Obituary: Dennis Ritchie
E’ morto Dennis Ritchie, padre di Unix e del linguaggio di programmazione C. Mezzo mondo ha studiato l’informatica sui suoi libri.
E’ morto Dennis Ritchie, padre di Unix e del linguaggio di programmazione C. Mezzo mondo ha studiato l’informatica sui suoi libri.
Via Lo Spiffero, la notizia è confermata da Computerworld
Manca il crisma dell’ufficialità, ovvero la firma del contratto, ma è certo che l’estenuante e per molti versi stucchevole diatriba sulla nomina del direttore generale del Csi è giunta alla conclusione. Sarà Stefano De Capitani, 41 anni, ex amministratore delegato di Insiel, società di informatica della Regione Friuli Venezia Giulia, il successore di Renzo Rovaris, il padre padrone del Csi, che lascia dopo trentatré anni ininterrotti passati al vertice del Consorzio informatico.
Al cda del Csi, il consorzio informatico pubblico, non è stata sufficiente la lunga seduta di ieri, durata un’intera giornata, interrotta dalle 13,45 alle 18 per tentare di trovare una quadra non tanto sul nome del nuovo direttore quanto sull’opportunità di procedere alla nomina nelle more di fine legislatura regionale. Si è concluso, quindi, con l’ennesimo nulla di fatto il braccio di ferro ingaggiato da settimane tra i consiglieri di corso Unione Sovietica e la giunta Bresso sulla sostituzione di Renzo Rovaris, da oltre trent’anni capo indiscusso del Consorzio.
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Rovaris risponde alle critiche al CSI Piemonte
Leggo che il centrodestra è pronto a smembrare il Csi Piemonte, apprendo delle preoccupazioni del centrosinistra che, comunque, parla di mancanza di strategia e mi domando: perché? Il consorzio va bene, economicamente e produttivamente. Tutto si fonda sull’errata premessa che il Csi sia in crisi. Non è così. Forse la congiuntura tra elezioni politiche e il rinnovo del direttore generale sta agitando un po’ troppo la politica. Il consorzio è un bel boccone e qualcuno potrebbe farci dei soldi scardinandolo e rivendendolo sul mercato».
Renzo Rovaris, direttore generale del Csi Piemonte fin dalla sua istituzione nel 1977, non ci sta a fare da bersaglio. Soprattutto non vuole che la sua creatura sia trattata come tale. Le critiche piovute nei giorni scorsi non lo scompongono. «Il capogruppo di Forza Italia-Pdl in Regione, Angelo Burzi, dice che siamo indietro di dieci anni. Allora spieghi perché l’anno scorso abbiamo preso sette premi dal ministro della sua maggioranza Renato Brunetta e perché anche quest’anno ne abbiamo presi cinque», dice Rovaris.
Certo, quel documento della Booz&Co che ha analizzato i costi riducibili del consorzio su mandato dello stesso Rovaris, proprio non ci voleva che finisse sui tavoli del Consiglio regionale. «Si tratta di migliorie che stiamo già attuando – spiega Rovaris -. Tra l’altro l’analisi di Booz&Co ci sembra un po’ eccessiva. Calcolano tagli compresi tra i 25 e i 34 milioni per restare sul mercato. Noi siamo convinti che 10-12 basteranno: 2 li abbiamo recuperati da maggio, altri 5 il prossimo anno, una dozzina nei prossimi due».
Nella sua seduta di mercoledì 22 luglio 2009, il Consiglio di Amministrazione del CSI-Piemonte ha discusso, come prescritto dallo Statuto , il rinnovo dell’incarico del Direttore Generale.
Poiché nel 2008 è entrata in vigore una nuova legge (L. 133/08), che impone procedure pubbliche per le nomine, non è stata possibile una riconferma immediata dell’attuale Direttore Generale, ing. Renzo Rovaris, per il prossimo quinquennio.
Si è stabilito di aprire una procedura ad evidenza pubblica e, nel frattempo, l’incarico è stato prorogato con pieni poteri. Al termine della procedura di selezione sarà definito chi guiderà il CSI per i successivi cinque anni.
