Dopo sei giorni il tunnel tra la Svizzera e l’Abruzzo («732 chilometri senza nemmeno un autogrill», il commento più gentile) trova una via d’uscita. Si è dimesso Massimo Zennaro, portavoce di Mariastella Gelmini. Conserva l’altro incarico che aveva al ministero dell’Istruzione, quello di responsabile della direzione per lo studente, una delle più importanti. Ma soprattutto, e questa è la novità, da pochi giorni avrebbe accettato anche di fare da «superconsulente» per Barbara Berlusconi.
La primogenita del premier e di Veronica Lario, impegnata nel cda del Milan, avrebbe infatti chiesto a Zennaro di seguirla per lanciare la sua immagine dal punto di vista culturale. Paparazzatissima quest’estate per il suo flirt con il calciatore del Milan Alexandre Pato, fresca di separazione da Giorgio Valaguzza (padre dei suoi due bimbi Alessandro ed Edoardo), Barbara, 26 anni, non ha mai nascosto il suo interesse per il mondo culturale. Infatti già prima della sua laurea in Filosofia si era detta disponibile a muovere i primi passi nel mondo dell’editoria, e più precisamente alla Mondadori. Poi, e la cosa l’ha amareggiata non poco, l’ipotesi è sfumata. Lei ha aderito al progetto della galleria «Cardi Black box», gestita con i suoi due amici/soci Niccolò Cardi e Martina Mondadori. E subito dopo la laurea è arrivato l’incarico nel Milan, nel quale Barbara si è buttata a capofitto. Anche se il suo desiderio resta sempre lo stesso: costruirsi un profilo culturale forte. Ed è qui che entra in campo Zennaro: BB lo avrebbe contattato proprio per avere una sua consulenza, e lui si starebbe già muovendo per programmare e organizzare uscite mediatiche che la lancerebbero in questo campo.
Il Miur ha pubblicato questo surreale comunicato stampa sulle Scoperte del Cern e dei laboratori del Gran Sasso i cui si cita un pazzesco “Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro“. Update: la notizia sta facendo piegare in due dal ridere tutta internet (forse su scala mondiale).
Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.
Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.
Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.
Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante”.
Hanno indossato un maschera bianca e si sono incatenati al cancello d’ingresso del rettorato dell’Università in via Po. A mettere in atto la singolare forma di protesta sono stati, questa mattina, i lavoratori delle due cooperative che gestiscono i servizi di biblioteca dell’ateneo torinese.
La protesta è stata organizzata dal sindacato Flaica Cub e riguarda un centinaio di addetti che rischiano di perdere il lavoro a causa dei tagli agli atenei. Nel corso della manifestazione, una delegazione di biblitoecari ha poi chiesto di essere ricevuta dai vertici dell’Università.
“Abbiamo chiesto – spiega Stefano Capello, del coordinamento provinciale Flaica Cub – un tavolo di trattativa per evitare che restino a casa delle persone. Sul bilancio complessivo dell’università si tratta di una cifra modesta ma ma logica è di colpire un settore debole come il nostro con lavoratori che non sono diretti dipendenti dell’ateneo”.
Maria Luisa Busi rinuncia alla conduzione del Tg1. Lo scrive lei stessa in una lettera 1 affissa stamattina nella bacheca della redazione. Tre cartelle e mezzo per spiegare che non si riconosce più nella testata, e per dire che come un giornalista ha come unico strumento per decidere di difendere le sue prerogative professionali, ovvero togliere la propria firma, un conduttore può solo togliere la sua faccia. Così ha deciso di fare lei, abbandonando la conduzione del Tg1 delle 20. La decisione arriva dopo una serie di scontri con il direttore Augusto Minzolini.
Busi: “Non mi riconosco più nel Tg1″. “Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori”, scrive Maria Luisa Busi, che accusa il direttore di aver soppresso dal giornale l’Italia vera, quella dei disoccupati, della crisi, dei terremotati dell’Aquila che protestano contro la cattiva gestione da parte del governo. E pertanto, la giornalista rivendica il diritto di “togliere la propria faccia”, dal momento che “nell’affidamento dei telespettatori è al conduttore che viene ricollegata la notizia. E’ lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori”.
