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Vittorio Pasteris

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Io non c’ero, e in ogni caso non c’entro

* 29 marzo, 2011 * Italia, Pensieri * 0 commenti

Silvio Berlusconi si discolpa a mezzo messaggio ai promotori della Libertà

L’accusa è totalmente falsa e i miei avvocati lo hanno dimostrato, così falsa che c’è da chiedersi con quale coraggio la procura di Milano abbia insistito a spenderci sopra tra consulenze, rogatorie e atti processuali solo qualcosa come una ventina di milioni di euro tolti dalle tasche dei contribuenti

Il collegio giudicante Silvio B.

* 17 febbraio, 2011 * Personale * 0 commenti

Via Il Post

Il collegio della quarta sezione penale del tribunale di Milano che giudicherà sulle accuse di concussione e prostituzione minorile per Silvio Berlusconi è stato indicato contestualmente all’accoglimento del giudizio immediato. Si tratta di tre donne, due delle quali hanno già lavorato assieme in diversi processi precedenti.

Carmen D’Elia è nata nel 1962 a Fragagnano, Taranto, ed è in magistratura dal 1991. È stata giudice a latere nel processo SME che nel 2003 aveva condannato Cesare Previti, Renato Squillante e Attilio Pacifico (nello stesso processo la posizione di Silvio Berlusconi era stata stralciata).

Orsola De Cristofaro ha lavorato nella quarta sezione penale con D’Elia più di recente nel processo per le tangenti alla provincia di Milano conclusosi nel 2009 con 11 condanne e a quello che ha condannato nel 2010 l’ex primario della clinica Santa Rita per interventi chirurgici inutili.

Giulia Turri è entrata nella quarta sezione penale più di recente, dopo essere stata il gip che si è occupato nel 2007 del caso Corona, tra l’altro, ed essere stata nelle cronache per il suo ruolo in altre vicende giudiziarie come gip e gup.

Secondo la difesa il processo Thyssen è un processo politico

* 16 febbraio, 2011 * Diritti, Pensieri, Piemonte * 0 commenti

Via Repubblica Torino

“Il processo Thyssen è un processo politico, una vicenda strumentalizzata per lanciare un attacco al capitalismo straniero”. La difesa degli imputati per il rogo del 6 dicembre 2009, che costò la vita a sette operai dello stabilimento di corso Regina Margherita, contrattacca con toni molto forti alla requisitoria della pubblica accusa. Lo fa con l’arringa dell’avvocato Andrea Garaventa, che evoca anche a una sorta di xenofobia nei confronti della multinazionale tedesca.

“La Thyssen – ha detto stamane il legale, mentre i parenti delle vittime uscivano dall’aula – è un’industria straniera, un’azienda che ha rilevato uno stabilimento italiana e per giunta lo stava chiudendo, sia pure con tutte le garanzie per i lavoratori. Per questo, in una guerra al capitale straniero, è stata data a questa vicenda un rilievo mediatico del tutto particolare, con imputazioni distorte e frettolose da parte della pubblica accusa”.

Nel merito delle accuse, l’avvocato Garaventa ha contestato l’imputazione di omicidio volontario mossa all’ad Harald Espenhahn: “Dov’è – si è chiesto – la prova del dolo? La Thyssen non voleva certamente mandare a fuoco la linea 5, che anzi sarebbe dovuta essere trasferita a Terni. Quale interesse avrebbe avuto l’azienda? E poi anche i lavoratori costituivano un bene prezioso per l’acciaieria”.

La scure degli editori si abbatte sui freelance e sulla legalità

* 17 gennaio, 2011 * Diritti, Media * 1 commenti

Documento della commissione lavoro autonomo per il congresso Fnsi Via Refusi:

Oggi in Italia essere giornalisti freelance non è quasi mai una libera scelta, e spesso è solo una costrizione, a causa di condizioni di mercato che raramente offrono la possibilità di assunzioni o prospettive di stabilità e a volte spingono all’apertura – controvoglia – di una partita IVA.

