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Vittorio Pasteris

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A picco i profitti dei giornali USA

* 14 marzo, 2010 * Economia, Media * 0 commenti

Via LSDI

Mutter

Mentre le vendite sono crollate di circa il 27,4% negli ultimi due anni, i profitti delle aziende editoriali di quotidiani negli Usa sono scesi 1,7 volte di più. Lo rileva Alan Mutter in una delle sue Reflections of Newsosaur, citando un’ analisi dei bilanci pubblicati dagli editori.

Una media del 45,9% di calo dei profitti dal 2007 – osserva Mutter – rappresenta non solo una grossa sfida per le aziende, ma una forte minaccia per la qualità del giornalismo che i grandi gruppi editoriali Usa come Gannett, McClatchy e New York Times Co. saranno in grado di produrre nel futuro.

Le redazioni e il volume di informazioni prodotto avevano già subito delle significative contrazioni quando gli editori avevano cercato di conservare il livello di profitto nel momento in cui il fatturato pubblicitario stava cominciando a ridursi, nel 2006. Ma il marcato declino dei profitti dei quotidiani negli ultimi due anni significa che quei tagli – e tutti gli altri tipi di risparmi messi in pratica dagli editori – non sono riusciti neanche lontanamente a mantenere il livello di profitto che storicamente ha caratterizzato il settore negli Stati Uniti.

Se i ricavi pubblicitari non ripartiranno di nuovo, e presto, gli editori dovranno diventare ancora più aggressivi sul piano dei tagli per preservare quanti più profitti possibile. E poiché gli organici redazionali e il volume di produzione sono le spese più semplici da tagliare, questi ultimi probabilmente saranno al centro di un tasso sproporzionato di attenzioni non volute.

L’economia dei giornali secondo Hal Varian

* 11 marzo, 2010 * Economia, Internet, Media * 0 commenti

030910 Hal Varian FTC Preso

Marc Andreessen: per i vecchi media è ora di bruciare la flotta

* 7 marzo, 2010 * Economia, Media * 0 commenti

Via Techcrunch

Legend has it that when Cortes landed in Mexico in the 1500s, he ordered his men to burn the ships that had brought them there to remove the possibility of doing anything other than going forward into the unknown. Marc Andreessen has the same advice for old media companies: “Burn the boats.”

Yesterday, Andreessen was in New York City and we met up. We got to talking about how media companies are handling the digital disruption of the Internet when he brought up the Cortes analogy. In particular, he was talking about print media such as newspapers and magazines, and his longstanding recommendation that they should shut down their print editions and embrace the Web wholeheartedly. “You gotta burn the boats,” he told me, “you gotta commit.” His point is that if traditional media companies don’t burn their own boats, somebody else will.

Andreessen once famously put the New York Times on deathwatch for its stubborn insistence on trying to save and prolong its legacy print business. With all the recent excitement in media quarters recently over Apple’s upcoming iPad and other tablet computers, and their potential to create a market for paid digital versions and subscriptions of newspapers and magazines, I wondered if Andreessen still felt the same way. Does he think the iPad will change anything?

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Negli Usa il sorpasso dell’online sulla carta è realtà

* 2 marzo, 2010 * Internet, Media * 0 commenti

Via Marco Pratellesi (immagine  gentilmente suggerita da Pazzo per Repubblica)

Secondo una ricerca firmata Pew Research Center, negli Stati Uniti si è verificato lo storico sorpasso dell’informazione online rispetto a quella cartacea. Ormai sono di più gli americani che leggono le news sul web di quelli che le leggono sulla carta. Ce lo racconta in questo articolo Emanuela Di Pasqua

Negli Stati Uniti le news online sono la terza modalità di fruizione dell’informazione, dopo le notizie sulle emittenti locali e nazionali. La crisi degli imperi di carta si fa sentire e il numero di lettori del vecchio giornale di carta crolla del 50 per cento, secondo l’ultimo Censimento del Pew Research Center.

In particolare si aggiorna in rete il 61 per cento delle persone, una percentuale nettamente superiore rispetto a coloro che leggono il giornale. Le televisioni battono tutti, con il 78 per cento degli intervistati che placa la propria fame di notizie sui canali locali e il 71 per cento su quelli nazionali. Regge bene la radio che, forse anche grazie agli spostamenti in macchina, costituisce la fonte di informazione per il 54 per cento degli americani.

UPDATE: Il tema è rilanciato da Vincenzo Cosenza

L’ultima ricerca dell’autorevole Pew Internet mostra che gli americani:

- acquisiscono informazioni da più fonti/piattaforme (solo il 7% è fedele ad una sola fonte) sia online che offline

- il 33% dei possessori di un cellulare s’informa in mobilità

- il 78% la fonte di riferimento è la TV, seguita da Internet (61%). Solo il 17% dice di preferire i quotidiani.

- in rete la maggioranza (56%) si affida alle notizie presenti sui portali (tra questi AOL, Google News, ecc…), mentre i giovani sotto i 29 anni tendono ad informarsi sui social network attraverso i post condivisi dalla propria rete amicale sui social network (44%) o seguendo le pagine di giornalisti o di editori (13%).