All’imbocco del ponte Umberto I, all’inizio di corso Vittorio, oggi il clown che fa il giocoliere per gli automobilisti al semaforo non c’è. Ci sono sei lavavetri. Non chiedono soldi. Spazzolano gratis i lunotti delle auto, in cambio chiedono solo un po’ d’attenzione. Uomini e donne sandwich insaponano e distribuiscono volantini, al collo portano appesi cartelli che raccontano di un mondo in disfacimento: «Pericolo chiusura corsi». «La riforma è una follia». «Senza ricercatori studenti fuori».
Pochi metri più in là, ai giardini di piazza Cavour, la professoressa Livia Colle, ricercatrice alla facoltà di Psicologia si è portata appresso tre assistenti, una cinquantina di studenti, due tavolini, un po’ di sedie e sta cominciando a interrogare: l’esame di Psicologia della comunicazione oggi si svolge all’ombra degli alberi, e nessuno che si lamenti.
Sono quasi un milione gli spettatori che hanno cambiato canale, giovani o anziani, laureati o diplomati. Con il Tg5 che si avvicina sempre di più. È il risultato del primo anno di Augusto Minzolini alla guida del Tg1. Il “direttorissimo”, come lo chiamava il premier Berlusconi nelle intercettazioni di Trani, accusato di produrre un’informazione schiacciata sul governo, di aver sfrattato alcuni volti storici della rete ammiraglia e per la leggerezza del suo notiziario. Ed ora punito dal suo pubblico, come dimostra la rielaborazione dei dati Auditel che il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo presenterà al Cda di lunedì.
I dati mettono a confronto le gestioni del Tg1 degli ultimi 5 anni (concentrandosi su 5 mesi chiave, dal primo ottobre al 31 marzo). Si parte dal 2005-2006 quando il telegiornale era firmato da Mimun passando per il triennio di Riotta. In questo lustro, il dato che più colpisce è il milione circa di ascoltatori persi dall’edizione delle 20 di Minzolini – quella principale – rispetto al primo anno di Riotta (2006-2007). In termini di share è stato polverizzato il 4,67% scendendo sotto i 7 milioni di spettatori. E i dati sono allarmanti per tutte le edizioni. Alle 8 del mattino, rispetto al primo Riotta il tg della rete ammiraglia ha smarrito 220 mila spettatori (con una flessione del 6%). Alle 13.30 ha ceduto 348 mila ascoltatori (meno 2,5%).
Saranno di nuovo ai cancelli della Rai. Per “scalfire l’arroganza del potere”. E per chiedere, ancora una volta, la rettifica per le notizie false date dal Tg1 del 26 febbraio sul Caso Mills. L’appuntamento è per sabato alle 11 all’ingresso della Rai in Viale Mazzini. Loro sono ‘La valigia Blu’, movimento nato da ‘La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini’, 196mila adesioni su Facebook in un mese e mezzo. Per ricordare, alla testata diretta da Augusto Minzolini, che “prescrizione non è assoluzione”. Tra gli obiettivi: mettere in discussione la lottizzazione della televisione di stato. “Vogliamo che la Rai sia libera dai partiti e garante del pluralismo”.
L’annuncio della mobilitazione è stato dato con una lettera che Arianna Ciccone, responsabile de ‘La Valigia Blù e anima del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, ha inviato al presidente della Rai Paolo Garimberti. Vi si legge: “Più volte vi abbiamo scritto via mail e cercato al telefono. Chiedendo di essere ricevuti o di avere una risposta. Ma ci ha avvolto solo uno stupefacente silenzio misto a indifferenza”. Nella lettera la Ciccone rievoca la giornata del 5 marzo, quando è stata ricevuta in Rai. “La posizione del dott. Paglia - responsabile delle relazioni esterne Rai – è stata: la notizia corretta è stata data successivamente. Ma come può capire non basta dare la notizia correttamente. Bisognava fare riferimento all’errore e magari scusarsi con i telespettatori”.