional clients, and high net worth individuals worldwide. We maintain leadership positions in equity and fixed income sales, trading and research, investment banking and investment management.

Oggi Lehman Brothers è falllita

Blogfest giorno1: dal diluvio spunta Bernabè

* 13 settembre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via Lastampa.it

La prima giornata della Blogfest di Riva del Garda ha avuto come protagonista Franco Bernabè, l’AD di Telecom Italia, che in un incontro al MART di Rovereto con i blogger italiani ha raccontato con grande sincerità il suo percorso passato all’interno di Telecom e i suoi obiettivi per l’azienda per il presente e per il futuro.

Co protagonista della Blogfest il maltempo. Gli organizzatori dell’evento avevano pensato e organizzato tutto con maniacale precisione sparpagliando per le piazzette del centro storico della città rivierasca gli eventi del programma. Non potevano però influenzare Giove pluvio che ha deciso di scaricare sul Nord Est Italiano, e sul lago di Garda in particolare, il peggio delle sue perturbazioni settembrine in contemporanea con l’apertura pomeridiana degli eventi della Woodstock dei blogger.

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Visite discrete

* 13 settembre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via Alessandro Gilioli

E’ in corso una simpatica perquisizione della Guardia di Finanza, qui al 9° e al 10° piano di via Cristoforo Colombo 90, Roma.

Quest’inchiesta dei colleghi Gianluca di Feo ed Emiliano Fittipaldi, che hanno ricevuto la visita delle Forze dell’ordine anche a casa, alle 6,45, ha evidentemente innervosito qualcuno, e basta leggerla per capire chi.

Niente di che: sono sette signori, nessuno in divisa, silenziosi e abbastanza educati, che frugano in giro un po’ a caso qui nel nostro ufficio, a un metro da dove vi sto scrivendo.

Eutelia e la Guardia di Finanza

* 11 agosto, 2008 * Personale * 0 commenti

Via Trend Online

Facendo seguito ad una richiesta pervenuta da parte della Consob, Eutelia informa che la Guardia di Finanza ha notificato un processo verbale di constatazione riguardante i periodi d’imposta 2004, 2005 e 2006 nell’ambito del quale sono stati proposti all’Agenzia delle Entrate per l’eventuale accertamento tributario taluni recuperi riguardanti l’imposizione diretta, l’Iva e l’imposta di registro.
In particolare, per ciò che concerne l’imposizione diretta, l’imposta che emergerebbe dai rilievi contenuti nel processo verbale di constatazione sarebbe pari a 4,1 milioni di euro per ricavi non contabilizzati e a circa 3,4 milioni per componenti negativi di reddito considerati indeducibili.
E’ stata altresì segnalata l’omessa tassazione di un’operazione qualificata come cessione di ramo d’azienda che determinerebbe una maggiore imposta pari a circa 22,6 milioni di euro.
Con riferimento all’Iva sono state proposte a tassazione operazioni imponibili non fatturate, nonché è stato contestato il regime di esenzione applicato a talune operazioni di cessione del traffico prepagato per un’imposta complessiva pari a circa 11,3 milioni di euro.
La società, a seguito dei primi approfondimenti compiuti, ritiene che i rilievi proposti siano infondati.

Ascoltare una canna

* 4 luglio, 2008 * Senza categoria * 1 commenti

Via Macchianera

l GAT, ovvero il Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guarda di Finanza, forte di una supposta competenza in campo informatico che in quanto ad allarmismo è pari solo a quella che Don Di Noto può vantare nell’ambito della lotta pedofilia, ha lanciato l’allarme per gli “mp3 droganti”.

La notizia ha origine da TgCom (e il consiglio è di non perdervi la sobria e realistica immagine a corredo del pezzo, scelta tra le vincitrici del concorso “L’obiettivo al servizio della pretestuosa creazione di confusione tra droghe pesanti e droghe leggere”). Verificata l’autorevolezza della fonte, tutti i quotidiani italiani ci si sono buttati a pesce.

Secondo il colonnello Umberto Rapetto, insomma, nel prossimo futuro potrebbe accadere di sentirci proporre di ascoltare una canna.

Ora però ditemi voi se è più deleterio per i vostri neuroni ascoltare un sedativo, ascoltare un peyote, o visitare il sito ufficiale del GAT del colonnello Rapetto.

La resa dei conti

* 12 giugno, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Dal XIII Rapporto sull’economia globale e l’Italia

Il lascito più evidente e significativo della crisi è una era e propria “ridistribuzione” delvpotere economico mondiale, a vantaggio, soprattutto, ma non solo, della Cina e di altri grandi paesi emergenti e a danno, soprattutto, ma non solo, degli Usa. Il titolo del volume, La resa dei conti, sintetizza fondamentalmente la conclusione a cui giungono queste indagini: la crisi si caratterizza come crisi del sistema economico globale, non come crisi dentro il sistema, e minaccia la crescita futura e la stabilità economica mondiale. Se ne può uscire soltanto con una ridefinizione delle regole, dell’importanza e dei poteri delle varie componenti dell’economia globale: una “resa dei conti”, quindi, inevitabile, se si vuol dare un assetto stabile all’economia stessa e alla finanza, rese più incerte anche dall’aumento del prezzo del petrolio e dei cereali, nonché da un quadro politico-strategico in pieno movimento, in attesa delle elezioni americane.
La realtà della crisi economica italiana mette in luce tutta la sua difficoltà a mantenere il livello internazionale al quale era abituata; il settore economico italiano si caratterizza per la sua specializzazione in settori economici “sbagliati”, ossia a minor produttività del lavoro, ma anche per la debolezza delle sue infrastrutture fisiche e immateriali.