- solo il 4% s’informa attraverso Twitter

- il 28% degli internauti personalizza la propria home page con notizie prese da varie fonti d’interesse

- il 37% degli utenti della rete commentano o condividono notizie attraverso i social media

Parte ufficialmente Net1news

* 1 marzo, 2010 * Internet, Media * 0 commenti

Dal primo di marzo parte ufficialmente  www.net1news.org il progetto di una  Net News italiana, dove la linea editoriale la scelgono i lettori.

QN è il terzo quotidiano nazionale

* 25 febbraio, 2010 * Economia, Media * 1 commenti

Claudio Plazzotta per Italia Oggi via Dagospia

Il sistema Riffeser, quello del “Qn”, veleggiava oltre le 400 mila copie fino a non molto tempo fa. Nel gennaio 2010 la somma delle diffusioni di “Giorno”, “Nazione” e “Carlino” non raggiunge neppure le 330 mila copie. Tuttavia, a causa dei forti arretramenti di altri big, in primis “Sole 24 Ore”, “La Stampa” e “La Gazzetta dello sport”, il sogno dell’editore Andrea Riffeser si sta avverando: quello, cioè, di creare una forte testata nazionale, il “Qn”, appunto, in grado di competere con i più importanti quotidiani, e di salire sul podio delle diffusioni. E in effetti, dietro “Corriere della Sera” e “Repubblica”, c’è proprio il “Qn”, capace, va ribadito, di superare la concorrenza in un momento di grave crisi del mercato.

Si tratterà, ora, di vedere se la conquista del podio consentirà al Qn di entrare più massicciamente nella pianificazione delle campagne pubblicitarie nazionali,

Cose di giornali australiani

* 19 febbraio, 2010 * Personale * 0 commenti

Diffusioni in crollo e linee editoriali dei quotidiani

* 17 febbraio, 2010 * Italia, Media * 1 commenti

Da ItaliaOggi Via Dagospia

In gennaio il 20% delle copie del “Corriere della Sera” e del “Sole-24Ore” è evaporato. D’un botto, via Solferino si è ritrovata 116 mila copie in meno rispetto alle diffusioni del gennaio 2009, e il quotidiano di Confindustria ne ha perse, invece, 64 mila.

Uno sproposito, insomma, mentre “il Giornale” di Vittorio Feltri continua nel suo trend positivo (+6,7%) che, al netto delle promozioni che sostenevano i vecchi dati del 2009, risulta essere ancor più spumeggiante in edicola, a +26% con 30 mila copie in più.

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L’ultima notizia e l’era del vetro

* 17 febbraio, 2010 * Diritti, Internet, Media * 2 commenti

E’ uscito L’ ultima notizia, dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro scritto per Rizzoli da Marco Bardazzi e Massimo Gaggi

Dal libro:

  • le 3C introdotte dal web: condivisione, comunità, conversazione
  • le 3C classiche del giornalismo: contenuti, credibilità, creatività

Ovunque le redazioni chiudono, i corrispondenti esteri fanno fagotto e tornano a casa. In tutto il mondo, quotidiani con secoli di storia alle spalle ormai vivono alla giornata. E se fino a qualche tempo fa il web, potente vetrina promozionale, sembrava un utile alleato, oggi infuria una guerra senza quartiere tra chi vuol mettere ogni notizia a portata di click e chi cerca di proteggere contenuti di qualità faticosamente prodotti. Nelle battaglie tra i giovani leoni dell’informatica e le vecchie volpi dell’editoria, sono queste ad avere la peggio, mentre monta l’onda del giornalismo “dal basso”, con lettori che chiedono di partecipare in maniera sempre più attiva al flusso delle notizie: un cinguettio di Twitter, un link condiviso su Facebook, l’inchiesta fai da te di un blogger, le news di un aggregatore sono ormai più fruibili del classico quotidiano.

Per una universale dignità dei giornali digitali

* 14 febbraio, 2010 * Internet, Media * 1 commenti

Dal blog di Anso

“Oggi l’informazione online deve essere primariamente riconosciuta e secondariamente inserita in un quadro normativo che non solo riformi il mondo dell’editoria ma che lo faccia tenendolo in pari considerazione rispetto agli altri media tradizionali. Altrimenti parlare di pluralismo dell’informazione nel nostro paese rischia di diventare un puro e semplice esercizio di stile”.

“Lo ribadiremo finchè non sarà chiarita questa ambiguità: le testate giornalistiche online non possono essere equiparate, in ogni obbligo di legge, alle testate tradizionali; abbiamo una serie di peculiarità e caratteristiche che nessun altro media possiede. La possibilità per gli utenti di interagire con la redazione, di instaurare un confronto e un dialogo tra loro, di pubblicare contenuti propri, di utilizzare account di altri servizi (ad esempio Facebook) per commentare notizie: sono tutte opportunità che solo i quotidiani online offrono e sulle cui responsabilità va fatta chiarezza”.

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