Molti freelance non cercano necessariamente il posto fisso, ma tutti chiedono che sia garantita anche a loro la possibilità di vivere decorosamente con il proprio lavoro, condizione che si verifica in percentuali assai più elevate fra i liberi professionisti di altri settori e Ordini. Ma troppo spesso il termine “freelance”, in Italia, è solo un eufemismo elegante per definire un lavoratore sottopagato e senza diritti, quello che in altri settori – soprattutto del lavoro intellettuale – viene comunemente definito “precario”.

Oggi bisogna tornare a portare in primo piano i problemi della libertà e della qualità dell’informazione. Il che significa ridare valore e dignità al lavoro giornalistico, a partire da quello dei freelance e dei precari. Puntando sul merito, sull’autonomia di coscienza e di giudizio, sulle competenze e sulle capacità, che hanno un costo e devono contare su diritti certi e prospettive chiare. Sia che si lavori dentro o fuori dalle redazioni.

Negli ultimi mesi la volontà degli editori di ridurre i costi, aumentare i profitti e la crisi economica hanno portato la situazione del lavoro precario a livelli ormai insostenibili. Dopo anni di mancanza di tutele e certezze per il futuro, spesso nell’illusione di un posto fisso (che per la maggioranza, in un mercato sempre più flessibile, non arriverà mai), i freelance stanno ora assistendo a una rapida riduzione delle loro collaborazioni e dei compensi, quasi sempre già al di sotto dei livelli minimi di decoro ed accettabilità

La storia di Silvio Scaglia secondo lui medesimo in un ebook

* 9 gennaio, 2011 * Personale * 0 commenti

Silvio Scaglia ha scelto di raccontare la sua storia giuridica in un ebook.

E’ giusto leggerlo per lo meno per capire le sue posizioni su una storia in cui ancora ci sono dei lati oscuri.

Le ragioni per salire tutti in cima a Colosseo, Torre di Pisa, Mole …

* 28 novembre, 2010 * Italia, Pensieri * 0 commenti

Sergio Maistrello analizza con grande intelligenza le occupazioni degli studenti sui monumenti simbolo dell’Italia. Il contendere oramai in questo paese è fra onesti e disonesti, quelli che vogliono mantenere il loro status quo legato a camurrie assortite e quelli che vogliono la legalità innnazitutto, fra quelli che si fanno belli a parole e poi cercano di fottere gli altri. Per dirla in breve: fra i cattivi e buoni.

Ma io mi ostino a pensare che questa protesta, geniale e coinvolgente, degli studenti che si prendono i luoghi simbolo d’Italia non sia tanto contro questa riforma e contro questo governo. Quelli sono il pretesto, la notizia buona per i titoli del tg. La scintilla che innesca. Mi piace invece pensare che stiano protestando per lo sfascio, per l’arroganza, per il cinismo, per la miopia che gli ultimi venti o trent’anni di storia italiana, con governi di ogni colore, hanno riservato loro. Per lo stato in cui è ridotto l’intero sistema della formazione nazionale, per la precarietà degli edifici, per la prostrazione degli insegnanti, per la tristezza delle ultime riserve di potere, per il tedio dell’ennesima riforma che sai già destinata a impoverire ancora. Per lo spettacolo disonorevole di questi anni. Mi piace pensare che questi esuberanti giovanotti abbiano trovato il coraggio, la motivazione e l’intuizione per fare quello che noi ex-studenti sfuggiti per un soffio al collasso, noi genitori che portiamo a scuola la carta igenica per i nostri figli, noi adulti tramortiti al pensiero dell’eroismo quotidiano che ci sarebbe richiesto, non siamo stati capaci di fare: ritrovare dignità, alzare la voce, riprenderci – almeno simbolicamente – ciò che ci spetta. Per questo trovo quei monumenti occupati un’immagine potente come non se ne vedevano da anni. Per questo auguro a tutti noi che non si stanchino o non siano distratti troppo presto. E per questo, come altri in queste ore, penso che su quei monumenti dovremmo esserci anche noi.