Qualcosa sta succedendo nell’infornatica sotto la Mole
Nuvole nere al Csi, il Consorzio informatico che serve 54 enti, in testa Regione e Comune che ogni anno gli versano, rispettivamente, un centinaio e una trentina dei 170 milioni del bilancio della società nata nel 1977. Lo stesso anno che ha visto la nomina a direttore generale di Renzo Rovaris al centro del sommovimento.
Domani è convocato il cda presieduto da Francesco Brizio. Si parlerà anche di «provvedimenti» riguardo il direttore generale. Tenuto conto che proprio domani scade il quinquennio di incarico e che lo Statuto prevede, se lo si intende rinnovare, una «conferma motivata», fa strano non compaia esplicitamente questo fatto. Tanto basta ai non pochi avversari di Rovaris per arrivare alla conclusione che Rovaris è arrivato al capolinea di una lunga e onorata carriera.
Il direttore, giusto l’altroieri, ha scatenato l’ira dei sindacati. Ai 1200 dipendenti ha inviato un videomessaggio per denunciare «una situazione di emergenza da affrontare con decisione perché altrimenti ci sarà una situazione molto pericolosa». E ancora, si dice preoccupato di «un risultato molto inferiore alle previsioni con un ammanco pari a diversi milioni per il bilancio 2009». Infine, sottolinea «il registrarsi di un calo improvviso di produttività con un margine che avrebbe dovuto essere del 10% e invece è pari – ad oggi – solo al 3%».
Durante la parte finale della presentazione torinese del libro di MCC e di Franco Giacobazzi si accennava al solito alla nota e notoria arretratezza delle risorse ict e di rete delle Pmi e non solo in Italia. Il problema ha radici antiche storiche e culturali, ma le sue cause prime sono legate all’oggettiva arretratezza dell’informatica italiana che alle origini dei computer era di qualità internazionale.
Poi si è assisitito a un silenzioso omicidio dell’informatica sperimentale dei tempi, si è dovuti ripartire quasi da zero, in un ambiente ostile, in un contesto molto più orientato all’intralazzo commerciale che alla ricerca di nuove soluzioni. Gli informatici di grido sono stati per troppo tempo commercianti piuttosto che sviluppatori.
Lo sviluppo del software open source e del free sotware ha creato una nuova generazione di informatici dinamici, creativi, integrati, competenti, seri che stanno colmando il gap culturale, ma oramai siamo nella coda dell’Europa. Siamo un paese di consumatori di informatica, non un paese che produce informatica.
E in un paese del genere con poca cultura è difficile che si diffonda un humus che diffonda la voglia di innovare nelle PMI attraverso gli strumenti dell informatica e di internet o del furoreggiante web 2.0.
Per ora si continua a fare molte parole, ma nel concreto si realizza poco per essere un paese da G8.
Quanto costa alla Pubblica Amministrazione italiana l’impreparazione informatica dei propri dipendenti? Di quanto può essere migliorata la produttività e la qualità del lavoro grazie a una formazione adeguata? Quanto è importante il contributo del settore pubblico per reagire alle incertezze del quadro economico? – Di questi temi si parlerà a Roma martedì 15 gennaio in occasione del convegno di presentazione del rapporto “L’ignoranza informatica: il costo nella Pubblica Amministrazione Centrale”, promosso da AICA (Associazione Italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico) e SDA Bocconi. in cui verranno analizzate virtù e criticità del settore pubblico italiano nell’informatica.
L’evento – in programma dalle 9 alle 13 presso la sede della Ragioneria dello Stato – punta a stimolare il più ampio dibattito su aspetti che condizionano l’innovazione nel nostro Sistema-Paese, la qualità e il ruolo della Funzione Pubblica. L’incontro sarà aperto dalla presentazione dei risultati dell’indagine, da interventi sull’opportunità di accelerare una formazione informatica diffusa nella PA e si concluderà con una tavola rotonda.