La talpa di Eutelia

* 1 ottobre, 2010 * Diritti, Piemonte * 0 commenti

Via Lstampa.it

E’ un ordine di arresto, quello emesso dal gip di Roma ieri a carico di Emilio Romano, un funzionario di polizia, che partendo da una storia piccola rischia di mettere in imbarazzo alte e insospettabili personalità. Romano è accusato di essere una «talpa», un poliziotto infedele, il quale, forte della sua posizione, informava i manager della fallita società telefonica Eutelia sugli sviluppi di inchieste che li riguardavano. E’ un fatto, secondo il pm romano Paolo Ielo, che Emilio Romano abusasse del suo ruolo. E che ruolo. Romano infatti lavorava nella segreteria del capo della polizia, il prefetto Antonio Manganelli. E in quell’ufficio ovviamente aveva accesso a dossier molto riservati. Ma c’è di più e di peggio: nelle telefonate intercettate, Emilio Romano rivendicava con i suoi interlocutori di avere ottimi appoggi «a palazzo Chigi». Millanterie, magari. Ma è un altro fatto che in questo periodo Emilio Romano frequentasse un corso presso l’Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile, per acquisire la qualifica necessaria a divenire responsabile di aeroporto. E nei sogni di Romano c’era l’aeroporto dell’Aquila, appena rimodernato con i fondi della Protezione civile.

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In 33 a giudizio per i mondiali di nuoto di Roma

* 5 agosto, 2010 * Diritti, Italia, Sport * 0 commenti

Via IlFattoQuotidiano

In 33 a processo per abuso edilizio. È il risultato dell’inchiesta della procura di Roma sulla realizzazione di impianti sportivi, piscine e altre strutture, in occasione dei mondiali di nuoto del 2009. Tra gli imputati citati in giudizio figurano Angelo Balducci, già presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, tuttora detenuto per la vicenda degli appalti G8, Claudio Rinaldi ex commissario straordinario per i mondiali di nuoto e Giovanni Malagò, all’epoca presidente del comitato organizzatore dei mondiali.

Il processo comincerà il 5 aprile 2011. Abusivismo edilizio il reato contestato dai Pm Sergio Colaiocco e Delia Cardia, che hanno predisposto un nuovo sequestro per il circolo sportivo Aquaniene. A giudizio anche Simone Rossetti, gestore del Salaria sport village, il centro di benessere citato in alcune intercettazioni sul caso G8 che ha investito Guido Bertolaso, e l’architetto Angelo Zampolini, ex direttore dei lavori del Salaria sport village, coinvolto nella più ampia inchiesta nei cosiddetti “grandi eventi” finita al vaglio della Procura di Perugia in seguito al coinvolgimento dell’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro.

Copia degli atti dell’inchiesta dei Pm romani è stata trasmessa alla Procura regionale della Corte dei conti come da richiesta del 9 luglio scorso. Una decina invece le strutture, tra circoli ed impianti sportivi, finite sotto sequestro dall’inizio delle indagini.

Sequestro preventivo per il castello dell’ex ad di Eutelia

* 13 luglio, 2010 * Internet, Piemonte * 0 commenti

Via La Nazione

AAA castello vendevasi. Vendevasi appunto, all’imperfetto. Perchè da ieri mattina il castello di Policiano, 46 stanze e un parco di 11 ettari, non si vende più. Prima dei compratori sono arrivati gli uomini della procura che hanno piazzato sul cancello i sigilli del sequestro preventivo. Chiesto dal Pm Roberto Rossi e disposto dal Gip Simone Salcerini. Per l’ufficio dell’accusa, la splendida dimora, pur intestata alla moglie Laura, è di proprietà di Samuele Landi, l’ex amministratore delegato di Eutelia che da venerdì è inseguito da un’ordinanza di custodia cautela dell Gip romano Elvira Tamburelli. Lui non si trova, le indiscrezioni, insistenti, quasi unanimi, dicono che è in Dubai, dove da qualche settimana ha avviato una nuova attività.