Miglior Blog Tecnico è una competizione tra blogger appassionati di tecnologia, informatica & web, dedicato a chi cura il proprio il proprio spazio web, sia esso mono o multi-autore. Il concorso non è in nessun caso dedicato a blog legati a grandi network, prodotti che includono traduzioni di post esteri o banali copia e incolla da altre fonti.
Partecipare alla competizione è totalmente gratuito a patto che l’utente rispetti alcuni requisiti minimi imposti da regolamento:
Le registrazioni verranno aperte in via ufficiale lunedì 8 dicembre 2008 e termineranno lunedì 29 dicembre dello stesso anno. è composta da 8 (otto) membri esecutivi più un presidente.
I membri della giuria destinata alla proclamazione del Miglior Blog Tecnico italiano giudicheranno per tutta la durata della competizione i contenuti proposti dai concorrenti e, nel complesso, i blog che li ospitano.
La stampa italiana, messa sotto stress dagli attentati a Mumbay, ha dimostrato, salvo le solite ottime eccezioni, di non avere molte risorse o molte competenze in grado di “coprire” il mondo indiano.
L’India oltre ad essere una civiltà con una storia incredibile, è uno dei maggiori attori dell’economia di questi giorni. Se la Cina è il colosso della produzione di massa a basso costo, l’India è la terra dei geni del pensiero moderno nella scienza, nell’economia, nell’informatica.
Un contenitore di cervelli. che i nostri media non considerano più di tanto.
Basti pensare che mentre il mondo seguiva la situazione a Mumbay, le tv Italiane sapevano trasmettere imperdibili “manifestazioni di solidarietà dei politici italiani” o il racconto seppur drammatico degli italiani uccisi o tenuti in osttaggio insieme a imperdibili storie di politica interna inframmezzate da pistolotti sulla sentenza di Erba.
Meglio allevare giovani giornalsiti da spedire a raccontare storie già scritte che farli lavorare seriamente sul mondo globalizzato che galoppa.
Il “mondo”, gli Esteri, sono tristi desapercidos di buona parte della stampa italiana che si concentra sulle beghe di casa nostra senza aprirsi al mondo e alla globalizzazione. Meno male che c’è internet.
Provincialismo o ignoranza ?
A margine dell’evento della settimana scorsa si è molto discusso in rete della opportunità di una simile nuova pubblicazione cartacea di argomento tecnologico. Si tratta in effetti di una scelta da un certo punto di vista controcorrente. Mentre la grandissima parte dei contenuti che riguardano la rete Internet, l’informatica, la tecnologia e l’innovazione in genere si stanno trasferendo online in mille formati differenti, Wired Italia nasce immaginando un percorso opposto, decidendo di incamminarsi lungo la via classica della distribuzione per abbonamento e nelle edicole.
Confesso che non compro un mensile di informatica da molti anni. Oggi, dal mio punto di vista, non esiste in effetti alcuna ragione per farlo. Se si è collegati in rete la totalità delle informazioni che posso trovare fra un mese in edicola sono sul desktop del mio computer già oggi, spiegate e commentate con una ampiezza e variabilità che non sarebbe comunque consentita a nessuna pubblicazione cartacea. E tuttavia il caso delle riviste tematiche è un esempio con alcuni limiti. C’è ancora uno spazio per le pubblicazioni primariamente cartacee oggi? Se si osserva lo scenario dal punto di vista del lettore la risposta non può che essere dubitativa: dal punto di osservazione invece di un grande editore internazionale (Conde Nast nel caso di Wired) occorre considerare che a tutt’oggi il denaro della pubblicità fluisce ancora primariamente sulle pubblicazioni in edicola piuttosto che su quelle in rete.
Dopo la colazione da Wired si inizia a riflettere in rete su futuri, posizionamento e linea editoriale della futura rivista …
Il bloggante sta cercando di capire che succede e legge in giro i pochi pareri di commento che vanno oltre i dovuti auguri a una iniziativa editoriale interessante e coraggiosa. Nel frattempo ci si abbona per un anno: costa un po’ di più di due numeri in lingua originale