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Capitalismi di rapina

* 11 luglio, 2010 * Diritti, Economia, Piemonte * 1 commenti

Via l’Unità

Immaginate la storia di Eutelia come un’enorme matrioska. Nel gioco ogni pezzo ne custodisce un altro, è nascosto fino a quando non lo sveli. La vicenda della società di Arezzo, che ha portato venerdì all’arresto di otto persone per bancarotta fraudolenta, ha le stesse fattezze di un’enorme bambola di legno. Dove ogni reato ne nasconde un altro. E un altro ancora. Un sistema, semplice come una mastrioska appunto, per fare soldi sulle spalle dei lavoratori. Un simbolo del nostro capitalismo. La storia. Eutelia è una società giovane. Nasce undici anni fa ad Arezzo per operare nel settore di servizi telematici e in Internet. Fa capo alla famiglia Landi che occupa, con tutti i parenti, l’intero consiglio di amministrazione. All’inizio si chiama Plug-It.

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Bancarotta fraudolenta : io continuo ad avere la mia macchina, il mio autista, il mio elicottero e la mia villa… tutto uguale e loro non ce l’hanno un lavoro… punto… questa è la storia

* 10 luglio, 2010 * Diritti, Economia, Internet, Piemonte * 0 commenti

Beatrice Borromeo sul Fatto Quotidiano

Una frode “colossale”. Reati “gravissimi e allarmanti per la collettività”. La magistratura romana definisce così lo scandalo Eutelia, disponendo l’arresto di otto dei suoi protagonisti per “bancarotta fraudolenta”. Le indagini della Procura di Roma, condotte dai pm Raffaele Cascini, Paolo Ielo e Maria Francesca Loy sono partite dopo la cessione di Agile, ramo d’azienda specializzato in information technology, da Eutelia a Omega. Proprio questa operazione sarebbe lo snodo dei rapporti criminosi tra i vari manager implicati nella vicenda, sette dei quali si trovano ora in prigione. Ieri ci sono state perquisizioni in tutta Italia per trovare ulteriori documenti sul sistema che permetteva di disfarsi di società indesiderate, a costo zero, salvando gli asset e sgravando il resto della compagnia da debiti e da migliaia di impiegati (con le loro liquidazioni). I manager, si scrive nell’ordinanza, “concorrevano a cagionare il dissesto della società con una pluralità di azioni dolose, tra loro coordinate e orientate alla spoliazione di Agile”.

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Agile Eutelia: 8 arresti e perquisizioni della Finanza in tutta Italia

* 9 luglio, 2010 * Diritti, Internet, Italia * 0 commenti

Via AdnKronos

Sono piu’ di sessanta i finanzieri impegnati, dalle prime luci dell’alba, nell’esecuzione di 8 misure cautelari in carcere e 22 perquisizioni in numerose citta’ italiane in merito alla complessa ricostruzione di un articolato sistema di frode che ha portato l’importante gruppo societario ‘Agile-Eutelia’, operante nel settore delle telecomunicazioni e dell’information technology, ad una situazione di gravissimo dissesto economico finanziario e di insolvenza per milioni di euro anche nei confronti di migliaia di lavoratori. L’attivita’ odierna e’ coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Update Via Admaioramedia

Gli accusati attraverso un articolato sistema di frode avrebbero portato il gruppo societario “Agile” poi acquisito da “Eutelia” – operante nel settore delle telecomunicazioni e dell’information technology – ad una situazione di gravissimo dissesto economico-finanziario e di insolvenza per milioni di Euro, anche nei confronti di migliaia di lavoratori.
Gli indagati, infatti, «hanno acquistato numerose società con alcune migliaia di dipendenti – spiega una nota della Guardia di Finanza – ed hanno posto in essere una colossale operazione dolosa volta tra l’altro a cagionare il fallimento della società Agile al file di spogliarla dei suoi asset e di sottrarre la garanzia ai creditori più importanti, i circa 2000 dipendenti».

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